martedì 15 dicembre 2009

Bersani si accoda: è Berlusconi l'aggressore!



Bersani ieri, dopo la visita al premier in ospedale, cercando di mettere una pezza alle dichiarazioni della vergine (e ce credo!) Bindi e dello zappatore di Montenero di Bisaccia:

"Il PD è contro la violenza senza se e senza ma" - pausa pregna (fregna?) di intensa riflessione - significativo sguardo- "Dopodichè..." e giù una sbrodolata per i suoi elettori democraticamente ghigliottinari: "Dopodichè bisogna ragionare sul clima che ha condotto blablabla"...

Eh, la differenza dialettica equosolidale del "se" e "ma" contro il "dopodichè"... magari la prossima usiamo il "però"?

Caro Bersani, altri, non rispettosi come noi dell'altrui pensiero, per quanto patetico e trinariciuto, le direbbero: ma vaffanculo, miserabile.

lunedì 14 dicembre 2009

Rosy Bindi e Di Pietro non ci stanno: l'aggressore è Berlusconi!!!


Dura Rosy Bindi, in un'intervista a La Stampa, pur condannando «il gesto folle», invita il premier a «non fare la vittima», apostrofando il premier come «uno degli artefici del clima violento» nel Paese. da il Corriere.

Capiamo che lo zappatore di Montenero di Bisaccia non potesse che incolpare Berlusconi di fomentare "il clima di violenza" del quale è stato vittima (peraltro Di Pietro un paio di giorni prima aveva soffiato sul fuoco della violenza di piazza; tanto che je frega, mica ci andava suo figlio, in piazza, tra rossi e neri... il figlioletto ex carabiniere, in odore di cattive frequentazioni, mezzo dimesso ma sempre attaccato alla sua poltroncina di politichetto di campagna...), ma la Bindi... se fosse successo al suo Prodi, sarebbe piombata lei stessa quale novella erinni dal reprobo aggressore a fare quella giustizia sommaria che i suoi amichetti rossogiellinocazzocomunisti conoscono bene.

Altri, non rispettosi come noi delle istituzioni, direbbero solo: Bindi, povera sfigata, ma va a cagare.


Ci perdonino le Eumenidi per averne accostato il nome alla poverella cazzocomunista di cui sopra.

domenica 13 dicembre 2009

Aggressione equa, solidale e democratica a Berlusconi: Aggredito il premier dopo il comizio alla festa per il tesseramento del Pdl a Milano



Aggredire un settantenne è sicuramente tipica, democratica ed equosolidale espressione della migliore gioventù (ah, scusate: se l'è cercata perchè osava non essere comunista, quindi è solo uno sporco fascista, mica un settantenne).

Aggressione al premier dopo il comizio alla festa per il tesseramento del Pdl a Milano. Un uomo, Maasimo tartaglia, 42 anni, l'ha colpito al volto: è stato fermato. All'ospedale San Raffaele effettuata la Tc: 24 ore in osservazione. Berlusconi dal palco aveva invitato a non credere "a chi getta "fango e odio". Una decina di persone l'aveva contestato e lui aveva replicato: "Vorreste trasformare l'Italia in una piazza che inveisce, che condanna. Vergogna, vergogna, vergogna". Folla sotto choc: "Tutta colpa di Di Pietro"

http://www.ilgiornale.it/

I deliri di un giudice: Occorsio, piazza Fontana, BR nelle Imposimato's Folies



Dal Secolo XIX di oggi 13 dicembre, intervista al giudice Ferdinando Imposimato su piazza Fontana:

[...]

Imposimato: "Il giudice Occorsio, seguendo la "pista rossa", commise degli errori. [...] Poi iniziò a lavorare insieme a me. E si accorse che la "pista rossa" era sbagliata. Che piazza Fontana era strage di Stato. Una strage in cui c'entravano i servizi segreti. Occorsio imboccò la pista giusta. Stava per accertare la verità, si era imbattuto nei poteri massonici, nella Loggia P2. Ma venne ammazzato. Per questo, per la sua inchiesta su Piazza Fontana".

[...]

Intervistatore: "Lei attribuisce a questi eventi la nascita del terrorismo brigatista"

Imposimato: "Quando cominciai a parlare con i brigatisti, in particolare con Alfredo Bonavita, mi disse che la "pista rossa" per piazza Fontana era stato uno degli elementi della decisione di passare alla clandestinità, di fare la lotta armata allo Stato. Con questo non li voglio giustificare. Però presi atto di questo: erano stati accusati di una strage che non avevano commesso, loro, i "rossi". Ma solo dal 75-76 è iniziato l'"attacco al cuore dello Stato", i primi anni delle BR non furono sanguinari"


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Abbiamo letto con stupore (per tali farneticazioni l'indignazione è di troppo) l'intervista al giudice Imposimato, dove lo stesso resuscita per l'ennesima volta la corbelleria delle BR che decidono la lotta armata solo dopo piazza Fontana: in realtà, come facilmente reperibile perfino su internet, un mese prima...

Novembre: convegno del CPM a Chiavari, presso la pensione Stella Maris. Nell’occasione viene redatto il celebre “libretto giallo” dal titolo Lotta sociale e organizzazione nelle metropoli ( per alcuni, vedi Giorgio Galli, un vero e proprio manifesto costitutivo della lotta armata) in cui si può leggere: Ogni alternativa proletaria al potere è, fin dall’inizio, politico-miliare. La lotta armata è a via principale della lotta di classe. La città è il cuore del sistema, il centro organizzativo dello sfruttamento economico-politico. Deve diventare per l’avversario un terreno infido: ogni gesto può essere controllato, ogni arbitrio denunciato. La lunga marcia rivoluzionaria nella metropoli deve cominciare qui e oggi.


Tema centrale del convegno è la discussione sulla violenza politica e sull’ipotesi della lotta armata. Su questo terreno si confrontano le due anime del Collettivo: quella maggioritaria (che, nonostante l’incalzare degli avvenimenti, predica la gradualità dell’azione politica e dell’eventuale iniziativa armata) e quella minoritaria, convinta che la “lotta armata subito” sia una ipotesi già del tutto percorribile.



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Appare evidente come la parte "minoritaria" non sarebbe stata con le mani in mano, a prescindere dalla strage milanese.

Ancora più demenziale è legare l'assassinio di Occorsio alle indagini di piazza Fontana, mentre è trasparente (uno dei pochi casi nella contorta storia dei nostri anni di piombo) che Concutelli (il terrorista "nero" che uccise il giudice) "giustiziò" Occorsio per il suo ruolo nella messa al bando del Movimento Politico Ordine Nuovo... con lo stesso metro di Imposimato, dovremmo desumere che le seguenti azioni "militari" del MPON fossero "non giustificate", certo... ma quasi... dalle misure repressive contro il MPON (v. Ardica - Concutelli, Io, l'uomo nero, Marsilio 2008).

Ridicola, se non criminale, l'affermazione che solo dal 1975-1976 le BR attaccano il cuore dello stato e che "i primi anni non furono sanguinari": qualcuno dovrebbe ricordare a Imposimato che nel 1971 viene ucciso dall BR il portavalori Floris, nel 1972 Calabresi (!!!), nel 73 c'è Primavalle e la strage della questura di Milano...

Trovo inoltre che le affermazioni buttate lì da Imposimato , en passant, su servizi deviati, stragi di Stato, etc siano un insulto alle decine di vittime delle BR, dimenticate da stampa e istituzioni, solo perchè ebbero il cattivo gusto di farsi uccidere singolarmente e non in ecclatanti stragi, meglio strumentalizzabili con megamanifestazioni, e poi da "compagni che sbagliano".

mercoledì 2 dicembre 2009

Scandalo sexy dopo Berlusconi, Marrazzo e la Mussolini: ma la Iotti era l'amante di Fini o di Togliatti?!?



Scandalo sexy dopo Berlusconi, Marrazzo e la Mussolini: ma la Iotti era l'amante di Fini o di Togliatti?!?

Tra parentesi, approposito di moralità (per gli altri, non per noi compagni)...

La vita politica di Nilde Iotti si intreccia alla sua vita privata nella lunga relazione con il segretario del PCI Palmiro Togliatti che termina con la morte del leader comunista, nel 1964. Una relazione che esce allo scoperto in occasione dell'attentato a Togliatti del 1948 e che i militanti del Pci faticano per molto tempo ad accettare perché Togliatti era già sposato (e con un figlio rinchiuso in manicomio, ignorato e abbandonato: ma su di lui niente film come sulla Dalser/Mussolini, eh, mi raccomando registelli leccaculi e un pò conformistucci, NdMinitrue).

E di Resistenza (ma dalle poltrone)...

Secondo Miriam Mafai però "non risultava che avesse fatto (la Iotti, NdMinitrue) la Resistenza." Miriam Mafai. "Ma chi è quella signora?" da L'uomo che sognava la lotta armata. Rizzoli, 1984.

02-12-09
NILDE JOTTI: FINI, ESEMPIO DI DIFESA COSTITUZIONE E PROMOTRICE RIFORME

(ASCA) - Roma, 2 dic - La figura di Nilde Jotti e il suo contributo al consolidamento della democrazia e al funzionamento istituzionale in Italia sono stati ricordati a dieci anni dalla sua morte in un incontro organizzato a Montecitorio (Sala della Lupa) dalla Fondazione della Camera dei deputati.

I tratti salienti della Jotti come presidente della Camera sono stati proposti dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Sono poi seguiti gli interventi di Fausto Bertinotti (presidente della Fondazione), Maria Cinciari Rodano, gia'' vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni, ministro della gioventu' e gia' vicepresidente della Camera, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, Valeria Fedeli, presidente della Federazione sindacale europea Etuf-Tcl, Giorgio Frasca Polara, portavoce di Nilde Jotti negli anni della sua presidenza.

''La Camera dei deputati oggi rende omaggio -ha detto Fini- a una figura che e' parte integrante e rilevante della storia politica e istituzionale dell'Italia. Nilde Iotti ha interpretato con autorevolezza e rigore i valori costituzionali che sono alla base della vita democratica del nostro Paese''.

''Nilde Iotti offri' un esempio di imparzialita' e di equilibrio -ha sottolineato in particolare Fini- che le valse il riconoscimento e la stima di tutte le parti politiche. Non rinunciava, pero', alle sue idee. Come disse Luciano Violante, 'la sua imparzialita' non fu mai neutralita''.

Essere super partes non significava per lei rimanere estranei al confronto delle opinioni. Cio' non diminui' affatto l'apprezzamento che la circondava, perche' la cultura democratica si fonda, a ben vedere, sul confronto delle idee.

E' da li' che viene la capacita' di dialogo e di ascolto''.

venerdì 27 novembre 2009

"Quel che è di Cesare" non è certo di Fini, Bersani e la Rosy Bindi...



BERSANI E FINI: CONVERGENZA SU LAICITA' E NUOVA IDEA DI POLITICA (RPT)


(ASCA) - Roma, 26 nov - La laicita' puo' essere un terreno di incontro e non di contrapposizione politica come e' avvenuto in epoche recenti e lontane in Italia. E' la conclusione della presentazione del libro di Rosy Bindi ''Quel che e' di Cesare'', edito da Laterza, a cui hanno partecipato il presidente della Camera Gianfranco Fini, il segretario del Pd Pierluigi Bersani e Gianfranco Brunelli, direttore della rivista cattolica ''Il Regno'', moderati dal giornalista Giulio Anselmi.



Ormai qua non è questione di politca personale o meno, è proprio da caduta di braccia... era necessario che il Presidente della Camera si scomodasse per presentare un libro che -scusate- non mi pare sia un'opera imprescindibile, ma solo un banale pamphlet cazzocomunista?

La cosa divertente è che i bambini extracomunitari dello "stronzo", guardavano Fini con quella santa commiserazione che hanno i bambini quando un adulto tenta goffamente di "giocare" come loro, mentre Bersani in questa occasione lo guardava come un bottegaio disonesto che vede entrare un ben pasciuto pollo da spennare nel suo negozio... in entrambi i casi, bravissimo

sabato 14 novembre 2009

Fao, Jacques Diouf in sciopero della fame... gli sarà rimasto sullo stomaco il Lobster del Maine




Fao, Jacques Diouf in sciopero della fame
Il dg dell'organizzazione non mangia «per sensibilizzare sul problema dell'alimentazione». Alemanno aderisce


ROMA - Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, venerdì sera alle 20.00 ha iniziato uno sciopero della fame di 24 ore per «sensibilizzare l' opinione pubblica sul problema dell'insicurezza alimentare» in vista del vertice della Fao che si aprirà lunedì. Lo ha annunciato lo stesso Diouf intervenendo al forum della società civile per la sovranità alimentare dei popoli riunito alla Città dell'altra economia.

Dal Corriere di oggi...

Che ometto tutto d'un pezzo, però mi sa che digiunerà perchè ha ancora sullo stomaco... vedi seguente articolo dal Giornale di qualche tempo fa...

La mattinata se n’era andata tra una relazione sulla desertificazione nella Mauritania e una sulla carestia sul sud Sudan.Poi, alle 13, tutti a tavola. Si partì con l’aragosta in vinaigrette, e poi avanti con il kiwi guarnito di foie gras, filetto d’oca con olive, crespelle ai funghi e risotto di arance e zucchini. E siccome l’appetito vien mangiando, e del doman non v’è certezza, come sanno bene i delegati dei Paesi sub-sahariani, si era passati al brasato, al salmone ai tre pepi, e al voilà finale a base di torta bigusto e composta di frutta con vaniglia.Momenti di tensione, a metà mattinata, si erano registrati a causa di un ritardo del camion che trasportava le aragoste. Ma poi la crisi si era dissolta grazie all’intervento di un mezzo dei servizi di sicurezza dotato di sirena «spartitraffico». Da allora, gli ospiti fissi raccontano che il menù si è come contratto, suscitando la stizza e la delusione di commissari e segretari regionali che vengono addirittura da Uagadugu (in aeroplano, va da sé).Gran cerimoniere dell’immenso carrozzone, famoso nel mondo per spendere oltre la metà delle sue risorse per alimentare se stesso e la sua fastosa burocrazia è il senegalese Jacques Diouf, 69 anni, studi alla Sorbona e cinque figli. L’anno scorso, un gruppo di esperti internazionali passò ai raggi X l’organizzazione che Diouf governa dal 1994 come un satrapo stendendo 490 pagine di commenti intrisi di curaro. Non c’era capitolo, in quella relazione, che non suonasse come un ceffone sulla collottola del signor direttore generale. Sprechi di risorse, burocrazia cervellotica, denaro in fuga per mille e più rivoli. Lui: sereno. A chi gli domandava se non avesse pensato mai di dimettersi, di fronte a quella gragnuola di accuse, il direttore generale rispose sgranando i suoi occhioni innocenti dietro le grandi lenti da pensatore: «Dimettermi? E perché mai? All’epoca sono stato eletto da 137 Paesi, in modo democratico.

Una ipocrisia da vomitare, anche se questi tempi ci hanno abituato bene...

lunedì 9 novembre 2009

Santanchè: Maometto era poligamo e pedofilo; la Santanchè è invece quella che è



Santanchè: «Maometto era poligamo e pedofilo. Una moglie aveva 9 anni»
La leader di Movimento per l'Italia: «Il profeta dell'islam aveva nove mogli, l'ultima era una bambina. È la storia»
ROMA - Secondo Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia, «Maometto era poligamo e pedofilo, perché aveva nove mogli e l'ultima di 9 anni». Le frasi di Santanchè sono state pronunciate nel corso del programma Domenica Cinque su Canale 5 durante un intervento sulla decisione della Corte europea di Strasburgo di vietare l’affissione del crocifisso nelle scuole. L'esponente politica, che fu candidata della Destra alla carica di primo ministro alle elezioni dello scorso anno, ha suscitato una dura reazione sia da parte dei suoi interlocutori che dei musulmani presenti nel pubblico. «È la storia», ha ribattuto Santanchè.






Dal Corriere.





Questo immacolato faro della cultura occidentale attuale, novella Fallaci (un nome una garanzia), non si rende mica conto che secoli prima e secoli dopo Mohammed, decine di Re, nobilastri e borghesotti cattolicissimi si sposavano con bambine abbondantemente minorenni...





domenica 1 novembre 2009

Diana Blefari Melazzi suicida in carcere, Luigi Manconi si indigna... chissà se si è indignato un pochetto anche per le vittime dei terroristucci...



La Blefari Melazzi era pronta a collaborare
Giallo sul suicidio in carcere della brigatista e sulle misure di sicurezza. I suoi legali: una morte annunciata


ROMA - Diana Blefari Melazzi era pronta a collaborare con la giustizia. E' quanto emerge da alcune indiscrezioni secondo cui la brigatista, che sabato sera si è tolta la vita nel carcere romano di Rebibbia, aveva avuto il giorno stesso un colloquio con gli investigatori. Colloquio che non sarebbe l'unico di questi ultimi tempi. Alla Blefari Melazzi nei giorni scorsi era stata confermata definitivamente la condanna all'ergastolo per aver preso parte all'omicidio del giuslavorista Marco Biagi.
«SUICIDIO ANNUNCIATO» - Era in una cella singola, Diana Blefari Melazzi, e si è uccisa impiccandosi con delle lenzuola annodate. «Una morte annunciata», ha detto subito il presidente dell'associazione Antigone, Patrizio Gonnella, che si batte per i diritti nelle carceri. «Aveva senso tenere in carcere una persona che stava così male?». Perchè da tempo Blefari «schizofrenica e inabile psichicamente», passava le sue giornate, come ricorda il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, «in completo isolamento, in una cella singola, per la maggior parte del tempo a letto e al buio rifiutando spesso cibo e medicine», senza rapporti con altre detenute e operatrici volontarie.


Dal Corriere.

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Stasera, al TG Rai, ci siamo beccati l'egregio Luigi Manconi, dell'Associazione "A buon diritto", che con la faziosità radicalchic che ci si poteva aspettare dal detentore di tanto CV...

Laureato in Scienze politiche, si è dedicato all'insegnamento universitario, prima presso l'Università di Palermo e, successivamente, nella Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, dove è docente di Sociologia dei fenomeni politici.
Tra il 1969 e il 1975 ha militato in
Lotta Continua.
Negli
anni Settanta, con lo pseudonimo Simone Dessì, collaborava a diverse riviste culturali e musicali. Con Giaime Pintor, Marco Lombardo Radice, Gianni Borgna e Gino Castaldo è autore di numerosi volumi sulla musica popolare e sulla musica leggera, tutti pubblicati dalla Savelli ("C'era una volta una gatta", "La chitarra e il potere", "Cercando un altro Egitto", "Il futuro dell'automobile, dell'anidride solforosa e di altre cose" tra gli altri).
Nel corso dell'attività di
critico musicale, è rimasto celebre il suo attacco a Fabrizio de André per l'album "Storia di un impiegato", nel quale affermava «è un disco tremendo: il tentativo, clamorosamente fallito, di dare un contenuto "politico" a un impianto musicale, culturale e linguistico assolutamente tradizionale, privo di qualunque sforzo di rinnovamento e di qualunque ripensamento autocritico: la canzone Il bombarolo è un esempio magistrale di insipienza culturale e politica».
Negli anni Ottanta ha fondato e diretto, con
Massimo Cacciari e Rossana Rossanda, la rivista "Antigone". È stato direttore di Ombre Rosse (con Goffredo Fofi) e poi editorialista e commentatore delle più importanti testate italiane, come Il Messaggero, il Corriere della Sera, La Stampa e La Repubblica; attualmente collabora a Il Sole 24 Ore e a l'Unità.
...
Negli anni Novanta è stato consulente della trasmissione di Rai 3
Milano, Italia, ideata e condotta da Gad Lerner.
Nel 1994, da indipendente, viene eletto senatore nelle liste dei
Verdi,

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È iscritto ad Amnesty International e alla International Antiprohibitionist League. Con Laura Balbo ha promosso l'associazione “Italia-razzismo”. È presidente di "A buon diritto. Associazione per le libertà".
Dal novembre del 1996 al giugno del 1999 è stato portavoce nazionale dei Verdi.
Nel 2005 si è iscritto ai
Democratici di Sinistra, per i quali è stato responsabile del dipartimento nazionale Diritti Civili e sottosegretario di Stato alla Giustizia, nel secondo governo Prodi, dal 2006 al 2008.
...



Dal 2008 dirige il sito innocentievasioni.net dedicato ai luoghi e alle procedure di privazione della libertà, e italiarazzismo.it, dedicato al rapporto tra immigrazione straniera e società italiana.


... chiedeva retoricamente, sincerodemocraticamente ed equosolidalmente: "Come mai la Blefari non era in una struttura psichiatrica protetta????"


Domandona veramente, direi un altro "mistero italiano" delle FODRA, un afflato di verità progressista destinato, per i trinariciuti, per gli utili idioti nostrani (parole di Lenin, non mie, eh) a rimanere senza risposta...

Per le persone di buona volontà, per gli uomini della strada come il sottoscritto, la risposta invece è molto semplice.

Domanda: La Blefari, perchè era in galera e non a farsi due passi nel giardino di una clinica, o in Trastevere, magari con la Baraldini a tenerle compagnia?

Risposta: Ma forse perchè era una terrorista, complice di altri terroristi che hanno ucciso spietatemente un uomo, colpevole solo di non pensarla come loro?

Difficile eh, Manconi, arrivarci da solo...

venerdì 23 ottobre 2009

Pietro Marrazzo, presunta estorsione, ma il video con il trans è pure presunto?


Marrazzo: «Solo gossip senza verità»
Dopo l'arresto di 4 carabinieri per tentata estorsione: «Non mi è mai arrivato nulla e non ho versato soldi»


ROMA - «È soltanto gossip». Ha il tono fermo il governatore del Lazio Piero Marrazzo quando gli si chiede di commentare l’arresto dei quattro carabinieri. Ma si capisce che la vicenda lo turba profondamente: «Sono amareggiato e sconcertato per come a pochi mesi dalle elezioni si tenti di infangare l’uomo Marrazzo per colpire il presidente Marrazzo». Solo due giorni fa ha scoperto che esisteva un’indagine sulla vicenda e ha compreso che la storia sarebbe diventata pubblica. Lui comunque nega di essersi sottomesso al ricatto.
Presidente, lei sa che sono finite in carcere quattro persone per una vicenda che la riguarda?«Ho saputo qualcosa».
Dunque è a conoscenza dell’esistenza di un video che la ritrae in atteggiamenti privati che sarebbe stato usato per ricattarla?«Non mi è mai arrivato nulla, ho saputo che si parla dell’esistenza di questo filmato, ma io posso dire che non mi è mai stato dato niente. È un gossip».
Eppure ai sottufficiali finiti in carcere è stato contestato il reato di estorsione.«Io so che è un tentativo mai andato in porto perché, come ripeto, non ho mai ricevuto alcunché».
Si parla di un versamento di 80mila euro. Non è così?«Io non ho mai pagato, nego di aver mai versato soldi».
Però lei sa che ci sono stati degli arresti?«L’ho saputo, sono stato informato dell’indagine. Ma voglio ribadire che è soltanto un gossip senza fondamento. Una bufala».

da Il Corriere


Dunque, le acrobazie verbali del Marrazzo e il compiacente giornalista che NON fa le domande a fondo non nascondono una faccenduola: sembra proprio, leggendo con attenzione, che Marrazzo nega l'estorsione, ma non nega l'esistenza del video.


Faccenda privata, certo... come per Berlusconi.


Le vittime sono, anche in questo caso, se il "lavoretto" fosse confermato, la moglie di Marrazzo e la (in)credibilità (ormai pari a zeroviazero) della politica italiana.

mercoledì 14 ottobre 2009

La polizia: "Saviano non doveva avere la scorta"



Milano - "Sull’assegnazione alla scorta a Saviano, il nostro parere fu negativo". Lo rivela, in un’intervista al Corriere della Sera Magazine, il capo della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani, continua parlando al magazine che uscirà giovedì prossimo. A proposito della scorta assegnata tre anni fa all’autore di Gomorra, Pisani racconta: "A noi della Mobile fu data la delega per riscontrare quel che Saviano aveva raccontato a proposito delle minacce ricevute. Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione della scorta". "Resto perplesso - aggiunge - quando vedo scortate persone che hanno fatto meno di tantissimi poliziotti, carabinieri, magistrati e giornalisti che combattono la camorra da anni".Il libro: "Peso mediatico eccessivo" E sul bel best seller tradotto in 43 Paesi, il capo della Mobile dice: "Il libro ha avuto un peso mediatico eccessivo rispetto al valore che ha per noi addetti ai lavori". Secondo il capo della squadra mobile per rapportarsi alla criminalità organizzata bisogna rispettare "delle regole deontologiche" e soprattutto cercare di non dare "un’immagine eroica della lotta alla criminalità" perchè "la lotta alla criminalità è una cosa normale. A cui tutti possono partecipare". Diventato a soli trent’anni capo della omicidi di Napoli, a Magazine Pisani dice la sua anche sulle intercettazioni, di cui invita a considerare l’enorme importanza ai fini delle indagini. "Sono perplesso dal fatto che per autorizzare un’intercettazione ci debbano essere gravi indizi di colpevolezza", spiega.



Una scorta non la si nega a nessuno, e a Saviano serve solo per il suo status-symbol di personaggio costruito a tavolino da lui stesso e dall'editore (anche perchè, in realtà, la scorta in se non serve a un cazzo: vedi Moro, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino).


Che poi il copia/incolla di Cronaca Nera/Vera di Saviano si venda in milioni di copie nell'italietta editorialmente dissestata, e le Herta Mueller premio Nobel vendano solo ottocento copie, vuol dire che i Saviano e il Grande Fratello (che sono due facce della stessa medaglia), ce li meritiamo tutti.


lunedì 12 ottobre 2009

Non sono una donna a sua disposizione: sti cazzi! Rosy Bindi, Berlusconi, Lei è più bella che intelligente, usw.





Dopo l'attacco di Berlusconi: «Lei è più bella che intelligente»
Bindi fa scuola, va a ruba la maglietta: "Non sono una donna a sua disposizione"
Distribuita dall'associazione «Le democratiche» alla convention del Pd: una è stata donata alla stessa Bindi
«Non sono una donna a sua disposizione»: la frase pronunciata giovedì da Rosy Bindi per replicare al
premier Silvio Berlusconi, che l'aveva appena apostrofata come «più bella che intelligente», campeggia sulle magliette che indossano le donne alla convention nazionale del Partito Democratico.
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La reazione normale alla frase della cazzocomunista in questione sarebbe la seguente:



Bindi: "Non sono una donna a sua disposizione"


Berlusconi: "Sti cazzi!" con eventuale corollario "E cchi tte vvole, cozza!"

Invece, politicamente, ci interessa la solidarietà espressa alla Bindi dalla Melandri, quella che danzava scatenata un ballo democratico, antirazzista e equosolidale nella villa di Briatore a Malindi (prima negando - dicendo che in Africa sì ci andava, ma per progetti equosolidali, appunto - e poi costretta dalle foto a smentire se stessa) e che da Ministro alla cultura preferiva andare ai banchetti che non agli eventi culturali istituzionali. Praticamente una Berluscona.



Ri-approposito, grande serietà, quasi come quella berlusconiana, fare politica con le magliette...


e sulle "Donne democratiche" - solo leggere "donne democratiche" mi fa sbellicare dalle risate per il suo suono di tronfio autoconvincimento di squisita superiorità morale di queste poverelle - sarà sufficente citare il grande Gaber:


Sono diverso, sono polemico e violento
non ho nessun rispetto per la democrazia
e parlo molto male di prostitute e detenuti
da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti
di quelli che mi diranno che sono qualunquista, non me ne frega niente
non sono più compagno, né femministaiolo militante
mi fanno schifo le vostre animazioni, le ricerche popolari e le altre cazzate
e, finalmente, non sopporto le vostre donne liberate
con cui voi discutete democraticamente
sono diverso perché quando è merda è merda
non ha importanza la specificazione. . .

mercoledì 23 settembre 2009

Giustizia cazzocomunista secondo Albertina Soliani:"Verrà un giorno in cui il popolo italiano farà finalmente piazza pulita di tutto questo ciarpame"



Cari lettori, sarà che la redazione di Libero a Milano è a un tiro di schioppo da piazzale Loreto e l’evocazione delle masse risveglia certi fantasmi, ma lette queste parole abbiamo pensato che non c’era più niente da ridere: «Verrà un giorno in cui il popolo italiano farà finalmente piazza pulita di tutto questo ciarpame». La frase è di Albertina Soliani, senatrice del Pd, che dietro un nome mite cela una clava, usata alla cieca contro il nostro giornale, reo (...) (...) di aver pubblicato un fotomontaggio satirico di Striscia la notizia (sì, lo so, fa ridere) sul leader in pectore dell’opposizione italiana, Ezio Mauro. Con sprezzo del ridicolo la sinistra parruccona è scesa dalla terrazza, ha mollato le tartine e lo champagne e s’è indignata parlando di «strategia lesiva della libertà di stampa» (Luigi Zanda) e «meschino attacco personale» (Vincenzo Vita e Fabrizio Morri, in versione coppia di fatto). Non si è mai fatta sfiorare la mente dal fatto che quella pubblicata dal nostro quotidiano fosse un’immagine satirica, non ha mai nutrito il minimo dubbio che quella libertà di espressione con cui si riempie la bocca in questi giorni non vale solo per il suo giornale-partito di riferimento, Repubblica, ma anche per gli altri. Nessun dubbio. D’altronde, la nostra storia patria ci insegna che i randellatori hanno sempre avuto granitiche certezze e il Partito democratico, almeno in questo, è lo sgangherato erede della tradizione socialista e rivoluzionaria del giovane Benito Mussolini. (da Libero di oggi)



Albertina Soliani (Boretto, 10 dicembre 1944) è una politica italiana.
Laureata in
Pedagogia presso l'Università Cattolica di Milano, è stata insegnante nelle scuole elementari e medie e direttrice didattica a Parma.
Formata nell'
Azione Cattolica, è stata iscritta alla Democrazia Cristiana e quindi segretaria provinciale del Partito Popolare Italiano. Responsabile nazionale del settore scuola dei Democratici, dei quali è stata tra i fondatori. Coordinatrice regionale per l'Emilia-Romagna dei Democratici. (da Wiki)

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La faccettina da clone di Rosy Bindi già non lasciava dubbi, ma la sua carrieretta politica è una conferma: ci troviamo davanti alla ennesima cazzocomunistaprogressista, pregna sino alla punta dei suoi candidi boccoli di pietas per gli umili e per gli ultimi, ma solo se votanti PD; per i nazifassssisti (ossia per chiunque non abbia votato Prodi e/o Veltroni e/o Franceschini), la tenera, dolce e compassionevole vecchiettina accanto alla dentiera, al Capitale e al Vangelo secondo Don Gallo tiene corda e sapone... "Verrà un giorno in cui il popolo italiano farà finalmente piazza pulita di tutto questo ciarpame"... in una nuova, equa e solidale Piazzale Loreto, immaginiamo. Un grande esempio di democrazia da parte della Società Civile, veramente.

martedì 15 settembre 2009

Bongiorno e Fini vs Feltri e Alleanza Nazionale a luci rosse!



Notizia «Ansa» delle 19.52 di ieri: Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera e legale di Gianfranco Fini, valuta iniziative legali contro Feltri. «Inserire in un articolo che si riferisce a vicende politiche e a Fini una allusione a “un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse” che riguarderebbero personaggi di Alleanza nazionale, è un fatto gravissimo che lede la reputazione del presidente della Camera dei deputati. Valuteremo quali iniziative assumere in sede giudiziaria».

Risposta di Feltri:

L’importante non è fare una querela, ma vincerla. E in questo caso sarà dura. Molto dura.

Mitico Fini... trasformismo da Fregoli a parte, mi fa sbellicare dalle risate il fatto che il difensore della Civiltà Occidentale e della probità in politica (e nel privato, se di Berlusconi) ha come compagna una che è stata con Gaucci. Cioè, avete presente? Gaucci.

venerdì 21 agosto 2009

La Pravda (cattolica) informa: Migranti morti, la Chiesa accusa:"Occhi chiusi come con la Shoah"




L'articolo dell'Avvenire gronda talmente di farisaico pietismo interessato e malafede che è imperativo più che mai essere pagani, atei, mistici, musulmani, buddisti, animisti, Wicca, etc etc ma NON cattolici romani, variante cattocomunista o meno. Non ne avevamo bisogno, ma questo conferma che la Chiesa preferisce governanti cazzocomunisti un pò parodia Brigate Rosse un pò che vanno a trans (ma di nascosto, vedi il chierichetto Sircana) al centrodestra (pagliaccesco anch'esso, peraltro...).

Migranti morti, la Chiesa accusa:"Occhi chiusi come con la Shoah"
Editoriale del giornale dei vescovi: "Nessuna politica di controllo consente di lasciare una barca alla deriva"Monsignor Bruno Schettino: "Grave offesa all'umanità e al senso cristiano della vita"

ROMA - "L'Occidente a occhi chiusi" non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei. Duro il commento del gionale dei vescovi sull'ennesima strage dei migranti. E durissime le parole di monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua: "Una grave offesa all'umanità e al senso cristiano della vita". L'Avvenire. In un editoriale pubblicato in prima pagina, Marina Corradi sostiene che c'è "almeno un equivoco in cui non è ammissibile cadere. Nessuna politica di controllo dell'immigrazione consente a una comunicatà internazionale di lasciare una barca carica di naufragi al suo destino. E questa legge ordina: in mare si soccorre. Poi, a terra, opereranno altre leggi: diritto d'asilo, accoglienza, respingimento. Poi. Ma le vite, si salvano". Invece quel barcone vuoto dice del farsi avanti della "nuova legge del non vedere": "Come in un'abitudine, in un'assuefazione. Quando, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei soto il nazismo - scrive Corradi - ci chiediamo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalistarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione, sul Mediterraneo. L'Occidente a occhi chiusi". "Così è stata violata una legge antica - conclude - "che minaccia le nostre stesse radici. Le fondamenta. L'idea di cos'è un uomo, e di quanto infinitamente vale". La Cei. La morte di oltre 70 immigrati che cercavano di raggiungere la Sicilia rappresenta una "grave offesa all'umanità e al senso cristiano della vita". E' quanto ha detto amonsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua. Si percepisce, ha detto monsignor Schettino "un senso di povertà dell'umanità, non c'è attenzione verso l'altro, verso gente che è in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla povertà in cerca di serenità e di pace".

"E' una morte assurda - ha aggiunto - donne bambini innocenti gettati in mare, è il senso dell'uomo che decade, urge l'impegno dei cristiani di attivarsi concretamente verso coloro che soffrono, il problema è umano prima che politico". Rispetto al problema dell'immigrazione così come esso si presenta oggi nel nostro Paese "come educatori di umanità e di umanesimo - afferma monsignor Schettino - dobbiamo essere propositivi, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, nel senso di una vera accoglienza verso i poveri. Davanti al povero bisogna inchinarsi. Il tema dell'accoglienza riguarda cristiani e non cristiani, l'umano è sempre umano". "Dobbiamo superare le distinzioni di parte - ha aggiunto l'arcivescovo - e affrontare il problema nella sua globalità il primato dell'uomo serve a costruire un'umanità rinnovata. Io per esperienza personale mi prodigo molto in favore degli immigrati, non abbiamo bisogno di declamazioni di principi ma di esperienze concrete forti".




giovedì 20 agosto 2009

Berlusconi, il Papa e Avvenire. Un agguato mediatico: La stampa fabbrica un falso scoop anti Cav


Non che ce ne freghi molto dell'Uomo di Arcore, ma ci culliamo nella orrida figura fatta dall'autorevole quotidiano torinese, indice della serietà del giornalismo radical chic engagè sinistrorso, o, in questo caso, azionista italiano. Complimenti comunque alla valentissima giornalaia autrice dell''errore (errore?). Nell'immagine, la redazione della testata sanziona la reproba.

Un agguato mediatico:
"La Stampa" fabbrica un falso scoop anti Cav

di Guido Mattioni

Una cosa così, non l’avevamo mai vista. Una cosa così, non l’avevamo mai nemmeno ipotizzata. Perché agli occhi, al cuore, ma soprattutto allo stomaco seppur corazzato di chiunque abbia alle spalle qualche decennio di carriera giornalistica, una cosa tanto spudoratamente falsa quanto quella pubblicata ieri alle pagine 10 e 11 del quotidiano La Stampa - e aventi Silvio Berlusconi in veste di scontato bersaglio - risulta quanto mai sgradevole.La «patacca» si trova proprio al centro di quelle pagine. È una fotografia a colori che illustra un riquadrino orizzontale su fondo grigio e titolato in rosso: «Così “Avvenire” sul presidente del Consiglio». A un occhio distratto, niente di che. Tre succinte didascalie per ripercorrere le posizioni assunte dal quotidiano dei vescovi, nella querelle con Berlusconi, rispettivamente il 5 maggio, il 25 luglio e il 12 agosto scorsi. Fin qui tutto normale.Ma è appunto la foto messa lì a illustrare il riquadro, ciò che sconvolge. Vi appare infatti un’ipotetica prima pagina dell’Avvenire sulla quale campeggia un titolo incredibile, per quanto sfacciatamente falso: «Il Papa a sorpresa: “Silvio ora basta”». E c’è anche un occhiello, rubricato “Il fatto”: «Il Pontefice bacchetta il premier anche sulla Finanziaria. “Mi aveva promesso politiche per la difesa della famiglia. Poi ho scoperto che la famiglia era la sua e quella di suo fratello Paolo”».Titolo falso già nei toni, perché mai un pontefice si rivolgerà a un leader politico dalla prima pagina di un giornale. Titolo falso anche nell’etichetta, perché è ancor più difficile che lo faccia dandogli del «tu». Titolo falso come si intuisce dal logo del 40° di vita che compare accanto alla testata dell’Avvenire, giornale che nel 2009 di anni ne ha compiuti invece 42, dimostrando così palesemente le dita sporche di marmellata di chi ha pensato e dato alle stampe una simile bufala.E dire che nel suo insieme, quella doppia pagina della storica e «autorevole» testata torinese di via Marenco, poteva infatti apparire come un capolavoro di ingegneria redazional-tipografica. Ed essere anche giudicata dagli addetti ai lavori un abile castello fatto di titoli, sommari, retroscena e approfondimenti. Il tutto, confezionato pro domo Stampa attorno alla nota vicenda che ha visto il premier rispondere dalle pagine del settimanale Chi alle considerazioni dei vescovi pubblicate sul quotidiano della Cei.Sarebbe stato tutto lecito, ci mancherebbe, come è sempre lecito in democrazia essere schierati (ma chissà perché lo rinfacciano soltanto a noi del Giornale?) e nutrire tanto simpatie quanto speculari antipatie, politiche e no. Ma il fatto... o meglio, ciò che da ieri possiamo chiamare «il fattaccio brutto» di via Marenco, è che proprio al centro di quella doppia pagina, sotto la grande foto di un Cavaliere dall’espressione a dir poco stizzita, il quotidiano diretto dal giovane Mario Calabresi abbia toccato un’inimmaginabile vetta di falsità. Più che vetta, un abisso.Che il titolo sia fasullo, lo ha confermato del resto al Giornale lo stesso Avvenire, per bocca del caporedattore degli Interni, Luciano Moia. «Figuriamoci se si può virgolettare così una frase in prima pagina, attribuendola perdipiù a Benedetto XVI. Il Papa non si occupa certo di queste cose - è sbottato -. Il direttore non è in redazione, ma vi posso assicurare che il clima da noi è di profonda irritazione. Sembra proprio una cosa fatta apposta, e non si capisce perché».


sabato 15 agosto 2009

Pari opportunità in Afghanistan: Kabul, la nuova legge sulla famiglia, niente cibo alle mogli disobbedienti e i Burqa a Panarea




Elezioni in Afghanistan
Il testo emendato riconosce ai mariti sciiti il «diritto al ricatto»
Kabul, la nuova legge sulla famiglia
Niente cibo alle mogli disobbedienti
Accuse al presidente Karzai: ha venduto le donne in cambio di voti

Dal nostro inviato KABUL — Il diritto allo stu­pro coniugale (semplice ed esplicito) è scomparso, ma per i mariti sciiti dell’Afghani­stan (e le loro mogli schiave) cambia poco. Con la nuova versione della legge sul dirit­to di famiglia riservato alla co­munità sciita, circa il 20 per cento della popolazione, gli uomini dovranno solo aspet­tare che il «diritto al ricatto», concesso loro dalla norma, faccia il suo effetto. Sesso in cambio di cibo: prima o poi la fame convincerà anche la mo­glie più ritrosa.Uno degli articoli della com­plessa norma dice infatti così: «È responsabilità della mo­glie soggiacere al ragionevole piacere sessuale del marito e non lasciare il tetto coniugale senza il suo permesso, ecce­zion fatta per situazioni di emergenza. Se qualunque dei doveri di qui sopra non è ri­spettato, la moglie è da consi­derare disobbediente». E le mogli «disobbedienti» perdo­no il diritto al mantenimento. Cioè a mangiare. E siccome non possono neppure divor­ziare o tornare dalla mamma senza il permesso del marito, l’alternativa è «soggiacere» o morire di fame.Sarebbe questo il misero ri­sultato dell’indignazione in­ternazionale, delle dichiara­zioni di fuoco dei governi che da otto anni regalano soldi e soldati al governo Karzai e persino di un raro corteo di femministe afghane. Tre mesi di emendamenti hanno spo­stato lo «stupro coniugale» dal letto alla tavola. Tra le al­tre norme contenute nella nuova legge anche l’affida­mento dei figli sopra i 9 o 12 anni ai parenti maschi più vi­cini e una considerazione del­lo stupro come problema eco­nomico e non di diritto uma­no: il colpevole potrà chiude­re il processo versando alla fa­miglia della vittima (non a lei) un risarcimento commisu­rato alle disponibilità finan­ziarie del clan. La violenza sul­la figlia di un ricco costerà ca­ra, quella sulla figlia di un po­vero verrà via per poco.La denuncia è stata lanciata ieri da Human Rights Watchche ha esaminato il testo sulla Gazzetta Ufficiale. Sotto accu­sa il presidente Hamid Karzai che ha firmato il provvedi­mento. Secondo Human Ri­ghts Watch, con le elezioni in arrivo giovedì prossimo, Kar­zai si sarebbe così garantito il pacchetto di voti dei fonda­mentalisti sciiti rappresentati dall’ayatollah Asif Mohseni, rettore dell’Università sciita di Kabul. Il potere di attrazio­ne dell’ayatollah non deve sor­prendere: la sua università è una mastodontica costruzio­ne di marmo, la più appari­scente e funzionale opera di interesse pubblico realizzata in Afghanistan dal crollo dei talebani. L’ayatollah e i suoi fi­nanziatori iraniani con i corsi superiori gratuiti, pasti e aria condizionata per decine di mi­gliaia di studenti, hanno fatto meglio di tanti progetti occi­dentali.Ieri, venerdì di preghiera, pochi a Kabul avevano il testo sotto mano. Interpellata al te­lefono, ad esempio, la senatri­ce sciita Najida Hosseini è ca­duta dalle nuvole. «Non ho partecipato al riesame, ma so che sono stati introdotti 20 emendamenti. Ora la legge do­vrà tornare all’esame del Par­lamento. Mi stupirei nel tro­varci i principi annunciati da Human Rights Watch. La nor­ma dovrà rispettare la legge coranica, ma in un Paese mu­sulmano e sciita come l’Iran, ad esempio, la moglie perde il diritto agli alimenti solo se ab­bandona il tetto coniugale. Non per altro».Insoddisfatto, ma per ragio­ni opposte, Abdul Latif Sajja­di, uno degli ideatori della leg­ge, vice rettore dell’Università sciita e braccio destro del po­tente ayatollah Mohseni. «Ero nella commissione del riesa­me e mi sono opposto agli emendamenti. È una vergo­gna che, sotto l’influenza stra­niera, l’età del matrimonio sia stata alzata a 16 anni per le ragazze e 18 per i ragazzi. È contro l’Islam. Quanto al 'ri­catto cibo per sesso', non ci vedo niente di strano: i mariti per il Corano hanno l’obbligo di sfamare, vestire e protegge­re le mogli. In cambio esse de­vono obbedire. Il letto non ha alcuna extraterritorialità».«Queste barbarie dovevano restare un retaggio del passa­to talebano — grida invece Brad Adams, responsabile per l’Asia di Hrw —, non far parte del nuovo Afghanistan». Per Adams la spiegazione è tutta politica: «I diritti delle donne afghane sono violati per i gio­chi di potere degli uomini. Questo di Karzai è un ignobi­le baratto, ha venduto le don­ne in cambio di voti».
Dal Corriere di oggi; meno male che siamo andati in Afghanistan per portare democrazia, diritti umani e far cessare la discriminazione delle poverelle costrette nei Burqa dai cattivoni talebani... si vede che la democrazia è un prodotto poco esportabile e facilmente deperibile, e il caldo delle piane afghane è invero per essa micidiale... però a ben vedere il Burqa e Co. sarebbe d'uopo per le nostrane ragazze "cioè, dove andiamo noi la gggente impazzisce" col trolley che vanno a Panarea a scambiare sesso (a noleggio) con un metro quadro (scarso) in una barca a vela (a noleggio) dandola a uno skipper (a noleggio) con Rolex (falso)...

lunedì 3 agosto 2009

Polemica all'Istituto italiano di cultura: Antonio Puri Purini e gli zombie nazzzisti!


LA POLEMICA Il film curato da Piero Melograni sulla visita del Führer era stato approvato dall' Istituto di cultura


Hitler e il Duce nel ' 38. Scoppia un caso Italia a Berlino
La presentazione del documentario bocciata dall' ambasciatore


Quegli otto giorni che cambiarono l' Europa, e rafforzarono definitivamente l' Asse, tornano a innescare, se non le passioni, almeno le polemiche tra Roma e Berlino. Perché una manifestazione indetta nella capitale tedesca per discutere lo storico viaggio in Italia di Adolf Hitler, nel maggio 1938, al culmine della potenza e della popolarità delle due dittature, è diventata un caso diplomatico e culturale. Ma c' è un aspetto inconsueto nella vicenda: lo scontro, benché si svolga sul suolo tedesco, è tutto italiano. L' ambasciatore Antonio Puri Purini contesta il direttore dell' Istituto italiano di cultura a Berlino, Renato Cristin, senza risparmio di argomenti polemici. «Non è la prima volta che l' attuale ambasciatore a Berlino tenta di boicottare le attività dell' Istituto», denuncia Renato Cristin. «Negli altri casi ho tollerato per senso di responsabilità istituzionale, e perché non coinvolgevano direttamente le istituzioni universitarie e la ricerca, ma questa volta devo reagire perché la manifestazione è una tavola rotonda di carattere accademico, organizzata in collaborazione con la Freie Universität di Berlino». «Siamo di fronte a un errore formale, dove LA POLEMICA Il film curato da Piero Melograni sulla visita del Führer era stato approvato dall' Istituto di cultura
Hitler e il Duce nel ' 38. Scoppia un caso Italia a Berlino
La presentazione del documentario bocciata dall' ambasciatore


Quegli otto giorni che cambiarono l' Europa, e rafforzarono definitivamente l' Asse, tornano a innescare, se non le passioni, almeno le polemiche tra Roma e Berlino. Perché una manifestazione indetta nella capitale tedesca per discutere lo storico viaggio in Italia di Adolf Hitler, nel maggio 1938, al culmine della potenza e della popolarità delle due dittature, è diventata un caso diplomatico e culturale. Ma c' è un aspetto inconsueto nella vicenda: lo scontro, benché si svolga sul suolo tedesco, è tutto italiano. L' ambasciatore Antonio Puri Purini contesta il direttore dell' Istituto italiano di cultura a Berlino, Renato Cristin, senza risparmio di argomenti polemici. «Non è la prima volta che l' attuale ambasciatore a Berlino tenta di boicottare le attività dell' Istituto», denuncia Renato Cristin. «Negli altri casi ho tollerato per senso di responsabilità istituzionale, e perché non coinvolgevano direttamente le istituzioni universitarie e la ricerca, ma questa volta devo reagire perché la manifestazione è una tavola rotonda di carattere accademico, organizzata in collaborazione con la Freie Universität di Berlino». «Siamo di fronte a un errore formale, dove però la forma diventa sostanza», replica l' ambasciatore Antonio Puri Purini, «nel senso che qui si rasenta l' apologia del fascismo e del nazismo». Pietra dello scandalo non è la manifestazione in sé, che tra l' altro prevede, oltre a quella di alcuni accademici tedeschi, anche la partecipazione dello storico Piero Melograni e dell' attuale presidente dell' Istituto Luce, il senatore diessino Stefano Passigli. Lo è invece l' invito ufficiale, che comprende la panoramica di una piazza italiana traboccante di folla e una delle tante immagini scattate in quei giorni frenetici, che ritrae Duce e Führer a fianco a fianco, sguardo deciso e passo militare. «Appaiono aitanti, simpatici e sicuri della loro forza davanti a un pubblico esultante», commenta l' ambasciatore Puri Purini, «e questa è l' immagine che viene proposta oggi per una conferenza che ha avviato l' Italia verso l' abisso. Sarebbe come se l' ambasciatore russo, oggi, autorizzasse una rievocazione trionfale del patto Molotov-Ribbentrop». «Su proposta di Piero Melograni ho proposto ai colleghi della Freie Universität questo lavoro, realizzato con l' Istituto Luce, e loro dopo aver valutato con favore il documento e la sua presentazione nell' invito ufficiale, hanno deciso di proiettarlo facendone seguire una tavola rotonda», risponde Cristin. «Tutti d' accordo, dunque, noi e loro. Adesso posso soltanto denunciare il tentativo di sabotare una libera iniziativa accademica tedesca, e chiedere che le istituzioni italiane facciano chiarezza. Si vuole limitare libertà e autonomia della ricerca». Ma la questione dell' invito? «Sfido chiunque a trovarci un' apologia della dittatura», commenta Cristin. «Se si decidesse di correggere l' invito, sostituendolo con un altro, si finirebbe col peggiorare le cose», insiste Puri Purini. Aggiunge: «Escludo che da parte dell' Istituto ci sia stata malizia, tuttavia ora chiedo un rinvio dell' evento a data da destinarsi». E invece no, non se ne parla, fa sapere Cristin: «Io non recedo, è inconcepibile che l' università tedesca si pieghi. Dunque, la manifestazione si terrà il 24 novembre, come previsto». In mezzo ai due fuochi, lo storico Piero Melograni, ideatore del filmato, non prende posizione nel merito della polemica ma rivendica le novità storiche contenute nel suo lavoro: «Tra l' altro dimostra come la polizia fascista abbia approfittato dei fondi stanziati per la visita di Hitler allo scopo di potenziare se stessa e creare i suoi famosi archivi». Come andrà a finire, adesso, è difficile prevederlo: i primi ad assistere sorpresi allo scontro frontale, per il momento, sono i tedeschi. Perché quello storico viaggio in Italia compiuto da Hitler nel maggio del ' 38, dopo l' annessione dell' Austria, ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva. Per le centinaia di tedeschi al seguito del Führer, quella fu l' occasione di una parata gigantesca, anzi di una «calata in Italia» che certificò non solo l' apogeo nazista, ma lo status privilegiato degli invitati. Per il regime fascista, fu l' occasione irripetibile di esibire la propria, apparente, forza organizzativa. Per l' Asse Roma-Berlino, una specie di sigillo finale. L' ultima, effimera estate degli spiriti prima che sul mondo calassero i venti gelidi della guerra e dello sterminio: così oggi la maggior parte dei libri di storia descrive quei giorni. Non per caso, le scene di entusiasmo collettivo della folla romana fanno da contrappunto malinconico e grottesco, in «Una giornata particolare», il celebre film di Ettore Scola, all' amore struggente e impossibile tra Marcello Mastroianni e Sofia Loren. Crepuscolare lui, splendida lei, entrambi senza speranza. * * * libro & film «Una giornata particolare», ovvero «incontrarsi e dirsi addio nella Roma del ' 38»: è il libro pubblicato dalle edizioni Lindau, e curato da Tullio Kezich, che racconta il film di Scola, affidando a scrittori come Enzo Bettiza la ricostruzione del contesto storico. Molti fotogrammi del film, pubblicati nel libro, sono tratti dai documentari sulla visita di Hitler; gli altri raccontano la storia d' amore fra Sofia Loren e Marcello Mastroianni, omosessuale e vittima del regime
Fertilio Dario
Pagina 31(6 novembre 2006) - Corriere della Sera



Notizia vecchia ma sempre emblematica del bispensiero... l'ambasciatore Puri Purini, nella sua purissima fede progressista-politicamente corretta versione GPU, avrebbe preferito gettare nel buco della memoria le foto in oggetto, e sostituirle con la foto in alto in questo post: volete mettere, invece di banali nazzzzzisti che «Appaiono aitanti, simpatici e sicuri della loro forza davanti a un pubblico esultante»! Si sa che i nazzzisti erano sempre e soltanto invece tetri, impotenti e violenti, insicuri ma arroganti, brutti e cattivi, con volti corrosi dal potere... Sennò che rappresentanti del Male Assoluto erano?

martedì 28 luglio 2009

Battaglia tra gigant-essa e nano: Stefano Lorenzetto vs Federica Pellegrini



Non capisco nulla di sport [fosse solo di sport, NdMinitrue]. Però dal punto di vista antropologico, e un po’ per competenza territoriale, m’incuriosisce questo fatto: perché tutti gli ori femminili vengono vinti da campionesse nate nella mia regione? [...]

Io ci vedo semmai la conferma di ciò che su certe donne venete scrisse un poeta della mia città, Berto Barbarani, rimasto fino all’ultimo in fitta corrispondenza con Trilussa: «Le par fate par portar Verona, svelte e tremende». Così è ancor oggi: capaci da sole di reggere il peso di un’intera città. Molto più ardimentose, molto più serie, molto più abili di noi maschi, nella vita come nello sport.Questo non mi esime dal chiedermi se sia davvero sempre e tutto oro quel che luccica. Federica Pellegrini, per esempio. Profetica la copertina di Vanity Fair che due settimane fa la raffigurava accovacciata nuda, e verniciata appunto d’oro, su una poltrona di vimini stile Sylvia Kristel in Emmanuelle. Ma sarà davvero la ragazza d’oro che dentro l’acqua fila a oltre 6 chilometri orari con la sola forza delle braccia? L’ho cercata ad aprile per annunciarle che la giuria del premio Masi Civiltà Veneta, presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e di cui faccio parte, era intenzionata ad attribuirle il riconoscimento che in 28 anni è andato a personaggi quali Susanna Tamaro, Mario Rigoni Stern, Ermanno Olmi, Marco Paolini, Giuseppe Sinopoli, Luigi Meneghello, Hugo Pratt, Andrea Zanzotto, Biagio Marin, Anna Proclemer, Uto Ughi, Gillo Dorfles, Antonia Arslan. In cambio si richiedeva la sua disponibilità per sabato 3 ottobre nella città di Alberto Castagnetti, l’allenatore che l’ha creata. Mi ha risposto con degnazione di rivolgermi al suo agente. Di commercio, suppongo.Posso dirlo? Al telefono con la campionessa, ho avvertito nelle sue parole il sinistro scricchiolio della ruggine. Non quella delle giunture, per il momento ancora ben oliate. Ma quella dello spirito sì. Senza rancore. Da veneto a veneta.




Praticamente questo ometto piccolo piccolo, la cui fama è legata a scoop quali le macchiette da strapaese da lui tratteggiate in "Tipi italiani", invece che commentare a caldo le prestazioni della Pellegrini, che in questi giorni ha stabilito un record dopo l'altro, entrando nell'Olimpo delle grandi del nuoto, si mette a frignare e a borbottare di scricchiolii e ruggine e degnazione...

Lorenzetto, nella sua presunzione di giornalaio, non si è reso conto di 1-fare una figura da sfigato incredibile 2-che è palpabile che il "mc guffin" dell'articolo è la possibilità di sfogare il suo risentimento da lesa maestà giornalaistica.


lunedì 27 luglio 2009

Afghanistan, tensioni nel governo e nel cervello di Frattini


Il ministro degli Esteri Frattini replica alle parole di Calderoli che ha proposto il ritiro dei militari italiani dall'estero: «Siamo lì per garantire la sicurezza dell'Italia e anche della Lega»

Da sbellicarsi dalle risate; il pavloviano paladino delle radici cristiano (intese come interessi USA) - giudaiche (intese come Israele) Frattini, si supera: Onorevole, mi consenta - la sicurezza dell'Italia si difende giocando a guardia e ladri e/o facendo patti con bande di irsuti talebani coltivatori di droga?

I giudici indagano sui mezzi militari e sui mutati impegni in campo
Inchieste partite dopo le ultime vittime

Da ri-sbellicarsi dalle risate; come quando si apre un fascicolo per "omicidio, tentato omicidio, terrorismo, e perchè no, oltraggio a pubblico ufficiale e disturbo della quiete" contro i responsabili degli attacchi vs i nostri soldati... perchè non siamo in guerra, in Afghanistan...

mercoledì 22 luglio 2009

Il secco e l'umido di Littell: cibo per gatti o immondizia letteraria?



Littell si era già distinto con "Le benevole", "cronaca di un viaggio nella normalità del male di un nazista etcetc", "normale nazista" nel senso che l'SS Max Aue protagonista del libro è pederasta ma con tendenze incestuose verso la sorella, masochista, insonne, preda di allucinazioni e disordini alimentari, omicida con e senza Einsatzgruppe, e chi più ne ha più ne metta... ma forse per Littell e suoi amichetti la normalità, in generale, dei comportamenti sociali è questa. Auguri.

Nelle "Benevole", era poi imbarazzante leggere i copia/incolla di interi paragrafi dei vari, soliti, Browning "Battaglione 101", Hilberg "Distruzione Ebrei...", Beevor "Berlino"...

E adesso questo "Il secco e l'umido", baldanzosa "incursione in territorio fascista"... dopo 60 anni che quel "Fascismo" è finito. Coraggioso, il ragazzo.

Cliccare qua per alcuni interessanti commenti da Vivamafarka

sabato 11 luglio 2009

Gian Antonio Stella, arripigliati!


Bilanci Il successo non cancella stizza e amarezza (nota di Minitrue: stizza e amarezza dei pennivendoli del Guardian, Espresso, Repubblica e Corsera semmai, che ancora oggi parlano di "domande non fatte al premier" dai giornalisti "autocensurati" all'Aquila... e cosa dovevano chiedere, di grazia, magari se il 72enne premier aveva deflorato una 16enne o sodomizzato una tardona battona 40enne? Erano queste le domande giornalisticamente-moralmente coraggiose?)

Il Cavaliere e l’arte di saper vincere

«Ho fatto fare un figurone a tutti gli italiani. Compreso Franceschini. E perfino Di Pietro». E’ un peccato che chiudendo i lavori del G8 Silvio Berlusconi non abbia detto sorridendo una battuta del genere. Il suo successo sarebbe stato completo.

L’uomo era in grado di farlo. Anche se un giorno ammiccò ridendo a un complimento che «il più grande battutista in circolazione è D’Alema» (che ricambiò dicendo che il Cavaliere era «umanamente proprio simpatico») i suoi stessi avversari sanno che a volte, con una battuta, sa spiazzare tutti. Di più: forse nessun altro, nella politica italiana, è in grado di sdrammatizzare anche la situazione più tesa con due parole giuste buttate lì al momento giusto. E’ la sua arte. Mica per altro chi lo ama lo chiama il Grande Comunicatore. Capace anche di spiritose auto-ironie.

Come la volta che, stufo di critiche, disse: «Faccio come zia Marina, che ha 80 anni e siccome nessuno le dice che è bella un giorno si è messa davanti allo specchio con un vestito a fiori e si diceva: Marina, cume te se bela!» Ecco: dopo i giorni dell’Aquila, lui non aveva alcuna necessità di dirsi «cume te se bel!». Commenti favorevoli, salvo eccezioni, su un po’ tutti i giornali italiani e stranieri. Immagini sorridenti in tutti i telegiornali del mondo. Massima attenzione planetaria sulle macerie dell’Abruzzo. Complimenti pressoché unanimi (e meritati) per il modo in cui, con la sponda di «San» Guido Bertolaso e dei suoi giovanotti della Protezione Civile, era riuscito in poche settimane a trasformare una grande caserma della Finanza in una struttura capace di ospitare al meglio un vertice internazionale. Per non parlare del più spettacolare dei «colpi» messi a segno: la sciolta disinvoltura con cui, nel giro di poche ore, si era trasfigurato da grande amico di George W. Bush in prezioso alleato di Barack Obama, generoso con lui di lodi oltre ogni attesa.

Insomma: meglio di così forse non poteva andare. E non c’è italiano che, per come si era messa nelle settimane scorse, non debba oggi sentirsi sollevato. Di più: fiero della prova di orgoglio e professionalità fornita, tutti insieme, all’Aquila. E questo al di là di ogni opinione: come disse anni fa Giuliano Amato denunciando i rischi di esporre il nostro Paese ai ceffoni internazionali in nome della polemica politica intestina anti-berlusconiana, «guai se cominciano a trattarci come un materasso su cui saltare, perché in quel materasso ci siamo anche noi». Tutti.

Per questo è un peccato che il Cavaliere non abbia saputo godersi fino in fondo, senza quelle piccole stizze, il momento di trionfo personale. Diranno i suoi amici: più che comprensibile, dopo tutto quello che gli era stato scaraventato addosso... Può darsi. Come è comprensibile che abbia apprezzato in conferenza stampa certe domande al miele, come quella di Franco Gizzi, per pura coincidenza fratello del capo- ufficio stampa della Regione pidiellina, così entusiasta della scelta aquilana («favolosa intuizione», «ci ha fatto sognare », «grazie per dedicare a noi in agosto le sue preziose ferie...») da essere amabilmente punzecchiato dallo stesso presidente: «E’ sicuro di essere un giornalista?».

Fatto sta che, quando un collega dell’Ansa gli ha chiesto se i risultati del vertice «che lei stesso ha definito eccellenti possano aiutare a rilanciare la politica estera del governo e se a partire da questi risultati si possano gettare le basi per riannodare il dialogo con l’opposizione in politica estera e in politica interna », Berlusconi ha deciso l’affondo. E dopo avere liquidato la sinistra («se cambiamo l’opposizione certamente sì...») e rivendicato una serie di risultati, ha chiuso: «Se questo vi sembra un governo che ha bisogno di un rilancio, è un giudizio che si distacca dalla realtà oggettiva. Vi consiglio di leggere meno giornali».

Ed è stato lì che, rifiutando quel minimo di garbo, generosità e allegria che altri vincitori avrebbero concesso nel momento dell’esultanza agli avversari (veri o presunti), il Cavaliere ha deciso di tenersi il successo aquilano tutto per sé. Peccato. Se oltre a Erasmo da Rotterdam («come diceva lui le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia») avesse riletto anche Polibio, vi avrebbe trovato una traccia di antica saggezza: «Coloro che sanno vincere sono molto più numerosi di quelli che sanno fare buon uso della loro vittoria».

Gian Antonio Stella

Nota di Minitrue: Stella, pur di non riconoscere la vittoria su tutti i fronti del Berlusca, attinge le vette dell'arrampicata sugli specchi, e, novello Garfield dalle zampette a ventosa, si attacca al fatto che "si, ha vinto, ma che parvenu, che zozzone, non sa vincere..."

A Stella, get a life.


giovedì 9 luglio 2009

Il mitico Massimo Introvigne, "massimo esperto mondiale", exposed!




Miguel Martinez

Sono ormai dieci anni che seguiamo le vicende del tuttologo e dirigente di Alleanza Cattolica, l’avvocato Massimo Introvigne (qui potete leggere una breve presentazione di questo particolarissimo personaggio ). Massimo Introvigne adotta sempre la stessa tecnica. Si lascia presentare come il massimo esperto mondiale in qualunque campo di cui si stia parlando. In quanto esperto, spiega, lui è non-judgemental (l’inglese lo pronuncia discretamente), cioè non esprime giudizi ma guarda i fatti.
Elenca quindi una serie di fatti, e lo fa bene, perché conosce il linguaggio scientifico abbastanza da apparire uno scholar, mentre conosce anche le tecniche di divulgazione, in modo da risultare sempre comprensibile. Dei fatti che elenca, nove portano inevitabilmente il lettore in una direzione e uno nell’altra, dimostrando così che lui prende in considerazione tutti i punti di vista. Il trucco sta nella scelta del campo. Introvigne si appiglia a notizie clamorose, che però riguardano qualche realtà di cui nessuno sa niente: Scientology, satanismo, testi apocalittici islamici, regolamenti ecclesiastici sul celibato, gruppi di estrema sinistra… Trattandosi di luoghi inesplorati, Introvigne può selezionare i propri fatti come vuole. In genere, non se li inventa di sana pianta, anche se qualche volta succede. Di solito, basta escludere tutto ciò che non indirizza il lettore dove vuole lui. Anche questa settimana, Massimo Introvigne ci offre un campionario di tutta la sua retorica. Facendo riferimento al caso del vescovo lefevriano
Richard Williamson, Introvigne ha scritto un lungo articolo dall’apparenza dotta, per Il Domenicale, l’inqualificabile settimanale culturale diMarcello Dell’Utri.

In
questa storica foto pubblicata sull’Europeo (giugno 1977), vediamo da sinistra a destra il futuro vescovo Richard Williamson, Massimo Introvigne -allora seminarista lefevriano - e monsignor Marcel Lefèbvre alla villa romana della famiglia Pallavicini, un episodio che il Vicario Generale di Roma,
il cardinale Ugo Poletti, definì sull’Osservatore Romano “un episodio da dimenticare”.
Il testo di Introvigne si intitola “Le origini di sinistra del negazionismo dell’Olocausto: in margine al caso Williamson “La via del negazionismo? Prima a sinistra”“.
Ora, gli scritti degli anticlericali (con qualche eccezione) offrono campionari straordinari di ignoranza e confusione cariche di emotività; immaginatevi poi un anticlericale medio che scrive di negazionismo/revisionismo. Quindi basterebbe qualche riga per rispondere loro [1]. Invece, Introvigne decide di esagerare, tanto pensa che nessuno sappia in realtà nulla di sedevacantisti, revisionisti e gruppetti politici minoritari.Leggendo l’articolo di Introvigne, il lettore, dopo aver visto una gran quantità di fatti curiosi e sconosciuti (veri, o come vedremo presunti), il lettore si convince da solo che: 1) Il negazionismo/revisionismo, come i Gulag, le tasse e la pioggia, è colpa dei comunisti. 2) Esiste un saldo fronte occidentale che unisce la destra politica, gli alleati vincitori della seconda guerra mondiale, lo stato d’Israele, i cattolici e gli ebrei. 3) Contro questo saldo fronte occidentale, si schierano vari folli islamonazicomunisti, ma in testa ci sono sempre – come abbiamo visto – i comunisti. 4) La Società San Pio X è tutta dentro il fronte occidentale, salvo qualche mela marcia caduta vittima della propaganda comunista.Mica lo dice Introvigne. Lo dicono i Fatti. Fatti che Introvigne ha selezionato accuratamente prima. Introvigne dice alcune cose vere. Ad esempio, che il padre di Monsignor Lefèbvre era nella resistenza antinazista francese ed è morto nel lager di Sonnenburg. Oppure che il revisionismo storico francese (e in parte quello italiano) è stato soprattutto un fenomeno di “sinistra”. Ma Introvigne semplicemente rimuove tutto il revisionismo anglosassone e germanico, influente quanto e forse più di quello francese. Basti pensare al più noto revisionista [2], l’inglese David Irving, incarcerato in isolamento in Austria per 400 giorni per alcune frasi dette durante una conferenza tenuta sedici anni prima. David Irving non è un “neonazista”, ma è sicuramente un tipico conservatore di destra inglese: per capirlo, è sufficiente leggere il suo
diario dal carcere. Però Introvigne ha fatto i conti senza l’oste. Serge Thion, uno studioso francese proveniente dall’estrema sinistra non stalinista, e che ha vissuto una vita avventurosa lavorando con la resistenza algerina e poi con quella vietnamita, può essere considerato un esperto di revisionismo. E’ stato infatti espulso dal Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica (dove lavorava come esperto dell’Asia Sudorientale) per il suo sostegno ai revisionisti/negazionisti francesi.Serge Thion ha scritto un articolo che potete leggere sul blog di Andrea Carancini. [Salvare i lefebvriani : Qui http://www.aaargh.codoh.com/blog/reviit/ 13 maggio 2009] Thion ha le sue posizioni, che non sono le mie. Ma il suo articolo è importante perché demolisce tutta la ricostruzione storica, apparentemente così pacata e obiettiva, di Massimo Introvigne, rivelandone la natura strumentale.
Nota:[1] Favolosa l’accusa al Papa di aver “tolto la scomunica al vescovo negazionista“, mentre Benedetto XVI ha semplicemente revocato la scomunica personale contro quattro individui, accusati di aver accettato un’ordinazione episcopale illecita nel 1988. Una vicenda che non ha nulla a che vedere con la storia della Seconda guerra mondiale, ma molto con il fatto che in Francia e in certi paesi latinoamericani, i sacerdoti “tradizionalisti” iniziano a superare di numero quelli della Chiesa “ufficiale”. Comunque, anticlericali e clericali formano ciò che a Roma chiamerebbero una bella coppia. Il vescovo di Treviso, Andrea Bruno Mazzocato - attaccando il sacerdote della San Pio X don Floriano Abrahamowicz – afferma il politicamente corretto estendendo il concetto di infallibilità pontificia anche alla storiografia. Seguite attentamente la logica di questa
sua dichiarazione:
“E’ infondata ed estranea al sentire cristiano l’affermazione di don Floriano Abrahamowicz. Ogni posizione che prende le distanze dal pensiero del Papa - ha sottolineato il vescovo – è da considerare storicamente infondata“.
[2] Citiamo il nome di Irving per la sua notorietà. In realtà, David Irving sostiene una posizione molto particolare che non si può definire “negazionista”. Scettico su Auschwitz, in un’intervista a
The Guardianha dichiarato
“A mio avviso, le vere operazioni omicide si sono svolte nei campi Reinhardt a occidente del fiume Bug. Nei tre campi che si trovavano lì [Sobibor, Belzec e Treblinka], gli uomini di Heinrich Himmler hanno ucciso forse addirittura 2,4 milioni di persone nei due anni fino all’ottobre del 1943″.
da:
Povero Marco Respinti, presidente e membro unico dell'Introvigne's Fan Club Cattoneocon!

sabato 23 maggio 2009

Germania/ Faz: agente che uccise studente Ohnesorg era spia Stasi



Una sgradita sorpresa per l'intellò pluripremiato Uwe Timm, che aveva -ovviamente- puntato il ditino politicamente corretto contro lo stragismo di Stato, polizia RFT assassina, etcetc oltre aver speculato ignobilmente, in altra "opera", sulla memoria di suo fratello, caduto sul fronte russo, e dei genitori... "colpevoli" di non essere, come lui, dei sinistrorsi radicalchic complessati... notizia che fa riflettere anche sulla stampa e gli intellettuali militanti rossi, e sul loro ruolo nel deformare il passato e plasmare il futuro.

Germania/ Faz: agente che uccise studente Ohnesorg era spia Stasi
Omicidio contribuì a radicalizzare movimento studentesco
APCOM

Svolta a sorpresa in una delle vicende più tragiche e cariche di conseguenze nella recentre storia tedesca. Karl-Heinz Kurras, l´agente che il 2 giugno 1967 uccise lo studente Benno Ohnesorg a Berlino Ovest, sarebbe stato una spia della Stasi, la famigerata polizia segreta dell´ex Germania orientale. Lo rivelano il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) e la tv pubblica tedesca Zdf, citando dei documenti inediti ritrovati da due ricercatori nell´archivio della "Birthler-Behoerde", l´autorità federale che conserva gli atti della Stasi. Stando a Faz e Zdf nel 1955 Kurras si impegnò con la Stasi a spiare la polizia di Berlino Ovest. Non solo, ma nel 1964 l'agente aderì anche alla SED, il partito comunista dell'ex Ddr. Raggiunto dal Tagesspiegel, Kurras, oggi ottantunenne, ha respinto ogni accusa. La Faz pubblica però una foto della sua tessera di iscrizione alla SED. Nei documenti non ci sarebbero tuttavia indizi che fanno pensare che sia stata la Stasi a commissionare l'uccisione di Ohnesorg. In ogni caso alla luce delle nuove rivelazioni l'"Associazione delle vittime dello stalinismo" e l'"Associazione 17 giugno" hanno presentato una nuova denuncia contro Kurras, che nel 1967 e nel 1970 venne prosciolto dall'accusa di omicidio colposo. La morte di Benno Ohnesorg riveste un ruolo centrale nella storia del Sessantotto tedesco. Il 2 giugno 1967 durante le proteste contro la visita dello scià a Berlino ovest lo studente di germanistica venne freddato con un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata dall'agente Kurras. La sua uccisione contribuì in modo decisivo alla radicalizzazione di un movimento studentesto rimasto fino ad allora pacifico. Uno dei più noti gruppi terroristici tedeschi negli anni Settanta, il "Movimento 2 giugno", prese il nome proprio dal giorno dell'assassinio di Ohnesorg.

mercoledì 13 maggio 2009

Di Pietro sprona gli intellettuali e chiama alla 'resistenza': ''Sveglia, l'olio di ricino è dietro l'angolo"



Ieri in un convegno con Pardi, Vattimo e Tranfaglia
Di Pietro sprona gli intellettuali e chiama alla 'resistenza': ''Sveglia, l'olio di ricino è dietro l'angolo"

SPERIAMO ABBIA RAGIONE!!!

Roma, 13 mag. (Adnkronos) - Antonio Di Pietro lavora alla "logistica della resistenza": convincere chi non vuole sottostare all'egemonia del "pensiero unico" a fare politica nell'Idv "a avere il coraggio di metterci la faccia" per risvegliare il Paese dal sonno berlusconiano. "Il rozzo, il villico, l'illetterato, il plebeo", quello che "studiava di notte per prendersi una laurea", ha spiegato in un convegno perche' ha deciso di rivolgersi agli intellettuali, ai professori universitari, agli scienziati, convincendoli a candidarsi nell'Idv alle prossime europee.
Accanto a Di Pietro, oltre al professore e deputato Pancho Pardi, siedono il filosofo Gianni Vattimo, lo storico Nicola Tranfaglia, il drammaturgo e regista Giorgio Pressburger, l'antropologa e editrice Luisa Capelli, "gente -spiega il leader dell'Idv- che rappresenta quella parte del Paese che ha deciso di non arrendersi". Come accadde alla vigilia del ventennio mussoliniano, Di Pietro vede un'"intellighenzia addormentata e incapace di reagire", mentre "vedo gia' avanzare l'olio di ricino". Domina il pensiero unico imposto dalle tv berlusconiane e non. Per questo "l'Idv va alla ricerca di quella cultura libera che non si e' ancora venduta. Oggi mettersi con l'Idv e' da coraggiosi. I 'professori' veri sono quelli che mettono a disposizione di tutti la loro cultura e il loro sapere. Io invece quando parlo con tanti intellettuali cercando di coinvolgerli nel nostro progetto, incontro solo sufficienza, supponenza, strafottenza e pavoneggiamenti. Gente che in sostanza ci dice: 'ma che volete? Riprendete il vostro carretto e toglietevi di mezzo'". "I sondaggi -aggiunge il presidente dell'Idv- non li guardo perche' non ho tempo di leggerli. Per questo non li faccio fare. Ma vedo in giro tanta gente, tanti mezzi d'informazione che li pubblicano, che si rammaricano perche' l'Idv sta sempre li', cresce, mentre tanti altri vanno indietro. Per questo dico alla cultura di darci una mano a fare un salto di qualita'. In un Paese normale un partito come il nostro, che lotta per la legalita' e il rispetto delle leggi, non dovrebbe nemmeno esistere". "Tutti i partiti dovrebbero avere a cuore questi valori e promuoverli ma invece non e' cosi'. Non vedo l'ora di fare il passaggio di consegne: quando questi valori verranno rispettati mi faro' da parte. Io -conclude Di Pietro- sono solo un mulo da soma che vuole riportare le persone che valgono, le persone competenti e di valore ai posti che spettano loro". Adnkronos.com - 13/05/2009