domenica 30 dicembre 2007

Per non dimenticare



DEBIASIO CALIMANI e FURIO COLOMBO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che:
il 19 settembre 2000 a Verona un professore ebreo è stato aggredito e picchiato da tre giovani;
il fatto assume una particolare gravità in quanto rappresenta l'ultimo di una serie di episodi gravi di intolleranza e razzismo dei quali purtroppo non solo questo territorio è stato spettatore-protagonista;
il fatto rievoca momenti oscuri della storia e più recenti rigurgiti espressioni di una cultura eversiva e incivile manifestati con dichiarazioni e manifestazioni di piazza dai contenuti gravi e anticostituzionali ma anche attraverso azioni delinquenziali di preciso stampo nazifascista;
il silenzio consente il maturare di eventi, che come ha dimostrato il passato che torna alla memoria in maniera impetuosa e inquietante di fronte al fatto avvenuto, se si lasciano scorrere possono diventare incontrollabili. È meglio schiacciare sul nascere i germi virulenti del razzismo perché la tolleranza dell'intolleranza genera l'esplosione di fenomeni che poi è sempre più difficile reprimere;
il silenzio è complice;
non basta dissentire con il cuore e la ragione, bisogna avere la forza e il coraggio di esprimere apertamente la condanna e riaffermare i valori del rispetto nei confronti di ogni individuo; i pericoli che si annidano anche in quella parte di società che rifugge e non condivide razzismo, xenofobia, violenza, sono la pigrizia e la quiescenza, il silente subire, nella convinzione o nella speranza dello spegnersi automatico di questi fenomeni o della sottovalutazione della loro gravità e dei suoi possibili sviluppi e degenerazioni -:
si individuino rapidamente i responsabili dell'aggressione avvenuta ai danni del professor Marsiglia, che il Ministro riferisca all'aula l'esito delle indagini relative alla più generale situazione, perché come ha dichiarato il giudice Papalia «l'aggressione al professor Marsiglia è l'ennesimo episodio di una lunga catena di intolleranze»;
in che modo si intenda rafforzare nelle scuole la consapevolezza della gravità dell'accaduto educando i giovani alla costruzione del loro futuro anche attraverso la conoscenza dei crimini e degli orrori che sono la conseguenza devastante di una cultura dell'intolleranza e del rifiuto del «diverso».

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA COMITATO PROVINCIALE di PADOVA

21 settembre 2000

AL PROF. MARSIGLIA

La vile aggressione al Prof. Marsiglia ad opera di tre giovani nazifascisti a Verona va condannata nella maniera più categorica. Ha ragione il Dott. Papalia quando afferma che non solo la magistratura e la polizia debbono agire preventivamente; ma è l'intera società che deve condannare la vile aggressione e deve operare sul piano della informazione e della cultura perchè sia evidente a quali drammatici eventi si è pervenuti nel passato a seguito dellabberrante ideologia dell'antisemitismo. I pericoli di questi rigurgiti neonazisti non vanno sottovalutati dalle istituzioni e occorre essere coerenti se si vuole una tolleranza zero.
I giovani del Veneto, come un tempo seppero dare il meglio di se stessi nella guerra di Liberazione Nazionale, sappiano trovare la più ampia unità democratica per respingere la xenofobia ed ogni focolaio di nazismo.

Il Com. Reg. Veneto dell'A.N.P.I le Circolo Giovanile P. Levi

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


Roma, 21 settembre 2000
Gentile Professore

desidero innanzitutto esprimerle la mia personale solidarietà umana per il ripugnante attacco razzista di cui è stato vittima ieri. E' superfluo spiegare proprio a Lei i motivi per cui trovo questo episodio ripugnante e odioso. Credo non sia altrettanto superfluo, però, impegnarsi perché simili episodi non abbiano più a ripetersi. Si tratta infatti di un gravissimo atto intimidatorio, non solo perché costituisce un'aggressione basata esclusivamente sul razzismo e l'odio etnico, ma anche perché richiama in modo sinistro alla mente memorie terribili di un passato non ancora definibile come remoto. Se queste sono le duplici caratteristiche di questa azione, deve allora costituire impegno di tutta la società civile nazionale stroncare con estrema decisione ogni episodio di questo genere, evitando per prima cosa ogni tentazione alla sottovalutazione. Nascondere alla propria coscienza la gravità intrinseca di alcuni atti può costituire, come ha impareggiabilmente argomentato Primo Levi nel suo "I sommersi e i salvati" il primo passo verso il corrompimento di ogni ordine morale. Nel corpo di una società anche una piccola dose del veleno dell'odio razziale può avere effetti letali. Per questo, porgendole i miei più cordiali saluti e auguri di una pronta guarigione, è mio desiderio confermarle il mio impegno quotidiano e costante affinché tali atti e coloro che li compiono siano isolati e colpiti con la più grande decisione.

Piero Fassino

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Roma, 22 settembre 2000

Gent. Prof Luis Marsiglia,

La ho cercata mercoledì scorso dalla Sicilia, da Corleone, dove mi trovavo per visitare le scuole in aree devastate per anni dal prepotere mafioso. Si deve anche a queste scuole la ricostruzione di un più saldo tessuto della vita civile.

Colpisce e addolora che in regioni ben altrimenti dotate dallo sviluppo nazionale e da migliori eredità culturali possano persistere delle sacche così consistenti di ignoranza e di stupidità che offrono il concime alla mala pianta dell'intolleranza, del razzismo, di atroci riprese di anti-semitismo. Non basta esprimere a Lei la solidarietà personale. Ed è, certamente, un dovere attestarle la stima per il Suo lavoro educativo, ma certo non basta. Con Amos Luzzatto e con i Provveditori della Regione stiamo pensando a un'ampia iniziativa che chiami a raccolta allievi,e. docenti di Verona, Padova e altre città del Veneto per confermare con testimoni diretti ciò che sappiamo purtroppo assai bene delle tragedie dello sterminio nazisti, di ebrei e di zingari, delle connivenze e aperte collaborazioni del regime fascista italiano e per riproporre gli obiettivi di parità e di eguaglianza senza discriminazioni fissati così altamente dalle parole della troppo dimenticata Costituzione della nostra Repubblica e dagli Statuti internazionali. Pensiamo a questa manifestazione per un periodo successivo alle festività della Comunità ebraica, dunque intorno all'ultima decade di ottobre. Sarà cura mia tenerla informata e chiederle di essere presente con la testimonianza delle Sue vicende. In ogni caso, mi auguro in quei giorni di poterle rendere visita e dirle che, pur nel disagio, la scuola italiana è diversamente orientata rispetto alla imbecillità criminale di questi incappucciati.
La prego, caro professore, di accettare la mia personale solidarietà e l'assicurazione di un impegno fattivo per togliere a questi criminali il loro terreno di coltura.

Suo, con amicizia,
Tullio De Mauro

ASSOCIAZIONE VITTIME 2 AGOSTO
22/9
telegramma
I FAMILIARI DELLE VITTIME E I FERITI DELLA STRAGE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980 LE ESPRIMONO COMPLETA SOLIDARIETA'

IL PRESIDENTE
PAOLO BOLOGNESI

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Sante parole, magari appena un pò pavlovianamente stereotipe.

Peccato che Marsiglia si fosse inventato tutto.

http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=2986

Il citato Procuratore Papalia «l'aggressione al professor Marsiglia è l'ennesimo episodio di una lunga catena di intolleranze» ci ricorda il magistrato Felice Casson, famoso, tra l'altro, per le inchieste su Gladio e numerosi procedimenti vs l'estrema destra. Stranamente, non ci pare che applichino la stessa giusta solerzia vs l'estremismo rosso (vecchio... e nuovo, viste le nuove BR proliferate per anni proprio tra Verona e Venezia), ma sarà un caso. Come sarà un caso che Casson si sia candidato in una lista di sinistra per sindaco di Venezia, e sia adesso al Senato con i DS.

La bibbia di Satana



A vederla sugli scaffali della Feltrinelli o di qualunque altra libreria, mischiata ai tomi di fede varia etichettati da zelanti librai sotto l’ecumenica definizione di «spiritualità», si potrebbe scambiarla per un fumetto finito al posto sbagliato. Non foss’altro per quella copertina con una diavolessa procace sullo sfondo e Belzebù, disegnato in primo piano, con i tratti da Clark Gable e l’aria da piazzista d’antan.

Eppure La bibbia di Satana di Anton Szandor LaVey (pagg. 253, euro 14), per la prima volta tradotta in italiano dall’editore Arcana, è tutt’altro che cosa per bambini. Questo libro è il fondamento del satanismo moderno, di quella Chiesa di Satana che ha ispirato Charles Manson e ha fornito un brodo di coltura, più millantato che reale, a una buona fetta di rock che si voleva sulfureo e cattivello, mentre in realtà era soprattutto business. Così fa un po’ specie vederla campeggiare in mezzo a libri che, più o meno ispirati, più o meno religiosamente convenzionali, parlano tutti di pace, amore e innalzamento dello spirito. Mal che vada di storia delle religioni. Per carità, niente moralismi e niente censure, dei libri non bisogna aver paura, men che meno scriverci sopra «vietato ai minori di anni 18». Eppure una collocazione diversa, o almeno una nota introduttiva un po’ illuminata e illuminante per questo testo, vergato nel 1969, la si potrebbe anche pretendere.

Perché se nel libro di LaVey, scritto con tono che spazia senza soluzione di continuità dal materialismo al delirio magico, sono presenti idee che erano controcultura negli anni ’60 e adesso sono poco più che iatture ideologiche - ribellismo anarcoide, individualismo esasperato, materialismo cialtrone che aveva la pretesa di fare a pugni con il buonismo allora in voga -, le modalità in cui sono espresse erano e restano di quelle di cui si deve diffidare.

Basti un’incitazione all’odio costantemente ripetuta nel testo: «Se un uomo ti colpisce una guancia fracassagli l’altra». Oppure l’aggressione costante alle religioni che predicano l’amore: «Costringerti a provare indiscriminatamente amore è veramente innaturale». Un’aggressione che verso alcune fedi - tra cui il cristianesimo, l’ebraismo e l’Islam - va molto oltre il livello del buon gusto: «Io fisso il vostro timoroso Jahvè e lo prendo per la barba; e schianto con la scure il suo cranio...».

Perché se è esistito un tempo, sbagliato, in cui imperava il piglio censorio, e il peggio l’ha fatto quella sinistra sempre pronta a definirsi libertaria, la smania di pubblicare tutto funziona solo a patto di mettere nelle quarte di copertina le istruzioni per l’uso. Perché è vero che tutto è cultura, ma solo se si hanno i mezzi per etichettare, per discernere. E non basta giustapporre i libri, ammonticchiarli nella babele libraria per farlo succedere.


Vabbè, compratelo prima che i soliti benpensanti come sopra lo censurino.

Link a commento sul libro un pò meno da beghina ruiniana su:

http://blog.panorama.it/libri/2007/11/29/occultismo-per-manager-la-bibbia-di-satana-arriva-anche-in-italia/=

mercoledì 26 dicembre 2007

Naif laico-cattolico-neocon

Ritornano all'attacco gli antiabortisti, vedi Doninelli:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=229767&START=0&2col=

Citare "Giuliano Ferrara e Mario Giordano" come "giornalisti laici" mi sembra veramente naif. L'uno italoneocon, e l'altro direttore di un quotidiano pro-Chiesa su tutto. Mah.

Notare poi l'immancabile citazione olo-olocaustica: " in questo senso Auschwitz è la conseguenza perfetta dello scientismo". A me sembra che il "perfetto scientismo" si può vedere meglio in una bella bomba a guida Laser americana o israeliana, modernissima e lanciata da un Jet tecnologicamente avanzato, che spiana un terrorista tale o presunto (e incidentalmente una trentina di civili). Peccato che come esempio sia meno "a la page". Anche se un pò più attuale, temo.

martedì 25 dicembre 2007

The Great Game, 2007



Altro che portatori di pace e libertà, qua siamo tornati al "grande gioco"...

Kabul, arrestati due ufficiali europei

Il portavoce di Karzai: «Rappresentavano una minaccia per la sicurezza dello stato»
Hamid Karzai (Ap)KABUL - Due europei «di alto rango», probabilmente ufficiali, sono stati arrestati in Afghanistan con l'accusa di costituire una minaccia per la sicurezza del paese. Lo ha annunciato nella consueta conferenza stampa settimanale il portavoce del presidente Hamid Karzai.

ARRESTATI - Telegrafica la comunicazione di Homayun Hamidzada, il quale ha dichiarato che «due stranieri di alto rango sono stati arrestati recentemente perché minacciavano la sicurezza dell'Afghanistan». Un alto responsabile governativo che ha richiesto l'anonimato ha specificato che si tratta di due europei senza specificare né la nazionalità né il luogo in cui operavano. Secondo quanto risulta all'Afp, che cita una fonte ufficiale, i due fermati sarebbero britannici.


In memoria del 44th Foot:

Know to some as: "Go to your god like a soldier"

The Young British Soldier
Rudyard Kipling

[...] If your officer's dead and the sergeants look white,
Remember it's ruin to run from a fight:
So take open order, lie down, and sit tight,
And wait for supports like a soldier.
Wait, wait, wait like a soldier . . .
When you're wounded and left on Afghanistan's plains,
And the women come out to cut up what remains,
Jest roll to your rifle and blow out your brains
An' go to your Gawd like a soldier.
Go, go, go like a soldier,
Go, go, go like a soldier,
Go, go, go like a soldier,
So-oldier of the Queen
!

lunedì 24 dicembre 2007

Thoughtcrime: strage di Bologna



Libertà d'opinione (infatti: UNA opinione, le altre non sono accette).

Oggi pomeriggio [il 22 dicembre], a Massa, si sarebbe dovuto svolgere un incontro di presentazione del volume di Valerio Cutonilli "Strage all'italiana" (edizioni Trecento), nel corso del quale l'autore e il senatore Franco Mugnai (An) avrebbero dovuto discutere dei temi del libro con il pubblico presente. Per il convegno, organizzato da Alleanza nazionale, Azione giovani e Fiamma tricolore, era stata regolarmente assegnata una sala comunale ma di fronte all'entrata, che i partecipanti hanno trovato sbarrata, si sono riuniti una quarantina di no global, che hanno impedito l'ingresso.

http://www.asgmedia.it/asg/page.asp?VisImg=S&Art=37851&Cat=1&I=immagini/Strageallitaliana/strageallitaliana.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Focus&HP=si

domenica 23 dicembre 2007

Thoughtcrime: George Orwell! Room 101!




«Il migliore esempio della povertà morale e sentimentale dei nostri tempi viene dal fatto che tutti ci sentiamo più o meno vicini a Stalin. Il disgustoso assassino per il momento sta dalla nostra parte e pertanto abbiamo istantaneamente dimenticato le purghe e tutto il resto. Così sarebbe con Franco, con Mussolini ecc. se alla fine dovessero decidere di schierarsi con noi».


George Orwell, 1941.


Corollario mio: durante la guerra fredda, le democrazie -per difendere l'individuo- e i soviet -per difendere il proletariato- erano disposti a scatenare la furia di centinaia di missili nucleari su milioni di inermi esseri umani. Grande superiorità morale, nei confronti dei "criminali nazifascisti", nevvero.

sabato 22 dicembre 2007

Tribunali One Way






Chiudono i Tribunali Militari, e il PM militare De Paolis, che indaga sui crimini nazifasci, si erge contro questa decisione, vedi:




Le sentenze relative ai fatti di S. Anna di Stazzema e di Marzabotto sono state emesse nel 2007 dal Tribunale militare di La Spezia (uno di quelli destinati a scomparire), grazie agli sforzi investigativi della Procura. Al momento c'è un dibattimento in corso per la strage di Montecatini che difficilmente potrà concludersi entro la metà del 2008, termine fissato per l'accorpamento dei tribunali stessi. E ci sono altre indagini avviate - per le stragi di Vinca, Stia, Vallucciole con centinaia di morti, ammazzati, torturati - come ricorda sommessamente il procuratore militare, dottor De Paolis, in un'intervista.


Per fortuna che De Paolis, con ben più di 5 minuti di notorietà alle spalle, avendo istituito diversi processi contro la "barbarie nazifascista", molto probabilmente non chiuderà la sua baracca e burattini (letteralmente, visto che fece tenere un'udienza in un cinema, con proiezione di fiction fatta girare appositamente per riassumere i "fatti" di un eccidio nazifascio). Notevole la coscienza civile di questo magistrato della giustizia militare, ruolo solitamente anonimo, rispetto ai suoi colleghi "civili", che si è ben guadagnato plausi e notorietà dando sfoggio di immacolata coscienza civica antifascista.


Peccato che non vi sia la sua -o di suoi colleghi- volontà di guadagnarsi il pane istituendo un pò di processi vs. i crimini partigiani.


Un pò di forza di volontà permette anche di superare le difficoltà della definizione di partigiani rientranti o meno nelle competenze di un tribunale militare, visto che, quando conviene, sono parificati a combattenti regolari.

A scanso di equivoci: l'autore di questo Blog chiede il perdono dell'intelligenza dei lettori per l'estrema banalità di ciò che si accinge a scrivere, ma ritengo di dover puntualizzare che ovviamente provo la massima compassione per le vittime e per il dolore dei sopravissuti di TUTTE le stragi; ma ciò non può impedirmi di pensare che NON TUTTE le stragi siano trattate nella stessa maniera dalla Giustizia italiana, come dai mass media, o dagli autori di libri, film, etc.



venerdì 21 dicembre 2007

La Crociata degli innocenti



[...] La mia opinione da semplice critico era la seguente: la fiction della Rai è modesta perché non segue una linea editoriale ma cerca di accontentare tutti. Non ho mai detto che Saccà fa quello che gli dice Berlusconi, ma ho scritto: «Non oso immaginare le telefonate che in questi anni Agostino Saccà ha ricevuto da politici, dal consiglio d'amministrazione, da vari potentati». Ma certo una telefonata così non potevo proprio immaginarla.
Aldo Grasso 21 dicembre 2007


Povero Grasso,

sconvolto dalla telefonata tra Saccà e Berlusconi. Povera, piccola, tenera anima candida, che scopre come la lottizzazione RAI passa attraverso discorsi terra-terra tra potenti. Piccolo bambino spaurito in questo brutto, brutto mondo, fatto di "telefonate che in questi anni Agostino Saccà ha ricevuto da politici". Solo Saccà, vero?

PS per quanto il Berlusca non sia in cima ai nostri pensieri, il Grasso di turno, perlomeno en passant, poteva dimostrare un minimo di perplessità che degli atti di inchiesta finissero tempestivamente prima sugli HD di Repubblica e L'Espresso che sul PC del PM?

http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_21/grasso_telefonata_b739aa5c-af8e-11dc-9595-0003ba99c53b.shtml

mercoledì 19 dicembre 2007

Stranieri nella nostra terra



Nel mio stesso paese sono in terra straniera
Sono forte ma non ho potere o autorità
Vinco eppure rimango un perdente
All'alba del giorno dico buonanotte
Quando giaccio ho una gran paura
di cadere.

Francois Villon

martedì 18 dicembre 2007

Bombardamenti liberatori parte 2


Donna serba uccisa da un bombardamento NATO a Nis


1999. Gli aerei NATO (senza l'avvallo ONU) bombardano (partendo anche dall'Italia, governo D'Alema, cari cazzocomunisti, dov'eravate?) la Serbia, perchè i serbi "uccidevano decine di migliaia di kossovari", "100.000 vecchi, donne e bambini del Kossovo sterminati dai serbi in fosse comuni etc etc".

Dopo 68 giorni di bombe, proiettili ad uranio esaurito, etc il risultato sono 500 civili serbi morti e...
... i "100.000 kossovari sterminati" diventano "3.000". Forse.


Thoughtcrime: Le Pen




Il procuratore del tribunale di Parigi ha chiesto cinque mesi di prigione con la condizionale - e 10.000 euro di multa - per il presidente del Fronte Nazionale Jean Marie Le Pen per la dichiarazione "l'occupazione tedesca in Francia non è stata particolarmente disumana", fatta nel gennaio 2005 al settimanale "Rivarol". Le Pen è accusato di apologia di crimini di guerra.

Questa è Democrazia, questa è libertà... "Libertà, libertà, in quanto che comandate voi".

La notazione "l'occupazione tedesca in Francia non è stata particolarmente disumana", mi sembra non inneggi nè al nazismo, nè tantomeno istighi alla violenza. Anche la forma usata "non... particolarmente... disumana" è ben più cauta di un "l'occupazione tedesca in Francia è stata umana". Tuttavia, beccati 5 mesi e/o 10.000 Euro di multa. E ringrazia che non finisci come lo storico revisionista e politico Francois Duprat, ucciso con una autobomba, rivendicata da un Commando ebraico.

Semmai sono queste sentenze (e chi le appoggia) che istigano alla violenza.

lunedì 17 dicembre 2007

Acca Larentia



Al posto delle solite Piazze Fontane e della Loggia (9.999 citazioni all'anno, da "Che tempo che fa" a "Buona domenica") ricordiamo...

Complimenti a Telese: http://www.cuorineri.it/

La Strage di Acca Larentia avvenne a Roma alle 18.20 del 7 gennaio 1978 quando tre attivisti del Fronte della Gioventù uscirono dalla sede del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larenzia, nel popolare quartiere Tuscolano, per un volantinaggio inerente un concerto del gruppo di musica alternativa "Gli Amici del Vento".

L'agguato
Appena usciti dalla sede, i tre militanti di
destra furono investiti dai colpi di diverse armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco di 5 o 6 persone; uno di loro, Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di medicina e chirurgia, fu ucciso sul colpo, mentre il secondo, Vincenzo Segneri, seppur ferito ad un braccio, riuscì a rientrare nella sede del partito, dotata di porta blindata.
Il terzo,
Francesco Ciavatta, liceale diciottenne, pur essendo ferito, tentò di fuggire attraversando la scalinata situata al lato dell'ingresso della sezione ma, seguito dai sicàri, fu colpito nuovamente alla schiena; morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale.
Nelle ore seguenti, col diffondersi della notizia dell'agguato, una sgomenta folla, composta soprattutto da attivisti missini romani, si radunò sul luogo.
In seguito, per motivi ed in circostanze non chiari, scaturirono dei tafferugli che provocarono l'intervento delle forze dell'ordine con cariche e lancio di lacrimogeni. Le apparecchiature video di giornalisti RAI furono danneggiate.
In tale frangente, il Capitano dei
Carabinieri Edoardo Sivori sparò ad altezza d'uomo, centrando in piena fronte il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus[1], a cui il cantautore Fabrizio Marzi dedicò nel 1979 la canzone "Giovinezza"; il giovane morì dopo due giorni di agonia. Alcune testimonianze sostengono di aver visto Sivori tentare di sparare nel mucchio di persone ma, inceppatasi l'arma, si sarebbe fatto prestare la pistola da un collega.
Alcuni mesi dopo la strage il padre di Ciavatta, operaio, si suicidò per la disperazione, gettandosi dalla finestra della sua casa in piazza Tuscolo.

La rivendicazione
Il raid fu rivendicato alcuni giorni dopo tramite una cassetta audio fatta ritrovare accanto ad una pompa di benzina; in tale nastro la voce contraffatta di un giovane, a nome dei
Nuclei Armati di Contropotere territoriale, lancia il seguente messaggio:

« Un nucleo armato, dopo un’accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larenzia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga. »
(Rivendicazione della strage di Acca Larenzia a nome dei "Nuclei Armati di Contropotere territoriale")

Le indagini
Per circa 10 anni le indagini non portarono a conclusioni: solo nel
1988 si scoprì che la mitraglietta Skorpion usata nella strage di Acca Larenzia fu la stessa usata in altri tre omicidi firmati dalle Brigate rosse, ossia quelli dell’economista Ezio Tarantelli, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Ruffili.
Un anno prima una ex terrorista pentita,
Livia Todini, tredicenne studentessa liceale all'epoca della strage, affermò di esser stata presente ad una riunione dove si pianificava l'agguato, accusando degli ex militanti di Lotta Continua: si trattava Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari, Francesco de Martiis e Daniela Dolce.
Quest'ultima riuscì a non farsi catturare, rimanendo latitante, mentre Scrocca fu arrestato e si tolse la vita in cella il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici.
Gli altri tre imputati, pur essendo arrestati, furono assolti in primo grado per insufficienza di prove.

Il primo anniversario
La vicenda ebbe un ulteriore strascico in occasione delle manifestazioni del primo anniversario. Il
10 gennaio 1979, infatti, scoppiarono di nuovo dei tumulti durante i quali l'agente di polizia in borghese Alessio Speranza sparò al diciassettenne Alberto Giaquinto, uccidendolo: successivamente l'agente fu prosciolto dall'accusa di omicidio.

Buon Natale dall'Iran!




Sua Eccellenza il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad porge i suoi auguri di buon Natale al mondo:

http://www.ahmadinejad.ir/en/merry-christmas-to-everyone/

domenica 16 dicembre 2007

Martini Cocktail, shaken, not stirred...



Siamo riusciti a mutare un rito professato da Fitzgerald, Hemingway, Mae West, tra abiti da sera, cristalli scintillanti, tintinnare di bicchieri e battute di spirito, etc etc in una specie di succedaneo del trogolo dei maiali, sgomitanti per riempirsi i piatti di pasta scotta e toast di due giorni prima e assordati dalle grida di subumani cibernetici orgoglio dei manicomi.
Ovvero, dall'aperitivo all'apericena.
Tony Micelotta (barman al Duke's Hotel, St. James, Londra, dove amava prendersi un Pink Gin la Regina Madre): "L'aperitivo si prende per stimolare l'appetito, non per affogarlo in una montagna di pizzette".
Non si può che essere d'accordo.
"Fate sì che un buon aperitivo occasionale diventi una forma di cultura, uno stile di vita, mai largo consumo malefico, mai un vizio".
Su questo dissentiamo, visto che nutriamo una certa simpatia per i "three bottles men", i dandy primi novecento che si bevevano tre bottiglie di superalcolici al giorno, ritenendoli infinitamente superiori alle varie Amanda Cristiana Knox e Raffaele Andrea Sollecito che affollano i locali presunti trendy delle nostre città, gestiti da ragazzotti squallidi e ignoranti, incapaci di servire un bicchiere di latte, e per i quali IBA probabilmente è la sigla della associazione internazionale Basket.

Per combattere ci vogliono i Leoni...



Da sbellicarsi dalle risate: spero solo che un gruppo di uomini, ovviamente politicamente corretto, come una torma di gay, protesti veementemente per la figura di donna che araldicamente rappresenta l'Italia, chiedendone la sostituzione con, chessò, una donnola o un carciofo. Alla fine, il nostro è un simbolo che ha una storia breve, rispetto ai secoli del Leone di Svezia, nobile fregio araldico, usato sin dai tempi di Gustavo Adolfo. Ma, si sa, davanti alle idiote richieste di una mezza dozzina di mentecatte isteriche, probabilmente in sindrome premestruale, è conveniente, in questi tempi tormentati, chinare la testa.


Operazione
La carica delle svedesi censura il leone «maschio»
Modificato il logo del Nordic Battlegroup dopo la protesta di un gruppo di soldatesse

Il Nordic Battlegroup della nuova forza di reazione rapida europea deve ancora entrare in azione, ma ha già subito una ferita. Al leone in campo blu del suo stemma araldico è stata amputata la parte più rampante: lo ha castrato in segno di rispetto per le soldatesse il generale svedese che comanda il gruppo. La storia ha diverse versioni, ma una conclusione inequivocabile: il taglio chirurgico. Secondo il Göteborgs-Posten alcune donne in armi sostenevano di non potersi identificare in una unità militare che esibiva con tanta ostentazione un animale maschio nello scudetto cucito sulla manica dell'uniforme. Il giornale ha raccontato che il gruppo di contestatrici si è rivolto alla Corte Europea di Giustizia aprendo una vertenza per discriminazione sessuale. Christian Braunstein, funzionario dell'ufficio storico dell'esercito, ha detto al Posten: «Siamo stati costretti a tagliare gli attributi al leone con l'aiuto di un computer ». Mikael Östlund, addetto stampa del ministro della Difesa, dice al Corriere di aver letto la notizia sul giornale e di averla trovata verosimile. Ma consiglia di chiamare l'esercito. Daniel Skoglund, ufficiale addetto alle informazioni nelle forze armate di Stoccolma, su richiesta del Corriere è andato a guardare la pratica e ha fornito la versione dell'esercito. «Il leone è stato scelto perché compare nella tradizione di Svezia, Finlandia, Norvegia ed Estonia, i Paesi che hanno costituito per conto dell'Unione Europea il Gruppo di battaglia Nordico. Quando al comandante, il generale Karl Engelbrektson, è stato presentato il disegno nel marzo del 2006, ha deciso che il leone non dovesse avere attributi sessuali, perché in Svezia siamo sensibili al problema della eguaglianza dei generi e prendiamo alla lettera le raccomandazioni dell'Onu di impiegare personale femminile nelle missioni di pace. Il generale ha voluto mostrare che noi abbiamo a cuore l'eguaglianza dei sessi». Un'azione preventiva, dunque. Comunque Vladimir Sagerlund, il disegnatore dell'Archivio Nazionale di Stoccolma che aveva creato il leone con il motto Ad omnia paratus non l'ha presa bene: «Un leone araldico è una figura potente e deve avere i suoi genitali intatti. L'esercito ha dimostrato di non avere conoscenza storica: gli stemmi contenenti leoni castrati venivano dati a coloro che avevano tradito la Corona». Sagerlund ha disegnato altri animali per l'esercito svedese: tra questi il cavallo del Genio, che ha otto zampe e un rigonfiamento inequivoco. Il reparto del Genio dovrebbe essere inviato in Darfur per conto dell'Onu, ma nessuno per ora ha pensato ad operare con il computer anche il cavallo. Il Nordic Battlegroup comprende 2.400 militari (108 sono donne, come ci ha detto dopo aver controllato con cortesia ed efficienza Daniel Skoglund): 2.000 svedesi, 221 finlandesi, 150 norvegesi, 80 irlandesi e 45 estoni e fa parte dei 18 battaglioni che rappresentano la forza di proiezione dell'Unione Europea in aree di crisi. Diventerà operativo il 1˚ gennaio, entrando in standby per sei mesi, come prevede l'accordo sulla sicurezza e la politica estera che ha di fatto costituito un esercito europeo composto da unità multinazionali. I 18 raggruppamenti europei, ciascuno dotato di un nucleo centrale di fanteria meccanizzata, ma anche di intelligence, forze speciali, mezzi aerei e navali di sostegno, saranno pronti all'intervento dandosi il cambio con rotazione semestrale. L'unità comandata dagli svedesi ha dovuto superare le perplessità irlandesi sul nome: Battlegroup, gruppo di combattimento, a Dublino sembrava troppo guerresco per una forza di pace. Il leone rampante li avrà parzialmente rassicurati: una zampa brandisce la spada, ma l'altra porge un ramoscello di olivo. Il caso di Stoccolma ha dato modo a un blog militare americano di commentare in modo politicamente scorrettissimo: «Un leone castrato, il giusto simbolo per la difesa europea».

http://www.corriere.it/esteri/07_dicembre_16/soldatesse_svezia_ef4eee44-aba0-11dc-9018-0003ba99c53b.shtml

Bombardamenti liberatori...





Aerei turchi bombardano postazioni del Pkk 16/12/2007 08:56 - ANSANel nord dell'Iraq, almeno una donna uccisa e due ferite(ANSA) - ANKARA, 16 DIC -Aerei turchi hanno bombardato postazioni del Pkk, il Partito dei lavoratori curdi, nel nord dell'Iraq. Lo hanno detto fonti militari locali. Nell'attacco, su 10 villaggi, sarebbe morta una donna, almeno altre due, invece, sarebbero ferite. I sindaci di Jarawa e Sankasar hanno detto che i raid sono cominciati alla mezzanotte ora italiana e sono proseguiti per alcune ore. Sono andate distrutte parecchie case e una scuola.


Adesso gli alleati delle potenze occidentali (i nostri alleati NATO) portano pace e libertà in Iraq anche da nord. Domanda: ma questi civili ammazzati, chi se li ricorderà mai? Daranno un paio di centinaio di USD alle famiglie e tanti saluti, o, molto più probabilmente, nulla, come ai civili somali uccisi dai missili americani l'anno scorso mentre provavano a colpire l'ennesimo "capo di Al Quaida"? Notiamo come nel caso degli afghani, iracheni o somali, alla fine, i parenti di questi poveracci non possono neanche provare a chiedere giustizia. Dal Cernis a Calipari, almeno si è arrivati a un processo. L'unica differenza che notiamo tra questi casi, è che in un caso le vittime sono del terzo mondo (se li ammazzi per sbaglio, fa lo stesso, tanto le loro vite non contano niente), e dall'altra sono occidentali (se li ammazzi per sbaglio hai un problema perchè ci sono avvocati, opinione pubblica, mass media, etc). Buffo come dopo 60 anni di democrazia, siamo ancora alle differenze fine '800 tra "bianchi" e "selvaggi". Da sbellicarsi dalle risate, se poi contiano che negli ultimi 40 anni, per la maggior parte dei paesi occidentali sono proprio le tristi condizioni di vita dei paesi sottosviluppati a preoccupare i benpensanti e i governi, sempre pronti a enunciare l'"eguaglianza" di tutti i popoli e l'antirazzismo. Secondo noi questi enunciati stridono un pochettino con i bambini libanesi, afghani, somali, palestinesi fatti a pezzi dalle CBU o bruciati dal fosoforo. Certo, "per errore", quindi nessuno è responsabile.



Vallo a spiegare a loro: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=20060721&articleId=2787



PS Al Quaida è veramente formata da incapaci sul piano mediatico. Con il metro dei portavoce dei Comandi Militari USA in Iraq o Afghanistan, quando commentano l'ennesimo "danno collaterale", bastava che Bin Laden e i suoi miliziani dopo le Torri dicessero "è stato un errore, del quale ci scusiamo profondamente", e tutto era risolto. O no?

Questi dannati Nazionalbolscevichi!



Il Nazionalbolscevismo fonde ideologicamente le istanze del nazionalsocialismo con quelle del bolscevismo, auspicando geopoliticamente una unione tra Europa e Russia (Eurasia, per l'appunto). Negli anni '20, uno dei maggiori propugnatori di questa ideologia fu Ernst Niekisch. Questo movimento politico è attivo oggi principalmente in Russia (35.000 iscritti) con il Partito Nazionalbolscevico (Национал-большевистская партия), seppur con alcune scissioni, e nonostante sia messo periodicamente al bando dallo Zar Putin.
Completa biografia di Ernst Niekisch qui: http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=12663


sabato 15 dicembre 2007

Ma la Mitford e Hitler avranno messo un lucchetto sul London Bridge?

Unity Mitford e Adolfo hanno fatto un figlio, e alla vecchia maniera? Aspettate un attimo, ma Hitler, oltre a coprofago, sadico, etc etc non era anche sospettato di omosessualità latente? Nel dubbio, ci facciamo un documentario ($$$). Fermo restando "Unity Mitford [...] nazista convinta" e "la sua vita personale non deve distrarre da questo". Ci sfugge come una vita possa non essere, per l'appunto, "personale", e che, evidentemente, se una persona è stata nazionalsocialista, qualunque altro aspetto della sua esistenza (peraltro conclusasi tragicamente, ma, ovviamente, pietà l'è morta, se non per ben determinate categorie) non ha alcun interesse. Anzi, alla Bardeche, probabilmente cessa di essere "persona umana".

http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_13/mistero_figlio_britannico_hitler_9ae4e910-a98b-11dc-b997-0003ba99c53b.shtml

Il mistero del figlio britannico di Hitler
Secondo lo «New Statesman» e il «Times», il Fürher potrebbe aver avuto un figlio da una nobildonna inglese
LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Finora ci aveva pensato solo il cinema. Con pellicole come «I ragazzi venuti dal Brasile» (1978) in cui uno spietato dottor Mengele creava dei cloni di Hitler e pianificava la loro storia personale affinchè facessero rivivere anche l'anima del Fürher. Ma stavolta c'è chi azzarda di più. Un articolo apparso sul settimanale «New Statesman» e rilanciato poi dal quotidiano «Times» racconta infatti il mistero del presunto figlio britannico di Hitler.
Adolf Hitler (Ap)Per i due giornali britannici Unity Mitford, l'aristocratica inglese adorata da Adolf Hitler che la riteneva «un magnifico esemplare di femminilità ariana», potrebbe aver avuto un figlio dal Führer, un figlio che - se l'ipotesi fosse confermata- adesso vivrebbe in Gran Bretagna.
LA STORIA - Unity Mitford era una delle sei figlie di Lord Redesdale, (le altre si chiamavano Nancy, Pamela, Diana, Unity, Jessica e Deborah) le aristocratiche sorelle dai destini e le passioni politiche contrastanti (Diana sposò Sir Oswald Mosley, capo dei fascisti inglesi, avendo i coniugi Gobbels come testimoni; Jessica era socialista e pacifista). Ossessionata da Hitler, che apprezzava senza riserve, Unity (che di secondo nome si chiamava Valkyrie) si recò in Germania agli inizi degli anni '30, riuscendo ben presto a incontrare il suo idolo; e divenne così intima del ristretto circolo attorno al Fürher, da essere considerata dai servizi segreti britannici «la più nazista di nazisti». Ma quando la Gran Bretagna dichiarò guerra al Terzo Reich, la Mitford - che aveva tentato in tutti i modi di prevenire la guerra - oppressa dalle visioni sulla catastrofe della civiltà occidentale, si tolse la vita: scelto un luogo simbolico - il «Giardino inglese», a Monaco di Baviera - si sparò un colpo alla testa con una pistola dal manico in madreperla. Era poco più che ventenne e la giovne non morì, ma il suo cervello risultò gravemente danneggiato. Ormai invalida, Unity fu riportata in Gran Bretagna, dove - secondo i libri di storia - fu accudita dalla madre e morì, all'eta di 33 anni, nel 1948.

IPOTESI - Ma la storia, secondo il direttore del «New Statesman», Martin Bright, potrebbe aver avuto un epilogo differente. Ad innescare la ricostruzione, una telefonata fatta da una certa Val Hann. «La donna mi raccontò che sua zia Betty Norton durante la guerra gestiva una clinica ostetrica, nell'Oxfordshire, frequentata dalla nobiltà, e che Unity Mitford era stata una delle pazienti. La clinica era tenuta con molta discrezione e lei aveva rivelato solo alla sorella, la madre di Val, che Unity aveva avuto un figlio. E Val, alla domanda su chi fosse il padre del bambino, mi rispose: "Unity raccontava sempre che era di Hitler"». Scettico, ma incuriosito, Bright ha allora deciso di recarsi a Wigginton, in cerca della clinica ostetrica, lo Hill View Cottage: nel villaggio ha incontrato Audrey Smith, all'epoca dei fatti una bimbetta, ma con una sorella (purtroppo deceduta) che lavorava proprio nella clinica e che le aveva parlato di Unity. Audrey raccontò di aver visto Unity, avvolta nelle lenzuola, all'apparenza molto malata, ricoverata nella clinica - raccontò - non per avere un bimbo, ma per un tracollo psicologico. L'ipotesi che Unity avesse avuto un figlio da Hitler non è stata confermata nè dalla sorella, la duchessa del Devonshire, che ha detto di poter mostrare i diari della madre che smentirebbero la tesi, nè dagli autori di un documentario che andrà in onda su Channel 4, «Hitler British Girl» (La ragazza britannica di Hitler), che non è riuscito a trovare prove che la giovane fosse incinta o che avesse avuto una relazione sessuale con Hitler. Scettico anche Richard Evans, docente di storia moderna all'università di Cambridge: «La relazione di Unity Mitford con Hitler era essenzialmente politica», ha confermato. «Lei era una nazista convinta, antisemita e fanatica razzista. E mi preoccupa che un gossip sulla sua vita personale possa distrarre da questi dati».