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mercoledì 22 dicembre 2010

Sgarbi litiga con gli studenti dell'Accademia

CARRARA. Vittorio Sgarbi aveva appena iniziato a parlare, per la sua prolusione “Il ri(s)catto delle Accademie delle Belle Arti”, quando un gruppo di studenti ha mostrato due striscioni di protesta “Giocate con i nostri diritti”, e ha iniziato ad applaudire polemicamente. Vittorio Sgarbi si è subito interrotto, ha aspettato che finisse l’applauso, e poi ha attaccato, alzando sempre più i toni della voce: «Potevate far meglio, e guardate, il vittimismo è degli impiegati, non degli artisti. È tutta retrorica questa. E qui nessuno gioca, siete voi che giocate e non fate un c...». Ha poi interrotto la conferenza, ha fatto il giro dell’affollata sala dei marmi, ma poi ha ripreso, con un tono più calmo. E ancora: «Il disagio non si esprime con quel cartello, c’era disagio in Van Gogh e Modigliani, e per quello sono diventati artisti. Insomma, contro che cosa protestate?» «Contro i tuoi amici...», ha detto uno studente dalla sala. «Amici non ce ne sono». «Il diritto allo studio è come il diritto alla salute...», ha aggiunto un altro studente. E un’altra: «Non siamo in vendita...». Ha ribattuto Sgarbi: «A parte che nessuno ti vuole comprare e non sei stata obbligata ad iscriverti all’Accademia. Qui il problema è complesso, è un problema di risorse. Avrei capito se aveste fatto un attacco alla Biennale di Cavallucci, più di un milione di euro buttati via per fare una biennale del marmo senza il marmo»



Il personaggio è quello che è, ma la parte in grassetto è da ore di applausi; se gli "studenti " ovvero braccia rubate all'agricoltura (con tutto il rispetto per chi lavora la terra, che è bassa e quindi scomoda, al contrario dei tavoli dei locali cioè, alternativi, cioè dove facccciamo cultura, arte cioè) erano gli elementi in foto, credo che nessuno li possa volere neanche regalati, altro che "non siamo in vendita".


giovedì 2 dicembre 2010

Vendola Folies: "A Roma repressione come in Cile"


Nichi Vendola, con la sua parlata gattosilvestra, sulle proteste a Roma:


"A una generazione che reclama nello studio il diritto al futuro si risponde con i mezzi cingolati, con la repressione, facendo di Roma una cartolina della Santiago degli anni Settanta".


Eh, magari...


"Una gestione criminale dell'ordine pubblico, che alimenta le spinte estremistiche, mentre ai giovani che chiedono di poter costruire il futuro con l'universita', la ricerca, con l'innovazione dovremmo il massimo ascolto, come fece anche Aldo Moro".


Certo, come al solito le spinte estremistiche nascono dall'ordine pubblico; d'altronde gli studenti "protestano pacificamente": se poi "pacificamente" si fanno cortei non autorizzati, con il nevischio piovono anche bottiglie e puntelli d'acciaio (Bologna), e si cercano -sempre pacificamente- di ribaltare camionette, questo è un diritto degli studenti. Perchè? Perchè "cccioè, la Gelmini ci rubba il futuro, ccccioè, hai presente? Fantasia al potere ccccioè, giù le mani dell'Uni... dall'Univvversità, oh!".