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martedì 14 dicembre 2010

Dal 25 luglio al 14 dicembre: da Ciano a Fini, dai congiurati agli sFLIgati




Le "colombe" finiane, dicembre 2010: "Non è nostra intenzione far cadere Berlusconi per eliminarlo dalla scena politica, ma rilanciare il governo di centrodestra agli occhi degli italiani".

Processo di Verona, gennaio 1944, verbale di Galeazzo Ciano: "Assolutamente assurdo voler pensare che io e gli altri componenti del Gran Consiglio avessimo voluto provocare la caduta del Duce e il crollo del Fascismo, rimanendo noi stessi seppelliti da tanta rovina. [...] Votando favorevolmente quell'ordine del giorno ho creduto soltanto di poter determinare le condizioni per la formazione di un più largo blocco nazionale [all'epoca non c'era Casini, così ci si accontentava del Re e Badoglio, NdMinitrue] che togliesse alla guerra il carattere di guerra di partito per trasformarla invece in una guerra italiana"

Ha ragione il caro vecchio Marx, la prima volta tragedia, la seconda farsa.

mercoledì 17 novembre 2010

Mirko Tremaglia repubblichino di Salò, antiberlusconiano di Fini



Caro Tremaglia da Salò, come puoi perfino tu rinnegare i vecchi ideali?
di
Gianfranco de Turris
Berlusconi ti salvò dal pregiudizio che ti ghettizzava come repubblichino. Ora tu lo attacchi e gli preferisci chi parla di fascismo come "male assoluto" e di "partigiani eroici"

Egregio onorevole Mirko Tremaglia, lei ha concluso il suo intervento allo storico incontro di Bastia Umbra con un «alla faccia di Berlusconi!», facendo venire giù il fastoso e tecnologico teatro (già, ma chi ha pagato tutta quella berlusconiana grazia di Dio?) per gli applausi.
La cosa mi ha lasciato un po’ perplesso. Forse alla sua veneranda età ha dimenticato un particolare non proprio trascurabile. È solo grazie al disprezzato Berlusca che lei, un «ex ragazzo di Salò», è potuto assurgere ai fasti di un ministero ancorché senza portafoglio nel 2001-2006; e per di più l’abominevole uomo di Arcore la difese quando veniva accusato di aver fatto giungere al governo il primo «ex repubblichino» nella storia della Repubblica italiana «nata dalla resistenza». Ed è grazie a questa insperata poltrona che lei è riuscito a coronare il sogno della sua lunghissima vita: quello di concedere il voto agli italiani all’estero, benché con una legge tanto pessima nel suo meccanismo e nella sua attuazione pratica che riuscì a portare - con sospetto di brogli - più voti al centrosinistra che al centrodestra nelle elezioni del 2006, contribuendo concretamente a far vincere l’Ulivo di Prodi & C. Nonostante ciò, non venne cacciato a pernacchie dal centrodestra medesimo.
Oggi, dunque, onorevole Tremaglia, lei prorompe in un «alla faccia di Berlusconi!» per lasciare il Popolo della libertà e passare a Futuro e libertà. Benissimo. Ma si è mai chiesto chi è che guida il Fli? Non sarà per caso quel signore che ha portato lei e tanti altri in questo stesso Pdl sciogliendo Alleanza nazionale, e con questo Pdl vincere le elezioni del 2008 e farla rieleggere in Parlamento? Forse sì. E illustre onorevole, caro, vecchio, smemorato «ragazzo di Salò», padre di quell’unico e insostituibile Marzio che il fato ha sottratto a lei e a noi troppo presto, non si ricorda per ipotesi cosa questa guida, questo condottiero, questo duce democraticissimo, ha affermato in merito a certi argomenti ai quali lei dovrebbe essere particolarmente sensibile? Ad esempio, il fascismo: «Fu il male assoluto», ebbe a dire nel 2003.
Ad esempio, rincarando la dose, la Repubblica sociale nelle cui file armate lei militò: «Una pagina vergognosa della storia italiana». E infine, per chiudere degnamente il cerchio: «L’antifascismo è un valore» e sinonimo di democrazia, e la resistenza anch’essa lo fu, a parte qualche trascurabile eccezione che voleva farci diventare un Paese stalinista. Però, nonostante tutto, come costui ha scritto all’Anpi di Bologna pochi giorni fa, «commemorare gli eroici combattenti partigiani che si opposero ai rastrellamenti degli antifascisti è un dovere delle istituzioni».
Onorevole Tremaglia, devo dedurre che anche lei la pensi ormai così, nonostante che a tali rastrellamenti magari ha pure partecipato. Sicché, non ritiene, onorevole fillino, che suo figlio Marzio, che quale assessore alla Cultura della Regione Lombardia volle creare - forse anche pensando a suo padre - un istituto per la storia della Rsi, oggi diretto dal professor Roberto Chiarini, si stia rivoltando nella tomba?
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Al bell'articolo del grande de Turris aggiungiamo solo, relativamente all'ultima nota: visto come il professor Roberto Chiarini sta dirigendo il Centro Studi RSI, ossia alla "antifa"-finiana, il compianto Marzio Tremaglia si starà rivoltando ancor di più.

mercoledì 2 dicembre 2009

Scandalo sexy dopo Berlusconi, Marrazzo e la Mussolini: ma la Iotti era l'amante di Fini o di Togliatti?!?



Scandalo sexy dopo Berlusconi, Marrazzo e la Mussolini: ma la Iotti era l'amante di Fini o di Togliatti?!?

Tra parentesi, approposito di moralità (per gli altri, non per noi compagni)...

La vita politica di Nilde Iotti si intreccia alla sua vita privata nella lunga relazione con il segretario del PCI Palmiro Togliatti che termina con la morte del leader comunista, nel 1964. Una relazione che esce allo scoperto in occasione dell'attentato a Togliatti del 1948 e che i militanti del Pci faticano per molto tempo ad accettare perché Togliatti era già sposato (e con un figlio rinchiuso in manicomio, ignorato e abbandonato: ma su di lui niente film come sulla Dalser/Mussolini, eh, mi raccomando registelli leccaculi e un pò conformistucci, NdMinitrue).

E di Resistenza (ma dalle poltrone)...

Secondo Miriam Mafai però "non risultava che avesse fatto (la Iotti, NdMinitrue) la Resistenza." Miriam Mafai. "Ma chi è quella signora?" da L'uomo che sognava la lotta armata. Rizzoli, 1984.

02-12-09
NILDE JOTTI: FINI, ESEMPIO DI DIFESA COSTITUZIONE E PROMOTRICE RIFORME

(ASCA) - Roma, 2 dic - La figura di Nilde Jotti e il suo contributo al consolidamento della democrazia e al funzionamento istituzionale in Italia sono stati ricordati a dieci anni dalla sua morte in un incontro organizzato a Montecitorio (Sala della Lupa) dalla Fondazione della Camera dei deputati.

I tratti salienti della Jotti come presidente della Camera sono stati proposti dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Sono poi seguiti gli interventi di Fausto Bertinotti (presidente della Fondazione), Maria Cinciari Rodano, gia'' vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni, ministro della gioventu' e gia' vicepresidente della Camera, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, Valeria Fedeli, presidente della Federazione sindacale europea Etuf-Tcl, Giorgio Frasca Polara, portavoce di Nilde Jotti negli anni della sua presidenza.

''La Camera dei deputati oggi rende omaggio -ha detto Fini- a una figura che e' parte integrante e rilevante della storia politica e istituzionale dell'Italia. Nilde Iotti ha interpretato con autorevolezza e rigore i valori costituzionali che sono alla base della vita democratica del nostro Paese''.

''Nilde Iotti offri' un esempio di imparzialita' e di equilibrio -ha sottolineato in particolare Fini- che le valse il riconoscimento e la stima di tutte le parti politiche. Non rinunciava, pero', alle sue idee. Come disse Luciano Violante, 'la sua imparzialita' non fu mai neutralita''.

Essere super partes non significava per lei rimanere estranei al confronto delle opinioni. Cio' non diminui' affatto l'apprezzamento che la circondava, perche' la cultura democratica si fonda, a ben vedere, sul confronto delle idee.

E' da li' che viene la capacita' di dialogo e di ascolto''.

venerdì 27 novembre 2009

"Quel che è di Cesare" non è certo di Fini, Bersani e la Rosy Bindi...



BERSANI E FINI: CONVERGENZA SU LAICITA' E NUOVA IDEA DI POLITICA (RPT)


(ASCA) - Roma, 26 nov - La laicita' puo' essere un terreno di incontro e non di contrapposizione politica come e' avvenuto in epoche recenti e lontane in Italia. E' la conclusione della presentazione del libro di Rosy Bindi ''Quel che e' di Cesare'', edito da Laterza, a cui hanno partecipato il presidente della Camera Gianfranco Fini, il segretario del Pd Pierluigi Bersani e Gianfranco Brunelli, direttore della rivista cattolica ''Il Regno'', moderati dal giornalista Giulio Anselmi.



Ormai qua non è questione di politca personale o meno, è proprio da caduta di braccia... era necessario che il Presidente della Camera si scomodasse per presentare un libro che -scusate- non mi pare sia un'opera imprescindibile, ma solo un banale pamphlet cazzocomunista?

La cosa divertente è che i bambini extracomunitari dello "stronzo", guardavano Fini con quella santa commiserazione che hanno i bambini quando un adulto tenta goffamente di "giocare" come loro, mentre Bersani in questa occasione lo guardava come un bottegaio disonesto che vede entrare un ben pasciuto pollo da spennare nel suo negozio... in entrambi i casi, bravissimo

martedì 15 settembre 2009

Bongiorno e Fini vs Feltri e Alleanza Nazionale a luci rosse!



Notizia «Ansa» delle 19.52 di ieri: Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera e legale di Gianfranco Fini, valuta iniziative legali contro Feltri. «Inserire in un articolo che si riferisce a vicende politiche e a Fini una allusione a “un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse” che riguarderebbero personaggi di Alleanza nazionale, è un fatto gravissimo che lede la reputazione del presidente della Camera dei deputati. Valuteremo quali iniziative assumere in sede giudiziaria».

Risposta di Feltri:

L’importante non è fare una querela, ma vincerla. E in questo caso sarà dura. Molto dura.

Mitico Fini... trasformismo da Fregoli a parte, mi fa sbellicare dalle risate il fatto che il difensore della Civiltà Occidentale e della probità in politica (e nel privato, se di Berlusconi) ha come compagna una che è stata con Gaucci. Cioè, avete presente? Gaucci.