
La magistratura padovana, dovendosi occupare del noto «antagonista» Luca Casarini, e di un blocco ferroviario a lui dovuto, l’ha condannato con lode. Il gup padovano ha cioè addebitato al Casarini l’interruzione di pubblico servizio, ma l’ha scagionato dal blocco ferroviario. «Motivi di particolare valore morale e sociale» - l’episodio risale a cinque anni or sono, il disobbediente voleva impedire il passaggio d’un treno con materiale militare diretto alla base Usa di Livorno - fanno evaporare il reato. Siamo di nuovo - dopo i pretori d’assalto degli anni Sessanta e Settanta - a una giustizia che stravolge le norme dei codici, assoggettandole a un’interpretazione etica e sociale. L’intenzione e la passione giustificano i mezzi, e in definitiva anche i crimini. Questi sofismi furono praticati per il famigerato delitto d’onore, questi sofismi sono praticati anche nell’analisi storica. Il comunismo ha ucciso, torturato, incarcerato più del nazismo, ma lo faceva a fin di bene. L’arida e insensibile legge scritta deve piegarsi ai principi di una suprema legge del popolo, o piuttosto dei capipopolo: adottata per l’occasione da benevole toghe.
Sarebbe interessante vedere il comportamento delle "benevole toghe" nei riguardi dei dimostranti che bloccassero il traffico stradale del centro di Gorizia, Torino, Udine, Roma o Palermo per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'eccidio di Porzus, o sulle tante Marilena Grill e Norma Cossetto uccise dai partigiani, o sui ben 36.000 italiani vittime dei bombardamenti angloamericani, in maggior parte effettuati quando già eravamo cobelligeranti, alle centinaia di italiane violate dai Goumiers in Ciociaria, o sui 23 palermitani che chiedevano pane uccisi dalle truppe badogliane il 19 ottobre 1944.
Probabilmente le "benevole toghe", in questo caso, li farebbero fucilare.
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