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sabato 14 novembre 2009

Fao, Jacques Diouf in sciopero della fame... gli sarà rimasto sullo stomaco il Lobster del Maine




Fao, Jacques Diouf in sciopero della fame
Il dg dell'organizzazione non mangia «per sensibilizzare sul problema dell'alimentazione». Alemanno aderisce


ROMA - Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, venerdì sera alle 20.00 ha iniziato uno sciopero della fame di 24 ore per «sensibilizzare l' opinione pubblica sul problema dell'insicurezza alimentare» in vista del vertice della Fao che si aprirà lunedì. Lo ha annunciato lo stesso Diouf intervenendo al forum della società civile per la sovranità alimentare dei popoli riunito alla Città dell'altra economia.

Dal Corriere di oggi...

Che ometto tutto d'un pezzo, però mi sa che digiunerà perchè ha ancora sullo stomaco... vedi seguente articolo dal Giornale di qualche tempo fa...

La mattinata se n’era andata tra una relazione sulla desertificazione nella Mauritania e una sulla carestia sul sud Sudan.Poi, alle 13, tutti a tavola. Si partì con l’aragosta in vinaigrette, e poi avanti con il kiwi guarnito di foie gras, filetto d’oca con olive, crespelle ai funghi e risotto di arance e zucchini. E siccome l’appetito vien mangiando, e del doman non v’è certezza, come sanno bene i delegati dei Paesi sub-sahariani, si era passati al brasato, al salmone ai tre pepi, e al voilà finale a base di torta bigusto e composta di frutta con vaniglia.Momenti di tensione, a metà mattinata, si erano registrati a causa di un ritardo del camion che trasportava le aragoste. Ma poi la crisi si era dissolta grazie all’intervento di un mezzo dei servizi di sicurezza dotato di sirena «spartitraffico». Da allora, gli ospiti fissi raccontano che il menù si è come contratto, suscitando la stizza e la delusione di commissari e segretari regionali che vengono addirittura da Uagadugu (in aeroplano, va da sé).Gran cerimoniere dell’immenso carrozzone, famoso nel mondo per spendere oltre la metà delle sue risorse per alimentare se stesso e la sua fastosa burocrazia è il senegalese Jacques Diouf, 69 anni, studi alla Sorbona e cinque figli. L’anno scorso, un gruppo di esperti internazionali passò ai raggi X l’organizzazione che Diouf governa dal 1994 come un satrapo stendendo 490 pagine di commenti intrisi di curaro. Non c’era capitolo, in quella relazione, che non suonasse come un ceffone sulla collottola del signor direttore generale. Sprechi di risorse, burocrazia cervellotica, denaro in fuga per mille e più rivoli. Lui: sereno. A chi gli domandava se non avesse pensato mai di dimettersi, di fronte a quella gragnuola di accuse, il direttore generale rispose sgranando i suoi occhioni innocenti dietro le grandi lenti da pensatore: «Dimettermi? E perché mai? All’epoca sono stato eletto da 137 Paesi, in modo democratico.

Una ipocrisia da vomitare, anche se questi tempi ci hanno abituato bene...