lunedì 12 settembre 2011

Giovanni Sartori: Utili idioti politologi vs l'Islam




"L'Islam non si può integrare: mi dica, da quando ci sono i musulmani in India? 2000 anni! E non si sono integrati. E' una realtà che conosco bene!". Giovanni Sartori, l'anzianotto politologo de noantri, che retrodata la nascita di Maometto di circa 600 anni. Su La7, ieri sera.

lunedì 9 maggio 2011

Confindustria, applausi degli industriali all'AD della Thyssen: addavenì Pol Pot...


Nella foto, il compagno Pol Pot cerca l'indirizzo di Emma Marcegaglia

e dell’ad della Thyssen, Harald Espenhahn, sulle Pagine Gialle.


Confindustria, applausi degli industriali all'Ad della Thyssen


ROMA - Confindustria e Governo di nuovo ai ferri corti. Tutta colpa dell’assemblea degli industriali durante la quale Emma Marcegaglia ha continuato a chiedere riforme. L’occasione del nuovo strappo è stato un applauso rivolto dalla platea a un dirigente della Thyssen, società condannata per la morte di sette operai. «Ho trovato davvero fuori luogo l’applauso al dirigente della Thyssen visto che la sicurezza sul lavoro è un problema vero che interessa tutti i lavoratori e i cittadini. E poi ho trovato una certa arroganza professorale nell’intervento della leader di Confindustria, secondo uno stile, non rimpianto, che fu del suo predecessore Montezemolo, che quello stesso stile adesso vorrebbe portarlo in politica». Lo dice il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli.Calderoli: Confindustria come Cgil. «Non vorrei che la Confindustria si stesse trasformando in una sorta di Cgil degli imprenditori, ovvero in una forza espressione di una oligarchia convinta oltretutto di essere l’unica detentrice della verità», ha aggiunto il ministro.Pirani: gravi applausi a Thyssen. «Un applauso assolutamente fuori luogo»: stigmatizza così il battimani che ha accolto ieri l’ad della Thyssen, Harald Espenhahn, all’assise di Confindustria a Bergamo, il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, che parla di «caduta si stile da parte della platea degli industriali». «Al di là dei giudizi che si possono dare sulla sentenza - spiega il sindacalista - credo che vada fatto ogni sforzo per favorire gli investimenti e la sicurezza. Non possiamo pensare che gli investimenti possano venire perchè c’è poca sicurezza. Nel caso della Thyssen, la strada è stata fatta dopo quella tragica giornata e i livelli di sicurezza e di collaborazione tra sindacati e impresa sono cresciuti e possono svilupparsi ancora».Familiari delle vittime: disprezzo per i morti. Con l'applauso di solidarietà all'ad della ThyssenKrupp Herald Espenhahn, recentemente condannato in primo grado a 16 anni e mezzo per la morte dei sette lavoratori nel rogo di Torino, la Confindustria dimostra «un cinico disprezzo verso la vita dei lavoratori»: lo sostiene l'associazione Legami d'Acciaio, che riunisce i familiari delle vittime ed ex operai ThyssenKrupp Torino. Nel definire «gravissime la posizione e le dichiarazioni di Confindustria, in particolare del Presidente Emma Marcegaglia», l'associazione afferma che «Confindustria, anzichè prendere le distanze dagli assassini della ThyssenKrupp, che - a suo parere - non hanno esitato a lucrare ignobilmente sulla pelle dei lavoratori, esprime loro solidarietà e vicinanza, dimenticando il terribile calvario patito dalle vittime e dai loro familiari e parenti, dimostrando un cinico disprezzo verso la vita dei lavoratori».Marcegaglia: vicinanza a familiari delle vittime. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia - riferisce una nota - «si è messa in contatto con l'associazione Legami d'Acciaio per chiarire quanto accaduto alle Assise di Bergamo e per riaffermare la vicinanza di Confindustria tutta ai familiari delle vittime della stabilimento Thyssen. Macegaglia ha, inoltre, ribadito l'impegno assoluto di Confindustria di garantire sempre di più la sicurezza nei luoghi di lavoro con iniziative concrete».




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Eh, cara Marcegaglia e padroni delle ferriere vari, il Fascismo e il PCI con voi si sono calati le braghe, speriamo che il futuro vi riservi un Pol Pot...

mercoledì 27 aprile 2011

È libero l’assassino di Guido Rossa, il sindacalista Cgil ucciso dalle BR: Vincenzo Guagliardo + Nadia Ponti + Vz61 Skorpion= Love







26.04.11 - 19:10 da Oggi


Guido Rossa, è libero il suo assassino. Vincenzo Guagliardo e la moglie, Nadia Ponti, hanno ottenuto la libertà condizionale. Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha accolto questa mattina la richiesta dei due ex terroristi. Arrestati entrambi nel 1980, Guagliardo e Ponti, nome di battaglia «Marta», non si sono mai pentiti né dissociati dalla lotta armata contro lo Stato.
LE BR DI GENOVA – Ex operaio della Magneti Marelli di Milano, Vincenzo Guagliardo fu un membro storico della colonna genovese delle Brigate Rosse. E a Genova il 24 gennaio del 1979 uccise assieme a Riccardo Dura e a Lorenzo Carpi il sindacalista della Cgil Guido Rossa. Guagliardo sparò per primo mentre Dura lo finì. Operaio dell’Italsider e militante della Cgil e del Pci, Guido Rossa aveva denunciato un suo compagno di lavoro, Francesco Berardi. Lo aveva visto mentre lasciava dei volantini delle BR in fabbrica. Lo denunciò e testimoniò al processo facendolo condannare. Una scelta coraggiosa che Guido Rossa pagò con la vita. I Brigatisti lo uccisero colpendo per la prima volta un operaio comunista.
LA FIGLIA PARLAMENTARE - Nell’ottobre del 2005 la figlia, Sabina Rossa, oggi parlamentare del Pd, dopo un incontro con Guagliardo in regime di semilibertà, si dichiarò favorevole alla concessione della condizionale, già respinta nel 2008 e nell’aprile del 2009, e arrivata questa mattina per Guagliardo e per Nadia Ponti, condannata alla pena dell’ergastolo nel processo per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro.


Raffella Fanelli


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Bè, ci sembra giusto coronare il sogno d'amore dei terroristi delle BR Nadia Ponti e Vincenzo Guagliardo (credo 4 o 5 omicidi incluso l'operaio comunista Guido Rossa, più Moro) scarcerandoli assieme. Che romantici, questi magistrati. Che tenerezza.

venerdì 22 aprile 2011

Eataly apre a Genova il 25 aprile...







Eataly (soldisoldisoldi, direbbe Piero Ciampi) apre a Genova "il 25 aprile, quando la città si è eroicamente liberata". All'ipocrisia e al ridicolo non c'è mai limite.

giovedì 21 aprile 2011

"Corriere della sera": Obama «Necessari tagli, ma con lo scalpello e non con il machete". Qualcuno glie lo dice che "scalpel" è bisturi?





"We've taken a scalpel to the discretionary budget rather than a machete," dice Obama. E il "Corriere della sera" traduce «Necessari tagli, ma con lo scalpello e non con il machete». Peccato che "scalpel" è bisturi... ma quelli del "Corriere" non erano quelli tutti brunch e endorsement e "Un italiano in America" alla Severgnini, come se avessero scoperto l'America per primi (mi sembra però un po' dopo Colombo e le casalinghe di Voghera).

sabato 2 aprile 2011

Sabina Guzzanti truffata: io fare "la barista"? A bello, machestaddì?!?


Il massimo del gauche caviar, il minimo della (lotta di)classe: l'antirazzista, antifascista, anticapitalista, antiberlusconiana e paladina dei terremotati diseredati Sabina Guzzanti getta la maschera: eh, la barista valla a fare tu, bello; mica sono una volgare plebea... E poi i blog, i blogger e la rete "la democrazia passa attraverso il web"... ridotti a "sui blog scrivono i più ossessionati"... XD


I 400 mila euro? Non confermo. Uno è arrivato a dire che dovevo investire in un bar. Io barista? LA TRUFFA DEI PARIOLI Sabina Guzzanti: «Le accuse sul blog? Poverini gasati . Io in crisi di nervi [ce n'eravamo accorti, NdMinitrue]»


I 400 mila euro? Non confermo. Uno è arrivato a dire che dovevo investire in un bar. Io barista? Sabina Guzzanti (Lapresse) ROMA - (Sabina Guzzanti risponde al telefonino. Voce nervosa, rauca, inizialmente tremante). «Io... non... ca-pi-sco...». Cosa, signora Guzzanti? «No, dico: come s'è permesso di chiamarmi sul cellulare? Eh? Lei non deve...». Mi spiace se... «Non me ne frega niente se le dispiace, capitooo? Ho un ufficio stampa, chiami il mio ufficio stampa!». Non credevo che... «Non credeva? Non credevaaa? Che vuole da me?». Se mi lasciasse spiegare... Non ho neppure potuto dirle buongiorno... «Ecco, buongiorno. Fatto. Allora?». Allora c'è questa storia della truffa e... «E voi, sui giornali, la state raccontando male, malissimo... Uff!». Prosegua. «No, non proseguo». Su... «Allora. Mi ascolti bene: la notizia è che io sono stata truffata. Punto e basta. Invece, per assurdo, qui sta passando il concetto che io debba giustificarmi di aver fatto qualche investimento... Pazzesco, non trova?». Senta: non sarà che a lei sembrano pazzesche e anche seccanti, molto seccanti, le critiche che le vengono mosse sul suo blog? Da giorni lei viene accusata, e rimproverata, di aver cercato guadagno facile con i trucchi della finanza... «Ma lo sa bene anche lei, lo sa bene che sui blog scrivono quelli più ossessionati...». Non offenda quelli che scrivono sui blog. «Io non li offendo, ma è esattamente così. Si sono gasati, poverini, hanno letto certi articoli e si sono messi a pontificare, a dirmi quello che avrei dovuto fare e non fare, con i miei soldi». Lei li ha anche definiti «svitatelli», «persone poco strutturate», «esaltati che non hanno capito una cippa». «Senta: uno è arrivato a scrivere che i miei soldi avrei dovuto investirli aprendo un bar... Io? La barista? No, dico: si rende conto di qual è il livello della polemica? E però la colpa è vostra, di voi che sui giornali avete parlato solo di me e di Massimo Ranieri, mentre ad essere truffati siamo stati a decine. Perché non avete pubblicato anche le foto degli altri? È giornalismo, questo?». Signora Guzzanti, è molto gentile a fornirci una lezione di giornalismo: ma non negherà che dovendo scegliere tra una sua foto e quella di uno sconosciuto, forse è più utilizzabile la sua... «Ehm... sì sì, certo... ha ragione. Però gli articoli sono stati scorretti! Alcuni, anzi, particolarmente scorretti». Lei, sul suo blog, ha scritto una severa lettera aperta al direttore di «Repubblica», Ezio Mauro. «Sì, severa...». Lo accusa di aver condotto una «campagna di disinformazione», gli chiede a «cosa devo tanto scorrettezza? Tanta vigliaccheria? Tanta spudoratezza?». «Va bene, okay, lo ammetto: ho esagerato. Ho scritto in preda a una crisi nervosa, oggi non userei certi toni... però è andata, la lettera l'ho pubblicata, e va bene così». Ripensandoci: questi truffatori che l'hanno... «No, aspetti, piano con le parole: c'è un'inchiesta, in corso. Ci sono alcune denunce. Aspettiamo». Come mai è così prudente, signora? Non ha perso 400 mila euro? «E chi lo dice?». L'ho letto. «È una cifra che non confermo». È vero o no che lei avrebbe già recuperato parte del denaro? «No... no... è una sciocchezza...». (Sabina Guzzanti, attrice e regista, 47 anni, è figlia di Paolo, deputato dei «Responsabili» berlusconiani, e sorella di altri due attori, Caterina e Corrado. Secondo il parere di numerosi esperti, il vero fuoriclasse del palcoscenico sarebbe Corrado).


Fabrizio Roncone 31 marzo 2011

Corriere della sera

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_31/sabina-guzzanti-truffata-roncone-190345496145.shtml

domenica 20 marzo 2011

Attacco alla Libia di Francia e America; Massimo Nava vs Gheddafi



Una scelta inevitabile
di Massimo Nava

È sintomatico che Gheddafi parli come Milosevic e Saddam, utilizzi le stesse minacce contro gli «aggressori», faccia previsioni funeste e denunci l'illegittimità dell'intervento internazionale come ingerenza negli affari interni. Inoltre, come accade nella mente dei dittatori che negano la realtà o ne perdono il contatto, continua a considerarsi amato da quel popolo che aggredisce con carri armati e mercenari. È evidente lo scopo di insinuare nelle coscienze interrogativi etici sulla giustezza di una guerra (perché di questo si tratta, dopo che la coalizione dei volenterosi ha già colpito obiettivi in Libia) e dubbi sulla sua utilità. Ma è altrettanto evidente che le cose stanno in modo diverso rispetto ai «bombardamenti umanitari» del recente passato.In primo luogo non si tratta di un'invasione, ma di interventi mirati e circoscritti, finalizzati a impedire il bagno di sangue, prima ancora di discutere sbocchi politici. A Gheddafi il mondo, quasi all'unanimità, ha chiesto di rinsavire e forse gli lascia ancora un margine di manovra per consentire una transizione. In secondo luogo, l'intervento preventivato al vertice di Parigi è sostenuto da una coalizione internazionale che ha la copertura del Consiglio di Sicurezza, il placet della Lega araba, la partecipazione - per quanto in ordine sparso - dei maggiori Paesi europei, con l'eccezione della Germania.
Merito del presidente francese Sarkozy, il quale non si è curato di accuse di impulsività e protagonismo elettorale e ha superato inerzie europee e riserve americane. Meglio sarebbe stato vedere un'Europa più coesa fin da subito. E sarebbe stata utile un'iniziativa forte dell'Italia, con tempi di reazione adeguati al nostro Paese, che ha la storia e la posizione più complicate in rapporto alla Libia. Abbiamo subito la determinazione francese e siamo entrati in un'operazione che pochi immaginavano soltanto una settimana fa. A Parigi, si è avuta la sensazione di essere arrivati a cose fatte. Per la nostra immagine, come ha promesso il presidente Napolitano, speriamo che il Paese si prepari a fare la propria parte.
Se si ricordano le esperienze militari in Iraq e in Afghanistan (e sotto alcuni aspetti in Kosovo) dobbiamo anche riflettere sui rischi di pesanti conseguenze per la popolazione civile e di risultati opposti agli obiettivi conclamati. Se ci si interroga sulle alternative politiche a Gheddafi non ci si può nemmeno nascondere, come ha scritto ieri sul Corriere Sergio Romano, che sappiamo poco o nulla dei capi della ribellione che il solo Sarkozy ha voluto riconoscere. Un'azione internazionalmente condivisa non diventa moralmente giusta in assoluto. Ma non dovrebbe essere complicato, nel caso della Libia, sapere da che parte stare. Sia per il governo, sia per l'opposizione.
Ciò che rende diverso il confronto con interventi del passato è l'atteggiamento culturale, prima che politico, che si dovrebbe tenere nei confronti dei popoli arabi. La rivoluzione del Maghreb non brucia bandiere americane ma chiede libertà, democrazia, distribuzione delle ricchezze e un futuro di sviluppo che non può essere considerato alla stregua di minacce per le nostre coste o per le nostre economie. «I popoli arabi - ha promesso Sarkozy - devono essere padroni del proprio destino». Coloro che temono il dopo Gheddafi forse sottovalutano le insidie della sua permanenza al potere. Per il suo popolo e per le immense speranze dei popoli vicini.
20 marzo 2011 Corriere della Sera

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Un commento scritto da un bambino delle Elementari.
Per le "immense speranze" staremo proprio a vedere, come staremo a vedere cosa succederà per le immense ricchezze petrolifere.


sabato 5 marzo 2011

"Violentata" dai Carabinieri, donne (?) attiviste contro la Caserma al Quadraro




Violentata da carabinieri, monta la rabbia

Lancio di uova contro la caserma
Un gruppo di donne attiviste ha «assaltato» la sede dell'Arma al Quadraro: «Fuori gli stupratori»
DOPO LA DENUNCIA, MILITARI TRASFERITI

Un gruppo di donne attiviste ha «assaltato» la sede dell'Arma al Quadraro: «Fuori gli stupratori»
Lancio di uova contro la caserma al Quadraro (foto Simona Granati)ROMA - Monta la rabbia delle donne per l'ennesima violenza sessuale nella Capitale, questa volta con l'aggravante che lo stupro denunciato da una 32enne romana sarebbe avvenuto all'interno della caserma dei carabinieri del Quadraro, quartiere alla periferia di Roma. Proprio qui, sabato mattina, un improvvisato sit-in di attiviste dei centri sociali e dei collettivi femministi si è trasformato in una veemente protesta con lancio di uova contro la sede locale dell'Arma.
Il corteo di femministe arriva davanti alla caserma dei carabinieri

SINDACO CONTESTATO - Il gruppo di donne manifestanti ha urlato slogan non soltanto contro i militari - «Fuori i carabinieri stupratori» (ma i militari sotto accusa sono stati già trasferiti in altre città) - ma anche contro il sindaco di Roma: «Alemanno dimettiti». Dopo un breve corteo nel X Municipio le manifestanti si sono fermate nei pressi della caserma - dove una ragazza in stato di fermo sarebbe stata violentata mercoledì notte da tre carabinieri e un vigile urbano ora indagati - gridando anche: «Per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte parte lesa».Sul caso, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo: indagati tre carabinieri e un loro amico vigile urbano, anche se soltanto uno dei militari avrebbe avuto un rapporto sessuale con la donna, che era stata fatta uscire dalla cella e indotta a bere superalcolici.
(Ansa)«MEGLIO INSICURE» - Dopo aver lanciato uova verso la caserma, le donne hanno esposto striscioni con su scritto: «Carabinieri/sicurezza. Meglio insicure che violentate». «È l'ennesimo episodio di violenza sessuale a Roma che rappresenta il fallimento delle politiche securitarie di Alemanno - commenta Giovanna Cavallo, del movimento Action - Siamo qui per chiedere le dimissioni del sindaco e la rimozione immediata dall'Arma dei carabinieri dei protagonisti dello stupro».
L'INCHIESTA - E, intanto, prosegue l'inchiesta della procura. I tre carabinieri della caserma romana del Quadraro ed il vigile urbano indagati per violenza sessuale dopo la denuncia di una donna di 32 anni saranno risentiti, prossimamente, dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Eleonora Fini. Gli inquirenti, secondo quanto si è appreso, convocheranno anche la donna e gli atti istruttori serviranno ai magistrati per approfondire alcuni aspetti della vicenda anche alla luce delle risultanze delle indagini tuttora in corso. Gli inquirenti di piazzale Clodio sono al lavoro e, di intesa con il Reparto Operativo dei carabinieri, stanno riesaminando tutto il caso, a cominciare dall'attendibilità del racconto fatto dalla ragazza madre.

(Corriere della sera)


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"Carabinieri/sicurezza. Meglio insicure che violentate", no, non si può essere più ciecamente faziose di così. Sembra che la sinistra lo faccia apposta, a dimostrare che se Berlusconi è il MALE, loro sono peggio.

sabato 5 febbraio 2011

La sinistra sul palco a Milano con Libertà e Giustizia, Saviano, Eco e Lerner per dire «dimettiti» a Berlusconi


Nella foto, intellettuali di sinistra anelanti di comunicare alti messaggi politico-intellettuali ai media stranieri.

La manifestazione al Palasharp in diretta dalle 15 su Corriere.tv
La sinistra sul palco a Milanoper dire «dimettiti» a Berlusconi
All'idea di Libertà & Giustizia aderiscono Pd, Idv e Sel, e anche Saviano, Eco, Lerner, Scalfaro, Camusso
MILANO - «Dimettiti. Per un'Italia libera e giusta». È la linea guida della manifestazione di sabato pomeriggio a Milano (che Corriere.tv trasmetterà in diretta) del movimento Libertà & Giustizia, presieduta da Sandra Bonsanti, ex deputata dei Progressisti ed ex direttrice del quotidiano livornese Il Tirreno. Il «dimettiti» è l'invito rivolto a Silvio Berlusconi. Alla manifestazione - a cui ha aderito anche il Partito democratico - sono previsti interventi di Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg e Umberto Eco. E inoltre Moni Ovadia, Salvatore Veca, Nando dalla Chiesa, Concita De Gregorio, Gad Lerner, Susanna Camusso, Daria Bonfietti, Maurizio Landini, Oscar Luigi Scalfaro, Maurizio Pollini, Irene Grandi, Milva, Dario Franceschini. I cancelli del Palasharp si apriranno alle 13,30 - fa sapere l'associazione in una nota - Dalle 15 alle 18 la società civile si mobilita su due temi fondamentali: le dimissioni di Berlusconi e la solidarietà alla magistratura italiana e alla procura milanese in particolare.
Il popolo del Palasharp
IDV - Alla manifestazione di sarà anche l'Italia dei valori. «L'Idv sarà con i suoi militanti e parlamentari al Palasharp di Milano, saremo presenti senza simboli e bandiere di partito per ribadire la richiesta di dimissioni a Berlusconi», afferma in una nota Antonio Di Pietro. «Grideremo la nostra indignazione e continueremo a batterci in tutte le piazze e in tutte le sedi per liberare il nostro Paese da questo governo che lavora per se stesso e non nell'interesse generale».
VENDOLA - «C'è bisogno di un sussulto perché questa povera nazione oggi è tramortita, è un Paese in ginocchio dal punto di vista sociale», dice il governatore della Puglia e leaer di Sinistra ecologia libertà, Nichi Vendola, nel messaggio inviato alla manifestazione. «Un sussulto perché questa povera nazione ha un governo che assomiglia sempre più ad altri governi del Mediterraneo, con un premier che esprime sempre più apertamente il proprio disprezzo verso il potere giudiziario e il potere legislativo. Sono convinto che ciò che condannerà Berlusconi non sarà la triste e squallida vicenda di Ruby e delle altre ragazze ai festini, chi lo condannerà saranno i coetanei di Ruby, quei ragazzi e ragazze che oggi non hanno un futuro».
SAVIANO - Bisogna «ribellarsi al ritratto di un Paese piegato e corrotto, accomunato da una specie di complicità collettiva» e di tornare ad affermare «il diritto di sognare un'Italia più pulita», sono alcuni passaggi dell'intervento che terrà Roberto Saviano.
Redazione online Corriere della Sera


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Ma questi ultralegalitari dall'appello facile (vedi il documento rivoluzionario-radical chic contro Calabresi, firmato ad es. dall'Eco) sanno che tra i fondatori di Libertà e Giustizia c'è De Benedetti? O lo sanno, ma come al solito "ci sono animali più uguali degli altri?".


Da Wiki:

Nel 1993, in piena bufera Tangentopoli, Carlo De Benedetti venne arrestato. Presentò al pool di Mani Pulite un memoriale in cui ammetteva il pagamento di 10 miliardi di lire in tangenti ai Partiti di governo e funzionale all'ottenimento di una commessa dalle Poste Italiane, consistente in telescriventi e computer obsoleti. Nel maggio dello stesso anno, viene iscritto all'albo degli indagati; De Benedetti non andrà mai a processo per questa tangente per sopraggiunta prescrizione.[1][2][3]


(approposito, che originaloni, a ricicciare i GL dell'azionismo torinese, più fanaticamente intolleranti -ma molto più intellò- che gli stalinisti...)