Visualizzazione post con etichetta Doublethink. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Doublethink. Mostra tutti i post

lunedì 3 agosto 2009

Polemica all'Istituto italiano di cultura: Antonio Puri Purini e gli zombie nazzzisti!


LA POLEMICA Il film curato da Piero Melograni sulla visita del Führer era stato approvato dall' Istituto di cultura


Hitler e il Duce nel ' 38. Scoppia un caso Italia a Berlino
La presentazione del documentario bocciata dall' ambasciatore


Quegli otto giorni che cambiarono l' Europa, e rafforzarono definitivamente l' Asse, tornano a innescare, se non le passioni, almeno le polemiche tra Roma e Berlino. Perché una manifestazione indetta nella capitale tedesca per discutere lo storico viaggio in Italia di Adolf Hitler, nel maggio 1938, al culmine della potenza e della popolarità delle due dittature, è diventata un caso diplomatico e culturale. Ma c' è un aspetto inconsueto nella vicenda: lo scontro, benché si svolga sul suolo tedesco, è tutto italiano. L' ambasciatore Antonio Puri Purini contesta il direttore dell' Istituto italiano di cultura a Berlino, Renato Cristin, senza risparmio di argomenti polemici. «Non è la prima volta che l' attuale ambasciatore a Berlino tenta di boicottare le attività dell' Istituto», denuncia Renato Cristin. «Negli altri casi ho tollerato per senso di responsabilità istituzionale, e perché non coinvolgevano direttamente le istituzioni universitarie e la ricerca, ma questa volta devo reagire perché la manifestazione è una tavola rotonda di carattere accademico, organizzata in collaborazione con la Freie Universität di Berlino». «Siamo di fronte a un errore formale, dove LA POLEMICA Il film curato da Piero Melograni sulla visita del Führer era stato approvato dall' Istituto di cultura
Hitler e il Duce nel ' 38. Scoppia un caso Italia a Berlino
La presentazione del documentario bocciata dall' ambasciatore


Quegli otto giorni che cambiarono l' Europa, e rafforzarono definitivamente l' Asse, tornano a innescare, se non le passioni, almeno le polemiche tra Roma e Berlino. Perché una manifestazione indetta nella capitale tedesca per discutere lo storico viaggio in Italia di Adolf Hitler, nel maggio 1938, al culmine della potenza e della popolarità delle due dittature, è diventata un caso diplomatico e culturale. Ma c' è un aspetto inconsueto nella vicenda: lo scontro, benché si svolga sul suolo tedesco, è tutto italiano. L' ambasciatore Antonio Puri Purini contesta il direttore dell' Istituto italiano di cultura a Berlino, Renato Cristin, senza risparmio di argomenti polemici. «Non è la prima volta che l' attuale ambasciatore a Berlino tenta di boicottare le attività dell' Istituto», denuncia Renato Cristin. «Negli altri casi ho tollerato per senso di responsabilità istituzionale, e perché non coinvolgevano direttamente le istituzioni universitarie e la ricerca, ma questa volta devo reagire perché la manifestazione è una tavola rotonda di carattere accademico, organizzata in collaborazione con la Freie Universität di Berlino». «Siamo di fronte a un errore formale, dove però la forma diventa sostanza», replica l' ambasciatore Antonio Puri Purini, «nel senso che qui si rasenta l' apologia del fascismo e del nazismo». Pietra dello scandalo non è la manifestazione in sé, che tra l' altro prevede, oltre a quella di alcuni accademici tedeschi, anche la partecipazione dello storico Piero Melograni e dell' attuale presidente dell' Istituto Luce, il senatore diessino Stefano Passigli. Lo è invece l' invito ufficiale, che comprende la panoramica di una piazza italiana traboccante di folla e una delle tante immagini scattate in quei giorni frenetici, che ritrae Duce e Führer a fianco a fianco, sguardo deciso e passo militare. «Appaiono aitanti, simpatici e sicuri della loro forza davanti a un pubblico esultante», commenta l' ambasciatore Puri Purini, «e questa è l' immagine che viene proposta oggi per una conferenza che ha avviato l' Italia verso l' abisso. Sarebbe come se l' ambasciatore russo, oggi, autorizzasse una rievocazione trionfale del patto Molotov-Ribbentrop». «Su proposta di Piero Melograni ho proposto ai colleghi della Freie Universität questo lavoro, realizzato con l' Istituto Luce, e loro dopo aver valutato con favore il documento e la sua presentazione nell' invito ufficiale, hanno deciso di proiettarlo facendone seguire una tavola rotonda», risponde Cristin. «Tutti d' accordo, dunque, noi e loro. Adesso posso soltanto denunciare il tentativo di sabotare una libera iniziativa accademica tedesca, e chiedere che le istituzioni italiane facciano chiarezza. Si vuole limitare libertà e autonomia della ricerca». Ma la questione dell' invito? «Sfido chiunque a trovarci un' apologia della dittatura», commenta Cristin. «Se si decidesse di correggere l' invito, sostituendolo con un altro, si finirebbe col peggiorare le cose», insiste Puri Purini. Aggiunge: «Escludo che da parte dell' Istituto ci sia stata malizia, tuttavia ora chiedo un rinvio dell' evento a data da destinarsi». E invece no, non se ne parla, fa sapere Cristin: «Io non recedo, è inconcepibile che l' università tedesca si pieghi. Dunque, la manifestazione si terrà il 24 novembre, come previsto». In mezzo ai due fuochi, lo storico Piero Melograni, ideatore del filmato, non prende posizione nel merito della polemica ma rivendica le novità storiche contenute nel suo lavoro: «Tra l' altro dimostra come la polizia fascista abbia approfittato dei fondi stanziati per la visita di Hitler allo scopo di potenziare se stessa e creare i suoi famosi archivi». Come andrà a finire, adesso, è difficile prevederlo: i primi ad assistere sorpresi allo scontro frontale, per il momento, sono i tedeschi. Perché quello storico viaggio in Italia compiuto da Hitler nel maggio del ' 38, dopo l' annessione dell' Austria, ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva. Per le centinaia di tedeschi al seguito del Führer, quella fu l' occasione di una parata gigantesca, anzi di una «calata in Italia» che certificò non solo l' apogeo nazista, ma lo status privilegiato degli invitati. Per il regime fascista, fu l' occasione irripetibile di esibire la propria, apparente, forza organizzativa. Per l' Asse Roma-Berlino, una specie di sigillo finale. L' ultima, effimera estate degli spiriti prima che sul mondo calassero i venti gelidi della guerra e dello sterminio: così oggi la maggior parte dei libri di storia descrive quei giorni. Non per caso, le scene di entusiasmo collettivo della folla romana fanno da contrappunto malinconico e grottesco, in «Una giornata particolare», il celebre film di Ettore Scola, all' amore struggente e impossibile tra Marcello Mastroianni e Sofia Loren. Crepuscolare lui, splendida lei, entrambi senza speranza. * * * libro & film «Una giornata particolare», ovvero «incontrarsi e dirsi addio nella Roma del ' 38»: è il libro pubblicato dalle edizioni Lindau, e curato da Tullio Kezich, che racconta il film di Scola, affidando a scrittori come Enzo Bettiza la ricostruzione del contesto storico. Molti fotogrammi del film, pubblicati nel libro, sono tratti dai documentari sulla visita di Hitler; gli altri raccontano la storia d' amore fra Sofia Loren e Marcello Mastroianni, omosessuale e vittima del regime
Fertilio Dario
Pagina 31(6 novembre 2006) - Corriere della Sera



Notizia vecchia ma sempre emblematica del bispensiero... l'ambasciatore Puri Purini, nella sua purissima fede progressista-politicamente corretta versione GPU, avrebbe preferito gettare nel buco della memoria le foto in oggetto, e sostituirle con la foto in alto in questo post: volete mettere, invece di banali nazzzzzisti che «Appaiono aitanti, simpatici e sicuri della loro forza davanti a un pubblico esultante»! Si sa che i nazzzisti erano sempre e soltanto invece tetri, impotenti e violenti, insicuri ma arroganti, brutti e cattivi, con volti corrosi dal potere... Sennò che rappresentanti del Male Assoluto erano?

sabato 23 maggio 2009

Germania/ Faz: agente che uccise studente Ohnesorg era spia Stasi



Una sgradita sorpresa per l'intellò pluripremiato Uwe Timm, che aveva -ovviamente- puntato il ditino politicamente corretto contro lo stragismo di Stato, polizia RFT assassina, etcetc oltre aver speculato ignobilmente, in altra "opera", sulla memoria di suo fratello, caduto sul fronte russo, e dei genitori... "colpevoli" di non essere, come lui, dei sinistrorsi radicalchic complessati... notizia che fa riflettere anche sulla stampa e gli intellettuali militanti rossi, e sul loro ruolo nel deformare il passato e plasmare il futuro.

Germania/ Faz: agente che uccise studente Ohnesorg era spia Stasi
Omicidio contribuì a radicalizzare movimento studentesco
APCOM

Svolta a sorpresa in una delle vicende più tragiche e cariche di conseguenze nella recentre storia tedesca. Karl-Heinz Kurras, l´agente che il 2 giugno 1967 uccise lo studente Benno Ohnesorg a Berlino Ovest, sarebbe stato una spia della Stasi, la famigerata polizia segreta dell´ex Germania orientale. Lo rivelano il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) e la tv pubblica tedesca Zdf, citando dei documenti inediti ritrovati da due ricercatori nell´archivio della "Birthler-Behoerde", l´autorità federale che conserva gli atti della Stasi. Stando a Faz e Zdf nel 1955 Kurras si impegnò con la Stasi a spiare la polizia di Berlino Ovest. Non solo, ma nel 1964 l'agente aderì anche alla SED, il partito comunista dell'ex Ddr. Raggiunto dal Tagesspiegel, Kurras, oggi ottantunenne, ha respinto ogni accusa. La Faz pubblica però una foto della sua tessera di iscrizione alla SED. Nei documenti non ci sarebbero tuttavia indizi che fanno pensare che sia stata la Stasi a commissionare l'uccisione di Ohnesorg. In ogni caso alla luce delle nuove rivelazioni l'"Associazione delle vittime dello stalinismo" e l'"Associazione 17 giugno" hanno presentato una nuova denuncia contro Kurras, che nel 1967 e nel 1970 venne prosciolto dall'accusa di omicidio colposo. La morte di Benno Ohnesorg riveste un ruolo centrale nella storia del Sessantotto tedesco. Il 2 giugno 1967 durante le proteste contro la visita dello scià a Berlino ovest lo studente di germanistica venne freddato con un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata dall'agente Kurras. La sua uccisione contribuì in modo decisivo alla radicalizzazione di un movimento studentesto rimasto fino ad allora pacifico. Uno dei più noti gruppi terroristici tedeschi negli anni Settanta, il "Movimento 2 giugno", prese il nome proprio dal giorno dell'assassinio di Ohnesorg.

martedì 12 maggio 2009

Magris dal Danubio a Montenero di Bisaccia e Di Pietro!



Premettiamo che Magris (il Maggiani triestino, approposito, Maggiani, l'altro buono che riuscì a fare copia/incolla con le parole del Papa citandole "nazismo male assoluto, comunismo male necessario", facendo intendere che il comunismo avesse anche una valenza positiva, quando invece la Chiesa precisò: "Dunque, il comunismo è un male almeno doppiamente necessario: necessario come conseguenza di premesse erronee, di un’erronea concezione dell’uomo, e necessario come castigo intrinseco, storico, di tale conseguenza. Necessario in quanto «utile», cioè coerente con la logica di bene dell’economia divina. Utile per smascherare l’intima essenza di male di tutto il processo che lo ha generato. Così come — nella vita di un uomo — la sofferenza, quando è punizione del male, può essere «utile», perché smaschera la natura di male degli atti che l’hanno generata." ) ci è sempre stato sugli zebedei...

Ma che c’azzecca Magris con Di Pietro?

Dev’essere il sottile fascino del populismo in canottiera, l'attrazione fatale dell'uomo di lettere per l'uomo di poche letture, per i modi rudi da contadino, per il parlar chiaro («così mi capisce pure a mia nonna» direbbe Tonino) così lontano dalla stratosfera delle belle lettere. Ma a questo punto è materia per sociologi: Di Pietro e l’élite culturale, un connubio sorprendente. Perché, dopo le adesioni di filosofi, storici, editori e letterati, chi se lo aspettava anche l’outing di un raffinato scrittore in odore di Nobel come Claudio Magris, in sostegno di Antonio Di Pietro e del suo rumoroso battaglione Idv? Se ne vociferava, si raccontava di mail di propaganda spedite da Magris agli amici per far votare Antonio, ma ieri c’è stato il suggello ufficiale con una nota inviata dal fine germanista alle agenzie, sotto forma di appello per l’altro intellettuale mitteleuropeo carambolato nel partito dell’ex pm e candidato in Europa, Giorgio Pressburger.

Motivo dell’innamoramento dell’editorialista del Corriere per la causa di Tonino? A parte l’amicizia col danubiano [diremmo danubbbbreo, NdMinitrue] Pressburger («è un vero europeo» [eurobbbreo? NdMinistrue]), è che l’Idv gli sembra «un’opposizione al contempo moderata, aliena da ogni estremismo e ferma». Già qui, l’uso di quell’aggettivo «moderato», per Di Pietro (che fa opposizione dando agli avversari del magnaccia, del nazista, del fascista etc), è una licenza che solo un virtuoso delle lettere può concedersi. Percorsi intellettuali troppo sottili per essere compresi in qualche riga, ma che hanno tuttavia portato Magris dalle sponde del Danubio alle radure di Montenero di Bisaccia. Un salto impressionante. Come farà ad abbinare le letture di Roth, Musil, Michelstaedter, Schnitzler ai discorsi in italiano stentato di Di Pietro, è un mistero che Magris dovrà prima o poi rivelare. Lui e gli altri uomini di lettere finiti nella rete di Tonino.

Va detto che Magris non è a digiuno di politica. È stato anche senatore nella XII legislatura, con una lista tutta sua, Lista Magris, talmente magra che c’era solo lui. Ma almeno lì era lui a rappresentare se stesso. Ora lo rappresenteranno Leoluca Orlando, il sindacalista Zipponi e magari l’hostess Maruska. È la distanza siderale tra uomini di cultura come Magris (e gli altri fini dicitori) e il leader di Montenero di Bisaccia a colpire e interrogare anche fior di cervelli (il politologo Angelo Panebianco e il filosofo Aldo Schiavone ne facevano dell’accademia l’altra sera in tv da Gad Lerner). Difficile spiegare le ragioni di questo idillio, perché se è probabile che Di Pietro possa servire agli intellettuali (offrendo loro un seggio o almeno una ribalta), è improbabile che possa accadere l’inverso, visto che Tonino ha fama di leader che decide da sé e sopporta male gli indipendenti o i consiglieri (con l’eccezione di Travaglio).

L’outing dei raffinati intellettuali per Di Pietro però è soprattutto un colpo per il Pd, area da cui vengono quasi tutti i nuovi dipietristi con la libreria ricolma (il caso esemplare è quello del poeta Valerio Magrelli, che ha messo in versi la sua rottura col Pd riservandosi di decidere se votare Di Pietro...). Il Pd li ha traditi, la sinistra non esiste più: tanto vale buttarsi su Tonino. Poi dipende dai casi singoli. Ci sono quelli in cerca di poltrona dopo forzata astinenza, ed è il gruppo più nutrito. Ci sono l’editore Stefano Passigli, ex diessino a lungo senza incarichi, Pressburger, ex assessore ds a Spoleto poi caduto nell’oblio, lo storico comunista Nicola Tranfaglia, ex deputato Pdci con cui ha rotto a male parole, il filosofo Vattimo, ex un po’ di tutto... Ma ci sono altri cultori delle lettere che per la prima volta si buttano in politica, e lo fanno col politico meno intellettuale dell’arco costituzionale. Tra questi c’è la candidata Luisa Capelli, fondatrice dell’editrice Meltemi, raffinatissima, che pubblica saggi iper-specialistici di filosofia, da Kant a Lèvinas a Durkheim.

Dalla Critica della ragion pura alle critiche di Tonino: misteri della cultura superiore. Tutti la spiegano col fatto che Tonino è l’unico a fare opposizione, così ha detto Vattimo, così Pressburger, così Tranfaglia e così ora Magris. Lo votiamo o ci candidiamo con lui perché è contro Berlusconi. Concetti un po’ deboli per intellettuali di quel calibro. Insomma devono ancora dimostrare di non aver scelto come in quel bellissimo romanzo di Magris: Alla cieca.

domenica 10 maggio 2009

Rosy Bindi, Berlusconi, pedofilia!



Rosy Bindi: no all'immunità morale del premier. «Sotto accusa - dice la vicepresidente della Camera Rosy Bindi - non ci sono solo le scelte private di un marito, ma la connivenza morale e culturale di un Paese che non si indigna e non reagisce di fronte alla pretesa immunità morale del proprio presidente del Consiglio. E' certamente una vicenda privata, ma le motivazioni della signora Lario non sono solo private e devono fa riflettere. Chi ha un ruolo pubblico e di governo non può pensare di confondere senza alcun pudore sacro e profano con la certezza che tutto sarà archiviato come se niente fosse o magari con un incremento di popolarita».

Napoli (Pdl): la Bindi vuole l'Inquisizione. «La vicepresidente della Camera, Rosy Bindi, vorrebbe chiamare un tribunale di morale, diciamo pure una Santa Inquisizione, a pronunciarsi sulla vita privata del presidente del Consiglio e della signora Veronica Lario - afferma Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl - Bindi arriva ad accusare tutti gli italiani di "connivenza morale e culturale" per la loro mancata indignazione nei confronti del premier. Si tratta di una bestemmia, e di una grave bestemmia per una cattolica praticante come Rosy Bindi.
Gli italiani non sono, come lei, accecati dall'odio per l'uomo Silvio Berlusconi. Sono in gran parte cattolici, magari "non adulti" come Bindi, ma laicamente rispettosi della vita privata di ciascuno e di tutti, quindi anche del presidente del Consiglio. Soprattutto sono elettori in grado di giudicare i comportamenti non solo pubblici di ogni esponente politico, uomo o donna. Sapranno, quindi, giudicare la proposta di ripristinare la Santa Inquisizione tanto cara a Bindi».


Rosy Bindi, anche in questa circostanza, non smette di confermare l'adagio che la vuole "più bella che intelligente"... tirare fuori, con sdegno massimo, roboante indignazione, e flautulente protervia, nientepocodimenochè la pedofilia per la vicenda da rotocalco Berlusca/Lario la dice lunga...

Aggiungeremo solo che questi alti afflati morali cattolici o laici o cazzocomunisti, non sembra abbiano pervaso la Bindi quando, la scorsa legislatura, i suoi "compagni di coalizione" erano un assortimento di trans, pseudoguerriglieri no global, ex (mica tanto) terroristi dei bei e inimitabili anni di piombo (e come lei potesse "porgere l'altra guancia", quando le BR uccisero Bachelet, del quale la Bindi era assistente ci lascia sgomenti), capitanati dallo svenditore dell'IRI, il cui portavoce era il notorio chierichetto Sircana, beccato mentre andava a trans equi e solidali.

Mala tempora currunt.

giovedì 23 aprile 2009

Presidente Giorgio Napolitano, stia muto...



... che è meglio, invece di blaterare di "libertà, democrazia e indipendenza".

Anche le giovani promesse del partito si fecero guardiane dell’ortodossia. Al congresso del PCI del dicembre 1956 l’allora trentunenne delegato di Caserta, Giorgio Napolitano, replicò così ad Antonio Giolitti, la cui voce si era levata solitaria contro l’intervento sovietico. In Ungheria «non ci si è limitati a sviluppare la critica, ma si è scatenata una lotta disgregatrice, di fazioni»; l’azione sovietica, «evitando che nel cuore dell’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per arrestare l’aggressione imperialista in Medio Oriente, oltre che impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ha contribuito in maniera decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo».

http://www.ildomenicale.it/articolo.asp?id_articolo=656

sabato 28 febbraio 2009

Grandi cambiamenti al Grinzane: da Giuliano Soria a Odifreddi


Cultura/ Grinzane Cavour, finanziamenti per 4,9 milioni di euro

La metà arrivano dalla Regione Piemonte

Grinzane/Patron Soria a maggiordomo: "Tu sei il mio schiavo"

Grinzane Cavour: ascoltati collaboratori Soria

Lo sfogo di Nitish "Dovevo mangiare il cibo scaduto"

19-02-2009


Continuano le indagini sul patron del Grinzane Cavour Giuliano Soria. Ieri, nel filone che riguarda la gestione dei fondi dell’associazione, sono stati ascoltati in procura diversi testimoni che hanno collaborato con il presidente. Al centro dell’attenzione la gestione dei fondi, le transazioni su conti correnti francesi e le consulenze esterne. Intanto, la Regione, per salvare il premio, starebbe pensando alla creazione di un gruppo di saggi, alla cui guida vi sarebbe la scrittice Dacia Maraini.Grinzane/ Patron Soria a maggiordomo: "Tu sei il mio schiavo"Il racconto nei verbali del giovane NitishTorino, 18 feb. (Apcom) - "Dovevo essere sempre disponibile, a qualsiasi ora, anche sabato e domenica. Non potevo mai uscire di casa. Nessun giorno di riposo e per le commissioni avevo i minuti contati. Se facevo un errore mi toglieva i soldi: 50 euro per un cappuccino che non gli piaceva, 30 euro per le pulizie non perfette. Il professore mi pagava sempre in nero, certe volte a rate. Altre volte non mi pagava per niente".È quanto ha dichiarato Nitish, 28 anni, giovane maggiordomo e collaboratore di Giuliano Soria ai Pm Valerio Longi e Stefano De Montis che indagano sulle attività illecite del patron del Grinzane Cavour, Giuliano Soria, e sull'accusa di violenza sessuale lanciata proprio dal ragazzo originario delle Isole Mauritius."Il professore mi obbligava a mangiare i rifiuti, il cibo scaduto e la carne rossa: Io sono induista e la mia religione non me lo permette - continua la testimonianza di Nitish - ma lui urlava 'tu sei mio schiavo, decido io quello che fai'". Il giovane maggiordomo racconta di aver conosciuto il professore un anno e quattro mesi fa, quando fu proprio Giuliano Soria a fargli il colloquio di assunzione. E quando arrivò la notizia che poteva lavorare nella casa di via Montebello era contento. Ora Nitish è preoccupato visto che la sua posizione in Italia non è regolarizzata, è clandestina. "Ho chiesto diverse volte al professore di mettermi a posto e lui mi ha detto di stare tranquillo che se ne sarebbe occupato. Ricordo bene la frase esatta: la legge sono io ...". Ma non l'ha mai fatto. Lo insultava invece chiamandolo "idiota, bastardo, schiavo, sporco negro".Cultura/ Grinzane Cavour, finanziamenti per 4,9 milioni di euroLa metà arrivano dalla Regione PiemonteTorino, 18 feb. (Apcom) - Man mano che le cifre salgono agli onori della cronaca, prende forma la realtà del Grinzane Cavour, diventato nel tempo un Premio letterario dalle dimensioni di un'industria, culturale, ma pur sempre un'industria. E' emerso un bilancio di 4,9 milioni di euro di finanziamenti pubblici entrati nelle casse della fondazione amministrata da Giuliano Soria, la metà dei quali concessi dalla Regione Piemonte per un totale di 2,3 milioni di euro. Una parte dei fondi del Grinzane arrivano poi da fondi governativi: tra gli sponsor figurano il ministero dei Beni culturali, la Presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Salute.Il Grinzane ha esportato la sua attività anche in Liguria, Puglia e Molise; le tre Regioni hanno finanziato i vari progetti e sono intervenute anche Fondazioni bancarie come la fondazione Crt, le Casse di risparmio di Cuneo, Saluzzo, di Calabria e Lucania (Carical) e la Compagnia di San Paolo. E poi le Province di Cuneo, Torino e Verbano-Cusio-Ossola. Dal bilancio emergono altre voci: ristoranti 242.164 euro, alberghi 238mila euro, viaggi 285mila euro. Il catering assorbe poco più di 27mila euro.Lo sfogo di Nitish"Dovevo mangiare il cibo scaduto"I verbali del giovane di Mauritius: "Se facevo un errore mi toglieva i soldi"NICCOLÒ ZANCANTORINOIl professore mi obbligava a mangiare i rifiuti, il cibo scaduto, anche la carne rossa. Io sono induista, non posso. Ma lui urlava: “Tu sei il mio schiavo, decido io quello che fai”».È un ragazzo magro, bello, con la voce calma. Un viso perfetto di lineamenti sottili, la pelle ambrata. Originario di Mauritius, è in Italia dal 2006. Non sembra arrabbiato, non cerca vendette. Con l’avvocato Gianluca Vitale ha scelto la strada del massimo riserbo. Quattro mesi di silenzio assoluto. La denuncia, corredata di video e registrazioni audio, è stata depositata in Procura alla fine di settembre. Nitish, 28 anni, ex maggiordomo di casa Soria, è stato sentito per la prima volta all’inizio di ottobre. Quel giorno, davanti ai pm Valerio Longi e Stefano De Montis, ha messo a verbale la sua ricostruzione dei fatti. Da allora vive fra Milano e Torino, lavora saltuariamente, aspetta. Dice che avrebbe preferito che questa storia rimasse segreta: «Non cerco pubblicità, non mi interessano le interviste. Voglio solo giustizia, un lavoro serio, restare in Italia». Perché Nitish è preoccupato soprattutto per questo: è clandestino.«Ho conosciuto il professore un anno e quattro mesi fa. È stato lui a farmi il colloquio di assunzione. Su suggerimento di un amico, mi ero iscritto a un’agenzia. Quando mi ha detto che potevo lavorare nella casa di via Montebello, ero contento». Primo stipendio: 700 euro per otto ore di lavoro.Poi cosa è successo? «Dovevo essere sempre disponibile, a qualsiasi ora, anche sabato e domenica. Non potevo mai uscire di casa. Nessun giorno di riposo. Per le commissioni avevo i minuti prestabiliti. Se facevo un errore mi toglieva soldi: 50 euro per un cappuccino che non gli piaceva, 30 euro per le pulizie non perfette. Il professore mi pagava sempre in nero, certe volte a rate. Altre volte non mi pagava per niente».Nitish si sdoppia, si triplica, non si arrende. Cuoco, domestico, cameriere, badante dell’anziana madre di Giuliano Soria, archivista del Grinzane Cavour, lo vedono al Ristorante Letterario di Costigliole d’Asti, spesso fa anche l’autista: «Nei viaggi a Parigi, il professore mi faceva guidare per otto ore di seguito. Io avevo paura, perché non ho i documenti, non sono in regola».Questo è il tema centrale, il permesso di soggiorno: «Ho chiesto diverse volte al professore di mettermi a posto. Lui mi ha insultato, si è arrabbiato molto. Quando mi sgridava, urlava: “Idiota, bastardo, schiavo, sporco negro”. Certe volte mi faceva saltare il pranzo».Nitish va a chiedere il permesso di soggiorno ancora una volta, all’inizio di giugno. Era sconvolto, perché lo aveva appena fermato la polizia: «Allora il professore mi ha detto di stare tranquillo, che se ne sarebbe occupato. Ricordo bene la frase esatta: “La legge sono io...”».Questo è il contesto, secondo Nitish. Il clima in cui si sarebbero consumate le violenze sessuali. Mani addosso, scherzi pesanti. Nel video si vede qualcosa: un breve palpeggiamento. Il resto è nella denuncia: «Per tre volte il professore si è infilato nel mio lettino, io mi sono sempre difeso». Nitish dice che un po’ se lo aspettava: «Mi aveva messo in guardia il precedente maggiordomo peruviano».La Stampa 17 febbraio 2009


GRINZANE: SORIA SI FA ''DI LATO'', TRA I GARANTI LA REGISTA COMENCINI

(ASCA) - Torino, 27 feb - ''Spero che l'anima letteraria di questo premio possa aprirsi anche a una dimensione scientifica e filosofica'', ha detto Odifreddi indicando le iniziative gia' selezionate per quest'anno. E non a caso, la nascita del Grinzane matematica, a Roma il 21 marzo. Quindi il 20 giugno l'attesa conferma della manifestazione centrale, Il premio Grinzane, il Grinzane festival tra agosto e settembre, Grinzane Cinema di Stresa (slittato a novembre) e il Piemonte Noir (in autunno). Tra le attivita' estere resta il Grinzane France, senza una partecipazione diretta dell'associazione ha pero' precisato Odifreddi. Nel quadro delle nuove iniziative si inserisce anche il nuovo rapporto con la Regione che non siglera' almento per questo periodo transitorio una nuova convenzione, ma finanziera' i singoli progetti, non appena appunto sara' nominato il nuovo responsabile amministrativo.Quale sara' il ruolo di Giuliano Soria, nel frattempo? Soria resta un assest importante del premio hanno sottolinmeato l'assessore alla cultura della Regione Gianni Oliva e gli altri presenti. ''si tratta di irregimentarlo'' ha affermato Jorio: Il premio e' cresciuto esponenzialmente in questi anni, ora si tratta di regolamentare questa macchina da formula uno che corre nei circuiti ma anche per le strade cittadine''. ''Vogliamo lavorare perche' si preservi il marchio Grinzane - ha detto Oliva - che ha avuto grande valore nel promuovere non solo il territorio torinese.Soria - e' stato un patrimonio di relazioni da preservare, recuperare e spersonalizzare''.



27-02-2009
GRINZANE: LEPRI (PD) POLEMICO, SENTIVAMO MANCANZA PREMIO MATEMATICA
(ASCA) - Torino, 27 feb - Prime reazioni polemiche al nuovo corso del premio Grinzane che oggi ha presentato il nuovo comitato dei garanti. ''Fra i garanti suggeriti dalla Giunta regionale si nota la presenza di figure piu' conosciute per la vena polemica o la frequentazione di salotti televisivi che non per evidenti ed indiscussi meriti letterari - dice Stefano Lepri del Pd -. Ma tra le buone notizie - aggiunge ironicamente - c'e' l'annunciata prima edizione del Grinzane Matematica. Ne sentivamo la mancanza''.



Ci stupiamo di noi stessi ma concordiamo con l'esponente del PD...


Sicuramente il premio va in buone mani (sinistre, ovviamente), un vero parterre de roi della Kultura italiota: il matematico Odifreddi (Gauss si rivolterà nella tomba...), Maraini, la Comencini... un bel quadretto di famiglia della "meglio gioventù". A far da maestro cerimoniere lo "storico" Gianni Oliva, il quale, a forza di far marchette resistenzial-straginazifascistare rimasticando 5 libri per farne 1, si è guadagnato il suo posto al sole.

Nella foto, la Bresso sembra rivolgere un gesto eloquente ai contribuenti italiani, che hanno contribuito con 250.000 euro alle cene dei partecipanti al Grinzane: "Lavoratori??? Prrrr........."


giovedì 8 gennaio 2009

Dino Messina: onestà intellettuale dal Corriere della Sera... con l'eskimo!


La destra lancia il caso Sgorlon
Applausi allo scrittore che se la prende con i critici di sinistra

Scrittore italiano di straordinario successo, avendo vinto due volte il Supercampiello (unico caso nella storia del premio), lo Strega, il Napoli, il Flaiano, il Nonino, l' Isola d' Elba, il Fiuggi, l' Hemingway, il Basilicata, il Vallombrosa, l' Enna, il Rapallo e via dicendo, il friulano Carlo Sgorlon, vicino alla soglia degli ottant' anni, ha abbandonato i temi cari alla sua narrativa, il mito, la favola, la natura, e si è dato all' autobiografia: La penna d' oro (Morganti, pagine 221, 15). Un libro in cui non solo racconta i motivi della sua poetica, le scelte tradizionaliste che l' hanno reso una voce fuori dal coro nella lunga stagione in cui tutti volevano essere anticonformisti. Sgorlon è infatti contrario all' aborto, al divorzio, considera il Sessantotto una iattura e anche in campo letterario non ama gli autori idolatrati dal salotto buono della sinistra letteraria: Italo Calvino, troppo geometrizzante, Leonardo Sciascia, succube della musa illuminista, ma anche l' ingegner Carlo Emilio Gadda e il conterraneo Pier Paolo Pasolini. Il salotto letterario di sinistra ha incassato e ricambiato. E questo al placido Sgorlon non è andato giù e lo scrive chiaro e tondo nelle pagine autobiografiche, tradendo il suo proverbiale riserbo. I giornali di destra ma anche la stampa cattolica non aspettavano occasione più ghiotta per intonare il grido di guerra contro la «sinistra conformista, tutta servile verso il potere, tutta conventicole e meschini rituali d' appartenenza, luoghi comuni». Così ha scritto il poeta Giuseppe Conte lunedì scorso sul Giornale, aprendo l' articolo con il ricordo personale di un premio ricevuto assieme al recensito tanti anni fa a Latina. Nel pezzo di Conte c' è tutto, le passioni letterarie di Sgorlon, a cominciare da Jorge Luis Borges, l' ispirazione poetica che ha fatto dell' autore de Il trono di legno e dell' Armata dei fiumi perduti una delle voci più interessanti del secondo dopoguerra, il risentimento verso alcuni critici, ma anche verso gli organizzatori di festival letterari del Friuli che mai avrebbero reso omaggio all' illustre conterraneo. Quali volti e quali nomi abbiano i rappresentanti della «sinistra conformista» dall' articolo non è dato sapere. Conte cita soltanto en passant la recensione molto positiva a La penna d' oro di Dario Fertilio e una nota critica di Giorgio De Rienzo, uscite sul Corriere della Sera. Sulla pagina culturale del Giornale «il caso Sgorlon» acquista i connotati ben più ampi di un «caso Italia» se si legge l' articolo di Paolo Bianchi pubblicato a corredo della recensione di Conte. Partendo da Susanna Tamaro, che ha pagato, come abbiamo notato anche noi più volte, il successo di pubblico e la scelta di fede cristiana con l' emarginazione da parte della critica togata, l' articolista mette assieme un fritto misto di autori «esiliati» in patria perché «in Italia uno scrittore per essere incoronato come tale, per infiocchettarsi della S maiuscola, deve sbrodolare almeno qualche dichiarazione d' impegno». Naturalmente in favore della sinistra. Dopo Eugenio Corti, autore de Il cavallo rosso, trasaliamo davanti ad altri nomi di autori da bestseller «esiliati»: scopriamo che Luciano De Crescenzo «non ha buoni rapporti con le enclave culturali della grande stampa» e che il povero Federico Moccia, abile a far cassetta con Tre metri sopra il cielo, romanzo pubblicato dall' editore di sinistra Feltrinelli, s' è lagnato pubblicamente perché nessun recensore si occupa in modo degno di lui. Infine, ha chiesto accoratamente Bianchi, «alzi la mano chi ha mai letto una recensione davvero approfondita a uno degli ultimi dieci romanzi di Andrea De Carlo». Lo sa Bianchi che De Carlo è stato scoperto, praticamente bambino, da Italo Calvino, che ha pubblicato da Einaudi, Mondadori, Bompiani, che ha una rassegna stampa enciclopedica? E poi perché ignorare che esistono rispettabili romanzi commerciali e una letteratura di ricerca? Bisogna per forza considerare Moccia alla stregua di Sciascia e l' ingegner De Crescenzo vale davvero l' ingegner Gadda? Ieri mattina il «caso» lanciato dal Giornale è rimbalzato sul Secolo d' Italia, quotidiano di Alleanza nazionale e sull' inserto culturale di Avvenire, il giornale della Conferenza episcopale italiana. In un corsivo di prima pagina sul Secolo Luciano Lanna ai nomi di Sgorlon, De Carlo, Tamaro, ha aggiunto quello del regista Sergio Leone, che, come ha dichiarato la vedova Carla Ramalli al nostro Paolo Conti, non ha mai goduto consensi in un certo establishment culturale. «Ma in fondo perché dolersene - ha commentato Lanna - non sono comunque meglio il successo e la popolarità che l' inutile plauso di certi ambienti?». Un nome che faccia parte di «questi ambienti» nemmeno da Lanna è dato sapere. Su Avvenire neppure Fulvio Panzeri, che di solito si distingue per coraggio e originalità, ha resistito alla tentazione di buttarsi in questa polemica contro il mulino a vento di una sinistra senza volto e senza nome che tanti guai ha combinato. Anche Panzeri usa l' espressione «certa sinistra», preceduta da «cultura laicista». L' elenco delle vittime del salotto «radical chic» si allunga: Giovanni Testori, Margherita Guidacci, Luigi Santucci, Mario Pomilio, Italo Alighiero Chiusano. Dopo tanto piangere e lamentarsi ci viene un sospetto. Non è che quello della sinistra snob, del salotto chic, della camarilla letteraria politicamente impegnata sia diventato un cliché, un bersaglio facile da colpire dietro cui non si nasconde un vero potere? Forse sarebbe il caso di voltar pagina e passare a un capitolo più stimolante. * Paragoni «Da Susanna Tamaro e Luciano De Crescenzo a Federico Moccia, ecco gli esiliati di successo»
Messina Dino
Pagina 41(7 gennaio 2009) - Corriere della Sera


"Non è che quello della sinistra snob, del salotto chic, della camarilla letteraria politicamente impegnata sia diventato un cliché, un bersaglio facile da colpire dietro cui non si nasconde un vero potere?"


Messina, ci è o ci fa? Se ci è, ossia marxistastalinianotrinariciuto, nessun problema. Ha il coraggio delle sue idee, come i boia della GPU o i Khmer rossi. Chapeau. Se ci fa, è un altro discorso.


Messina, magari un "vero potere" forse forse c'è, e c'era davvero, basti ricordare che persino un capolavoro come "Il gattopardo", poichè "romanzo borghese" e non "trattante temi progressisti", fu bocciato da Einaudi/Vittorini...


Ma Messina lo sa benissimo; non è uno stupido. Basta solo scoprire se è solo l'ennesimo, pavloviano, "utile idiota" o se doveva pagare dazio ai successori, numerosi, di Vittorini per conservarsi il suo posticino alla ribalta nel palcoscenico della Kultura italiota.


Risposta a Messina su il Giornale di oggi:


Questa è l'armata rossa della critica

di Luigi Mascheroni


Il potere più forte è quello che non ha volto né nome. Basterebbe questo per rispondere a chi, come Dino Messina ieri sul Corriere della Sera, chiede «Fuori i nomi!» a proposito della polemica sugli intellettuali di sinistra che hanno emarginato grandi autori «colpevoli» di non essere organici all’ideologia prima comunista poi progressista. Non basta - nota il Corriere - lamentarsi contro una generica «sinistra snob», anonimi «salotti chic», imprecisate «lobby culturali»: servono i nomi. Giusto. Eccoli.Alberto Moravia (e uno) contrastò pesantemente un autore anticonformista come Giuseppe Berto, con il quale ebbe un plateale scontro nel ’62, in occasione del Premio Formentor: Berto osò contestare l’onnipotente «capomafia culturale» (parole sue) il quale aveva caldeggiato alla giuria (a danno de La vita agra di Bianciardi...) un libro scritto dalla sua compagna, Dacia Maraini. Berto denunciò proprio quello che il Corriere mette in dubbio: il pericolo che «la società letteraria si corrompa, che da giudice dei valori si trasformi in camarilla», gridando che «è ora di finirla con questi monopoli culturali protetti dai giornali di sinistra». Morale: tutti, in privato, solidarizzarono con Berto, nessuno si espose, Moravia recuperò in fretta tutto il suo prestigio e Berto fu messo da parte. Due anni dopo, quando uscì Il male oscuro, oggi un classico, Walter Pedullà (e due) mise addirittura in dubbio «l’autenticità del conflitto bertiano con il padre».Alfredo Cattabiani, che tra il 1969 e il 1970 fu chiamato a dirigere la Rusconi Libri e che decise la pubblicazione di autori come Prezzolini, Cristina Campo, Ceronetti..., fu prima ignorato e poi, quando i libri si vendevano a decine di migliaia di copie, denigrato. Umberto Eco (e tre) pubblicò sull’Espresso un articolo minaccioso verso scrittori come Quinzio e Ceronetti che avevano avallato la Rusconi; e Pedullà (ancora lui) su Rinascita mise in guardia dai «piani provocatoriamente reazionari» di Rusconi mentre Ceronetti, reo di collaborazionismo, fu allontanato dall’Espresso di Livio Zanetti (e sei). Cattabiani, in una intervista del 1994, ricordò anche questo aneddoto: «E ora ecco uno degli ultimi recenti episodi di censura: l’anno scorso usciva un mio libro, Santi d’Italia. Si trattava di lanciarlo adeguatamente e la Rizzoli lo consigliò anche a Corrado Augias (e sette) per la sua rubrica tv Babele. Silenzio per settimane. L’ufficio stampa Rizzoli mi confessò: “Non sono riuscita a ottenere nulla. Sa, Augias è di sinistra... Che vuole? Le cose stanno così”».Le cose stavano (o erano state così) - per inciso - anche per molti altri, come Guareschi o Piero Chiara, ignorati o considerati poco più che macchiette in vita, e recuperati post-mortem. Ancora: Edoardo Sanguineti (e otto), leader del famigerato Gruppo 63 (che militarizzò per anni tutte le antologie e storie della letteratura), liquidò Salvatore Quasimodo come un non-poeta, salvando solo le sue traduzioni dei lirici greci. Nonostante il Nobel.Tiro al piccione di Giose Rimanelli, romanzo sulla Resistenza vista da un repubblichino, invece, pur col parere favorevole di Pavese e Vittorini, fu bocciato da Calvino (ancora lui) e dirottato in Mondadori adducendo varie ragioni.Sorvolando sulle scelte, autorevoli quanto opinabili, di Alberto Asor Rosa per la sua Storia della Letteratura italiana, si può ricordare la triade Alicata-Muscetta-Salinari (e nove e dieci e undici), marxisti-comunisti prima ancora che critici letterari. Disposti a dilaniarsi “in famiglia” ad esempio sul Metello di Pratolini, ma compatti nel rappresentare, “fuori casa”, il ruolo del Pci come garante morale della cultura italiana. A proposito di Carlo Muscetta: è a lui che Italo Calvino (e dodici) scrive la famosa lettera, nel ’51, per spiegare la bocciatura del romanzo «eretico» di Cassola Anna e i comunisti (poi uscito nel ’52 col titolo Fausto e Anna) stroncando i pericoli ideologici di un libro che «potrebbe intitolarsi: “Come si diventa democristiani”». Salinari, da parte sua, è lo storico della letteratura (il celebre Salinari-Ricci...) che a proposito del Silone di Una manciata di more (’52), scriveva che la sua «caratteristica fondamentale di scrittore è l’impotenza», il «suo gusto grossolano e provinciale», e non gli resta che «cambiar mestiere». A proposito di manuali. Proviamo a sfogliare la Guida al Novecento di Salvatore Guglielmino (e tredici, e ci fermiamo), apparsa nel ’71 e diventata per un trentennio la Bibbia letteraria dei licei: parte quarta, titolo «Rinnovamento o restaurazione», periodo: secondo dopoguerra; testi di Pintor, Vittorini, Togliatti, Bobbio, Gramsci, Calvino, Amendola; parte quinta, titolo «Contestazione, ricerche, mercato», periodo: dagli anni del boom in avanti; autori: Calvino, Colletti, Scalfari, Pasolini, Levi, Foa, Morante, D’Arrigo, Consolo, Eco, Magris. Guglielmino è mancato nel 2001. Se fosse vivo oggi - probabilmente - antologizzerebbe Baricco, Ammaniti, Giordano. E Saviano.

lunedì 28 luglio 2008

Ma i volontari ARCI hanno letto la fiaba di Pierino e il lupo?



Incendio al campo nomadi di via Candoni
Nel corso del "processo mediatico" che vede sotto accusa la gestione del Campo e la xenofobia arriva la notizia: non si tratta di incendio doloso

di A.M. - 23/07/2008

Un incendio si è sviluppato la sera del 22 luglio al campo nomadi di via Candoni, nel quartiere Magliana, non più abusivo dal 2000. Alcuni nomadi avevano raccontato che le fiamme erano state originate dal lancio di una molotov. Queste dichiarazioni hanno dato vita ad una serie di prese di posizione, dalla paura del diffondersi di forme di xenofobia alla criticata gestione del campo, prima ancora che i vigili avessero stabilito la natura del rogo.

Preoccupato per le condizioni del campo di via Candoni si è dichiarato subito il presidente dell'Opera Nomadi Massimo Converso che ha affermato: "il villaggio è totalmente isolato, sin dalla sua creazione nel febbraio 1988. Nessun tipo di rapporto esiste con la cittadinanza se non tramite i bambini che si recano fino al mese di giugno nelle scuole del lontano quartiere urbano. In tali scuole, inserite come modello di buona pratica dal MIUR in una sperimentazione nazionale, non si è mai verificato alcun tipo di emarginazione o rifiuto dei numerosi bambini Rom che le frequentano.

Nel Villaggio, oltre la scolarizzazione (unico caso di gestione da parte dell’Opera Nomadi in tutta la Città, gli altri 8/9 a Roma, infatti, sono gestiti da Comitati simpatizzanti della precedente Amministrazione Comunale), c’è una sola buona pratica quella della Cooperativa “Baxtalò Drom”.
E’ invece fallimentare la gestione del Villaggio che non ha prodotto alcun risultato, perché affidata a comitati di inesperti sulle problematiche del popolo Rom. Chiediamo - dichiara Converso - al Sindaco Alemanno e agli assessori Belviso e Bordoni, di valorizzare come programmato le pratiche di avviamento al lavoro e di cominciare a valutare l’ipotesi che le famiglie colpite vengano progressivamente spostate a piccoli gruppi in abitazioni individuate a Roma o nel resto del Lazio, promuovendo al contempo la legalizzazione di attività come la raccolta differenziata".

Anche il consigliere municipale del Pdl in XV Municipio Augusto Santori ha criticato la gestione del Campo: “Il Municipio XV, tramite bando, assegna più di 100mila euro all’ARCI per la gestione del campo di via Candoni, tra cui si prevede la sorveglianza, anche notturna del campo, nonché la promozione di attività culturali e sociali tese a favorire l’integrazione tra componente nomade e cittadinanza”. “La notizia relativa alle indagini per procurato allarme nei confronti di un rappresentante dell’ARCI, impegnato ieri nella sorveglianza notturna del campo mentre divampava l’incendio nei pressi del campo attrezzato di via Candoni, non rappresenta una novità - prosegue Santori - visto che lo stesso soggetto, la notte dell'incendio, fomentava gli animi dei nomadi presenti parlando esplicitamente e senza alcuna corrispondenza oggettiva di chiari atti di xenofobia. Dichiarazioni che hanno infatti visto, subito, un intervento determinato teso a smentire le frasi azzardate e inutilmente pericolose, tra l’altro in buona parte smentite dagli stessi capi famiglia del campo”. “A questo punto ci chiediamo come sia possibile - ha concluso il consigliere del Municipio - che l’ARCI possa affidare un campo attrezzato a soggetti non in grado di poter gestire una situazione così delicata e anzi da ritenersi pericolosi fomentatori di odio e inutile allarmismo. Se si tratterà di un episodio razziale siamo pronti a esprimere la nostra netta e ferma condanna, ma se si dovesse trattare di un incendio non doloso, la giunta del Municipio XV provvederà immediatamente ad attivare le necessarie procedure tese ad indagare quale sia il grado di reale professionalità impiegato dall’ARCI nel campo di via Candoni, fino eventualmente a prospettare un’interruzione della collaborazione a causa della non soddisfacente prestazione erogata”.

Estremamente preoccupato per il clima politico si era dichiarato il consigliere comunale Daniele Ozzimo: "L’incendio nel campo nomadi di via Candoni è un avvenimento estremamente grave perché avrebbe potuto causare in primo luogo delle vittime. L’episodio su cui sta indagando la polizia, che spero sia chiarito al più presto, va iscritto nell’ambito di un clima più generale che si vive a Roma e che rischia di alimentare intolleranza e xenofobia". Per questo motivo – aggiunge il consigliere PD - chiediamo maggiore cautela nel trattare temi delicati come quello della sicurezza. E’ necessario – sottolinea Ozzimo - operare con moderazione, senza grandi proclami e azioni di propaganda che rischiano di divenire un messaggio pericoloso ad uso e consumo di frange estreme e razziste da sempre isolate nella città". Il 23 luglio, nel pomeriggio del giorno successivo l'incendio, arriva la notizia: "Non c'è traccia dolosa nell'incendio del campo nomadi". Lo ha stabilito la polizia nei suoi rilievi. Sembra dunque esclusa l'ipotesi di un raid razzista con l'uso di bottiglie incendiarie. Il volontario dell'Arci che ha chiamato il 113 e ha denunciato l'accaduto è di fatto indagato per procurato allarme e false dichiarazioni. Il ragazzo interrogato nella notte ha negato di aver mai parlato di "alcuni ragazzi italiani che volontariamente avevano appiccato le fiamme" ma la frase sarebbe contenuta nella registrazione della telefonata. “Se tutto ciò dovesse essere confermato ci troviamo dinnanzi ad un atto gravissimo che rischia solamente di generare odio, tensione e paura in una situazione già di per se molto delicata e complessa”. Lo dichiara Federico Rocca consigliere comunale del PDL. “E’ vergognoso che qualcuno voglia speculare su questi fatti mettendo in atto simili azioni. La risoluzione del problema dei campi nomadi e la loro regolamentazione - conclude- ha bisogno di indirizzi chiari e di serenità: tutto questo clamore di fatto non ci aiuta".