giovedì 11 marzo 2010

Senilità antifascista, un romanzo di Carlo Azeglio Ciampi: Napolitano, Berlusconi, i Fratelli Rosselli




CIAMPI: MAI MOLLARE PENSO AI FRATELLI ROSSELLI
Da "Il Corriere della Sera" di martedì 9 marzo 2010
L`ex capo dello Stato: la mia prova di forza con Berlusconi fu sulla legge Gasparri Ciampi: mai mollare Penso ai fratelli Rosselli «Non è questa l`Italia per cui ho speso la mia vita» ROMA - Un paio di settimane fa un vecchio professore è andato a salutare l`amico Ciampi nel suo studio a palazzo Giustiniani. Confidò poi di averlo trovato amareggiato come non mai.
«Non è questa l`Italia per la quale ho speso la mia vita», si lamentava l`ex capo dello Stato, con il tono di chi registra una sconfitta, un fallimento. Ad avvilirlo era l`ultimo scandalo di corruzione, «testimonianza di come si stia imbarbarendo quel che resta dell`etica pubblica e del vivere civile», che allora dominava le pagine dei giornali. Ma oggi, quali sono i suoi umori? Che opinione si è fatto, presidente Ciampi, delle tensioni politiche e istituzionali che stressano il Paese sulla scia del provvedimento per sanare il caos delle liste? E la bocciatura del ricorso Pdl da parte del Tar del Lazio? «Guardi, gli umori com`è ovvio oscillano. E quest`ultimo episodio rischia di creare un caos maggiore. La mia prima reazione è un auspicio ad evitare le polemiche e suggerire a tutte le parti in causa di collaborare per una soluzione positiva e, appunto, condivisa.
Che potrebbe essere un rinvio delle elezioni, nel Lazio o in tutt`Italia. Altrimenti la gente finirà per non capire più nulla... Per il resto posso soltanto dirle che, ogni volta che provo un senso di perdita e avvilimento, per fortuna riscopro ancora in me, a settant`anni di distanza, lo stato d`animo che a vent`anni sintetizzavo nel motto "non mollare"».
«Non mollare» come lo intendeva Nello Rosselli? «Esattamente. Dal nome del foglio clandestino che circolava a Firenze durante il fascismo e che era stato ideato da Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini, ma soprattutto da Nello e Carlo Rossel li, assassinati nel 1937 a Bagnoles-de-l`Orne da una banda di francesi prezzolati da Mussolini. Quelle idee di Giustizia e Libertà mi hanno segnato per sempre. E nei momenti bui le rievoco e mi ci aggrappo dicendomi che bisogna reagire».
Che cosa le pare così scoraggiante, nell`Italia dei giorni nostri, da richiamarsi alla testimonianza del Rosselli? Le tensioni sul decreto salvaliste, ad esempio? «Questo è un esempio. Non mi chieda però se io avrei firmato la legge:
non voglio dare né consigli né pagelle di buona o cattiva condotta a nessuno.
Certo, sarebbe stata responsabilità delle forze politiche, di governo e di opposizione, trovare un accordo che consentisse di risolvere il problema e far votare tutti gli elettori senza traumi e divisioni. Si è scelta una strada tra le tante, e mi sembra brutto pensare che possa essere maturata su un atto di forza del governo, perché così ne uscirebbero umiliate le istituzioni».
Lei stesso ha fatto esperienza, quand`era al Quirinale, di qualche prova di forza con il premier Berlusconi.
Come fu? «A me è successo con la legge Gasparri per le tv, che bocciai, e anche con la riforma dell`ordinamento giudiziario.
Materie assai scomode e spinose, cui il premier era molto interessato personalmente, come sappiamo. Non dico di aver fatto sempre bene, perché tutti si sbaglia. Certamente però non ho "mai mollato" rispetto a ciò che mi dettavano la Costituzione e la mia coscienza.
Ora comunque mi pare che si rischi di andare verso una sfida permanente.
E il responso del Tar, del Lazio complica tutto».
Già, e anche questa vigilia di voto si esaspera la pretesa di dividere l`opinione pubblica tra istituzioni (la presidenza come i giudici) «amiche» e «nemiche».
«Capisco le fatiche e i dilemmi del mio successore Napolitano. Pure di questo ne so qualcosa. Alla mia prima seduta da senatore a vita, al momento di votare la fiducia al governo Prodi fui coperto d`insulti in aula. Io, ricordo, mi fermai e rivolsi uno sguardo sprezzante a coloro che mi stavano fischiando e attaccando. Tutto si ripete sempre uguale. Con i soliti, insopportabili veleni».
Quando lei compì ottant`anni, disse che l`Italia era diventata quella che sognava da ragazzo: «né fascista né comunista, libera». Adesso che si -avvia verso i go, che Paese le sembra il nostro? «Siamo da almeno 15 anni in un altro tunnel, diverso. E purtroppo non ne siamo ancora usciti. Del resto, finché ci sono persone che hanno come loro guida l`interesse personale e non hanno princìpi etici cui ispirarsi, il mondo non può andare bene».


"Non è questa l`Italia per cui ho speso la mia vita"... come se il Carletto Azegliuccio fosse un missionario francescano, un partigiano scarpe rotte e ma bisogna andar... e non avesse il sederino delicatamente poggiato da decenni su poltrone del '700, percependo stipendi milionari, e essendosi visti sfilare davanti in decenni di carriera istituzionale tutto il caravanserraglio della prima repubblica... e non ricordo di averlo sentito dire un bah, altro che rosselliane indignazioni.

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