
Morto Vanni Padoan, chiese perdono per Porzus
di Simona Santoro
Nel 2001 fu protagonista dello storico riavvicinamento tra partigiani comunisti e osovani
Nato a Cormòns il 25 giugno del 1909, Vanni Padoan emigrò insieme alla famiglia in Francia nel 1924, dove lavorò come carpentiere. Al rientro in Italia, nel 1935, fu condannato a 16 anni di carcere perché comunista. Dopo l’armistizio del 1943 che segnò la fine del conflitto con gli angolo-americani e l’invasione dell’Italia da parte dell’esercito tedesco, organizzò la resistenza sul Collio, in qualità di commissario politico della più grossa formazione partigiana italiana, la divisione Garibaldi-Natisone, che combattè anche in Jugoslavia nel 1945 nel IX Corpus, l’esercito guidato dal maresciallo Tito che aveva mire su Gorizia, Trieste e anche il Friuli.
Nel dopoguerra fu processato e condannato per l’eccidio di Porzûs, ma non andò in carcere perché riparò prima in Cecoslovacchia e poi in Romania: qui lavorò come redattore di trasmissioni radiofoniche. Amnistiato, Padoan fu emarginato dal partito comunista, perché considerato «poco malleabile e diplomatico».
Nel 2001, all’età di 92 anni, Padoan ha fatto ammissione di colpa, abbracciando in un gesto che è diventato storico l’ottantottenne don Redento Bello, detto “Candido”, padre spirituale degli osovani.
Dopo mezzo secolo, i due si sono incontrati ad Attimis, davanti al mausoleo che ricorda la strage: Vanni Padoan, senza nascondere la commozione, si è scusato con gli eredi delle vittime «di un crimine di guerra che esclude ogni possibilità di giustificazione». Il cormonese ha proseguito la sua ammissione riconoscendo che avrebbe dovuto avvenire prima.
«Benché il mandante di tale eccidio sia stato il Comando sloveno del IX Corpus, gli esecutori erano gappisti dipendenti anche militarmente dalla federazione del Pci di Udine, i cui dirigenti si resero complici del barbaro misfatto. Siccome i Gap erano formazioni garibaldine, quale dirigente comunista d’allora e ultimo membro vivente del comando raggruppamento divisioni Garibaldi-Friuli, assumo la responsabilità oggettiva a nome mio personale e di tutti coloro che concordano con questa posizione e chiedo formalmente scusa e perdono agli eredi delle vittime del barbaro eccidio. Questa dichiarazione l’avrebbe dovuta fare il comando raggruppamento divisioni Garibaldi-Friuli quando era in corso il processo di Lucca. Purtroppo, la situazione politica da guerra fredda non lo rese possibile».
Va, peraltro, aggiunto che, nel corso degli ultimi anni, Giovanni Padoan prese parte a numerosi incontri, seminari e convegni imperniati sulla storia che sancì la fine del secondo conflitto mondiale e che, in queste terre, fu caratterizzata da momenti di particolare crudeltà. Contribuì al dibattitto sulla riappacificazione con tesi e argomenti frutto della propria esperienza.
La riappacificazione fa tuttora discutere, dal momento che non è stata completamente accolta dai vertici dell’Apo, l’Associazione partigiani Osoppo.
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