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domenica 15 marzo 2009

Piero Pelù, concerto, "teatro civile", CGIL e cassaintegrati: ci mancava proprio un altro Beppe Grillo...




Sentivamo proprio la necessità di un altro Beppe Grillo, che si occupi, come fa Pelù nel suo utlimo tour concerto-teatro, di temi come Mussolini, la P2, Berlusconi... e siccome un artista alla domanda "che fare?" sulla disoccupazione deve dare una risposta, al posto di donare un pò di $$$ ai poveri disoccupati, prelevandoli dalle sue più che discrete royalties, che fa? Ma certo, gli "dà voce" portandoseli per i "15 minutes of fame" sul palco, courtesy della CGIL che glieli deporta sul palco. Eh, la kultura italiana, quali vertici tocca... ecco un altro che ha scoperto come in Italia i tribuni della plebe fanno più soldi che non gli strimpellatori... e come da foto, la CGIL non ha mai perso tempo nello strumentalizzare vivi e morti, infanti e vecchietti, tutti abili e arruolati per la "causa"...


ROMA - Dopo un lungo tour estivo che l’ha visto protagonista in tutte le più importanti arene e piazze italiane nell’estate 2008, Piero Pelù presenta per la prima volta un avventuroso e poliedrico spettacolo che unisce la sua musica al teatro. Collabora con lui firmando anche la regia Sergio Bini in arte BUSTRIC, autore, regista, attore a livello mondiale (www.bustric.com). La sceneggiatura dello spettacolo, basata sui temi delle 21 canzoni della scaletta, è scritta a quattro mani da Pelù e Bustric così come la scenografia che sarà ispirata al futurismo e a Calder. Uno spettacolo di grandi emozioni, atmosfere ed energia che metterà in rilievo le capacità vocali interpretative e vocali di Piero.Piero Pelù eseguirà sia le canzoni del repertorio Litfiba (alcune mai suonate dal vivo prima d’ora) sia quelle appartenenti al suo repertorio da solista, con nuovi arrangiamenti per lo spettacolo.Il “FENOMENI TOUR TEATRALE 2009” sarà anche luogo in cui concretizzare la solidarietà. In ogni data del tour infatti, saranno ospitati cinque lavoratori di aziende in difficoltà economiche, per offrire loro la possibilità di testimoniare un momento storico particolarmente difficile per il mondo del lavoro.

sabato 14 marzo 2009

Quando la pedofilia diventa spregiudicatezza chic? Ma ovviamente se ci sono di mezzo Sartre e Simone de Beauvoir...




Una notizia "oldie but goldie" sull'intellò preferito dai radicalchic, worldwide:

SARTRE E SIMONE ' MANGIABAMBINE'

Repubblica — 05 febbraio 1993 pagina 27 sezione: CULTURA

Parigi - Tutti conoscono la teoria degli "amori contingenti", che suppongono due attori principali e uno subalterno, concepita e messa in pratica da Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Tuttavia finora ne era circolata un' unica versione - la loro - attraverso i loro scritti e le rispettive biografie. Oggi Bianca Lamblin, più nota sotto lo pseudonimo di Louise Védrine, narra la propria esperienza di questi amori triangolari ne Mémoires d' une jeune fille dérangée (il titolo parafrasa quello di una celebre opera della stessa Beauvoir) che uscirà la settimana prossima da Balland. Un terribile atto d' accusa: desterà di certo un immenso scalpore. Rompendo cinquant' anni di silenzio, l' autrice, che dichiara agire "non per desiderio di vendetta", ma per ristabilire la verità, afferma di essere stata vittima da minorenne "degli impulsi dongiovanneschi" di Sartre e dell' "ambivalente e losca protezione" della Beauvoir, accusando quest' ultima di aver svolto il ruolo di mezzana per procurare al suo compagno "carne fresca", ovvero giovani fanciulle da lei "pregustate" prima di rifilargliele. Recitavano insomma una versione volgare de Les liaisons dangereuses, dissimulando la loro perversità l' uno sotto l' apparenza del filosofo bonario,l' altra della donna austera. Ma veniamo ai fatti precisi. Ebrea polacca, nata a Lublino nel 1921, Bianca Bienenfeld (è il suo cognome da ragazza) emigra con la famiglia a Parigi quando è ancora in fasce. Sarà una bambina fragile e un' adolescente magrolina e anemica, ma molto sveglia e curiosa di tutto. Ha 16 anni quando la Beauvoir diventa la sua professoressa di filosofia al liceo Molière. Immediatamente è soggiogata dalla sua intelligenza e dal suo carattere volitivo, e l' idealizza. I loro rapporti derivano ben presto verso un' amicizia intima. Fuori di scuola maestra e allieva si ritrovano nei caffè, fanno lunghe passeggiate assieme. La prima spiega la propria concezione dell' amore, che condivide con Sartre: soprattutto niente matrimoni e niente figli - sono troppo ingombranti -, ma libertà totale per vivere ognuno le proprie avventure sentimentali e sessuali, a condizione di raccontarsi tutto e di non mentire mai. Sotto la sua influenza la discepola rinuncia ai propri pregiudizi in favore della castità e contro l' omosessualità. Una volta preparato psicologicamente il terreno, Simone passa all' attacco. Per festeggiare il suo successo all' esame di maturità invita Bianca per un' escursione nel Morvan. Così una notte esse si ritrovano in un piccolo villaggio, in una squallida stanza priva di elettricità. Quella notte avverranno i loro primi approcci fisici, ancora timidi, ma sufficienti per svegliare la sensualità dell' adolescente. Fino ad allora Bianca non ha conosciuto Sartre. Sarà Simone a suggerirle di incontrarlo in un caffè per sottoporgli certi quesiti filosofici. Lui l' accoglie cortesemente e risponde con precisione pedagogica. Si rivedranno durante le vacanze invernali, questa volta in compagnia del "Castoro", in un alberghetto del Mont d' Arbois: la coppia adulta condivide una stanza matrimoniale, la ragazzina dorme nel bagno adiacente. Da quel momento il filosofo, che ha 34 anni, mentre Bianca ne ha 17, comincia a farle una corte assidua. La chiama la sua ape, il suo toporagno, la sua scimmietta. La seduce con un frasario immaginifico, contrastante con la sua autorità di mentore. Un giorno la trascina in un albergo, lo stesso dove alloggia il Castoro, ben deciso a "consumare". Per la ragazza ancora vergine, che non si è mai mostrata nuda davanti a un uomo, sarà un' esperienza traumatizzante. La bruttezza di Sartre e la sua mancanza di sensibilità amorosa - nessun trasporto, nessun gesto spontaneo - la paralizzano. Lui le spiega l' anatomia e i meccanismi dell' atto sessuale come un docente di scienze naturali, prima di passare all' azione come se intendesse praticare un intervento chirurgico su una vittima passiva. Dopo questa prima prova disastrosa, Bianca rimarrà frigida per tutta la durata della loro breve relazione. "La mescolanza di brutalità, di cafonaggine, di freddezza fisica, di pedanteria e di rozzezza di Sartre", dichiarerà cinquant' anni dopo, "ha inibito a lungo in me qualsiasi possibilità di soddisfazione sessuale normale". Tant' è vero che dovrà andare in analisi da Lacan. Riuscirà a superare questo trauma solo grazie all' amore a alla pazienza del suo futuro marito, Bernard Lamblin, un brillante allievo di Sartre, e all' affetto che proverà per le sue due bambine. Ma resterà sempre fragile. Nel frattempo i suoi rapporti con Simone proseguono con alti e bassi. Nonostante sia lei a tenere le redini del "terzetto", il Castoro soffre di crisi di gelosia, che dissimula accuratamente. Passa allora alla riconquista della sua candida rivale, la quale ritrova nelle sue braccia un piacere mai provato in quelle di Sartre. Ben presto la guerra interrompe però queste ambigue relazioni triangolari. Sartre è mobilitato, poi fatto prigioniero. Separata dai suoi uomini - Jean-Paul, il compagno ufficiale, e il "piccolo Bost", amante di secondo grado - Simone gravita ora in un universo esclusivamente femminile, cercando di dividere il suo tempo fra le sue tre giovani predilette, Olga Kosakiewicz, Nathalie Sorokine e Bianca. Ma quest' ultima è troppo ossessionata dai rischi che può correre in quanto ebrea (sposando nel 1941 Bernard Lamblin, francese di razza ariana, riuscirà personalmente a sfuggire alle persecuzioni antisemite, ma soffrirà molto della morte di una parte della sua famiglia deportata ad Auschwitz). Ora il Castoro non capisce la sua angoscia, anzi la deride. "Vaticina come una Cassandra, esitando fra il campo di concentramento e il suicidio", scrive al riguardo in una lettera del 1940. A questo punto Bianca decide di rompere i ponti con lei e al tempo stesso di bruciare tutte le lettere di Sartre, almeno quelle che non ha imprudentemente affidato al Castoro. Gesto simbolico per consacrare la fine del "nauseabondo terzetto". Ciò nonostante, dopo la Liberazione, riprenderà contatto col Castoro. I loro rapporti sono in apparenza più sereni, ma inquinati dal rifiuto di evocare i malintesi del passato. Tuttavia, poco prima di morire, Simone spezzerà il silenzio per rivolgere all' amica un' ultima domanda: "Che ne pensi di tutta la nostra storia?". Dopo un attimo di esitazione questa le risponde: "Mi avete fatto molto male. Per causa vostra il mio equilibrio mentale rischiò di essere distrutto, la mia vita avvelenata. Ma senza di voi non sarei diventata quella che sono: mi avete iniziato alla filosofia, aperto più vasti orizzonti. Perciò bene e male si equivalgono". Ma quattro anni dopo la morte di Simone, avendo letto nel suo Diario di guerra e nelle sue Lettere a Sartre pubblicati postumi certe riflessioni ingiuriose al suo riguardo, si è ricreduta e ha deciso di replicare. "In definitiva Sartre e Simone de Beauvoir mi hanno fatto soltanto del male", è la conclusione amara e implacabile di questo libro di vendetta. - di ELENA GUICCIARDI

sabato 28 febbraio 2009

Grandi cambiamenti al Grinzane: da Giuliano Soria a Odifreddi


Cultura/ Grinzane Cavour, finanziamenti per 4,9 milioni di euro

La metà arrivano dalla Regione Piemonte

Grinzane/Patron Soria a maggiordomo: "Tu sei il mio schiavo"

Grinzane Cavour: ascoltati collaboratori Soria

Lo sfogo di Nitish "Dovevo mangiare il cibo scaduto"

19-02-2009


Continuano le indagini sul patron del Grinzane Cavour Giuliano Soria. Ieri, nel filone che riguarda la gestione dei fondi dell’associazione, sono stati ascoltati in procura diversi testimoni che hanno collaborato con il presidente. Al centro dell’attenzione la gestione dei fondi, le transazioni su conti correnti francesi e le consulenze esterne. Intanto, la Regione, per salvare il premio, starebbe pensando alla creazione di un gruppo di saggi, alla cui guida vi sarebbe la scrittice Dacia Maraini.Grinzane/ Patron Soria a maggiordomo: "Tu sei il mio schiavo"Il racconto nei verbali del giovane NitishTorino, 18 feb. (Apcom) - "Dovevo essere sempre disponibile, a qualsiasi ora, anche sabato e domenica. Non potevo mai uscire di casa. Nessun giorno di riposo e per le commissioni avevo i minuti contati. Se facevo un errore mi toglieva i soldi: 50 euro per un cappuccino che non gli piaceva, 30 euro per le pulizie non perfette. Il professore mi pagava sempre in nero, certe volte a rate. Altre volte non mi pagava per niente".È quanto ha dichiarato Nitish, 28 anni, giovane maggiordomo e collaboratore di Giuliano Soria ai Pm Valerio Longi e Stefano De Montis che indagano sulle attività illecite del patron del Grinzane Cavour, Giuliano Soria, e sull'accusa di violenza sessuale lanciata proprio dal ragazzo originario delle Isole Mauritius."Il professore mi obbligava a mangiare i rifiuti, il cibo scaduto e la carne rossa: Io sono induista e la mia religione non me lo permette - continua la testimonianza di Nitish - ma lui urlava 'tu sei mio schiavo, decido io quello che fai'". Il giovane maggiordomo racconta di aver conosciuto il professore un anno e quattro mesi fa, quando fu proprio Giuliano Soria a fargli il colloquio di assunzione. E quando arrivò la notizia che poteva lavorare nella casa di via Montebello era contento. Ora Nitish è preoccupato visto che la sua posizione in Italia non è regolarizzata, è clandestina. "Ho chiesto diverse volte al professore di mettermi a posto e lui mi ha detto di stare tranquillo che se ne sarebbe occupato. Ricordo bene la frase esatta: la legge sono io ...". Ma non l'ha mai fatto. Lo insultava invece chiamandolo "idiota, bastardo, schiavo, sporco negro".Cultura/ Grinzane Cavour, finanziamenti per 4,9 milioni di euroLa metà arrivano dalla Regione PiemonteTorino, 18 feb. (Apcom) - Man mano che le cifre salgono agli onori della cronaca, prende forma la realtà del Grinzane Cavour, diventato nel tempo un Premio letterario dalle dimensioni di un'industria, culturale, ma pur sempre un'industria. E' emerso un bilancio di 4,9 milioni di euro di finanziamenti pubblici entrati nelle casse della fondazione amministrata da Giuliano Soria, la metà dei quali concessi dalla Regione Piemonte per un totale di 2,3 milioni di euro. Una parte dei fondi del Grinzane arrivano poi da fondi governativi: tra gli sponsor figurano il ministero dei Beni culturali, la Presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Salute.Il Grinzane ha esportato la sua attività anche in Liguria, Puglia e Molise; le tre Regioni hanno finanziato i vari progetti e sono intervenute anche Fondazioni bancarie come la fondazione Crt, le Casse di risparmio di Cuneo, Saluzzo, di Calabria e Lucania (Carical) e la Compagnia di San Paolo. E poi le Province di Cuneo, Torino e Verbano-Cusio-Ossola. Dal bilancio emergono altre voci: ristoranti 242.164 euro, alberghi 238mila euro, viaggi 285mila euro. Il catering assorbe poco più di 27mila euro.Lo sfogo di Nitish"Dovevo mangiare il cibo scaduto"I verbali del giovane di Mauritius: "Se facevo un errore mi toglieva i soldi"NICCOLÒ ZANCANTORINOIl professore mi obbligava a mangiare i rifiuti, il cibo scaduto, anche la carne rossa. Io sono induista, non posso. Ma lui urlava: “Tu sei il mio schiavo, decido io quello che fai”».È un ragazzo magro, bello, con la voce calma. Un viso perfetto di lineamenti sottili, la pelle ambrata. Originario di Mauritius, è in Italia dal 2006. Non sembra arrabbiato, non cerca vendette. Con l’avvocato Gianluca Vitale ha scelto la strada del massimo riserbo. Quattro mesi di silenzio assoluto. La denuncia, corredata di video e registrazioni audio, è stata depositata in Procura alla fine di settembre. Nitish, 28 anni, ex maggiordomo di casa Soria, è stato sentito per la prima volta all’inizio di ottobre. Quel giorno, davanti ai pm Valerio Longi e Stefano De Montis, ha messo a verbale la sua ricostruzione dei fatti. Da allora vive fra Milano e Torino, lavora saltuariamente, aspetta. Dice che avrebbe preferito che questa storia rimasse segreta: «Non cerco pubblicità, non mi interessano le interviste. Voglio solo giustizia, un lavoro serio, restare in Italia». Perché Nitish è preoccupato soprattutto per questo: è clandestino.«Ho conosciuto il professore un anno e quattro mesi fa. È stato lui a farmi il colloquio di assunzione. Su suggerimento di un amico, mi ero iscritto a un’agenzia. Quando mi ha detto che potevo lavorare nella casa di via Montebello, ero contento». Primo stipendio: 700 euro per otto ore di lavoro.Poi cosa è successo? «Dovevo essere sempre disponibile, a qualsiasi ora, anche sabato e domenica. Non potevo mai uscire di casa. Nessun giorno di riposo. Per le commissioni avevo i minuti prestabiliti. Se facevo un errore mi toglieva soldi: 50 euro per un cappuccino che non gli piaceva, 30 euro per le pulizie non perfette. Il professore mi pagava sempre in nero, certe volte a rate. Altre volte non mi pagava per niente».Nitish si sdoppia, si triplica, non si arrende. Cuoco, domestico, cameriere, badante dell’anziana madre di Giuliano Soria, archivista del Grinzane Cavour, lo vedono al Ristorante Letterario di Costigliole d’Asti, spesso fa anche l’autista: «Nei viaggi a Parigi, il professore mi faceva guidare per otto ore di seguito. Io avevo paura, perché non ho i documenti, non sono in regola».Questo è il tema centrale, il permesso di soggiorno: «Ho chiesto diverse volte al professore di mettermi a posto. Lui mi ha insultato, si è arrabbiato molto. Quando mi sgridava, urlava: “Idiota, bastardo, schiavo, sporco negro”. Certe volte mi faceva saltare il pranzo».Nitish va a chiedere il permesso di soggiorno ancora una volta, all’inizio di giugno. Era sconvolto, perché lo aveva appena fermato la polizia: «Allora il professore mi ha detto di stare tranquillo, che se ne sarebbe occupato. Ricordo bene la frase esatta: “La legge sono io...”».Questo è il contesto, secondo Nitish. Il clima in cui si sarebbero consumate le violenze sessuali. Mani addosso, scherzi pesanti. Nel video si vede qualcosa: un breve palpeggiamento. Il resto è nella denuncia: «Per tre volte il professore si è infilato nel mio lettino, io mi sono sempre difeso». Nitish dice che un po’ se lo aspettava: «Mi aveva messo in guardia il precedente maggiordomo peruviano».La Stampa 17 febbraio 2009


GRINZANE: SORIA SI FA ''DI LATO'', TRA I GARANTI LA REGISTA COMENCINI

(ASCA) - Torino, 27 feb - ''Spero che l'anima letteraria di questo premio possa aprirsi anche a una dimensione scientifica e filosofica'', ha detto Odifreddi indicando le iniziative gia' selezionate per quest'anno. E non a caso, la nascita del Grinzane matematica, a Roma il 21 marzo. Quindi il 20 giugno l'attesa conferma della manifestazione centrale, Il premio Grinzane, il Grinzane festival tra agosto e settembre, Grinzane Cinema di Stresa (slittato a novembre) e il Piemonte Noir (in autunno). Tra le attivita' estere resta il Grinzane France, senza una partecipazione diretta dell'associazione ha pero' precisato Odifreddi. Nel quadro delle nuove iniziative si inserisce anche il nuovo rapporto con la Regione che non siglera' almento per questo periodo transitorio una nuova convenzione, ma finanziera' i singoli progetti, non appena appunto sara' nominato il nuovo responsabile amministrativo.Quale sara' il ruolo di Giuliano Soria, nel frattempo? Soria resta un assest importante del premio hanno sottolinmeato l'assessore alla cultura della Regione Gianni Oliva e gli altri presenti. ''si tratta di irregimentarlo'' ha affermato Jorio: Il premio e' cresciuto esponenzialmente in questi anni, ora si tratta di regolamentare questa macchina da formula uno che corre nei circuiti ma anche per le strade cittadine''. ''Vogliamo lavorare perche' si preservi il marchio Grinzane - ha detto Oliva - che ha avuto grande valore nel promuovere non solo il territorio torinese.Soria - e' stato un patrimonio di relazioni da preservare, recuperare e spersonalizzare''.



27-02-2009
GRINZANE: LEPRI (PD) POLEMICO, SENTIVAMO MANCANZA PREMIO MATEMATICA
(ASCA) - Torino, 27 feb - Prime reazioni polemiche al nuovo corso del premio Grinzane che oggi ha presentato il nuovo comitato dei garanti. ''Fra i garanti suggeriti dalla Giunta regionale si nota la presenza di figure piu' conosciute per la vena polemica o la frequentazione di salotti televisivi che non per evidenti ed indiscussi meriti letterari - dice Stefano Lepri del Pd -. Ma tra le buone notizie - aggiunge ironicamente - c'e' l'annunciata prima edizione del Grinzane Matematica. Ne sentivamo la mancanza''.



Ci stupiamo di noi stessi ma concordiamo con l'esponente del PD...


Sicuramente il premio va in buone mani (sinistre, ovviamente), un vero parterre de roi della Kultura italiota: il matematico Odifreddi (Gauss si rivolterà nella tomba...), Maraini, la Comencini... un bel quadretto di famiglia della "meglio gioventù". A far da maestro cerimoniere lo "storico" Gianni Oliva, il quale, a forza di far marchette resistenzial-straginazifascistare rimasticando 5 libri per farne 1, si è guadagnato il suo posto al sole.

Nella foto, la Bresso sembra rivolgere un gesto eloquente ai contribuenti italiani, che hanno contribuito con 250.000 euro alle cene dei partecipanti al Grinzane: "Lavoratori??? Prrrr........."


giovedì 8 gennaio 2009

Dino Messina: onestà intellettuale dal Corriere della Sera... con l'eskimo!


La destra lancia il caso Sgorlon
Applausi allo scrittore che se la prende con i critici di sinistra

Scrittore italiano di straordinario successo, avendo vinto due volte il Supercampiello (unico caso nella storia del premio), lo Strega, il Napoli, il Flaiano, il Nonino, l' Isola d' Elba, il Fiuggi, l' Hemingway, il Basilicata, il Vallombrosa, l' Enna, il Rapallo e via dicendo, il friulano Carlo Sgorlon, vicino alla soglia degli ottant' anni, ha abbandonato i temi cari alla sua narrativa, il mito, la favola, la natura, e si è dato all' autobiografia: La penna d' oro (Morganti, pagine 221, 15). Un libro in cui non solo racconta i motivi della sua poetica, le scelte tradizionaliste che l' hanno reso una voce fuori dal coro nella lunga stagione in cui tutti volevano essere anticonformisti. Sgorlon è infatti contrario all' aborto, al divorzio, considera il Sessantotto una iattura e anche in campo letterario non ama gli autori idolatrati dal salotto buono della sinistra letteraria: Italo Calvino, troppo geometrizzante, Leonardo Sciascia, succube della musa illuminista, ma anche l' ingegner Carlo Emilio Gadda e il conterraneo Pier Paolo Pasolini. Il salotto letterario di sinistra ha incassato e ricambiato. E questo al placido Sgorlon non è andato giù e lo scrive chiaro e tondo nelle pagine autobiografiche, tradendo il suo proverbiale riserbo. I giornali di destra ma anche la stampa cattolica non aspettavano occasione più ghiotta per intonare il grido di guerra contro la «sinistra conformista, tutta servile verso il potere, tutta conventicole e meschini rituali d' appartenenza, luoghi comuni». Così ha scritto il poeta Giuseppe Conte lunedì scorso sul Giornale, aprendo l' articolo con il ricordo personale di un premio ricevuto assieme al recensito tanti anni fa a Latina. Nel pezzo di Conte c' è tutto, le passioni letterarie di Sgorlon, a cominciare da Jorge Luis Borges, l' ispirazione poetica che ha fatto dell' autore de Il trono di legno e dell' Armata dei fiumi perduti una delle voci più interessanti del secondo dopoguerra, il risentimento verso alcuni critici, ma anche verso gli organizzatori di festival letterari del Friuli che mai avrebbero reso omaggio all' illustre conterraneo. Quali volti e quali nomi abbiano i rappresentanti della «sinistra conformista» dall' articolo non è dato sapere. Conte cita soltanto en passant la recensione molto positiva a La penna d' oro di Dario Fertilio e una nota critica di Giorgio De Rienzo, uscite sul Corriere della Sera. Sulla pagina culturale del Giornale «il caso Sgorlon» acquista i connotati ben più ampi di un «caso Italia» se si legge l' articolo di Paolo Bianchi pubblicato a corredo della recensione di Conte. Partendo da Susanna Tamaro, che ha pagato, come abbiamo notato anche noi più volte, il successo di pubblico e la scelta di fede cristiana con l' emarginazione da parte della critica togata, l' articolista mette assieme un fritto misto di autori «esiliati» in patria perché «in Italia uno scrittore per essere incoronato come tale, per infiocchettarsi della S maiuscola, deve sbrodolare almeno qualche dichiarazione d' impegno». Naturalmente in favore della sinistra. Dopo Eugenio Corti, autore de Il cavallo rosso, trasaliamo davanti ad altri nomi di autori da bestseller «esiliati»: scopriamo che Luciano De Crescenzo «non ha buoni rapporti con le enclave culturali della grande stampa» e che il povero Federico Moccia, abile a far cassetta con Tre metri sopra il cielo, romanzo pubblicato dall' editore di sinistra Feltrinelli, s' è lagnato pubblicamente perché nessun recensore si occupa in modo degno di lui. Infine, ha chiesto accoratamente Bianchi, «alzi la mano chi ha mai letto una recensione davvero approfondita a uno degli ultimi dieci romanzi di Andrea De Carlo». Lo sa Bianchi che De Carlo è stato scoperto, praticamente bambino, da Italo Calvino, che ha pubblicato da Einaudi, Mondadori, Bompiani, che ha una rassegna stampa enciclopedica? E poi perché ignorare che esistono rispettabili romanzi commerciali e una letteratura di ricerca? Bisogna per forza considerare Moccia alla stregua di Sciascia e l' ingegner De Crescenzo vale davvero l' ingegner Gadda? Ieri mattina il «caso» lanciato dal Giornale è rimbalzato sul Secolo d' Italia, quotidiano di Alleanza nazionale e sull' inserto culturale di Avvenire, il giornale della Conferenza episcopale italiana. In un corsivo di prima pagina sul Secolo Luciano Lanna ai nomi di Sgorlon, De Carlo, Tamaro, ha aggiunto quello del regista Sergio Leone, che, come ha dichiarato la vedova Carla Ramalli al nostro Paolo Conti, non ha mai goduto consensi in un certo establishment culturale. «Ma in fondo perché dolersene - ha commentato Lanna - non sono comunque meglio il successo e la popolarità che l' inutile plauso di certi ambienti?». Un nome che faccia parte di «questi ambienti» nemmeno da Lanna è dato sapere. Su Avvenire neppure Fulvio Panzeri, che di solito si distingue per coraggio e originalità, ha resistito alla tentazione di buttarsi in questa polemica contro il mulino a vento di una sinistra senza volto e senza nome che tanti guai ha combinato. Anche Panzeri usa l' espressione «certa sinistra», preceduta da «cultura laicista». L' elenco delle vittime del salotto «radical chic» si allunga: Giovanni Testori, Margherita Guidacci, Luigi Santucci, Mario Pomilio, Italo Alighiero Chiusano. Dopo tanto piangere e lamentarsi ci viene un sospetto. Non è che quello della sinistra snob, del salotto chic, della camarilla letteraria politicamente impegnata sia diventato un cliché, un bersaglio facile da colpire dietro cui non si nasconde un vero potere? Forse sarebbe il caso di voltar pagina e passare a un capitolo più stimolante. * Paragoni «Da Susanna Tamaro e Luciano De Crescenzo a Federico Moccia, ecco gli esiliati di successo»
Messina Dino
Pagina 41(7 gennaio 2009) - Corriere della Sera


"Non è che quello della sinistra snob, del salotto chic, della camarilla letteraria politicamente impegnata sia diventato un cliché, un bersaglio facile da colpire dietro cui non si nasconde un vero potere?"


Messina, ci è o ci fa? Se ci è, ossia marxistastalinianotrinariciuto, nessun problema. Ha il coraggio delle sue idee, come i boia della GPU o i Khmer rossi. Chapeau. Se ci fa, è un altro discorso.


Messina, magari un "vero potere" forse forse c'è, e c'era davvero, basti ricordare che persino un capolavoro come "Il gattopardo", poichè "romanzo borghese" e non "trattante temi progressisti", fu bocciato da Einaudi/Vittorini...


Ma Messina lo sa benissimo; non è uno stupido. Basta solo scoprire se è solo l'ennesimo, pavloviano, "utile idiota" o se doveva pagare dazio ai successori, numerosi, di Vittorini per conservarsi il suo posticino alla ribalta nel palcoscenico della Kultura italiota.


Risposta a Messina su il Giornale di oggi:


Questa è l'armata rossa della critica

di Luigi Mascheroni


Il potere più forte è quello che non ha volto né nome. Basterebbe questo per rispondere a chi, come Dino Messina ieri sul Corriere della Sera, chiede «Fuori i nomi!» a proposito della polemica sugli intellettuali di sinistra che hanno emarginato grandi autori «colpevoli» di non essere organici all’ideologia prima comunista poi progressista. Non basta - nota il Corriere - lamentarsi contro una generica «sinistra snob», anonimi «salotti chic», imprecisate «lobby culturali»: servono i nomi. Giusto. Eccoli.Alberto Moravia (e uno) contrastò pesantemente un autore anticonformista come Giuseppe Berto, con il quale ebbe un plateale scontro nel ’62, in occasione del Premio Formentor: Berto osò contestare l’onnipotente «capomafia culturale» (parole sue) il quale aveva caldeggiato alla giuria (a danno de La vita agra di Bianciardi...) un libro scritto dalla sua compagna, Dacia Maraini. Berto denunciò proprio quello che il Corriere mette in dubbio: il pericolo che «la società letteraria si corrompa, che da giudice dei valori si trasformi in camarilla», gridando che «è ora di finirla con questi monopoli culturali protetti dai giornali di sinistra». Morale: tutti, in privato, solidarizzarono con Berto, nessuno si espose, Moravia recuperò in fretta tutto il suo prestigio e Berto fu messo da parte. Due anni dopo, quando uscì Il male oscuro, oggi un classico, Walter Pedullà (e due) mise addirittura in dubbio «l’autenticità del conflitto bertiano con il padre».Alfredo Cattabiani, che tra il 1969 e il 1970 fu chiamato a dirigere la Rusconi Libri e che decise la pubblicazione di autori come Prezzolini, Cristina Campo, Ceronetti..., fu prima ignorato e poi, quando i libri si vendevano a decine di migliaia di copie, denigrato. Umberto Eco (e tre) pubblicò sull’Espresso un articolo minaccioso verso scrittori come Quinzio e Ceronetti che avevano avallato la Rusconi; e Pedullà (ancora lui) su Rinascita mise in guardia dai «piani provocatoriamente reazionari» di Rusconi mentre Ceronetti, reo di collaborazionismo, fu allontanato dall’Espresso di Livio Zanetti (e sei). Cattabiani, in una intervista del 1994, ricordò anche questo aneddoto: «E ora ecco uno degli ultimi recenti episodi di censura: l’anno scorso usciva un mio libro, Santi d’Italia. Si trattava di lanciarlo adeguatamente e la Rizzoli lo consigliò anche a Corrado Augias (e sette) per la sua rubrica tv Babele. Silenzio per settimane. L’ufficio stampa Rizzoli mi confessò: “Non sono riuscita a ottenere nulla. Sa, Augias è di sinistra... Che vuole? Le cose stanno così”».Le cose stavano (o erano state così) - per inciso - anche per molti altri, come Guareschi o Piero Chiara, ignorati o considerati poco più che macchiette in vita, e recuperati post-mortem. Ancora: Edoardo Sanguineti (e otto), leader del famigerato Gruppo 63 (che militarizzò per anni tutte le antologie e storie della letteratura), liquidò Salvatore Quasimodo come un non-poeta, salvando solo le sue traduzioni dei lirici greci. Nonostante il Nobel.Tiro al piccione di Giose Rimanelli, romanzo sulla Resistenza vista da un repubblichino, invece, pur col parere favorevole di Pavese e Vittorini, fu bocciato da Calvino (ancora lui) e dirottato in Mondadori adducendo varie ragioni.Sorvolando sulle scelte, autorevoli quanto opinabili, di Alberto Asor Rosa per la sua Storia della Letteratura italiana, si può ricordare la triade Alicata-Muscetta-Salinari (e nove e dieci e undici), marxisti-comunisti prima ancora che critici letterari. Disposti a dilaniarsi “in famiglia” ad esempio sul Metello di Pratolini, ma compatti nel rappresentare, “fuori casa”, il ruolo del Pci come garante morale della cultura italiana. A proposito di Carlo Muscetta: è a lui che Italo Calvino (e dodici) scrive la famosa lettera, nel ’51, per spiegare la bocciatura del romanzo «eretico» di Cassola Anna e i comunisti (poi uscito nel ’52 col titolo Fausto e Anna) stroncando i pericoli ideologici di un libro che «potrebbe intitolarsi: “Come si diventa democristiani”». Salinari, da parte sua, è lo storico della letteratura (il celebre Salinari-Ricci...) che a proposito del Silone di Una manciata di more (’52), scriveva che la sua «caratteristica fondamentale di scrittore è l’impotenza», il «suo gusto grossolano e provinciale», e non gli resta che «cambiar mestiere». A proposito di manuali. Proviamo a sfogliare la Guida al Novecento di Salvatore Guglielmino (e tredici, e ci fermiamo), apparsa nel ’71 e diventata per un trentennio la Bibbia letteraria dei licei: parte quarta, titolo «Rinnovamento o restaurazione», periodo: secondo dopoguerra; testi di Pintor, Vittorini, Togliatti, Bobbio, Gramsci, Calvino, Amendola; parte quinta, titolo «Contestazione, ricerche, mercato», periodo: dagli anni del boom in avanti; autori: Calvino, Colletti, Scalfari, Pasolini, Levi, Foa, Morante, D’Arrigo, Consolo, Eco, Magris. Guglielmino è mancato nel 2001. Se fosse vivo oggi - probabilmente - antologizzerebbe Baricco, Ammaniti, Giordano. E Saviano.