martedì 3 marzo 2015



«Con pochi, ma coraggiosi alleati...  dobbiamo farci carico della difesa di un continente che, in larga misura, non lo merita» 

Joseph Goebbels, 1944



martedì 27 gennaio 2015

Sottomissione, di Michel Houellebecq



Leggendo le prime pagine di Sottomissione di Houellebecq, come per Céline, non è la storia narrata che conta, ma lo stile. E in poche righe, i personaggi, la tensione stabilita, il quadro tratteggiato, i dialoghi, i tic, l'ambiente universitario, il facile "tradimento dei chierici". Bel romanzo e, venendo ai temi affrontati, formidabile fustigazione - ben al di là del suo presunto anti islamismo - del tramonto dell'Europa, consumista, catatonico-depressiva, despiritualizzata e esangue, paradossalmente "salvata" proprio dal nuovo regime islamico illuminato che H. immagina.


venerdì 31 ottobre 2014

"Ho conosciuto i froci: persone spesso splendide, sensibili ma ironiche, colte e istrioniche, felici ma talvolta melanconiche e delicate. Poi ho conosciuto persone grigie, pedanti, chiuse, reazionarie nel loro sterile attaccamento a "matrimonio" e "figli", che rompono la monotonia della loro esistenza con delle parate becere o attivandosi per imporre la loro settaria visione agli altri: i gay"

martedì 2 settembre 2014



[Durante la battaglia di Narva, Estonia, estate 1944]
La quota 69.9 è in mano russa, la “Collina del Granatiere”, più a est, sembra ormai perduta. Nonostante tutto, l’Hauptsturmführer Bachmeier resiste ancora. È stato costretto ad abbandonare la cima, ma tiene anc
ora il versante ovest. Dappertutto, piccoli gruppi di volontari germanici [ossia dei volontari europei occidentali e nordici delle Waffen-SS, nota mia] si battono per non essere sommersi. Raffiche e esplosioni non cessano un solo istante. Tutta la collina scompare nel fumo.
Dall’altra parte dell’altura, sul versante est, un osservatore avanzato [Vorgeschobener Beobachter – VB, il cui compito è di dare le correzioni di fuoco alla propria artiglieria, nota mia] di una Batteria costiera della Kriegsmarine, gravemente ferito, sta per morire nella sua buca individuale, da solo in mezzo ai soldati sovietici che occupano il terreno e che non si curano dei morti e feriti che giacciono dappertutto nelle posizioni tedesche devastate. Il marinaio è presso il suo posto radio. L’apparecchio è intatto. Può allora guidare, sottovoce, il tiro dei suoi pezzi. Scorge dei carri armati sovietici che si dirigono verso ovest e riesce a segnalarlo ai suoi camerati. Prima di morire, un’ultima richiesta:
“Tirate sulla mia posizione. Ci sono russi tutto intorno a me”. […]
Nella vallata, tra la “Collina del Granatiere” e la quota 69.9, intanto, accade l’incredibile. Un contrattacco! Viene condotto dal comandante del Battaglione Corazzato Hermann von Salza [l’unità Panzer della SS-Division Nordland, il nome commemora uno dei Gran Maestri dell’Ordine Teutonico, nota mia], lo Sturmbannfuhrer Kausch, che ha raccolto nelle retrovie chi poteva ancora combattere e l’ha gettato nella fornace assieme ai qualche Panther e cannone d’assalto. È una cavalcata folle, con questi ultimi blindati, lanciati alla velocità massima dei loro motori e tirando colpo su colpo con i loro cannoni e mitragliatrici. Irrompono sulla punta dell’assalto sovietico nel momento dove i russi, dopo aver sfondato il fronte nella mattina, credevano ormai di poter sfondare sino alle tre colline della Montagna Blu, per poi dirigersi a ovest, lungo l’autostrada che porta a Reval e al Baltico.
Qualche corazzato tedesco sarà in grado di cambiare la situazione? In ogni caso, questo contrattacco di ciò che resta del Battaglione Hermann von Salza resta l’ultima possibilità per tutto il III Corpo d’Armata germanico [formato da tre Divisioni SS di volontari “germanici” – Nordland, Estland e Nederland e unità subordinate, nota mia].
Panther e cannoni d’assalto colpiscono i loro avversari, schiantano le fanterie sovietiche e arrivano a portata dei carri armati russi. Un duello tra corazzati s’impegna tra le due colline. Rapidamente, sono gli equipaggi dello Sturmbannführer Kautsch che dominano il terreno. […] I T-34 e gli Stalin che cercano di resistere vengono distrutti. Intanto i Panther arrivano all’altezza del controcarro da 75 mm presso il quale giace lo Sturmann Schrynen [il giovanissimo volontario ventitreenne SS Remi Schrynen, fiammingo, aveva distrutto diversi carri armati sovietici, rimanendo solo accanto al suo cannone controcarro PAK 40 dopo che tutto il suo equipaggio era stato messo fuori combattimento – sino a quando, dopo aver sparato a un ultimo carro alla distanza di TRENTA metri (di solito tiri a 300-1000 metri), il suo PAK era stato colpito, nota mia]. Il volontario fiammingo è recuperato al volo. E’ ancora vivo. Il comandante del Battaglione corazzato constata:
“Ecco uno che viene da lontano!”
E i suoi Panther riprendono la loro avanzata.
Il contrattacco dei Panther e dei cannoni d’assalto del Battaglione Hermann von Salza ha annientato l’attacco russo tra le due colline occidentali del massiccio della Montagna Blu.
Sul versante ovest dell’altura di mezzo, quella detta “del Granatiere”, l’Haupsturmführer Bachmeier riprende in mano gli uomini del suo Kampfgruppe, aggrappati al versante ovest. Raduna i piccoli gruppi di uomini sfiancati, li cava dalle loro buche, li rilancia all’assalto.
“Avanti! Verso la cima!”
I volontari germanici sembrano alla fine delle loro forze. Ma l'incredibile carica dei corazzati gli ridà coraggio e li fa andare all’assalto. […] SS e marinai, tedeschi, norvegesi, fiamminghi, estoni, tutti assieme formano un’unica orda selvaggia che avanza verso la cima, sparando e urlando […] le loro uniformi a brandelli, coperte di sangue e fango. E intanto avanzano metro per metro, feroci, in questo assalto che li vendica della sconfitta del mattino.
Alla sera del 29 luglio, l’Haupsturmführer Bachmeier, comandante del III battaglione del Reggimento Norge, è di nuovo il padrone della “Collina del Granatiere”
Da Jean Mabire, Division Nordland – Dans l’hiver glacé, devant Leningrad, Paris 1997
 
 
Berlino 1945, dal posto di comando della Panzer-Division “Müncheberg”:
24 aprile. Al mattino stiamo all’aeroporto di Tempelhof. L’artiglieria russa spara ininterrottamente. Degli otto settori difensivi di Berlino, noi teniamo ora il settore D. […] Con i lanciafiamme i russi incendiano le case che non riescono a conquistare. Gli urli dei bambini e delle donne sono spaventosi. […] I nostri sono gli unici mezzi corazzati di cui dispone il comando di zona nella Wilhemplatz. […] Si deve all’energia del Generale Mummert se la Divisione non viene bruciata oggi stesso. Per il trasporto di feriti non si dispone di veicoli. Nel pomeriggio l’artiglieria viene spostata al Tiergarten. Di munizioni ce ne sono ormai poche. A Tempelhof, intorno al Comando, sembra si sia scatenato l’inferno. Scoppi fragorosi, esplosioni di granate, deflagrazioni di “organi di Stalin”. Urlo di feriti, rombo di motori, crepitio di mitragliatrici. E soprattutto nembi di fumo, puzzo di cloro e incendi. […] E anche singole donne hanno impugnato il Panzerfaust, slesiane assetate di vendetta. […] Alle 20: carri armati con fanteria russa a bordo avanzano verso il campo di Tempelhof. Duri combattimenti.

sabato 16 agosto 2014



Dante Virgili, nel 1970: "Colonne di fuoco alte come i grattacieli torri crollanti in un orizzonte sconvolto il cielo brucia sopra New York" ... “Tant’è, non si può andare contro il proprio tempo. Come se fossero vittime solo i morti gassati non quelli arsi con le bombe al fosforo. E gli atomizzati in Giappone. Già, non fu un crimine. Ma quei lanci si ritorceranno presto su di loro, eh eh ALTRE Enola Gay. Mi lecco le labbra pensando all’ammasso di pietre cui si ridurranno le loro città. Colonne di fuoco alte come i grattacieli torri crollanti in un orizzonte sconvolto il cielo brucia sopra New York”



“Di tutte le scene d’orrore della guerra che si siano mai mostrate al mondo, l’ospedale di Sebastopoli offrì quella più straziante e rivoltante. Entrando da una di quelle porte, fui testimone di una visione che pochi uomini, grazie a Dio, hanno mai osservato: … i cadaveri decomposti e putrescenti dei soldati, lasciati a morire nella loro estrema agonia, senza cure, senza assistenza, ammucchiati il più stretto possibile… saturi del sangue che colava e stillava sul pavimento, filtrando tra il pus. Molti giacevano, ancora in vita, con le ferite infestate di vermi. Molti, resi quasi folli da ciò che avevano attorno, o cercando rifugio da esso, erano riusciti nonostante le sofferenze a rifugiarsi sotto ai letti, e da lì spiavano noi agghiacciati spettatori. Molti, con le braccia e gambe spezzate e fratturate, le ossa rotte fuoriuscenti dalla viva carne, imploravano aiuto, acqua, cibo, o pietà, o, non potendo parlare a causa dell’avvicinarsi della morte o da terribili ferite alla testa o al torace, puntavano alle loro ferite letali. […] I corpi di diversi uomini si erano gonfiati sino a livelli incredibili: e i connotati che si erano distesi sino a proporzioni mostruose, con occhi che sporgevano dalle orbite, e lingue nerastre protrudenti dalle bocche, schiacciate dai denti serrati nei rantoli della morte, costringevano a rabbrividire e distogliere lo sguardo”

Da O. Figes, Crimea, 1853-1856.




“I francesi, i tedeschi, gli americani da tempo non hanno più nessuna energia. Ho avuto molte occasioni per convincermene. Non sentono più la vita. Il futuro appartiene ai talebani, ai turchi, basta guardare come se le danno, ai curdi, a tutta questa folla selvaggia di individui sospetti che gli europei disdegnano e non capiscono. L’Europa è già morta, stanca e profondamente cambiata, perciò tutte quelle splendide fichette di rue du Petit Musc è inutile che sbattano le ciglia. Ci vorrebbe un ceceno che gli s’infili nella mutande per insegnar loro a rigar dritto"

Da il Libro dell’acqua di Eduard Limonov. 
















"I miei noiosi colleghi letterati, anche i migliori tra loro, non hanno capito e si ostinano a non capire quanto l'essermi lanciato nella guerra e nella politica abbia ampliato le mie possibilità. Il nuovo senso estetico era quello che nasceva sfrecciando per una città bruciata sopra la corazza di un carro armato circondato da giovani belve con fucili d'assalto". 

Eduard Limonov.