[Durante la battaglia di Narva, Estonia, estate 1944]
La quota 69.9 è in mano russa, la “Collina del Granatiere”, più a est, sembra ormai perduta. Nonostante tutto, l’Hauptsturmführer Bachmeier resiste ancora. È stato costretto ad abbandonare la cima, ma tiene ancora il versante ovest. Dappertutto, piccoli gruppi di volontari germanici [ossia dei volontari europei occidentali e nordici delle Waffen-SS, nota mia] si battono per non essere sommersi. Raffiche e esplosioni non cessano un solo istante. Tutta la collina scompare nel fumo.
Dall’altra parte dell’altura, sul versante est, un osservatore avanzato [Vorgeschobener Beobachter – VB, il cui compito è di dare le correzioni di fuoco alla propria artiglieria, nota mia] di una Batteria costiera della Kriegsmarine, gravemente ferito, sta per morire nella sua buca individuale, da solo in mezzo ai soldati sovietici che occupano il terreno e che non si curano dei morti e feriti che giacciono dappertutto nelle posizioni tedesche devastate. Il marinaio è presso il suo posto radio. L’apparecchio è intatto. Può allora guidare, sottovoce, il tiro dei suoi pezzi. Scorge dei carri armati sovietici che si dirigono verso ovest e riesce a segnalarlo ai suoi camerati. Prima di morire, un’ultima richiesta:
“Tirate sulla mia posizione. Ci sono russi tutto intorno a me”. […]
Nella vallata, tra la “Collina del Granatiere” e la quota 69.9, intanto, accade l’incredibile. Un contrattacco! Viene condotto dal comandante del Battaglione Corazzato Hermann von Salza [l’unità Panzer della SS-Division Nordland, il nome commemora uno dei Gran Maestri dell’Ordine Teutonico, nota mia], lo Sturmbannfuhrer Kausch, che ha raccolto nelle retrovie chi poteva ancora combattere e l’ha gettato nella fornace assieme ai qualche Panther e cannone d’assalto. È una cavalcata folle, con questi ultimi blindati, lanciati alla velocità massima dei loro motori e tirando colpo su colpo con i loro cannoni e mitragliatrici. Irrompono sulla punta dell’assalto sovietico nel momento dove i russi, dopo aver sfondato il fronte nella mattina, credevano ormai di poter sfondare sino alle tre colline della Montagna Blu, per poi dirigersi a ovest, lungo l’autostrada che porta a Reval e al Baltico.
Qualche corazzato tedesco sarà in grado di cambiare la situazione? In ogni caso, questo contrattacco di ciò che resta del Battaglione Hermann von Salza resta l’ultima possibilità per tutto il III Corpo d’Armata germanico [formato da tre Divisioni SS di volontari “germanici” – Nordland, Estland e Nederland e unità subordinate, nota mia].
Panther e cannoni d’assalto colpiscono i loro avversari, schiantano le fanterie sovietiche e arrivano a portata dei carri armati russi. Un duello tra corazzati s’impegna tra le due colline. Rapidamente, sono gli equipaggi dello Sturmbannführer Kautsch che dominano il terreno. […] I T-34 e gli Stalin che cercano di resistere vengono distrutti. Intanto i Panther arrivano all’altezza del controcarro da 75 mm presso il quale giace lo Sturmann Schrynen [il giovanissimo volontario ventitreenne SS Remi Schrynen, fiammingo, aveva distrutto diversi carri armati sovietici, rimanendo solo accanto al suo cannone controcarro PAK 40 dopo che tutto il suo equipaggio era stato messo fuori combattimento – sino a quando, dopo aver sparato a un ultimo carro alla distanza di TRENTA metri (di solito tiri a 300-1000 metri), il suo PAK era stato colpito, nota mia]. Il volontario fiammingo è recuperato al volo. E’ ancora vivo. Il comandante del Battaglione corazzato constata:
“Ecco uno che viene da lontano!”
E i suoi Panther riprendono la loro avanzata.
Il contrattacco dei Panther e dei cannoni d’assalto del Battaglione Hermann von Salza ha annientato l’attacco russo tra le due colline occidentali del massiccio della Montagna Blu.
Sul versante ovest dell’altura di mezzo, quella detta “del Granatiere”, l’Haupsturmführer Bachmeier riprende in mano gli uomini del suo Kampfgruppe, aggrappati al versante ovest. Raduna i piccoli gruppi di uomini sfiancati, li cava dalle loro buche, li rilancia all’assalto.
“Avanti! Verso la cima!”
I volontari germanici sembrano alla fine delle loro forze. Ma l'incredibile carica dei corazzati gli ridà coraggio e li fa andare all’assalto. […] SS e marinai, tedeschi, norvegesi, fiamminghi, estoni, tutti assieme formano un’unica orda selvaggia che avanza verso la cima, sparando e urlando […] le loro uniformi a brandelli, coperte di sangue e fango. E intanto avanzano metro per metro, feroci, in questo assalto che li vendica della sconfitta del mattino.
Alla sera del 29 luglio, l’Haupsturmführer Bachmeier, comandante del III battaglione del Reggimento Norge, è di nuovo il padrone della “Collina del Granatiere”
Da Jean Mabire, Division Nordland – Dans l’hiver glacé, devant Leningrad, Paris 1997
La quota 69.9 è in mano russa, la “Collina del Granatiere”, più a est, sembra ormai perduta. Nonostante tutto, l’Hauptsturmführer Bachmeier resiste ancora. È stato costretto ad abbandonare la cima, ma tiene ancora il versante ovest. Dappertutto, piccoli gruppi di volontari germanici [ossia dei volontari europei occidentali e nordici delle Waffen-SS, nota mia] si battono per non essere sommersi. Raffiche e esplosioni non cessano un solo istante. Tutta la collina scompare nel fumo.
Dall’altra parte dell’altura, sul versante est, un osservatore avanzato [Vorgeschobener Beobachter – VB, il cui compito è di dare le correzioni di fuoco alla propria artiglieria, nota mia] di una Batteria costiera della Kriegsmarine, gravemente ferito, sta per morire nella sua buca individuale, da solo in mezzo ai soldati sovietici che occupano il terreno e che non si curano dei morti e feriti che giacciono dappertutto nelle posizioni tedesche devastate. Il marinaio è presso il suo posto radio. L’apparecchio è intatto. Può allora guidare, sottovoce, il tiro dei suoi pezzi. Scorge dei carri armati sovietici che si dirigono verso ovest e riesce a segnalarlo ai suoi camerati. Prima di morire, un’ultima richiesta:
“Tirate sulla mia posizione. Ci sono russi tutto intorno a me”. […]
Nella vallata, tra la “Collina del Granatiere” e la quota 69.9, intanto, accade l’incredibile. Un contrattacco! Viene condotto dal comandante del Battaglione Corazzato Hermann von Salza [l’unità Panzer della SS-Division Nordland, il nome commemora uno dei Gran Maestri dell’Ordine Teutonico, nota mia], lo Sturmbannfuhrer Kausch, che ha raccolto nelle retrovie chi poteva ancora combattere e l’ha gettato nella fornace assieme ai qualche Panther e cannone d’assalto. È una cavalcata folle, con questi ultimi blindati, lanciati alla velocità massima dei loro motori e tirando colpo su colpo con i loro cannoni e mitragliatrici. Irrompono sulla punta dell’assalto sovietico nel momento dove i russi, dopo aver sfondato il fronte nella mattina, credevano ormai di poter sfondare sino alle tre colline della Montagna Blu, per poi dirigersi a ovest, lungo l’autostrada che porta a Reval e al Baltico.
Qualche corazzato tedesco sarà in grado di cambiare la situazione? In ogni caso, questo contrattacco di ciò che resta del Battaglione Hermann von Salza resta l’ultima possibilità per tutto il III Corpo d’Armata germanico [formato da tre Divisioni SS di volontari “germanici” – Nordland, Estland e Nederland e unità subordinate, nota mia].
Panther e cannoni d’assalto colpiscono i loro avversari, schiantano le fanterie sovietiche e arrivano a portata dei carri armati russi. Un duello tra corazzati s’impegna tra le due colline. Rapidamente, sono gli equipaggi dello Sturmbannführer Kautsch che dominano il terreno. […] I T-34 e gli Stalin che cercano di resistere vengono distrutti. Intanto i Panther arrivano all’altezza del controcarro da 75 mm presso il quale giace lo Sturmann Schrynen [il giovanissimo volontario ventitreenne SS Remi Schrynen, fiammingo, aveva distrutto diversi carri armati sovietici, rimanendo solo accanto al suo cannone controcarro PAK 40 dopo che tutto il suo equipaggio era stato messo fuori combattimento – sino a quando, dopo aver sparato a un ultimo carro alla distanza di TRENTA metri (di solito tiri a 300-1000 metri), il suo PAK era stato colpito, nota mia]. Il volontario fiammingo è recuperato al volo. E’ ancora vivo. Il comandante del Battaglione corazzato constata:
“Ecco uno che viene da lontano!”
E i suoi Panther riprendono la loro avanzata.
Il contrattacco dei Panther e dei cannoni d’assalto del Battaglione Hermann von Salza ha annientato l’attacco russo tra le due colline occidentali del massiccio della Montagna Blu.
Sul versante ovest dell’altura di mezzo, quella detta “del Granatiere”, l’Haupsturmführer Bachmeier riprende in mano gli uomini del suo Kampfgruppe, aggrappati al versante ovest. Raduna i piccoli gruppi di uomini sfiancati, li cava dalle loro buche, li rilancia all’assalto.
“Avanti! Verso la cima!”
I volontari germanici sembrano alla fine delle loro forze. Ma l'incredibile carica dei corazzati gli ridà coraggio e li fa andare all’assalto. […] SS e marinai, tedeschi, norvegesi, fiamminghi, estoni, tutti assieme formano un’unica orda selvaggia che avanza verso la cima, sparando e urlando […] le loro uniformi a brandelli, coperte di sangue e fango. E intanto avanzano metro per metro, feroci, in questo assalto che li vendica della sconfitta del mattino.
Alla sera del 29 luglio, l’Haupsturmführer Bachmeier, comandante del III battaglione del Reggimento Norge, è di nuovo il padrone della “Collina del Granatiere”
Da Jean Mabire, Division Nordland – Dans l’hiver glacé, devant Leningrad, Paris 1997

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