domenica 20 marzo 2011

Attacco alla Libia di Francia e America; Massimo Nava vs Gheddafi



Una scelta inevitabile
di Massimo Nava

È sintomatico che Gheddafi parli come Milosevic e Saddam, utilizzi le stesse minacce contro gli «aggressori», faccia previsioni funeste e denunci l'illegittimità dell'intervento internazionale come ingerenza negli affari interni. Inoltre, come accade nella mente dei dittatori che negano la realtà o ne perdono il contatto, continua a considerarsi amato da quel popolo che aggredisce con carri armati e mercenari. È evidente lo scopo di insinuare nelle coscienze interrogativi etici sulla giustezza di una guerra (perché di questo si tratta, dopo che la coalizione dei volenterosi ha già colpito obiettivi in Libia) e dubbi sulla sua utilità. Ma è altrettanto evidente che le cose stanno in modo diverso rispetto ai «bombardamenti umanitari» del recente passato.In primo luogo non si tratta di un'invasione, ma di interventi mirati e circoscritti, finalizzati a impedire il bagno di sangue, prima ancora di discutere sbocchi politici. A Gheddafi il mondo, quasi all'unanimità, ha chiesto di rinsavire e forse gli lascia ancora un margine di manovra per consentire una transizione. In secondo luogo, l'intervento preventivato al vertice di Parigi è sostenuto da una coalizione internazionale che ha la copertura del Consiglio di Sicurezza, il placet della Lega araba, la partecipazione - per quanto in ordine sparso - dei maggiori Paesi europei, con l'eccezione della Germania.
Merito del presidente francese Sarkozy, il quale non si è curato di accuse di impulsività e protagonismo elettorale e ha superato inerzie europee e riserve americane. Meglio sarebbe stato vedere un'Europa più coesa fin da subito. E sarebbe stata utile un'iniziativa forte dell'Italia, con tempi di reazione adeguati al nostro Paese, che ha la storia e la posizione più complicate in rapporto alla Libia. Abbiamo subito la determinazione francese e siamo entrati in un'operazione che pochi immaginavano soltanto una settimana fa. A Parigi, si è avuta la sensazione di essere arrivati a cose fatte. Per la nostra immagine, come ha promesso il presidente Napolitano, speriamo che il Paese si prepari a fare la propria parte.
Se si ricordano le esperienze militari in Iraq e in Afghanistan (e sotto alcuni aspetti in Kosovo) dobbiamo anche riflettere sui rischi di pesanti conseguenze per la popolazione civile e di risultati opposti agli obiettivi conclamati. Se ci si interroga sulle alternative politiche a Gheddafi non ci si può nemmeno nascondere, come ha scritto ieri sul Corriere Sergio Romano, che sappiamo poco o nulla dei capi della ribellione che il solo Sarkozy ha voluto riconoscere. Un'azione internazionalmente condivisa non diventa moralmente giusta in assoluto. Ma non dovrebbe essere complicato, nel caso della Libia, sapere da che parte stare. Sia per il governo, sia per l'opposizione.
Ciò che rende diverso il confronto con interventi del passato è l'atteggiamento culturale, prima che politico, che si dovrebbe tenere nei confronti dei popoli arabi. La rivoluzione del Maghreb non brucia bandiere americane ma chiede libertà, democrazia, distribuzione delle ricchezze e un futuro di sviluppo che non può essere considerato alla stregua di minacce per le nostre coste o per le nostre economie. «I popoli arabi - ha promesso Sarkozy - devono essere padroni del proprio destino». Coloro che temono il dopo Gheddafi forse sottovalutano le insidie della sua permanenza al potere. Per il suo popolo e per le immense speranze dei popoli vicini.
20 marzo 2011 Corriere della Sera

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Un commento scritto da un bambino delle Elementari.
Per le "immense speranze" staremo proprio a vedere, come staremo a vedere cosa succederà per le immense ricchezze petrolifere.


sabato 5 marzo 2011

"Violentata" dai Carabinieri, donne (?) attiviste contro la Caserma al Quadraro




Violentata da carabinieri, monta la rabbia

Lancio di uova contro la caserma
Un gruppo di donne attiviste ha «assaltato» la sede dell'Arma al Quadraro: «Fuori gli stupratori»
DOPO LA DENUNCIA, MILITARI TRASFERITI

Un gruppo di donne attiviste ha «assaltato» la sede dell'Arma al Quadraro: «Fuori gli stupratori»
Lancio di uova contro la caserma al Quadraro (foto Simona Granati)ROMA - Monta la rabbia delle donne per l'ennesima violenza sessuale nella Capitale, questa volta con l'aggravante che lo stupro denunciato da una 32enne romana sarebbe avvenuto all'interno della caserma dei carabinieri del Quadraro, quartiere alla periferia di Roma. Proprio qui, sabato mattina, un improvvisato sit-in di attiviste dei centri sociali e dei collettivi femministi si è trasformato in una veemente protesta con lancio di uova contro la sede locale dell'Arma.
Il corteo di femministe arriva davanti alla caserma dei carabinieri

SINDACO CONTESTATO - Il gruppo di donne manifestanti ha urlato slogan non soltanto contro i militari - «Fuori i carabinieri stupratori» (ma i militari sotto accusa sono stati già trasferiti in altre città) - ma anche contro il sindaco di Roma: «Alemanno dimettiti». Dopo un breve corteo nel X Municipio le manifestanti si sono fermate nei pressi della caserma - dove una ragazza in stato di fermo sarebbe stata violentata mercoledì notte da tre carabinieri e un vigile urbano ora indagati - gridando anche: «Per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte parte lesa».Sul caso, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo: indagati tre carabinieri e un loro amico vigile urbano, anche se soltanto uno dei militari avrebbe avuto un rapporto sessuale con la donna, che era stata fatta uscire dalla cella e indotta a bere superalcolici.
(Ansa)«MEGLIO INSICURE» - Dopo aver lanciato uova verso la caserma, le donne hanno esposto striscioni con su scritto: «Carabinieri/sicurezza. Meglio insicure che violentate». «È l'ennesimo episodio di violenza sessuale a Roma che rappresenta il fallimento delle politiche securitarie di Alemanno - commenta Giovanna Cavallo, del movimento Action - Siamo qui per chiedere le dimissioni del sindaco e la rimozione immediata dall'Arma dei carabinieri dei protagonisti dello stupro».
L'INCHIESTA - E, intanto, prosegue l'inchiesta della procura. I tre carabinieri della caserma romana del Quadraro ed il vigile urbano indagati per violenza sessuale dopo la denuncia di una donna di 32 anni saranno risentiti, prossimamente, dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Eleonora Fini. Gli inquirenti, secondo quanto si è appreso, convocheranno anche la donna e gli atti istruttori serviranno ai magistrati per approfondire alcuni aspetti della vicenda anche alla luce delle risultanze delle indagini tuttora in corso. Gli inquirenti di piazzale Clodio sono al lavoro e, di intesa con il Reparto Operativo dei carabinieri, stanno riesaminando tutto il caso, a cominciare dall'attendibilità del racconto fatto dalla ragazza madre.

(Corriere della sera)


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"Carabinieri/sicurezza. Meglio insicure che violentate", no, non si può essere più ciecamente faziose di così. Sembra che la sinistra lo faccia apposta, a dimostrare che se Berlusconi è il MALE, loro sono peggio.

sabato 5 febbraio 2011

La sinistra sul palco a Milano con Libertà e Giustizia, Saviano, Eco e Lerner per dire «dimettiti» a Berlusconi


Nella foto, intellettuali di sinistra anelanti di comunicare alti messaggi politico-intellettuali ai media stranieri.

La manifestazione al Palasharp in diretta dalle 15 su Corriere.tv
La sinistra sul palco a Milanoper dire «dimettiti» a Berlusconi
All'idea di Libertà & Giustizia aderiscono Pd, Idv e Sel, e anche Saviano, Eco, Lerner, Scalfaro, Camusso
MILANO - «Dimettiti. Per un'Italia libera e giusta». È la linea guida della manifestazione di sabato pomeriggio a Milano (che Corriere.tv trasmetterà in diretta) del movimento Libertà & Giustizia, presieduta da Sandra Bonsanti, ex deputata dei Progressisti ed ex direttrice del quotidiano livornese Il Tirreno. Il «dimettiti» è l'invito rivolto a Silvio Berlusconi. Alla manifestazione - a cui ha aderito anche il Partito democratico - sono previsti interventi di Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg e Umberto Eco. E inoltre Moni Ovadia, Salvatore Veca, Nando dalla Chiesa, Concita De Gregorio, Gad Lerner, Susanna Camusso, Daria Bonfietti, Maurizio Landini, Oscar Luigi Scalfaro, Maurizio Pollini, Irene Grandi, Milva, Dario Franceschini. I cancelli del Palasharp si apriranno alle 13,30 - fa sapere l'associazione in una nota - Dalle 15 alle 18 la società civile si mobilita su due temi fondamentali: le dimissioni di Berlusconi e la solidarietà alla magistratura italiana e alla procura milanese in particolare.
Il popolo del Palasharp
IDV - Alla manifestazione di sarà anche l'Italia dei valori. «L'Idv sarà con i suoi militanti e parlamentari al Palasharp di Milano, saremo presenti senza simboli e bandiere di partito per ribadire la richiesta di dimissioni a Berlusconi», afferma in una nota Antonio Di Pietro. «Grideremo la nostra indignazione e continueremo a batterci in tutte le piazze e in tutte le sedi per liberare il nostro Paese da questo governo che lavora per se stesso e non nell'interesse generale».
VENDOLA - «C'è bisogno di un sussulto perché questa povera nazione oggi è tramortita, è un Paese in ginocchio dal punto di vista sociale», dice il governatore della Puglia e leaer di Sinistra ecologia libertà, Nichi Vendola, nel messaggio inviato alla manifestazione. «Un sussulto perché questa povera nazione ha un governo che assomiglia sempre più ad altri governi del Mediterraneo, con un premier che esprime sempre più apertamente il proprio disprezzo verso il potere giudiziario e il potere legislativo. Sono convinto che ciò che condannerà Berlusconi non sarà la triste e squallida vicenda di Ruby e delle altre ragazze ai festini, chi lo condannerà saranno i coetanei di Ruby, quei ragazzi e ragazze che oggi non hanno un futuro».
SAVIANO - Bisogna «ribellarsi al ritratto di un Paese piegato e corrotto, accomunato da una specie di complicità collettiva» e di tornare ad affermare «il diritto di sognare un'Italia più pulita», sono alcuni passaggi dell'intervento che terrà Roberto Saviano.
Redazione online Corriere della Sera


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Ma questi ultralegalitari dall'appello facile (vedi il documento rivoluzionario-radical chic contro Calabresi, firmato ad es. dall'Eco) sanno che tra i fondatori di Libertà e Giustizia c'è De Benedetti? O lo sanno, ma come al solito "ci sono animali più uguali degli altri?".


Da Wiki:

Nel 1993, in piena bufera Tangentopoli, Carlo De Benedetti venne arrestato. Presentò al pool di Mani Pulite un memoriale in cui ammetteva il pagamento di 10 miliardi di lire in tangenti ai Partiti di governo e funzionale all'ottenimento di una commessa dalle Poste Italiane, consistente in telescriventi e computer obsoleti. Nel maggio dello stesso anno, viene iscritto all'albo degli indagati; De Benedetti non andrà mai a processo per questa tangente per sopraggiunta prescrizione.[1][2][3]


(approposito, che originaloni, a ricicciare i GL dell'azionismo torinese, più fanaticamente intolleranti -ma molto più intellò- che gli stalinisti...)

domenica 30 gennaio 2011

Sciarpe bianche e carte d'identità Sciarpe bianche e carte d'identità - Donne in piazza contro il premier



Nota di Minitrue alla foto sopra: viste le due manifestanti sopra, forse è meglio l'"Italia della prostituzione".

Sciarpe bianche e carte d'identità

Donne in piazza Scala contro il premier
Urla rivolte a Berlusconi: «Dimissioni, dimissioni» Messaggi di stima alla Boccassini: «Resisti»
(Corriere della sera)


MILANO - Sono arrivate in piazza della Scala con una sciarpa bianca, simbolo del lutto per la situazione del nostro Paese: migliaia di persone, soprattutto donne ma anche uomini, hanno partecipato alla manifestazione di protesta organizzata a Milano per difendere la dignità delle donne e chiedere le dimissioni del premier Silvio Berlusconi. Alla protesta - prima di una serie, hanno promesso i partecipanti - hanno aderito i partiti del centrosinistra, la Cgil e numerose associazioni (femminili e non, come Usciamo dal silenzio e Arcigay). «Un'altra storia italiana è possibile. Insieme, donne e uomini», il titolo dell'evento cui, secondo gli organizzatori, hanno partecipato oltre diecimila persone, che hanno riempito la piazza non solo di sciarpe bianche ma anche di cartelli e palloncini. Messaggi di stima alla Boccassini e contro Berlusconi: «Ilda sei grande, questa piazza ti chiede di resistere», «Non voglio passare dalle stanze di Arcore per fare politica». Appese al cappotto, poi, molte donne indossavano appesa una fotocopia ingrandita della loro carta d'identità, «per dire chi siamo, cassaintegrate, commesse, ricercatrici precarie, artiste, studentesse, registe, operaie e giornaliste, per dire la forza che rappresentiamo, a dispetto di tutto».
SUL PALCO - A prendere per prima la parola, la direttrice dell'Unità, Concita De Gregorio, che tra le risate, ha esordito dichiarandosi «la nipote di Indira Ghandi». «Dobbiamo dire alle ragazze - ha osservato - che prostituirsi non è l'unico modo per campare». Più volte, i discorsi e i messaggi dal palco sono stati interrotti dalle grida dei manifestanti rivolte al premier: «Dimissioni, dimissioni!». Lucrezia Lante della Rovere ha letto un appello scritto dalla stessa De Gregorio e alcuni attori hanno recitato una serie di messaggi, da quello del candidato del centrosinistra a Milano Giuliano Pisapia, presente in piazza, a quelli dello scrittore Luis Sepúlveda, della segretaria Cgil Susanna Camusso e di Nichi Vendola per cui «la manifestazione è un tassello importante per la costruzione di una Italia migliore». Il più applaudito è stato però quello di Rosy Bindi. «Mi unisco a voi - ha scritto la presidente del Pd -. Non siamo donne a sua disposizione». Franca Rame, accompagnata dal marito Dario Fo, è stata acclamata su una panchina trasformata per l' occasione in palco. «Mi dispiace per questo clima malevolo verso Berlusconi - ha detto fra le risate l'attrice -. Silvio eleva la dignità delle donne. Diciamo che ama le donne. Soprattutto a seno scoperto e senza slip. Oggi - ha aggiunto alla fine - è stato un bellissimo segnale. Speriamo si ricominci a fare politica».

lunedì 24 gennaio 2011

Il vescovo: quel soldato morto in Afghanistan non è un eroe; Monsignore, pensate ai cazzi (pedofili) vostri...



La Polemica. I genitori di Miotto: altri preti non la pensano così
Il vescovo: quel soldato morto in Afghanistan non è un eroe
Monsignor Mattiazzo: «I nostri vanno lì armati»
(dal Corriere della Sera)

ROMA - «Non ritengo opportuno replicare alle parole di un confratello, quello che penso sui nostri soldati in Afghanistan l'ho sempre detto nelle mie omelie», manda a dire l'arcivescovo Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l'Italia. La sua risposta è laconica e soave, ma altrettanto grande dev'essere l'irritazione negli ambienti ecclesiastici e militari, all'indomani delle frasi pronunciate dal vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo, a proposito dei soldati italiani tornati morti dalle «missioni di pace».
«Certo - ha detto il vescovo Mattiazzo - sono dispiaciuto per la morte di questo ragazzo. Ma non sono d'accordo con una certa esaltazione retorica, non facciamone degli eroi. Magari poi si scopre che un soldato è morto per una mina fabbricata in Italia...».

Tre settimane fa proprio un delegato del vescovo di Padova celebrò a Thiene i funerali privati di Matteo Miotto, il penultimo alpino ucciso in Afghanistan il 31 dicembre scorso, raggiunto dal proiettile di un cecchino. Poi, martedì 18 gennaio, è stato ammazzato anche il caporalmaggiore Luca Sanna, stavolta nell'avamposto di Bala Murghab. In tutto, fanno 36 morti dall'inizio della missione. «Ma quelle non sono missioni di pace - ha dichiarato l'altro giorno il vescovo Mattiazzo -. I nostri soldati vanno lì con le armi...».
Ora è bufera. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è furibondo col monsignore («Si sarà fatto influenzare dalla sua impostazione politica», ha detto). Padova, del resto, è terra di pacifismo spinto, di mobilitazioni già contro la guerra in Vietnam e ora dei «No Dal Molin», è la terra di don Albino Bizzotto e della sua associazione «Beati i costruttori di pace», dei missionari che vanno in Kenya e ritornano dicendo che «i bimbi africani non sono più tristi di quelli italiani» (lo stesso Mattiazzo dixit) [bene, allora vuol dire che Caritas, Nigrizia e Co... non hanno più bisogno di offerte, meglio. NdMinitrue].

mercoledì 19 gennaio 2011

Ah, il mirabile risultato della Liberazione femminile e del '68: «Rischio di restare con la laurea e un calcio nel sedere»



Dal Corsera di oggi: «Rischio di restare con la laurea e un calcio nel sedere»La vita delle ragazze da bunga bunga, del resto, è esposta alla volubilità del premier. «Quando ha voglia ci chiama, quando non ha voglia non ci chiama», sospira una ragazza che da Berlusconi dice di «essere stata raccomandata all’università in Calabria». E che alla Minetti, in una telefonata simile a una seduta di psicoterapia, ruotante attorno alla frustrata richiesta al premier di avere in regalo «uno stabile a Milano da poter vendere», espone i suoi crucci: «Tu bene o male hai il tuo lavoro, guadagni tot... (12 mila euro al mese di stipendio da consigliera regionale lombarda, ndr), non te lo leva nessuno. A me, se non mi mette, che cavolo faccio? Sto in Comune per altri 5 anni a guadagnare 600 euro? E quante cose possono capitare in 2 anni? Lui può sparire... può succedergli qualcosa... sta cambiando il governo... Se mi dice di aspettare, gli dico che ho aspettato 5 anni (...) Ma basta! Ma che, siamo sceme, ma bisogna farglielo capire a ’sto uomo ehh, cioè ma poi per dirti, Fini lo fa con la moglie eh... capito, o con le fidanzate o con le amanti...». Le buste con 2 mila euro a volta o i regali volanti non arginano più la disillusione dei prosaici obiettivi della ragazza: «Basta! Poi sì, per l'amor del cielo, (Berlusconi, ndr) ci sta costruendo una carriera, però bisogna vedere se poi va in porto ’sta carriera! E se non va in porto? Rimango con la laurea e un calcio nel sedere come tanti altri ragazzi...».»La vita delle ragazze da bunga bunga, del resto, è esposta alla volubilità del premier. «Quando ha voglia ci chiama, quando non ha voglia non ci chiama», sospira una ragazza che da Berlusconi dice di «essere stata raccomandata all’università in Calabria». E che alla Minetti, in una telefonata simile a una seduta di psicoterapia, ruotante attorno alla frustrata richiesta al premier di avere in regalo «uno stabile a Milano da poter vendere», espone i suoi crucci: «Tu bene o male hai il tuo lavoro, guadagni tot... (12 mila euro al mese di stipendio da consigliera regionale lombarda, ndr), non te lo leva nessuno. A me, se non mi mette, che cavolo faccio? Sto in Comune per altri 5 anni a guadagnare 600 euro? E quante cose possono capitare in 2 anni? Lui può sparire... può succedergli qualcosa... sta cambiando il governo... Se mi dice di aspettare, gli dico che ho aspettato 5 anni (...) Ma basta! Ma che, siamo sceme, ma bisogna farglielo capire a ’sto uomo ehh, cioè ma poi per dirti, Fini lo fa con la moglie eh... capito, o con le fidanzate o con le amanti...». Le buste con 2 mila euro a volta o i regali volanti non arginano più la disillusione dei prosaici obiettivi della ragazza: «Basta! Poi sì, per l'amor del cielo, (Berlusconi, ndr) ci sta costruendo una carriera, però bisogna vedere se poi va in porto ’sta carriera! E se non va in porto? Rimango con la laurea e un calcio nel sedere come tanti altri ragazzi...».




Se il risultato della Liberazione femminile e del 1968 nelle Università è questo (e non avevamo il minimo dubbio), più che di tagli all'istruzione si dovrebbe parlare di Laogai, Gulag e Lager per "persone" come la laureata sopra, messa nel mazzo assieme alle braccia rubate all'agricoltura delle manifestazzzzzioni di dicembre.




"Con il 1968 i vecchi baroni sono stati sostituiti da altri, solo più ignoranti".


domenica 9 gennaio 2011

Mario Adinolfi (PD) denuncia: "Io aggredito al grido di ciccione". E come lo dovevano chiamare sennò?!?


Mario Adinolfi (PD) denuncia: "Io aggredito al grido di ciccione". E come lo dovevano chiamare sennò?!?

Comunque l'Adinolfi, specializzato nel polemizzare, interrompere, sovrastare etc i propri interlocutori in TV per poi strapparsi le vesti quale indignata fanciullona quando gli si ribatte a tono, tempo fa commentò così il geniale commento di un lettore del suo blog (e anche il post iniziale di Adinolfi era altrettanto geniale, in effetti):



post: Sui fatti di Acca Larentia
Ministri, il sindaco di Roma, assessori, tutti con un passato missino, hanno sentito il bisogno oggi di sottolineare con enfasi l'appartenenza alla memoria dei tristi fatti di Acca Larentia, accadimento centrale dell'immaginario e del martirologio neofascista. Credo che questa enfasi sia fuori luogo ed indicativa


Quote "# 16 commento di mario - lasciato il 7/1/2009 alle 15:51
io resto dell'avviso che se nella primavera dal 45 il comandante bulow ed i suoi colleghi ne avessero ammazzati di più, forse non saremmo a questo punto adesso.

# 17 commento di marioadinolfi - lasciato il 7/1/2009 alle 15:52
ce mancavi solo te a mettere la benzina su 'sto fuoco
... "


Allora, Adinolfino bello, se sei contro la violenza avresti dovuto stigmatizzare duramente l'affermazione inneggiante al massacro dell'altro "utile idiota" con il tuo stesso nome... e invece...

Quindi buon Lasonil, Mariuccio.


mercoledì 22 dicembre 2010

Deliri Vendoliani all’Infedele: Vendola e i contadini che defloravano “abbastanza naturalmente” le figlie


Deliri Vendoliani all’Infedele: Vendola e i contadini che defloravano “abbastanza naturalmente” le figlie:

Nelle società contadine, ancora all’inizio del ‘900 la pratica come posso dire della deflorazione delle figlie femmine [non sapevo ci fossero anche figlie maschie, ma in quest’epoca transgender forse il Vendola ci può dare dei punti, NdMinitrue] da parte dei padri era abbastanza naturale (!!!)… e allora attenzione, non costruiamo il mito del ’68 che ha rappresentato il cogliere la mela dall’albero della sapienza perché veramente si rischia unn semplificazione spaventosa, non c’è un bel tempo andato dove i bambini erano messi nella greppia e adorati nell’interno dell’iconografia della sacra famiglia.

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=scontri-piazza-gasparri-studenti-universita-berlusconi-delsanto-telegatti , dal 26° minuto circa in poi.

Sgarbi litiga con gli studenti dell'Accademia

CARRARA. Vittorio Sgarbi aveva appena iniziato a parlare, per la sua prolusione “Il ri(s)catto delle Accademie delle Belle Arti”, quando un gruppo di studenti ha mostrato due striscioni di protesta “Giocate con i nostri diritti”, e ha iniziato ad applaudire polemicamente. Vittorio Sgarbi si è subito interrotto, ha aspettato che finisse l’applauso, e poi ha attaccato, alzando sempre più i toni della voce: «Potevate far meglio, e guardate, il vittimismo è degli impiegati, non degli artisti. È tutta retrorica questa. E qui nessuno gioca, siete voi che giocate e non fate un c...». Ha poi interrotto la conferenza, ha fatto il giro dell’affollata sala dei marmi, ma poi ha ripreso, con un tono più calmo. E ancora: «Il disagio non si esprime con quel cartello, c’era disagio in Van Gogh e Modigliani, e per quello sono diventati artisti. Insomma, contro che cosa protestate?» «Contro i tuoi amici...», ha detto uno studente dalla sala. «Amici non ce ne sono». «Il diritto allo studio è come il diritto alla salute...», ha aggiunto un altro studente. E un’altra: «Non siamo in vendita...». Ha ribattuto Sgarbi: «A parte che nessuno ti vuole comprare e non sei stata obbligata ad iscriverti all’Accademia. Qui il problema è complesso, è un problema di risorse. Avrei capito se aveste fatto un attacco alla Biennale di Cavallucci, più di un milione di euro buttati via per fare una biennale del marmo senza il marmo»



Il personaggio è quello che è, ma la parte in grassetto è da ore di applausi; se gli "studenti " ovvero braccia rubate all'agricoltura (con tutto il rispetto per chi lavora la terra, che è bassa e quindi scomoda, al contrario dei tavoli dei locali cioè, alternativi, cioè dove facccciamo cultura, arte cioè) erano gli elementi in foto, credo che nessuno li possa volere neanche regalati, altro che "non siamo in vendita".


lunedì 20 dicembre 2010

Premio Gauche Caviar 2010 a Claudio Santamaria e la rabbia, violenza, rrrivoluzzzione coi fuscili, ahoò, etc. etc. degli studenti...





















"Quando ho visto i video, le foto, etc. ero contento, da un parte. Nel senso...contento è troppo, forse... però... vedere un movimento studentesco così unito... "
"Sono i politici che non ascoltano i ragazzi - dice l'attore - l'unico modo per avere voce è fare quello che hanno fatto gli studenti a Roma. E' assurdo che le cose debbano andare così nel 2010".
"La violenza casuale come quella dell'altro giorno forse non è giusta, ma ormai è l'unico modo per farsi ascoltare"
"La violenza... la rabbia... sennò come fai a farti ascoltare?"
"Anche rivoluzioni più colte e più studiate, ora non per fare le rivo... come quella a Cuba di Che Guevara... sono nate dai fucili" (dichiarazione del Santamaria il 17 alla trasmissione radio "la Zanzara", poi nuovamente ripresa il 20/12/2010, v. link qui dal 28° minuto circa in poi: http://www.radio24.ilsole24ore.com/podcast/lazanzara.xml ).
Se cercate su Youtube le dichiarazioni del Lobster Radical di cui sopra, i video sono stati rimossi... http://www.youtube.com/watch?v=yrHgZy1KnWk probabilmente dal
Che Guevara de noantri (o da chi per esso), perchè dopo essersi conto che la sua sparata "è proprio una ca... Una vera cazza... Una grande, gigantesca, strepitosa cazzata!", si è rimangiato tutto perchè "strumentalizzato" e la sua era solo "empatia e sensazione di impotenza".
Ecco, la prossima volta che ti senti "impotente", al posto di spingere dei ragazzi ad impugnare "i fucili", prenditi un Viagra.