
Come si fa, dunque, a non pensare male della «buona azione» di centocinquanta famiglie italiane che hanno dato vita a una specie di assurda gara per ospitare Azouz nelle proprie case così da permettergli di richiedere gli arresti domiciliari e uscire dalla prigione? Non sarà giusto, ma è più che comprensibile sospettare siano davvero serie e disinteressate le intenzioni della famiglia alla periferia di Lecco che avrebbe vinto la competizione per portarsi a casa il tunisino accusato ancora una volta di spaccio di droga? Dicono trattarsi di ottima famiglia e rispettosa del vivere sociale, gente «al di sopra di ogni sospetto» come ha tenuto a precisare l’avvocato di Marzouk. Sarà, ma perché? La spiegazione fornita dai «vincitori del trofeo» non aiuta certo a capire. «Noi in famiglia discutiamo su tutto e Azouz potrebbe integrarsi con le nostre abitudini e stili di vita arricchendo in qualche modo il dibattito sull’integrazione sociale» è la motivazione di questa coppia con due figli, una ragazza che lavora e un giovane studente. Belle parole, politicamente corrette dell’anonima famigliola.Ma anonima per quanto? Se il giudice concederà a loro Azouz, se l’immaginano l’assalto del solito circo mediatico - Corona in testa - alla loro casa? Se l’immaginano oppure se l’aspettano?
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=231696
L'iniziativa desta in noi invero qualche perplessità, sulla falsariga di ciò che poi è accaduto al notorio duo Rom-Sundas. Speriamo con tutto il cuore che qualche sdegnato cittadino non proceda a incendiare la macchina o la casa della coraggiosa, progressista e poiliticamente corretta famiglia, o a spiegare con energia a qualche membro della bella famigliola in oggetto, che non ci vogliono grandi discussioni per capire che l'integrazione sociale raramente passa attraverso lo spaccio di droga.
Preghiamo che alla famigliola in questione non succeda niente di male. Veramente. Tale pensiero cerchiamo di scacciarlo dalla nostra mente con tutte le forze.
Strano che non si siano mossi, loro o le 150 famiglie, per le centinaia di anonimi detenuti, italiani e stranieri, gravemente ammalati, detenuti per reati minori, che muoiono o si suicidano in quieta disperazione in carcere, e che vengono portati via, nottetempo, su di una ambulanza a sirene spente.
Poveri miserabili, loro. E infami le famigliole progressiste-cazzocomuniste e/o in cerca di notorietà, e il circo mediatico che le inseguirà.
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