giovedì 25 novembre 2010

Bersani sul tetto che scotta...

















Vedere un sessantenne politicardo di professione con stipendio e pensione da mille e una notte fare balconing non ha prezzo.

Bersani si arrampica sul tetto coi ricercatori [ricercatori che in buona parte, vista la media delle lacune nella loro... ignoranza, potrebbero innanzitutto ricercarsi un lavoro: ci sono 450.000 posti liberi in Italia, installatori di infissi, falegnami... ma si sa, lavorare stanca, NdMinitrue]: «Ma gli studenti non sono estremisti»
Bersani: «Il ministro dovrebbe avere un po’ di pazienza e di umiltà di ascoltare. Qui c’è un sacco di gente che non ha una interlocuzione e per questo è piena di rabbia [infatti sfogano la loro rabbia ogni sera nella movida in Campo de Fiori o San Lorenzo, NdMinitrue]».
25/11/2010

Il Messaggero
ROMA - Pierluigi Bersani sul tetto che scotta. «Tirano le uova, ma gli studenti non sono estremisti», assicura il leader del Pd. Ed è per questo che il segretario arriva in cima ad una scala di ferro, tra le tegole dell’Università di Architettura, a Fontanella Borghese. I tetti di Montecitorio sono a un tiro di schioppo, e anche la porta del Senato, dove c’è stato l’assalto dei manifestanti a colpi di uova e di slogan contro la riforma dell’Università della Gelmini. C’è anche Di Pietro che prende vento sulla scala a pioli, i due trovano studenti e ricercatori in cima al loro “Colosseo”. Non minacciano di buttarsi di sotto, ma non scenderanno se non si ferma l’esame in aula alla Camera.La protesta è imitata in mezza Italia. Quella di Tennessee Williams era una gatta sul tetto che scotta, mentre Bersani cerca di giocare come il gatto col topo e cita Vasco Rossi, “Solo noi/ quelli che non abbiamo più rispetto per niente/ neanche per la mente”. Solo noi tagliamo i fondi allo studio e alla ricerca: «Qual è il paese al mondo che sta segando la conoscenza e il sapere? Non ce n’è uno, siam Solo noi, come dice Vasco». In Spagna, ricorda il leader democratico, hanno fatto la manovra ma l’università è stata messa al riparo, in Francia l’hanno finanziata.Poi, tornato a Montecitorio, racconta: «Cerchiamo di prenderla un po’ sul serio questa cosa qui, non sono certo andato lì per tirare uova. Sul tetto c’era gente che ha vinto concorsi internazionali e che se passa questa riforma non sa più come fare. Perché questa riforma è un disastro, non ci sono soldi, non ci sono prospettive. Io, se tocca a me, domani non dico che questa legge non la cambio, nonostante i soloni che spiegano che ogni anno non si può cambiare». Anzi, lo dice proprio: se andassi al governo la cambierei sì questa riforma. «Il ministro, il governo, raccontano balle ogni giorno, fino alla rabbia impotente della gente. Perché la gente non capisce. Come si fa a dire: abbiamo risolto il problema dei precari?». E difende i dimostrati dalle accuse che arrivano dal centrodestra, manco fossero i moti del ’77: se si tirano uova invece di molotov significa che la protesta è civile e non va criminalizzata. «Quello che neanche i “baroni” hanno capito è che oggi c’è una novità: gli studenti di adesso hanno la testa sul collo, non sono dei pericolosi estremisti». Perciò «è una vergogna che si stia traccheggiando di fronte ai problemi della gente». E soprattutto è vergognoso che non vi sia confronto. Chiude Bersani: «Il ministro dovrebbe avere un po’ di pazienza e di umiltà di ascoltare. Qui c’è un sacco di gente che non ha una interlocuzione e per questo è piena di rabbia».C.Rz.

mercoledì 17 novembre 2010

Mirko Tremaglia repubblichino di Salò, antiberlusconiano di Fini



Caro Tremaglia da Salò, come puoi perfino tu rinnegare i vecchi ideali?
di
Gianfranco de Turris
Berlusconi ti salvò dal pregiudizio che ti ghettizzava come repubblichino. Ora tu lo attacchi e gli preferisci chi parla di fascismo come "male assoluto" e di "partigiani eroici"

Egregio onorevole Mirko Tremaglia, lei ha concluso il suo intervento allo storico incontro di Bastia Umbra con un «alla faccia di Berlusconi!», facendo venire giù il fastoso e tecnologico teatro (già, ma chi ha pagato tutta quella berlusconiana grazia di Dio?) per gli applausi.
La cosa mi ha lasciato un po’ perplesso. Forse alla sua veneranda età ha dimenticato un particolare non proprio trascurabile. È solo grazie al disprezzato Berlusca che lei, un «ex ragazzo di Salò», è potuto assurgere ai fasti di un ministero ancorché senza portafoglio nel 2001-2006; e per di più l’abominevole uomo di Arcore la difese quando veniva accusato di aver fatto giungere al governo il primo «ex repubblichino» nella storia della Repubblica italiana «nata dalla resistenza». Ed è grazie a questa insperata poltrona che lei è riuscito a coronare il sogno della sua lunghissima vita: quello di concedere il voto agli italiani all’estero, benché con una legge tanto pessima nel suo meccanismo e nella sua attuazione pratica che riuscì a portare - con sospetto di brogli - più voti al centrosinistra che al centrodestra nelle elezioni del 2006, contribuendo concretamente a far vincere l’Ulivo di Prodi & C. Nonostante ciò, non venne cacciato a pernacchie dal centrodestra medesimo.
Oggi, dunque, onorevole Tremaglia, lei prorompe in un «alla faccia di Berlusconi!» per lasciare il Popolo della libertà e passare a Futuro e libertà. Benissimo. Ma si è mai chiesto chi è che guida il Fli? Non sarà per caso quel signore che ha portato lei e tanti altri in questo stesso Pdl sciogliendo Alleanza nazionale, e con questo Pdl vincere le elezioni del 2008 e farla rieleggere in Parlamento? Forse sì. E illustre onorevole, caro, vecchio, smemorato «ragazzo di Salò», padre di quell’unico e insostituibile Marzio che il fato ha sottratto a lei e a noi troppo presto, non si ricorda per ipotesi cosa questa guida, questo condottiero, questo duce democraticissimo, ha affermato in merito a certi argomenti ai quali lei dovrebbe essere particolarmente sensibile? Ad esempio, il fascismo: «Fu il male assoluto», ebbe a dire nel 2003.
Ad esempio, rincarando la dose, la Repubblica sociale nelle cui file armate lei militò: «Una pagina vergognosa della storia italiana». E infine, per chiudere degnamente il cerchio: «L’antifascismo è un valore» e sinonimo di democrazia, e la resistenza anch’essa lo fu, a parte qualche trascurabile eccezione che voleva farci diventare un Paese stalinista. Però, nonostante tutto, come costui ha scritto all’Anpi di Bologna pochi giorni fa, «commemorare gli eroici combattenti partigiani che si opposero ai rastrellamenti degli antifascisti è un dovere delle istituzioni».
Onorevole Tremaglia, devo dedurre che anche lei la pensi ormai così, nonostante che a tali rastrellamenti magari ha pure partecipato. Sicché, non ritiene, onorevole fillino, che suo figlio Marzio, che quale assessore alla Cultura della Regione Lombardia volle creare - forse anche pensando a suo padre - un istituto per la storia della Rsi, oggi diretto dal professor Roberto Chiarini, si stia rivoltando nella tomba?
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Al bell'articolo del grande de Turris aggiungiamo solo, relativamente all'ultima nota: visto come il professor Roberto Chiarini sta dirigendo il Centro Studi RSI, ossia alla "antifa"-finiana, il compianto Marzio Tremaglia si starà rivoltando ancor di più.

martedì 9 novembre 2010

Lektionen in Finsternis (Apocalisse nel deserto), Werner Herzog 1992











Impressionante documentario di Werner Herzog sul disastro ambientale e umano in Kuwait dopo la Guerra del Golfo del 1991.

domenica 7 novembre 2010

Ri-Reminder per i sinistri moralizzanti moralisti: On. Daniele Farina, sei pregiudicato? Allora puoi essere vicepresidente della Commissione Giustizia


Ah, la severa armonia e nobiltà di questo volto fa intuire la molteplice intelligenza dell'Uomo; che si evince anche dalla luminosa risposta a questa intervista:
"Ci può confidare l'angolo cittadino che ama di più?"
"Il Leoncavallo."
Certo; cosa contano le bellezze artistiche della città, al confronto di un luogo, cioè, d'aggreggazzzione del proletariato, cioè, dove cioè si è libbberi, cioè, la Resistenza, cioè, da questo governo fascio, oh, ce l'hai una pasticca, oh!

Approposito di Berlusconi "unfit" a governare: sei pregiudicato per "fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi"? Allora puoi essere vicepresidente della commissione Giustizia!!! (Daniele Farina, del Leoncavallo, eletto alla Camera nel 2006 nelle liste Rifondazione/Sinistra Europa).

Reminder per i moralisti moralizzatori sinistri... il Senatore Emilio Colombo e la cocaina terapeutica




Nella deposizione ai magistrati dell'inchiesta su droga e vip ammette l'uso "terapeutico" di droga: "Me la forniva Martello"Colombo, diffusi i verbali"La cocaina era per me"Ma il senatore a vita si scaglia contro la "fuga di notizie""Vergognosa e inammissibile, la Procura deve indagare"

ROMA - "La cocaina di Giuseppe Martello era per me. Sono un assuntore da non molto, non più di un anno, un anno e mezzo. Rocco Russillo e Stefano Donno non sapevano assolutamente niente, telefonavano soltanto ma non erano a conoscenza di che cosa si trattasse". Queste le dichiarazioni fatte dal senatore a vita Emilio Colombo giovedì scorso, davanti ai magistrati titolari dell'inchiesta su droga e vip nella capitale. Il verbale è stato depositato oggi, ma la diffusione delle dichiarazioni in esso contenute è stata giudicata "vergognosa" dallo stesso Colombo che in una nota ha spiegato di aver reso quelle dichiarazioni "confidando nella massima riservatezza degli organi inquirenti, sia in relazione all'esigenza di tutelare il segreto istruttorio, sia per un elementare senso di rispetto per la persona e per la privacy". Nel corso della deposizione di fronte ai pm Giancarlo Capaldo e Carlo Lasperanza (il senatore si era presentato spontaneamente), Colombo ha spiegato che i due militari della Guardia di Finanza, Russillo e Donno (che facevano parte della sua scorta) arrestati mercoledì scorso non hanno mai preso la cocaina da Martello, ma che quest'ultimo l'ha sempre consegnata personalmente a lui. Secondo quanto si è appreso, il senatore a vita avrebbe detto ai pubblici ministeri che l'uso di cocaina era a scopo "terapeutico". Colombo ha anche raccontato come aveva conosciuto Giuseppe Martello (arrestato con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di cocaina e allo sfruttamento della prostituzione): "Martello, che è titolare di una impresa edilizia mi aveva contattato per ottenere lecitamente dei lavori, degli appalti, io però non l'ho mai aiutato e Martello quei lavori non li ha mai ottenuti".
Ma in merito alla diffusione dei verbali relativi alle sue dihciarazioni, il senatore a vita ha definito la "fuga di notizie semplicemente vergognosa". "Il senatore Colombo - si legge in una nota che ha seguito la pubblicazione dei verbali da parte di alcune agenzie di stampa - si è presentato spontaneamente dinanzi ai pubblici ministeri di Roma per un evidente dovere morale e per fornire ogni utile chiarimento, preoccupandosi innanzitutto della posizione dei suoi collaboratori". "Tali dichiarazioni - prosegue la nota - sono state rese confidando ovviamente nella massima riservatezza degli organi inquirenti, sia in relazione all'esigenza di tutelare il segreto istruttorio sia per un elementare senso di rispetto per la persona e per la privacy. Si apprende oggi che le agenzie di stampa stanno diffondendo ampi stralci di quelle dichiarazioni. Ciò è semplicemente vergognoso"(sìsì, due righe di scusette per cavartela, e 3 pagine della nota per "vergognosa violazione della privacy: ROTFL, NdMinitrue). "Il senatore Colombo - si legge - confida che la Procura della Repubblica di Roma voglia indagare e fare luce al più presto su questa inammissibile fuga di notizie". (24 novembre 2003) da Repubblica.

mercoledì 3 novembre 2010

Sic transit gloria Hollywood: Un libro accusa «Il pianista» di essere stato collaboratore dei nazisti




Polonia: un libro accusa «Il pianista» di essere stato collaboratore dei nazisti
Nel volume «Imputata: Wiera Gran», si sostiene che Wladyslaw Szpilman facesse la spia per la Gestapo


MILANO - Da vittima delle atrocità naziste a presunto collaboratore della Gestapo. La sua dolorosa biografia narrata nel film premio Oscar «Il pianista» di Roman Polanski ha commosso il mondo. Ma a quanto sembra non è stata ancora raccontata tutta la verità su Wladyslaw Szpilman, il celebre musicista deportato nel Ghetto di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale e scampato a una sicura morte anche grazie alla benevolenza di un ufficiale della Wermacht. Questa versione dei fatti è messa in discussione dal nuovo libro della giornalista polacca Agata Tuszynska intitolato «Imputata: Wiera Gran», dedicato alla vita e alle vicissitudini dell'omonima cantante. Lo slogan del libro «L'altra faccia della storia di Wladyslaw Szpilman» è un vero e proprio atto d'accusa contro il celebre pianista, scomparso nel 2000, che viene più volte definito una spia della Gestapo.
LA VERSIONE DI WIERA GRAN - La giornalista polacca avrebbe incontrato Wiera Gran, che prima e dopo la guerra fu una delle più talentuose cantanti e attrici di cabaret in Europa, negli ultimi anni della sua vita. La Gran è morta nel 2007, ma prima di esalare l'ultimo respiro ha raccontato la sua versione dei fatti. La cantante condivise con Szpilman l'esperienza nel ghetto e diversi testimoni hanno raccontato come tra i due non corresse buon sangue. Nelle lettere private la cantante definisce Szpilman come il «membro di una gang che voleva uccidermi». Inoltre il musicista è anche identificato come «l'uomo della Gestapo» che lavorava come poliziotto per identificare gli ebrei presenti nella città.
UN PASSATO OSCURO - Il passato della grande accusatrice del musicista non è affatto limpido. All'indomani della sconfitta nazista la Gran fu realmente processata come collaborazionista dei nazista, ma le accuse caddero per insufficienza di prove. Nuove colpe le furono imputate anni dopo e per questo fu costretta ad abbandonare Israele, paese in cui si era trasferita poco prima, ed emigrò in Francia dove lavorò con artisti del calibro di Maurice Chevalier e Charles Aznavour. Nel film di Polanski, che riprende l'autobiografia intitolata «Śmierć Miasta» («Morte di una città») del musicista, la Gran compare nelle vesti dell'ambigua «Signora K», un personaggio molto attraente, ma di dubbia moralità.

SCONCERTO E AMAREZZA - Il libro comunque ha suscitato grande sconcerto tra i sopravvissuti del ghetto di Varsavia che hanno conosciuto personalmente Szpilman come l'ex ministro degli esteri polacco Wladyslaw Bartoszewski, che ha definito le dichiarazioni della Gran «vergognose e senza fondamento». Andrzej, il figlio del musicista, si è dichiarato molto amareggiato: «Dopo la guerra mio padre pubblicò i suoi diari e nessuno tra i sopravvissuti del ghetto criticò la sua versione dei fatti - ha dichiarato in un'intervista al settimanale tedesco Spiegel - Mio padre è stato una vittima del nazismo, non un collaboratore. Non voglio che il suo nome, che è diventato un simbolo per il mio paese, sia infangato e umiliato».

Francesco Tortora
Corriere della Sera
02 novembre 2010

venerdì 8 ottobre 2010

Bruce Sterling, Le guerre del Golfo



“Behesti, questa non è una guerra per soldati, ma per preti. Vogliono che noi muoriamo: non solo che muoia il nemico, ma che muoriamo noi!”. [...]
A nord, l’artiglieria pesante aprì il fuoco e con lontani, monotoni colpi seminò la morte nello Shatt al-Arab. Dall’ingresso della tenda, la guardia chiamò con un cenno i due.
Il Generale era pronto.
Alì e Behesti entrarono nella fetida oscurità del bunker.

Bruce Sterling, The Gulf Wars, 1991.

venerdì 27 agosto 2010

Gaucci, la Tulliani e un non precisato voltagabbana fulminato dal Viagra...

... che come già scritto non sia mai che sia identificato con l'onorevole Gianfranco Fini, politico di vaglia che ha tutto il nostro rispetto, attrae l'interesse del Miniluv:




Giusto per onor di cronaca, riportiamo alcuni passi di discorsi del Nostro (da Wikiquote):

Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista. (da Il Giornale, 5 gennaio 1990)
[
Benito Mussolini] Il più grande statista del secolo. Se vivesse oggi garantirebbe la libertà degli italiani. (1992; citato in Filippo Ceccarelli, Retroscena. L'abc del segretario, La Stampa, 26 novembre 1993, p. 3)
Direi ancora che [
Mussolini] è stato il più grande statista del secolo. (da un'intervista ad Alberto Statera ne La Stampa, 1º aprile 1994, p. 5)
Credo che l'istituzione
mussoliniana di una terza via in alternativa al comunismo sia ancora attualissima. (citato in Corrado De Cesare, Il fascista del Duemila. Le radici del camerata Gianfranco Fini, Kaos Edizioni, 1995, ISBN 8879530461)
Il duce è stato un esempio di amore per la propria terra e la propria gente, un giorno l'Italia lo dovrà riabilitare e insieme a Cavour, Mazzini e Garibaldi, anche a lui saranno intitolate piazze e monumenti. (ibidem)
Se lei mi chiede: "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?" Io le dico di no. Capito? Perché ritengo che non sia educativo nei confronti dei bambini.. [...] Io non ho alcuna difficoltà ad assumermi tutte le responsabilità ed eventuali impopolarità di quel che ho detto, ma una cosa è non discriminare l'omosessuale e un conto è riconoscere all'omosessuale lo stesso esercizio di diritti connessi soprattutto all'educazione... [...] Non farò mai nulla perché siate discriminati ma non farò nulla per mettere il vostro tipo di rapporto sullo stesso piano della famiglia naturale. (citato in
Fini: un gay non può fare il maestro, Il Corriere della Sera, 9 aprile 1998)

martedì 24 agosto 2010

"Piazza Oberdan" di Boris Pahor, un pò di propaganda filoslovena non guasta: da Oberdan al Narodni Dom alle Foibe...



Oggi lenzuolata del "Corriere della sera" sull'ultima opera del Pahor, che "in piazza Oberdan perse l'innocenza", riferendosi al McGuffin dell'incendio da parte delle bieche squadracce fasciste della casa della cultura slovena... dopo essersela presa con Oberdan, definito "un poveraccio" "sfegatato nazionalista" che -psicoreato- "volle a tutti i costi italianizzarsi"(!!!)...



Il giovane idealista Oberdan, dalla figura ben diversa da quella di un patetico vecchio bavoso sciovinista sloveno (ogni riferimento a Pahor è puramente casuale, non sia mai).


...il Pahor si distingue more solito nel "giustificazionismo" dei crimini sloveni, tutti ovviamente da considerarsi come giuste e democratiche, eque e solidali risposte alle crudeltà dell'inenarrabile e abietto Regime fascista (e non in massima parte come rientranti in un lucido progetto politico di Tito, appoggiato da Togliatti e co., come dimostrato in numerosi saggi, figuriamoci).



Il macabro e tristo "gioco" sulle Foibe ideato da qualche demente sloveno (e ci può stare, di matti ce ne sono tanti), e giocato e postato sul web da centinaia di giovani e meno giovani sloveni e italiani sinistrorsi (e questo la dice invece lunga sulla "tolleranza" degli sloveni e la "superiorità culturale" dei trinaricuti nostrani)

"Tirare in ballo gli infoibati", poi, "è un modo fuorviante di trattare la storia". Notare: non è "fuorviante" lo strumentalizzare le vittime, etc. (tra parentesi, come se le "strumentalizzazioni" ci fossero solo da una parte, o come se il rischio di queste ultime autorizzasse allora a non parlare affatto di questi crimini...), ma proprio solo "tirare in ballo"... massì, meglio ignorarle come nei 50 anni successivi alla fine della guerra...

Poi il solito blabla su chi vuole dimenticare le colpe del Fascismo (e siamo facili profeti nello scrivere che l'"irregolare" Pahor si guarderà bene di scrivere UNA RIGA su qualche crimine sloveno o comunista)...

Ma "il grande vecchio tira dritto per la sua strada".

Ce ne siamo accorti; gli auguriamo ogni fortuna e speriamo con tutto il cuore che questa strada sia per lui ancora lunga e felice.

Sulla storia a metà dell'incendio della casa della cultura slovena (Narodni Dom), cfr.

http://www.ilgiornale.it/cultura/alle_radici_dellodio_che_incendio_trieste/12-07-2010/articolo-id=460244-page=0-comments=1




[...] Chi volesse conoscere in dettaglio le vicende, politiche e umane, della minoranza italiana in Dalmazia all’indomani della fine del primo conflitto mondiale e della dissoluzione dell’Impero asburgico, potrà ricorrere alla lettura delle dense, documentate ed equilibrate pagine che lo storico Luciano Monzali ha dedicato a questo argomento in numerosi lavori e, in particolare, al volume Italiani di Dalmazia 1914-1924 pubblicato qualche anno fa dalla casa editrice Le Lettere. Vi troverà ricostruita la politica estera italiana nell’Adriatico e nei Balcani, e ben illustrata la sua influenza sul futuro delle popolazioni dalmate italiane, in un primo momento illuse sulla possibilità di una unione con la madrepatria, e, poi, dopo la stipula del trattato di Rapallo del novembre 1920, costrette a operare una scelta drammatica tra una vita difficile nel Regno jugoslavo e la sopravvivenza a Zara italiana, ovvero l’emigrazione nella penisola. Vi troverà, ancora, le premesse di quegli scontri fra italiani e slavi dei quali gli incidenti di Trieste del luglio 1920 rappresentarono un picco.È bene ricordare subito - anche ai fini dell’accertamento storico delle responsabilità - che i fatti di Trieste ebbero un diretto antefatto negli incidenti di Spalato di due giorni prima. In questa città la tensione covava da tempo e le violenze anti-italiane, frutto della propaganda xenofoba del governo di Belgrado, erano tutt’altro che rare: il 27 gennaio 1920, per esempio, al termine di una manifestazione nazionalista jugoslava di protesta contro il preteso imperialismo italiano, erano state fatte oggetto di atti vandalici e teppistici molte istituzioni italiane come il Gabinetto di Lettura, le sedi della Società Operaia e del Consorzio di consumo e molti negozi.Qualche mese dopo, l’11 luglio, però, incidenti di gran lunga più gravi coinvolsero marinai e ufficiali italiani, da una parte, e dimostranti jugoslavi, dall’altra. Quel giorno, al termine di una conferenza anti-italiana, i dimostranti si diressero verso i luoghi di ritrovo degli italiani, tra i quali il Gabinetto di Lettura. Qui, due ufficiali italiani furono costretti ad asserragliarsi. Il comandante della nave Puglia, impegnata a Spalato a garanzia delle clausole armistiziali, Tommaso Gulli, decise di recarsi a recuperarli. Lo scoppio di una bomba a mano tra la folla innescò una sparatoria fra gendarmi jugoslavi e marinai italiani. Rimase ucciso il motorista Aldo Rossi e furono feriti gravemente il cannoniere Pavone e il comandante Gulli, morto il giorno successivo dopo una operazione chirurgica. Una inchiesta immediatamente predisposta dal Ministero della Marina, riassunta in un telegramma, conservato nell’Archivio Storico del Mae (Ministero affari esteri), indirizzato dall’allora Segretario Generale del Ministero degli Esteri Salvatore Contarini alla R. Legazione di Belgrado, mostrava senza possibilità di equivoco che «militari armati serbi» avevano colpito militari italiani e avevano «eccitato la folla contro di essi».Come conseguenza diretta dei disordini costati la vita a Gulli, il 13 luglio scoppiarono tumulti antislavi in diverse località: Trieste, Fiume, Zara, Pola e Pisino. A Trieste, in particolare, la notizia suscitò emozione e in molte finestre vennero esposti tricolori abbrunati. I fascisti guidati da Francesco Giunta organizzarono un comizio nel corso della quale fu accoltellato un giovane italiano. L’assassinio dette il via a disordini contro negozi gestiti da sloveni e sedi di organizzazioni slave e socialiste. I dimostranti raggiunsero il Narodni dom circondato da 400 soldati e guardie regie. Dall’edificio furono lanciate bombe a mano e sparati colpi di fucile. Fu ucciso un sottotenente del Regio Esercito e rimasero ferite diverse persone. I militari risposero al fuoco e divampò l’incendio, che distrusse l’edificio. La dinamica degli incidenti è ricostruita in un fonogramma di Crispo Moncada inviato al Presidente del Consiglio il 14 luglio, conservato negli Archivi del Mae. Vi si legge: «... Iniziatasi con comizio in Piazza Unità manifestazione svolgevasi ordinatamente. Mentre parlava avv. Giunta... rimaneva ucciso cittadino italiano da colpo di pugnale infertogli proditoriamente nella piazza stessa da slavo che riuscì a dileguarsi. Notizia comunicata al pubblico da oratore produsse vivissimo fermento ed esasperazione. Folla eccitatissima sbandossi improvvisamente in varie direzioni. Parte dimostranti si diresse correndo piazza Oberdan sostando dinanzi al fabbricato Hotel Balkan sede del Circolo slavo consueto centro di riunione e di propaganda antiitaliana emettendo grida ostili. Dalle finestre di detto fabbricato vennero esplosi vari colpi di rivoltella e lanciate bombe a mano rimanendo ferite due guardie regie e vicecommissario di pubblica sicurezza...». Il rapporto prosegue raccontando la reazione dei militari, l’incendio appiccato dai dimostranti e che non fu possibile, poi, contenere perché all’interno dell’edificio erano custoditi esplosivi come si evince dallo stesso rapporto: «... durante incendio furono sentiti alcuni scoppi attribuiti a bombe e munizioni che hanno ostacolato opera spegnimento...». Infine il rapporto elenca le altre azioni poste in essere dai dimostranti contro la tipografia che stampava un giornale jugoslavo, contro alcune abitazioni e qualche ufficio slavo, ma sottolinea anche le centinaia di «arresti di facinorosi» e le misure adottate per evitare che la situazione degenerasse e il bilancio di morti e feriti si aggravasse.
Per chi volesse approfondire il tema delle violenze anti-italiane degli sloveni tra 1800 e 1900 sino alle Foibe, cfr.

Scaricate attraverso questo link il libro PDF messo a disposizione di tutti dalla LEGA NAZIONALE (http://www.leganazionale.it/)

mercoledì 7 luglio 2010

Fabio Mini, da ex militare a megafono della sinistra...



Mini quando ancora era felice e sereno nell'EI... poi... successe qualcosa a rompere l'incanto... e da quel momento in poi si è trasformato in un Armchair General flagellante tutti gli stupidotti che non la pensano come lui; peraltro logicamente, poichè il Mini, stando alle sue argute e lapidarie analisi, pensa di essere un mix tra Patton, Napoleone, e Alessandro Magno. Dall'alto dei suoi articoletti e della sua esperienza di guerra come comandante di un pò di militari-poliziotti in Kosovo (nel 2002 eh, mica quando si sparava) non c'è da dubitare che abbia ragione.