giovedì 31 luglio 2014

"The rulers of this most insecure of all worlds"...


















“We have a new type of rule now. Not one-man rule, or rule of aristocracy or plutocracy, but of small groups elevated to positions of absolute power by random pressures, and subject to political and economic factors that leave little room for decision. They are representatives of abstract forces who have reached power through surrender of self. The iron-willed dictator is a thing of the past. There will be no more Stalins, no more Hitlers. The rulers of this most insecure of all worlds are rulers by accident, inept, frightened pilots at the controls of a vast machine they cannot understand, calling in experts to tell them which buttons to push.”

"Noi abbiamo un nuovo modo di governare adesso. Non il governo di un solo uomo, o il governo degli aristocratici o dei plutocrati, ma di piccoli gruppi innalzati a posizioni di potere assoluto da pressioni a casaccio, e soggetti a fattori politici ed economici che lasciano poco spazio alla decisione. Sono i rappresentanti di forze astratte che hanno raggiunto il potere attraverso la resa del proprio io. Il dittatore dalla volontà di ferro è una cosa del passato. Non ci saranno più Stalin, non più Hitler. I governanti di questo che è il più insicuro dei mondi possibili sono governanti per puro caso, inetti, timorosi piloti ai comandi di una vasta macchina che non possono capire, e chiamano degli esperti che gli dicano quali bottoni premere".

William Burroughs, Interzone.

sabato 19 luglio 2014

"Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati"...

















Perché, se fossero stati invece liberi, sugli "altri posti", quelli della "ragione borghese" vi ci sareste seduti, e con gusto, vero, comunisti radical chic, rivoluzionari da opera da tre soldi, proprio? In questa riflessione sulla frase del compagno Bertoldo Brecht, tutta la differenza tra la gauche caviar e le zecche e noi, che dalla parte del "torto", il torto di essere "contro", ci siamo schierati e ci schiereremo sempre a prescindere.

Donne di una Nazione occupata. L'emancipazione passa per i sassi tirati, non per le Pussy Riot. Queste ultime ce le meritiamo noi.


venerdì 18 luglio 2014

Processo Ruby: Berlusconi assolto per tutte le accuse, prostituzione e concussione!


IL CAVALIERE CE L'HA INSEGNATO, SCOPARE LE MINORENNI NON E' REATO!!! :-DDD


I giudici della seconda Corte d'Appello di Milano hanno assolto Silvio Berlusconi, imputato per concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby, per entrambi i capi di imputazione. In primo grado l'ex premier era stato condannato a 7 anni.





http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-07-18/ruby-conto-rovescia-la-sentenza-appello-berlusconi-giudici-camera-consiglio-100530.shtml

domenica 3 febbraio 2013

Mali: Hollande, mio giorno più importante. Sticazzi

     
Mali: Hollande, mio giorno più importante


(ANSA) - BAMAKO - "Oggi ho indubbiamente vissuto la giornata più importante della mia vita politica": lo ha detto il presidente francese, Francois Hollande, nel corso del suo intervento a Bamako che ha chiuso la sua visita in Mali.

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Se scacciare quattro straccioni islamisti per far spazio ai quattro fari della democrazia che ti circondano nella foto è stato l'atto più importante della tua vita, sei messo bene.
Minitrue

venerdì 11 gennaio 2013

Mali, intervento francese contro gli islamisti: bentornati alla politica delle cannoniere, n'altra volta.




Mali, intervento francese contro gli islamisti

Hollande spiega le ragioni della missione: "Durerà quanto necessario"


Le forze armate francesi hanno avviato un intervento a supporto delle forze governative del Mali, contro i ribelli islamisti. Lo ha affermato il presidente Francois Hollande, precisando che l'operazione durerà fino a quando sarà necessario. "Le truppe francesi hanno fornito il loro supporto questo pomeriggio alle unità dell'esercito maliano, per combattere contro elementi terroristi", ha aggiunto Hollande


In una dichiarazione di meno di un minuto pronunciata dall'Eliseo, il presidente ha spiegato che "a nome della Francia, ha risposto alla richiesta di aiuto del presidente del Mali". L'intervento è stato valutato come necessario per garantire la sicurezza di una popolazione amica e degli oltre 6.000 francesi che risiedono in Mali.

"I terroristi devono sapere che la Francia sarà sempre lì quando sono messi in pericolo non i suoi interessi, ma i diritti di una popolazione come quella del Mali che vuole vivere in libertà e democrazia", ​​ha concluso Hollande.

Gli Stati Uniti hanno espresso il loro appoggio all'operazione. ''Abbiamo preso atto del fatto che il governo del Mali ha chiesto aiuto, e quindi condividiamo l'obiettivo francese di impedire ai terroristi di installarsi nella regione'', ha detto il consigliere per la sicurezza della Casa Bianca, Tommy Vietor.

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1076790/intervento-armato-francese-in-mali.shtml

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MINITRUE COMMENT:

Democrazia è innanzitutto trasparenza:

Militari europei, tra i quali i francesi, "sono in Mali per contrastare l'avanzata degli islamici nel Sud". Lo afferma un responsabile maliano coperto da anonimato. "Non dirò quanti sono, né dove sono o di che attrezzature dispongono. Ringraziamo questi Paesi che hanno capito che abbiamo a che fare con dei terroristi", ha detto il responsabile.

Again and again and again and again and again and again and again and again and again and again and again and again and again and again and again and again and again and again and again Gunboat Politics foreveeeeerrrrrrr (ma hey, sono "terroristi" - o "despoti", a seconda, quindi....)

venerdì 27 aprile 2012

Via Poma, Busco assolto per l’omicidio di Simonetta


E ci credo, posto parte della requisitoria del PG: "L'assassino era atteso dalla vittima. Era un incontro malinconico perche' Busco sarebbe partito per le vacanze con i suoi amici e senza Simonetta. Lei si spoglia, magari in attesa di una gentilezza che non arriva per dare a questo incontro una parvenza d'amore che non puo' appartenere alla forma mentis di Raniero. Lui le si fionda addosso quando il reggiseno non e' stato ancora tolto. Le morde il capezzolo, lei si ritrae e, forse, gli urla tutto il suo disprezzo e, chissa', impugna un tagliacarte che stava sulla scrivania".

"Era un incontro MALINCONICO", "MAGARI in attesa di una gentilezza", "Le si FIONDA addosso" "FORSE gli urla tutto il suo disprezzo, e, CHISSA', impugna un tagliacarte"

Cos'è, il testo di una pessima fiction? E su una salva di "magari, forse, chissà", si condanna uno per omicidio?

domenica 29 gennaio 2012

Morto Oscar Luigi Scalfaro!


















Dopo Bocca, un 2012 che si annuncia ricco di soddisfazioni: è morto Oscar Luigi Scalfaro: una zitella beghina baciapile dei preti incartapecorita, boiarda di stato; la dice lunga sul disastro della Sinistra "alternativa" che se la siano presa come icona, specie negli ultimi anni.

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E' morto il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro

Nato a Novara il 9 settembre 1918, magistrato, fu deputato in tutte le legislature, anche nella Costituente, fino al 1992, anno dell'elezione a capo dello Stato. Il suo mandato coincise con Tangentopoli e con la peggior crisi vissuta dal Paese.

E' morto il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro

ROMA - E' morto a 93 anni il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro. Un anno fa una brutta caduta in casa fece peggiorare le sue condizioni fisiche e psicologiche. Nato a Novara il 9 settembre 1918, magistrato, fu deputato in tutte le legislature, anche nella Costituente, fino al 1992, anno dell'elezione a capo dello Stato. Il suo mandato coincise con Tangentopoli e con la peggior crisi vissuta dal Paese. Si dimise il 15 maggio 1999.


La verità sul partigiano Oscar Luigi Scalfaro



Caro Granzotto, nei ludi cartacei celebrativi la figura di Oriana Fallaci, giornalista che stimo ma non ammiro per i suoi trascorsi di esponente di punta del radicalismo chic antiamericano solo in tarda età riscattati dalla veemenza con la quale ha denunciato lo scontro di civiltà e messo in guardia contro il pericolo islamico, è stato posto l'accento sulla sua partecipazione alla lotta partigiana. Alla quale la giornalista, al tempo poco più che bimba, avrebbe partecipato nella funzione di «osservatrice». A ben vedere di partigiani doc, quelli col Tomphson sotto il braccio, se ne conterebbero pochissimi. Il grosso è rappresentato da «staffette», «vedette», «vivandiere», «portaordini» ed altre attività irrilevanti, fino a quella che può vantare il presidente onorario della Repubblica e della Associazione Nazionale Partigiani Oscar Luigi Scalfaro. Se non sbaglio lei scrisse che il contributo di Scalfaro alla guerra di Liberazione si limiterebbe ad aver messo temporaneamente a disposizione di una banda partigiana dei locali della Azione Cattolica di Novara. Le chiedo: date le premesse, mio padre titolare di una autofficina che ai primi del 1944 riparò, con pecetta di gomma e mastice, il pneumatico di un motofurgone che poi si seppe era stato utilizzato da un gruppo di partigiani per trasferirsi sulle alture sopra Arezzo, ha diritto a dirsi partigiano anche lui?


Pieno diritto, caro Bellin. Può anche inoltrare domanda per una medaglia. Come lei saprà, un mese circa addietro, ovvero sessantacinque anni dopo i sedicenti fatti, il Presidente Napolitano ne appuntò una «al merito per la lotta antifascista» sul gonfalone della città di Bari. Pertanto dica pure a suo padre di farsi sotto: non è mai troppo tardi per entrare nel pantheon degli eroici combattenti per la libertà. Visto che siamo in argomento vorrei rettificare una mia inesattezza. Scrissi, è vero, che l'unico gesto di Oscar Luigi Scalfaro riconducibile alla Resistenza fu quello di ospitare un drappello di partigiani in un locale della Azione Cattolica. Non è così o quanto meno non solo così. Grazie a Pierangelo Maurizio e Giorgio Mulè, autori di un servizio televisivo andato in onda su Kosmos, Rete 4, ho appreso che di ben altro pondo fu il suo contributo alla lotta antifascista. L'onorario presidente ha rivelato infatti che subito dopo la fine della guerra si ritrovò ad essere «consulente tecnico-giuridico» dei «tribunali militari dei partigiani». Per la verità non erano tribunali, ma anticamere di mattatoi: l'imputato non aveva diritto alla difesa, non poteva nemmeno prendere la parola. Giorgio Bocca assicura che con giudizio sommario - il dibattimento durava in media una decina di minuti - furono mandati a morte tra i 12 e i 15mila «nemici del popolo». Secondo Giorgio Pisanò furono non meno di 40mila. Ecco dunque qual è l'apporto di Scalfaro alla lotta di Liberazione: l'aver dato il proprio contributo tecnico e giuridico a quella bella prova di giustizia partigiana. Una giustizia così schifosa, così ripugnante da indurre il Comando Alleato ad ordinare (comandavano loro, gli Alleati, non i «liberatori» del Cln) che quelle corti cessassero l'attività e venissero sostituite con regolari Corte d'Assise.
Il reclutamento di quanti avrebbero dovuto comporle - tutti volontari - andò però a rilento: per ancora sei mesi la Corte avrebbe applicato infatti il Codice di guerra che prevedeva la pena di morte ed erano pochi i magistrati disposti a seguitare, seppure con tutti i crismi della legalità, la mattanza. Si ricorse così agli incentivi, sottoforma di consistenti scatti di carriera. Difficile credere che ciò influenzò la scelta di Oscar Luigi Scalfaro: troppo saldo è il suo senso morale e civile per decidere in base al personale tornaconto. Probabilmente giocò, nella sua scelta, la fruttuosa esperienza coi tribunali del popolo. Fatto sta che si ritrovò Pubblico ministero presso la Corte Straordinaria di Assise di Novara. E in quel ruolo chiese ed ottenne la pena capitale - fucilazione - per sei disgraziati colpevoli di «collaborazione con il tedesco invasore». Sei. Che all'alba del giorno venuto - 28 giugno 1945 - andò ad abbracciare, uno per uno. In quanto, racconta, ci aveva un magone grosso così. Avrebbe avuto tre buoni motivi per non farselo venire: rifiutando di far parte di quella Corte, non richiedendo la pena di morte o trovando un cavillo - figurarsi se mancava - per protrarre la sentenza in attesa che di lì a qualche settimana decadesse il Codice di guerra. Ma lui, niente. Al muro, tutti e sei. Diverso tempo dopo la figlia di uno dei condannati a morte gli scrisse chiedendogli: ma mio padre era davvero colpevole? E Scalfaro le rispose: «Stia tranquilla, perch´ suo padre dal Paradiso pregherà per lei». Capito caro Bellin? Roba che ti vien voglia di passare coi talebani.
Paolo Granzotto

Se il censore Scalfaro guida le neofemministe



La gente non sta più nella pelle. Sorge infatti il sole sul «sabato di L&G», dove L&G vuol dire Libertà & Giustizia, la chicchissima e doviziosa lobby (con l’incasso della patrimoniale pagata, a prossimo governo della sinistra, dai suoi soci e aderenti, si tireranno su un tre-quattro punti del Pil) che ha montato l’ambaradam per reclamare «la dignità delle donne».


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E le dimissioni del Cavaliere, calpestatore, oltre che della suddetta dignità, anche dei valori sinceramente democratici. Molti calcheranno il palco del Palasharp, ma i riflettori saranno tutti puntati non, come si potrebbe pensare, su Roberto Saviano, personaggio un po' logoro e inflazionato, ma su quella vecchia gloria, su quel Grande Revenant di Oscar Luigi Scalfaro. Il quale ha già mandato a dire che la sua sarà una testimonianza di freschezza affinché «la democrazia vinca sull’anti-democrazia e sulla distruzione dei valori fondamentali su cui è risorta la libertà in Italia alla caduta della dittatura fascista con la guerra di liberazione».
Un concetto mai udito prima, una novità, una ventata di giovinezza intellettuale questo inedito richiamo al fascismo e alla guerra di liberazione. Quando si dice agilità di pensiero è al suo, suo di Scalfaro, che è obbligo riferirsi. L’emerito, dunque, sarà il madonno pellegrino di questo «sabato di L&G» e non potevano certo scegliere un testimonial migliore, più azzeccato. Sulla difesa della dignità della donna, dà dei numeri persino alla Concita De Gregorio. Egli infatti fu protagonista di un bel gesto, dalle donne assai apprezzato. Fu quando in un assolato mattino dell’estate romana, scorse al tavolino del Caffè Doney di via Veneto una signora in abito che la lasciava sbracciata. Scalfaro le si fece sotto e dopo averle sibilato: «Si componga, svergognata!» le mollò chi dice uno sberlone e chi uno scapaccione. Si fece poi notare, sempre in tema di dignità della donna, al tempo dei referendum sul divorzio. Ch’egli vedeva in forma di cloaca dove avrebbero sguazzato le donne senza virtù che inseguendo solo l’immondo piacere mordevano il freno del vincolo matrimoniale.
Come garante della correttezza istituzionale, poi, Scalfaro si rese famoso col suo tonante «Non ci sto!» alla richiesta di render noto dove erano andate a finire le paccate di denaro, contante e frusciante, che in qualità di ministro dell’Interno riceveva dai Servizi ogni mese. E che proprio per l’ambigua, forse anche equivoca natura del malloppo i suoi predecessori o avevano rifiutato o avevano messo a bilancio. Lui no, lui li intascò tutti, dalla prima all’ultima lira così com’erano: cash. Quando gliene chiesero conto, era già intronizzato al Quirinale, s’arrabbiò pure. E con il «non ci sto!» mandò tutti a quel paese. Sul senso della giustizia, che nella griffe del comitato organizzatore fa pendant con la libertà, non ne parliamo. Oscar Luigi Scalfaro se ne fece paladino fino alla morte. Di Enrico Vezzalini, di Arturo Missiato e altri tre imputati per i quali chiese - in veste di pubblico ministero «volontario» alla Corte d’assise straordinaria - la condanna alla pena capitale. Dura lex sed lex, si giustificò. Sì, però di lì a qualche mese le Corti d’assise straordinarie (e il codice di guerra che contemplava appunto la pena di morte) sarebbero decadute. Un cavillo per ottenere il rinvio della sentenza l’avrebbe trovato anche uno studente del primo anno di giurisprudenza. Scalfaro no. Pollice verso e avanti un altro.
Questo è dunque il campione che con la sua alta statura morale darà l’impronta civile e democratica alla sarabanda in programma oggi. Questo il pifferaio che farà danzare la rumba all’elegante e tremendamente «impegnato nel sociale» popolo del Palasharp. Ci sarà un sacco di bella gente, come alla prima della Scala. Poi, una volta salvata la dignità della donna, testimoniata la solidarietà alla procura milanese, rivendicati una dozzina di diritti umani condivisibili e non negoziabili come quello di sbirciare dal buco della serratura, tutti a Celerina o alla Santa: dicono che lassù c’è ancora una neve stupenda e che laggiù si possa fare quasi il bagno.
Paolo Granzotto