mercoledì 3 novembre 2010

Sic transit gloria Hollywood: Un libro accusa «Il pianista» di essere stato collaboratore dei nazisti




Polonia: un libro accusa «Il pianista» di essere stato collaboratore dei nazisti
Nel volume «Imputata: Wiera Gran», si sostiene che Wladyslaw Szpilman facesse la spia per la Gestapo


MILANO - Da vittima delle atrocità naziste a presunto collaboratore della Gestapo. La sua dolorosa biografia narrata nel film premio Oscar «Il pianista» di Roman Polanski ha commosso il mondo. Ma a quanto sembra non è stata ancora raccontata tutta la verità su Wladyslaw Szpilman, il celebre musicista deportato nel Ghetto di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale e scampato a una sicura morte anche grazie alla benevolenza di un ufficiale della Wermacht. Questa versione dei fatti è messa in discussione dal nuovo libro della giornalista polacca Agata Tuszynska intitolato «Imputata: Wiera Gran», dedicato alla vita e alle vicissitudini dell'omonima cantante. Lo slogan del libro «L'altra faccia della storia di Wladyslaw Szpilman» è un vero e proprio atto d'accusa contro il celebre pianista, scomparso nel 2000, che viene più volte definito una spia della Gestapo.
LA VERSIONE DI WIERA GRAN - La giornalista polacca avrebbe incontrato Wiera Gran, che prima e dopo la guerra fu una delle più talentuose cantanti e attrici di cabaret in Europa, negli ultimi anni della sua vita. La Gran è morta nel 2007, ma prima di esalare l'ultimo respiro ha raccontato la sua versione dei fatti. La cantante condivise con Szpilman l'esperienza nel ghetto e diversi testimoni hanno raccontato come tra i due non corresse buon sangue. Nelle lettere private la cantante definisce Szpilman come il «membro di una gang che voleva uccidermi». Inoltre il musicista è anche identificato come «l'uomo della Gestapo» che lavorava come poliziotto per identificare gli ebrei presenti nella città.
UN PASSATO OSCURO - Il passato della grande accusatrice del musicista non è affatto limpido. All'indomani della sconfitta nazista la Gran fu realmente processata come collaborazionista dei nazista, ma le accuse caddero per insufficienza di prove. Nuove colpe le furono imputate anni dopo e per questo fu costretta ad abbandonare Israele, paese in cui si era trasferita poco prima, ed emigrò in Francia dove lavorò con artisti del calibro di Maurice Chevalier e Charles Aznavour. Nel film di Polanski, che riprende l'autobiografia intitolata «Śmierć Miasta» («Morte di una città») del musicista, la Gran compare nelle vesti dell'ambigua «Signora K», un personaggio molto attraente, ma di dubbia moralità.

SCONCERTO E AMAREZZA - Il libro comunque ha suscitato grande sconcerto tra i sopravvissuti del ghetto di Varsavia che hanno conosciuto personalmente Szpilman come l'ex ministro degli esteri polacco Wladyslaw Bartoszewski, che ha definito le dichiarazioni della Gran «vergognose e senza fondamento». Andrzej, il figlio del musicista, si è dichiarato molto amareggiato: «Dopo la guerra mio padre pubblicò i suoi diari e nessuno tra i sopravvissuti del ghetto criticò la sua versione dei fatti - ha dichiarato in un'intervista al settimanale tedesco Spiegel - Mio padre è stato una vittima del nazismo, non un collaboratore. Non voglio che il suo nome, che è diventato un simbolo per il mio paese, sia infangato e umiliato».

Francesco Tortora
Corriere della Sera
02 novembre 2010

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