giovedì 25 novembre 2010

Bersani sul tetto che scotta...

















Vedere un sessantenne politicardo di professione con stipendio e pensione da mille e una notte fare balconing non ha prezzo.

Bersani si arrampica sul tetto coi ricercatori [ricercatori che in buona parte, vista la media delle lacune nella loro... ignoranza, potrebbero innanzitutto ricercarsi un lavoro: ci sono 450.000 posti liberi in Italia, installatori di infissi, falegnami... ma si sa, lavorare stanca, NdMinitrue]: «Ma gli studenti non sono estremisti»
Bersani: «Il ministro dovrebbe avere un po’ di pazienza e di umiltà di ascoltare. Qui c’è un sacco di gente che non ha una interlocuzione e per questo è piena di rabbia [infatti sfogano la loro rabbia ogni sera nella movida in Campo de Fiori o San Lorenzo, NdMinitrue]».
25/11/2010

Il Messaggero
ROMA - Pierluigi Bersani sul tetto che scotta. «Tirano le uova, ma gli studenti non sono estremisti», assicura il leader del Pd. Ed è per questo che il segretario arriva in cima ad una scala di ferro, tra le tegole dell’Università di Architettura, a Fontanella Borghese. I tetti di Montecitorio sono a un tiro di schioppo, e anche la porta del Senato, dove c’è stato l’assalto dei manifestanti a colpi di uova e di slogan contro la riforma dell’Università della Gelmini. C’è anche Di Pietro che prende vento sulla scala a pioli, i due trovano studenti e ricercatori in cima al loro “Colosseo”. Non minacciano di buttarsi di sotto, ma non scenderanno se non si ferma l’esame in aula alla Camera.La protesta è imitata in mezza Italia. Quella di Tennessee Williams era una gatta sul tetto che scotta, mentre Bersani cerca di giocare come il gatto col topo e cita Vasco Rossi, “Solo noi/ quelli che non abbiamo più rispetto per niente/ neanche per la mente”. Solo noi tagliamo i fondi allo studio e alla ricerca: «Qual è il paese al mondo che sta segando la conoscenza e il sapere? Non ce n’è uno, siam Solo noi, come dice Vasco». In Spagna, ricorda il leader democratico, hanno fatto la manovra ma l’università è stata messa al riparo, in Francia l’hanno finanziata.Poi, tornato a Montecitorio, racconta: «Cerchiamo di prenderla un po’ sul serio questa cosa qui, non sono certo andato lì per tirare uova. Sul tetto c’era gente che ha vinto concorsi internazionali e che se passa questa riforma non sa più come fare. Perché questa riforma è un disastro, non ci sono soldi, non ci sono prospettive. Io, se tocca a me, domani non dico che questa legge non la cambio, nonostante i soloni che spiegano che ogni anno non si può cambiare». Anzi, lo dice proprio: se andassi al governo la cambierei sì questa riforma. «Il ministro, il governo, raccontano balle ogni giorno, fino alla rabbia impotente della gente. Perché la gente non capisce. Come si fa a dire: abbiamo risolto il problema dei precari?». E difende i dimostrati dalle accuse che arrivano dal centrodestra, manco fossero i moti del ’77: se si tirano uova invece di molotov significa che la protesta è civile e non va criminalizzata. «Quello che neanche i “baroni” hanno capito è che oggi c’è una novità: gli studenti di adesso hanno la testa sul collo, non sono dei pericolosi estremisti». Perciò «è una vergogna che si stia traccheggiando di fronte ai problemi della gente». E soprattutto è vergognoso che non vi sia confronto. Chiude Bersani: «Il ministro dovrebbe avere un po’ di pazienza e di umiltà di ascoltare. Qui c’è un sacco di gente che non ha una interlocuzione e per questo è piena di rabbia».C.Rz.

mercoledì 17 novembre 2010

Mirko Tremaglia repubblichino di Salò, antiberlusconiano di Fini



Caro Tremaglia da Salò, come puoi perfino tu rinnegare i vecchi ideali?
di
Gianfranco de Turris
Berlusconi ti salvò dal pregiudizio che ti ghettizzava come repubblichino. Ora tu lo attacchi e gli preferisci chi parla di fascismo come "male assoluto" e di "partigiani eroici"

Egregio onorevole Mirko Tremaglia, lei ha concluso il suo intervento allo storico incontro di Bastia Umbra con un «alla faccia di Berlusconi!», facendo venire giù il fastoso e tecnologico teatro (già, ma chi ha pagato tutta quella berlusconiana grazia di Dio?) per gli applausi.
La cosa mi ha lasciato un po’ perplesso. Forse alla sua veneranda età ha dimenticato un particolare non proprio trascurabile. È solo grazie al disprezzato Berlusca che lei, un «ex ragazzo di Salò», è potuto assurgere ai fasti di un ministero ancorché senza portafoglio nel 2001-2006; e per di più l’abominevole uomo di Arcore la difese quando veniva accusato di aver fatto giungere al governo il primo «ex repubblichino» nella storia della Repubblica italiana «nata dalla resistenza». Ed è grazie a questa insperata poltrona che lei è riuscito a coronare il sogno della sua lunghissima vita: quello di concedere il voto agli italiani all’estero, benché con una legge tanto pessima nel suo meccanismo e nella sua attuazione pratica che riuscì a portare - con sospetto di brogli - più voti al centrosinistra che al centrodestra nelle elezioni del 2006, contribuendo concretamente a far vincere l’Ulivo di Prodi & C. Nonostante ciò, non venne cacciato a pernacchie dal centrodestra medesimo.
Oggi, dunque, onorevole Tremaglia, lei prorompe in un «alla faccia di Berlusconi!» per lasciare il Popolo della libertà e passare a Futuro e libertà. Benissimo. Ma si è mai chiesto chi è che guida il Fli? Non sarà per caso quel signore che ha portato lei e tanti altri in questo stesso Pdl sciogliendo Alleanza nazionale, e con questo Pdl vincere le elezioni del 2008 e farla rieleggere in Parlamento? Forse sì. E illustre onorevole, caro, vecchio, smemorato «ragazzo di Salò», padre di quell’unico e insostituibile Marzio che il fato ha sottratto a lei e a noi troppo presto, non si ricorda per ipotesi cosa questa guida, questo condottiero, questo duce democraticissimo, ha affermato in merito a certi argomenti ai quali lei dovrebbe essere particolarmente sensibile? Ad esempio, il fascismo: «Fu il male assoluto», ebbe a dire nel 2003.
Ad esempio, rincarando la dose, la Repubblica sociale nelle cui file armate lei militò: «Una pagina vergognosa della storia italiana». E infine, per chiudere degnamente il cerchio: «L’antifascismo è un valore» e sinonimo di democrazia, e la resistenza anch’essa lo fu, a parte qualche trascurabile eccezione che voleva farci diventare un Paese stalinista. Però, nonostante tutto, come costui ha scritto all’Anpi di Bologna pochi giorni fa, «commemorare gli eroici combattenti partigiani che si opposero ai rastrellamenti degli antifascisti è un dovere delle istituzioni».
Onorevole Tremaglia, devo dedurre che anche lei la pensi ormai così, nonostante che a tali rastrellamenti magari ha pure partecipato. Sicché, non ritiene, onorevole fillino, che suo figlio Marzio, che quale assessore alla Cultura della Regione Lombardia volle creare - forse anche pensando a suo padre - un istituto per la storia della Rsi, oggi diretto dal professor Roberto Chiarini, si stia rivoltando nella tomba?
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Al bell'articolo del grande de Turris aggiungiamo solo, relativamente all'ultima nota: visto come il professor Roberto Chiarini sta dirigendo il Centro Studi RSI, ossia alla "antifa"-finiana, il compianto Marzio Tremaglia si starà rivoltando ancor di più.

martedì 9 novembre 2010

Lektionen in Finsternis (Apocalisse nel deserto), Werner Herzog 1992











Impressionante documentario di Werner Herzog sul disastro ambientale e umano in Kuwait dopo la Guerra del Golfo del 1991.

domenica 7 novembre 2010

Ri-Reminder per i sinistri moralizzanti moralisti: On. Daniele Farina, sei pregiudicato? Allora puoi essere vicepresidente della Commissione Giustizia


Ah, la severa armonia e nobiltà di questo volto fa intuire la molteplice intelligenza dell'Uomo; che si evince anche dalla luminosa risposta a questa intervista:
"Ci può confidare l'angolo cittadino che ama di più?"
"Il Leoncavallo."
Certo; cosa contano le bellezze artistiche della città, al confronto di un luogo, cioè, d'aggreggazzzione del proletariato, cioè, dove cioè si è libbberi, cioè, la Resistenza, cioè, da questo governo fascio, oh, ce l'hai una pasticca, oh!

Approposito di Berlusconi "unfit" a governare: sei pregiudicato per "fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi"? Allora puoi essere vicepresidente della commissione Giustizia!!! (Daniele Farina, del Leoncavallo, eletto alla Camera nel 2006 nelle liste Rifondazione/Sinistra Europa).

Reminder per i moralisti moralizzatori sinistri... il Senatore Emilio Colombo e la cocaina terapeutica




Nella deposizione ai magistrati dell'inchiesta su droga e vip ammette l'uso "terapeutico" di droga: "Me la forniva Martello"Colombo, diffusi i verbali"La cocaina era per me"Ma il senatore a vita si scaglia contro la "fuga di notizie""Vergognosa e inammissibile, la Procura deve indagare"

ROMA - "La cocaina di Giuseppe Martello era per me. Sono un assuntore da non molto, non più di un anno, un anno e mezzo. Rocco Russillo e Stefano Donno non sapevano assolutamente niente, telefonavano soltanto ma non erano a conoscenza di che cosa si trattasse". Queste le dichiarazioni fatte dal senatore a vita Emilio Colombo giovedì scorso, davanti ai magistrati titolari dell'inchiesta su droga e vip nella capitale. Il verbale è stato depositato oggi, ma la diffusione delle dichiarazioni in esso contenute è stata giudicata "vergognosa" dallo stesso Colombo che in una nota ha spiegato di aver reso quelle dichiarazioni "confidando nella massima riservatezza degli organi inquirenti, sia in relazione all'esigenza di tutelare il segreto istruttorio, sia per un elementare senso di rispetto per la persona e per la privacy". Nel corso della deposizione di fronte ai pm Giancarlo Capaldo e Carlo Lasperanza (il senatore si era presentato spontaneamente), Colombo ha spiegato che i due militari della Guardia di Finanza, Russillo e Donno (che facevano parte della sua scorta) arrestati mercoledì scorso non hanno mai preso la cocaina da Martello, ma che quest'ultimo l'ha sempre consegnata personalmente a lui. Secondo quanto si è appreso, il senatore a vita avrebbe detto ai pubblici ministeri che l'uso di cocaina era a scopo "terapeutico". Colombo ha anche raccontato come aveva conosciuto Giuseppe Martello (arrestato con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di cocaina e allo sfruttamento della prostituzione): "Martello, che è titolare di una impresa edilizia mi aveva contattato per ottenere lecitamente dei lavori, degli appalti, io però non l'ho mai aiutato e Martello quei lavori non li ha mai ottenuti".
Ma in merito alla diffusione dei verbali relativi alle sue dihciarazioni, il senatore a vita ha definito la "fuga di notizie semplicemente vergognosa". "Il senatore Colombo - si legge in una nota che ha seguito la pubblicazione dei verbali da parte di alcune agenzie di stampa - si è presentato spontaneamente dinanzi ai pubblici ministeri di Roma per un evidente dovere morale e per fornire ogni utile chiarimento, preoccupandosi innanzitutto della posizione dei suoi collaboratori". "Tali dichiarazioni - prosegue la nota - sono state rese confidando ovviamente nella massima riservatezza degli organi inquirenti, sia in relazione all'esigenza di tutelare il segreto istruttorio sia per un elementare senso di rispetto per la persona e per la privacy. Si apprende oggi che le agenzie di stampa stanno diffondendo ampi stralci di quelle dichiarazioni. Ciò è semplicemente vergognoso"(sìsì, due righe di scusette per cavartela, e 3 pagine della nota per "vergognosa violazione della privacy: ROTFL, NdMinitrue). "Il senatore Colombo - si legge - confida che la Procura della Repubblica di Roma voglia indagare e fare luce al più presto su questa inammissibile fuga di notizie". (24 novembre 2003) da Repubblica.

mercoledì 3 novembre 2010

Sic transit gloria Hollywood: Un libro accusa «Il pianista» di essere stato collaboratore dei nazisti




Polonia: un libro accusa «Il pianista» di essere stato collaboratore dei nazisti
Nel volume «Imputata: Wiera Gran», si sostiene che Wladyslaw Szpilman facesse la spia per la Gestapo


MILANO - Da vittima delle atrocità naziste a presunto collaboratore della Gestapo. La sua dolorosa biografia narrata nel film premio Oscar «Il pianista» di Roman Polanski ha commosso il mondo. Ma a quanto sembra non è stata ancora raccontata tutta la verità su Wladyslaw Szpilman, il celebre musicista deportato nel Ghetto di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale e scampato a una sicura morte anche grazie alla benevolenza di un ufficiale della Wermacht. Questa versione dei fatti è messa in discussione dal nuovo libro della giornalista polacca Agata Tuszynska intitolato «Imputata: Wiera Gran», dedicato alla vita e alle vicissitudini dell'omonima cantante. Lo slogan del libro «L'altra faccia della storia di Wladyslaw Szpilman» è un vero e proprio atto d'accusa contro il celebre pianista, scomparso nel 2000, che viene più volte definito una spia della Gestapo.
LA VERSIONE DI WIERA GRAN - La giornalista polacca avrebbe incontrato Wiera Gran, che prima e dopo la guerra fu una delle più talentuose cantanti e attrici di cabaret in Europa, negli ultimi anni della sua vita. La Gran è morta nel 2007, ma prima di esalare l'ultimo respiro ha raccontato la sua versione dei fatti. La cantante condivise con Szpilman l'esperienza nel ghetto e diversi testimoni hanno raccontato come tra i due non corresse buon sangue. Nelle lettere private la cantante definisce Szpilman come il «membro di una gang che voleva uccidermi». Inoltre il musicista è anche identificato come «l'uomo della Gestapo» che lavorava come poliziotto per identificare gli ebrei presenti nella città.
UN PASSATO OSCURO - Il passato della grande accusatrice del musicista non è affatto limpido. All'indomani della sconfitta nazista la Gran fu realmente processata come collaborazionista dei nazista, ma le accuse caddero per insufficienza di prove. Nuove colpe le furono imputate anni dopo e per questo fu costretta ad abbandonare Israele, paese in cui si era trasferita poco prima, ed emigrò in Francia dove lavorò con artisti del calibro di Maurice Chevalier e Charles Aznavour. Nel film di Polanski, che riprende l'autobiografia intitolata «Śmierć Miasta» («Morte di una città») del musicista, la Gran compare nelle vesti dell'ambigua «Signora K», un personaggio molto attraente, ma di dubbia moralità.

SCONCERTO E AMAREZZA - Il libro comunque ha suscitato grande sconcerto tra i sopravvissuti del ghetto di Varsavia che hanno conosciuto personalmente Szpilman come l'ex ministro degli esteri polacco Wladyslaw Bartoszewski, che ha definito le dichiarazioni della Gran «vergognose e senza fondamento». Andrzej, il figlio del musicista, si è dichiarato molto amareggiato: «Dopo la guerra mio padre pubblicò i suoi diari e nessuno tra i sopravvissuti del ghetto criticò la sua versione dei fatti - ha dichiarato in un'intervista al settimanale tedesco Spiegel - Mio padre è stato una vittima del nazismo, non un collaboratore. Non voglio che il suo nome, che è diventato un simbolo per il mio paese, sia infangato e umiliato».

Francesco Tortora
Corriere della Sera
02 novembre 2010