
Non capisco nulla di sport [fosse solo di sport, NdMinitrue]. Però dal punto di vista antropologico, e un po’ per competenza territoriale, m’incuriosisce questo fatto: perché tutti gli ori femminili vengono vinti da campionesse nate nella mia regione? [...]
Io ci vedo semmai la conferma di ciò che su certe donne venete scrisse un poeta della mia città, Berto Barbarani, rimasto fino all’ultimo in fitta corrispondenza con Trilussa: «Le par fate par portar Verona, svelte e tremende». Così è ancor oggi: capaci da sole di reggere il peso di un’intera città. Molto più ardimentose, molto più serie, molto più abili di noi maschi, nella vita come nello sport.Questo non mi esime dal chiedermi se sia davvero sempre e tutto oro quel che luccica. Federica Pellegrini, per esempio. Profetica la copertina di Vanity Fair che due settimane fa la raffigurava accovacciata nuda, e verniciata appunto d’oro, su una poltrona di vimini stile Sylvia Kristel in Emmanuelle. Ma sarà davvero la ragazza d’oro che dentro l’acqua fila a oltre 6 chilometri orari con la sola forza delle braccia? L’ho cercata ad aprile per annunciarle che la giuria del premio Masi Civiltà Veneta, presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e di cui faccio parte, era intenzionata ad attribuirle il riconoscimento che in 28 anni è andato a personaggi quali Susanna Tamaro, Mario Rigoni Stern, Ermanno Olmi, Marco Paolini, Giuseppe Sinopoli, Luigi Meneghello, Hugo Pratt, Andrea Zanzotto, Biagio Marin, Anna Proclemer, Uto Ughi, Gillo Dorfles, Antonia Arslan. In cambio si richiedeva la sua disponibilità per sabato 3 ottobre nella città di Alberto Castagnetti, l’allenatore che l’ha creata. Mi ha risposto con degnazione di rivolgermi al suo agente. Di commercio, suppongo.Posso dirlo? Al telefono con la campionessa, ho avvertito nelle sue parole il sinistro scricchiolio della ruggine. Non quella delle giunture, per il momento ancora ben oliate. Ma quella dello spirito sì. Senza rancore. Da veneto a veneta.
Praticamente questo ometto piccolo piccolo, la cui fama è legata a scoop quali le macchiette da strapaese da lui tratteggiate in "Tipi italiani", invece che commentare a caldo le prestazioni della Pellegrini, che in questi giorni ha stabilito un record dopo l'altro, entrando nell'Olimpo delle grandi del nuoto, si mette a frignare e a borbottare di scricchiolii e ruggine e degnazione...
Lorenzetto, nella sua presunzione di giornalaio, non si è reso conto di 1-fare una figura da sfigato incredibile 2-che è palpabile che il "mc guffin" dell'articolo è la possibilità di sfogare il suo risentimento da lesa maestà giornalaistica.
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