venerdì 27 novembre 2009

"Quel che è di Cesare" non è certo di Fini, Bersani e la Rosy Bindi...



BERSANI E FINI: CONVERGENZA SU LAICITA' E NUOVA IDEA DI POLITICA (RPT)


(ASCA) - Roma, 26 nov - La laicita' puo' essere un terreno di incontro e non di contrapposizione politica come e' avvenuto in epoche recenti e lontane in Italia. E' la conclusione della presentazione del libro di Rosy Bindi ''Quel che e' di Cesare'', edito da Laterza, a cui hanno partecipato il presidente della Camera Gianfranco Fini, il segretario del Pd Pierluigi Bersani e Gianfranco Brunelli, direttore della rivista cattolica ''Il Regno'', moderati dal giornalista Giulio Anselmi.



Ormai qua non è questione di politca personale o meno, è proprio da caduta di braccia... era necessario che il Presidente della Camera si scomodasse per presentare un libro che -scusate- non mi pare sia un'opera imprescindibile, ma solo un banale pamphlet cazzocomunista?

La cosa divertente è che i bambini extracomunitari dello "stronzo", guardavano Fini con quella santa commiserazione che hanno i bambini quando un adulto tenta goffamente di "giocare" come loro, mentre Bersani in questa occasione lo guardava come un bottegaio disonesto che vede entrare un ben pasciuto pollo da spennare nel suo negozio... in entrambi i casi, bravissimo

sabato 14 novembre 2009

Fao, Jacques Diouf in sciopero della fame... gli sarà rimasto sullo stomaco il Lobster del Maine




Fao, Jacques Diouf in sciopero della fame
Il dg dell'organizzazione non mangia «per sensibilizzare sul problema dell'alimentazione». Alemanno aderisce


ROMA - Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, venerdì sera alle 20.00 ha iniziato uno sciopero della fame di 24 ore per «sensibilizzare l' opinione pubblica sul problema dell'insicurezza alimentare» in vista del vertice della Fao che si aprirà lunedì. Lo ha annunciato lo stesso Diouf intervenendo al forum della società civile per la sovranità alimentare dei popoli riunito alla Città dell'altra economia.

Dal Corriere di oggi...

Che ometto tutto d'un pezzo, però mi sa che digiunerà perchè ha ancora sullo stomaco... vedi seguente articolo dal Giornale di qualche tempo fa...

La mattinata se n’era andata tra una relazione sulla desertificazione nella Mauritania e una sulla carestia sul sud Sudan.Poi, alle 13, tutti a tavola. Si partì con l’aragosta in vinaigrette, e poi avanti con il kiwi guarnito di foie gras, filetto d’oca con olive, crespelle ai funghi e risotto di arance e zucchini. E siccome l’appetito vien mangiando, e del doman non v’è certezza, come sanno bene i delegati dei Paesi sub-sahariani, si era passati al brasato, al salmone ai tre pepi, e al voilà finale a base di torta bigusto e composta di frutta con vaniglia.Momenti di tensione, a metà mattinata, si erano registrati a causa di un ritardo del camion che trasportava le aragoste. Ma poi la crisi si era dissolta grazie all’intervento di un mezzo dei servizi di sicurezza dotato di sirena «spartitraffico». Da allora, gli ospiti fissi raccontano che il menù si è come contratto, suscitando la stizza e la delusione di commissari e segretari regionali che vengono addirittura da Uagadugu (in aeroplano, va da sé).Gran cerimoniere dell’immenso carrozzone, famoso nel mondo per spendere oltre la metà delle sue risorse per alimentare se stesso e la sua fastosa burocrazia è il senegalese Jacques Diouf, 69 anni, studi alla Sorbona e cinque figli. L’anno scorso, un gruppo di esperti internazionali passò ai raggi X l’organizzazione che Diouf governa dal 1994 come un satrapo stendendo 490 pagine di commenti intrisi di curaro. Non c’era capitolo, in quella relazione, che non suonasse come un ceffone sulla collottola del signor direttore generale. Sprechi di risorse, burocrazia cervellotica, denaro in fuga per mille e più rivoli. Lui: sereno. A chi gli domandava se non avesse pensato mai di dimettersi, di fronte a quella gragnuola di accuse, il direttore generale rispose sgranando i suoi occhioni innocenti dietro le grandi lenti da pensatore: «Dimettermi? E perché mai? All’epoca sono stato eletto da 137 Paesi, in modo democratico.

Una ipocrisia da vomitare, anche se questi tempi ci hanno abituato bene...

lunedì 9 novembre 2009

Santanchè: Maometto era poligamo e pedofilo; la Santanchè è invece quella che è



Santanchè: «Maometto era poligamo e pedofilo. Una moglie aveva 9 anni»
La leader di Movimento per l'Italia: «Il profeta dell'islam aveva nove mogli, l'ultima era una bambina. È la storia»
ROMA - Secondo Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia, «Maometto era poligamo e pedofilo, perché aveva nove mogli e l'ultima di 9 anni». Le frasi di Santanchè sono state pronunciate nel corso del programma Domenica Cinque su Canale 5 durante un intervento sulla decisione della Corte europea di Strasburgo di vietare l’affissione del crocifisso nelle scuole. L'esponente politica, che fu candidata della Destra alla carica di primo ministro alle elezioni dello scorso anno, ha suscitato una dura reazione sia da parte dei suoi interlocutori che dei musulmani presenti nel pubblico. «È la storia», ha ribattuto Santanchè.






Dal Corriere.





Questo immacolato faro della cultura occidentale attuale, novella Fallaci (un nome una garanzia), non si rende mica conto che secoli prima e secoli dopo Mohammed, decine di Re, nobilastri e borghesotti cattolicissimi si sposavano con bambine abbondantemente minorenni...





domenica 1 novembre 2009

Diana Blefari Melazzi suicida in carcere, Luigi Manconi si indigna... chissà se si è indignato un pochetto anche per le vittime dei terroristucci...



La Blefari Melazzi era pronta a collaborare
Giallo sul suicidio in carcere della brigatista e sulle misure di sicurezza. I suoi legali: una morte annunciata


ROMA - Diana Blefari Melazzi era pronta a collaborare con la giustizia. E' quanto emerge da alcune indiscrezioni secondo cui la brigatista, che sabato sera si è tolta la vita nel carcere romano di Rebibbia, aveva avuto il giorno stesso un colloquio con gli investigatori. Colloquio che non sarebbe l'unico di questi ultimi tempi. Alla Blefari Melazzi nei giorni scorsi era stata confermata definitivamente la condanna all'ergastolo per aver preso parte all'omicidio del giuslavorista Marco Biagi.
«SUICIDIO ANNUNCIATO» - Era in una cella singola, Diana Blefari Melazzi, e si è uccisa impiccandosi con delle lenzuola annodate. «Una morte annunciata», ha detto subito il presidente dell'associazione Antigone, Patrizio Gonnella, che si batte per i diritti nelle carceri. «Aveva senso tenere in carcere una persona che stava così male?». Perchè da tempo Blefari «schizofrenica e inabile psichicamente», passava le sue giornate, come ricorda il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, «in completo isolamento, in una cella singola, per la maggior parte del tempo a letto e al buio rifiutando spesso cibo e medicine», senza rapporti con altre detenute e operatrici volontarie.


Dal Corriere.

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Stasera, al TG Rai, ci siamo beccati l'egregio Luigi Manconi, dell'Associazione "A buon diritto", che con la faziosità radicalchic che ci si poteva aspettare dal detentore di tanto CV...

Laureato in Scienze politiche, si è dedicato all'insegnamento universitario, prima presso l'Università di Palermo e, successivamente, nella Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, dove è docente di Sociologia dei fenomeni politici.
Tra il 1969 e il 1975 ha militato in
Lotta Continua.
Negli
anni Settanta, con lo pseudonimo Simone Dessì, collaborava a diverse riviste culturali e musicali. Con Giaime Pintor, Marco Lombardo Radice, Gianni Borgna e Gino Castaldo è autore di numerosi volumi sulla musica popolare e sulla musica leggera, tutti pubblicati dalla Savelli ("C'era una volta una gatta", "La chitarra e il potere", "Cercando un altro Egitto", "Il futuro dell'automobile, dell'anidride solforosa e di altre cose" tra gli altri).
Nel corso dell'attività di
critico musicale, è rimasto celebre il suo attacco a Fabrizio de André per l'album "Storia di un impiegato", nel quale affermava «è un disco tremendo: il tentativo, clamorosamente fallito, di dare un contenuto "politico" a un impianto musicale, culturale e linguistico assolutamente tradizionale, privo di qualunque sforzo di rinnovamento e di qualunque ripensamento autocritico: la canzone Il bombarolo è un esempio magistrale di insipienza culturale e politica».
Negli anni Ottanta ha fondato e diretto, con
Massimo Cacciari e Rossana Rossanda, la rivista "Antigone". È stato direttore di Ombre Rosse (con Goffredo Fofi) e poi editorialista e commentatore delle più importanti testate italiane, come Il Messaggero, il Corriere della Sera, La Stampa e La Repubblica; attualmente collabora a Il Sole 24 Ore e a l'Unità.
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Negli anni Novanta è stato consulente della trasmissione di Rai 3
Milano, Italia, ideata e condotta da Gad Lerner.
Nel 1994, da indipendente, viene eletto senatore nelle liste dei
Verdi,

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È iscritto ad Amnesty International e alla International Antiprohibitionist League. Con Laura Balbo ha promosso l'associazione “Italia-razzismo”. È presidente di "A buon diritto. Associazione per le libertà".
Dal novembre del 1996 al giugno del 1999 è stato portavoce nazionale dei Verdi.
Nel 2005 si è iscritto ai
Democratici di Sinistra, per i quali è stato responsabile del dipartimento nazionale Diritti Civili e sottosegretario di Stato alla Giustizia, nel secondo governo Prodi, dal 2006 al 2008.
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Dal 2008 dirige il sito innocentievasioni.net dedicato ai luoghi e alle procedure di privazione della libertà, e italiarazzismo.it, dedicato al rapporto tra immigrazione straniera e società italiana.


... chiedeva retoricamente, sincerodemocraticamente ed equosolidalmente: "Come mai la Blefari non era in una struttura psichiatrica protetta????"


Domandona veramente, direi un altro "mistero italiano" delle FODRA, un afflato di verità progressista destinato, per i trinariciuti, per gli utili idioti nostrani (parole di Lenin, non mie, eh) a rimanere senza risposta...

Per le persone di buona volontà, per gli uomini della strada come il sottoscritto, la risposta invece è molto semplice.

Domanda: La Blefari, perchè era in galera e non a farsi due passi nel giardino di una clinica, o in Trastevere, magari con la Baraldini a tenerle compagnia?

Risposta: Ma forse perchè era una terrorista, complice di altri terroristi che hanno ucciso spietatemente un uomo, colpevole solo di non pensarla come loro?

Difficile eh, Manconi, arrivarci da solo...