martedì 15 settembre 2009

Bongiorno e Fini vs Feltri e Alleanza Nazionale a luci rosse!



Notizia «Ansa» delle 19.52 di ieri: Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera e legale di Gianfranco Fini, valuta iniziative legali contro Feltri. «Inserire in un articolo che si riferisce a vicende politiche e a Fini una allusione a “un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse” che riguarderebbero personaggi di Alleanza nazionale, è un fatto gravissimo che lede la reputazione del presidente della Camera dei deputati. Valuteremo quali iniziative assumere in sede giudiziaria».

Risposta di Feltri:

L’importante non è fare una querela, ma vincerla. E in questo caso sarà dura. Molto dura.

Mitico Fini... trasformismo da Fregoli a parte, mi fa sbellicare dalle risate il fatto che il difensore della Civiltà Occidentale e della probità in politica (e nel privato, se di Berlusconi) ha come compagna una che è stata con Gaucci. Cioè, avete presente? Gaucci.

venerdì 21 agosto 2009

La Pravda (cattolica) informa: Migranti morti, la Chiesa accusa:"Occhi chiusi come con la Shoah"




L'articolo dell'Avvenire gronda talmente di farisaico pietismo interessato e malafede che è imperativo più che mai essere pagani, atei, mistici, musulmani, buddisti, animisti, Wicca, etc etc ma NON cattolici romani, variante cattocomunista o meno. Non ne avevamo bisogno, ma questo conferma che la Chiesa preferisce governanti cazzocomunisti un pò parodia Brigate Rosse un pò che vanno a trans (ma di nascosto, vedi il chierichetto Sircana) al centrodestra (pagliaccesco anch'esso, peraltro...).

Migranti morti, la Chiesa accusa:"Occhi chiusi come con la Shoah"
Editoriale del giornale dei vescovi: "Nessuna politica di controllo consente di lasciare una barca alla deriva"Monsignor Bruno Schettino: "Grave offesa all'umanità e al senso cristiano della vita"

ROMA - "L'Occidente a occhi chiusi" non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei. Duro il commento del gionale dei vescovi sull'ennesima strage dei migranti. E durissime le parole di monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua: "Una grave offesa all'umanità e al senso cristiano della vita". L'Avvenire. In un editoriale pubblicato in prima pagina, Marina Corradi sostiene che c'è "almeno un equivoco in cui non è ammissibile cadere. Nessuna politica di controllo dell'immigrazione consente a una comunicatà internazionale di lasciare una barca carica di naufragi al suo destino. E questa legge ordina: in mare si soccorre. Poi, a terra, opereranno altre leggi: diritto d'asilo, accoglienza, respingimento. Poi. Ma le vite, si salvano". Invece quel barcone vuoto dice del farsi avanti della "nuova legge del non vedere": "Come in un'abitudine, in un'assuefazione. Quando, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei soto il nazismo - scrive Corradi - ci chiediamo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalistarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione, sul Mediterraneo. L'Occidente a occhi chiusi". "Così è stata violata una legge antica - conclude - "che minaccia le nostre stesse radici. Le fondamenta. L'idea di cos'è un uomo, e di quanto infinitamente vale". La Cei. La morte di oltre 70 immigrati che cercavano di raggiungere la Sicilia rappresenta una "grave offesa all'umanità e al senso cristiano della vita". E' quanto ha detto amonsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua. Si percepisce, ha detto monsignor Schettino "un senso di povertà dell'umanità, non c'è attenzione verso l'altro, verso gente che è in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla povertà in cerca di serenità e di pace".

"E' una morte assurda - ha aggiunto - donne bambini innocenti gettati in mare, è il senso dell'uomo che decade, urge l'impegno dei cristiani di attivarsi concretamente verso coloro che soffrono, il problema è umano prima che politico". Rispetto al problema dell'immigrazione così come esso si presenta oggi nel nostro Paese "come educatori di umanità e di umanesimo - afferma monsignor Schettino - dobbiamo essere propositivi, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, nel senso di una vera accoglienza verso i poveri. Davanti al povero bisogna inchinarsi. Il tema dell'accoglienza riguarda cristiani e non cristiani, l'umano è sempre umano". "Dobbiamo superare le distinzioni di parte - ha aggiunto l'arcivescovo - e affrontare il problema nella sua globalità il primato dell'uomo serve a costruire un'umanità rinnovata. Io per esperienza personale mi prodigo molto in favore degli immigrati, non abbiamo bisogno di declamazioni di principi ma di esperienze concrete forti".




giovedì 20 agosto 2009

Berlusconi, il Papa e Avvenire. Un agguato mediatico: La stampa fabbrica un falso scoop anti Cav


Non che ce ne freghi molto dell'Uomo di Arcore, ma ci culliamo nella orrida figura fatta dall'autorevole quotidiano torinese, indice della serietà del giornalismo radical chic engagè sinistrorso, o, in questo caso, azionista italiano. Complimenti comunque alla valentissima giornalaia autrice dell''errore (errore?). Nell'immagine, la redazione della testata sanziona la reproba.

Un agguato mediatico:
"La Stampa" fabbrica un falso scoop anti Cav

di Guido Mattioni

Una cosa così, non l’avevamo mai vista. Una cosa così, non l’avevamo mai nemmeno ipotizzata. Perché agli occhi, al cuore, ma soprattutto allo stomaco seppur corazzato di chiunque abbia alle spalle qualche decennio di carriera giornalistica, una cosa tanto spudoratamente falsa quanto quella pubblicata ieri alle pagine 10 e 11 del quotidiano La Stampa - e aventi Silvio Berlusconi in veste di scontato bersaglio - risulta quanto mai sgradevole.La «patacca» si trova proprio al centro di quelle pagine. È una fotografia a colori che illustra un riquadrino orizzontale su fondo grigio e titolato in rosso: «Così “Avvenire” sul presidente del Consiglio». A un occhio distratto, niente di che. Tre succinte didascalie per ripercorrere le posizioni assunte dal quotidiano dei vescovi, nella querelle con Berlusconi, rispettivamente il 5 maggio, il 25 luglio e il 12 agosto scorsi. Fin qui tutto normale.Ma è appunto la foto messa lì a illustrare il riquadro, ciò che sconvolge. Vi appare infatti un’ipotetica prima pagina dell’Avvenire sulla quale campeggia un titolo incredibile, per quanto sfacciatamente falso: «Il Papa a sorpresa: “Silvio ora basta”». E c’è anche un occhiello, rubricato “Il fatto”: «Il Pontefice bacchetta il premier anche sulla Finanziaria. “Mi aveva promesso politiche per la difesa della famiglia. Poi ho scoperto che la famiglia era la sua e quella di suo fratello Paolo”».Titolo falso già nei toni, perché mai un pontefice si rivolgerà a un leader politico dalla prima pagina di un giornale. Titolo falso anche nell’etichetta, perché è ancor più difficile che lo faccia dandogli del «tu». Titolo falso come si intuisce dal logo del 40° di vita che compare accanto alla testata dell’Avvenire, giornale che nel 2009 di anni ne ha compiuti invece 42, dimostrando così palesemente le dita sporche di marmellata di chi ha pensato e dato alle stampe una simile bufala.E dire che nel suo insieme, quella doppia pagina della storica e «autorevole» testata torinese di via Marenco, poteva infatti apparire come un capolavoro di ingegneria redazional-tipografica. Ed essere anche giudicata dagli addetti ai lavori un abile castello fatto di titoli, sommari, retroscena e approfondimenti. Il tutto, confezionato pro domo Stampa attorno alla nota vicenda che ha visto il premier rispondere dalle pagine del settimanale Chi alle considerazioni dei vescovi pubblicate sul quotidiano della Cei.Sarebbe stato tutto lecito, ci mancherebbe, come è sempre lecito in democrazia essere schierati (ma chissà perché lo rinfacciano soltanto a noi del Giornale?) e nutrire tanto simpatie quanto speculari antipatie, politiche e no. Ma il fatto... o meglio, ciò che da ieri possiamo chiamare «il fattaccio brutto» di via Marenco, è che proprio al centro di quella doppia pagina, sotto la grande foto di un Cavaliere dall’espressione a dir poco stizzita, il quotidiano diretto dal giovane Mario Calabresi abbia toccato un’inimmaginabile vetta di falsità. Più che vetta, un abisso.Che il titolo sia fasullo, lo ha confermato del resto al Giornale lo stesso Avvenire, per bocca del caporedattore degli Interni, Luciano Moia. «Figuriamoci se si può virgolettare così una frase in prima pagina, attribuendola perdipiù a Benedetto XVI. Il Papa non si occupa certo di queste cose - è sbottato -. Il direttore non è in redazione, ma vi posso assicurare che il clima da noi è di profonda irritazione. Sembra proprio una cosa fatta apposta, e non si capisce perché».


sabato 15 agosto 2009

Pari opportunità in Afghanistan: Kabul, la nuova legge sulla famiglia, niente cibo alle mogli disobbedienti e i Burqa a Panarea




Elezioni in Afghanistan
Il testo emendato riconosce ai mariti sciiti il «diritto al ricatto»
Kabul, la nuova legge sulla famiglia
Niente cibo alle mogli disobbedienti
Accuse al presidente Karzai: ha venduto le donne in cambio di voti

Dal nostro inviato KABUL — Il diritto allo stu­pro coniugale (semplice ed esplicito) è scomparso, ma per i mariti sciiti dell’Afghani­stan (e le loro mogli schiave) cambia poco. Con la nuova versione della legge sul dirit­to di famiglia riservato alla co­munità sciita, circa il 20 per cento della popolazione, gli uomini dovranno solo aspet­tare che il «diritto al ricatto», concesso loro dalla norma, faccia il suo effetto. Sesso in cambio di cibo: prima o poi la fame convincerà anche la mo­glie più ritrosa.Uno degli articoli della com­plessa norma dice infatti così: «È responsabilità della mo­glie soggiacere al ragionevole piacere sessuale del marito e non lasciare il tetto coniugale senza il suo permesso, ecce­zion fatta per situazioni di emergenza. Se qualunque dei doveri di qui sopra non è ri­spettato, la moglie è da consi­derare disobbediente». E le mogli «disobbedienti» perdo­no il diritto al mantenimento. Cioè a mangiare. E siccome non possono neppure divor­ziare o tornare dalla mamma senza il permesso del marito, l’alternativa è «soggiacere» o morire di fame.Sarebbe questo il misero ri­sultato dell’indignazione in­ternazionale, delle dichiara­zioni di fuoco dei governi che da otto anni regalano soldi e soldati al governo Karzai e persino di un raro corteo di femministe afghane. Tre mesi di emendamenti hanno spo­stato lo «stupro coniugale» dal letto alla tavola. Tra le al­tre norme contenute nella nuova legge anche l’affida­mento dei figli sopra i 9 o 12 anni ai parenti maschi più vi­cini e una considerazione del­lo stupro come problema eco­nomico e non di diritto uma­no: il colpevole potrà chiude­re il processo versando alla fa­miglia della vittima (non a lei) un risarcimento commisu­rato alle disponibilità finan­ziarie del clan. La violenza sul­la figlia di un ricco costerà ca­ra, quella sulla figlia di un po­vero verrà via per poco.La denuncia è stata lanciata ieri da Human Rights Watchche ha esaminato il testo sulla Gazzetta Ufficiale. Sotto accu­sa il presidente Hamid Karzai che ha firmato il provvedi­mento. Secondo Human Ri­ghts Watch, con le elezioni in arrivo giovedì prossimo, Kar­zai si sarebbe così garantito il pacchetto di voti dei fonda­mentalisti sciiti rappresentati dall’ayatollah Asif Mohseni, rettore dell’Università sciita di Kabul. Il potere di attrazio­ne dell’ayatollah non deve sor­prendere: la sua università è una mastodontica costruzio­ne di marmo, la più appari­scente e funzionale opera di interesse pubblico realizzata in Afghanistan dal crollo dei talebani. L’ayatollah e i suoi fi­nanziatori iraniani con i corsi superiori gratuiti, pasti e aria condizionata per decine di mi­gliaia di studenti, hanno fatto meglio di tanti progetti occi­dentali.Ieri, venerdì di preghiera, pochi a Kabul avevano il testo sotto mano. Interpellata al te­lefono, ad esempio, la senatri­ce sciita Najida Hosseini è ca­duta dalle nuvole. «Non ho partecipato al riesame, ma so che sono stati introdotti 20 emendamenti. Ora la legge do­vrà tornare all’esame del Par­lamento. Mi stupirei nel tro­varci i principi annunciati da Human Rights Watch. La nor­ma dovrà rispettare la legge coranica, ma in un Paese mu­sulmano e sciita come l’Iran, ad esempio, la moglie perde il diritto agli alimenti solo se ab­bandona il tetto coniugale. Non per altro».Insoddisfatto, ma per ragio­ni opposte, Abdul Latif Sajja­di, uno degli ideatori della leg­ge, vice rettore dell’Università sciita e braccio destro del po­tente ayatollah Mohseni. «Ero nella commissione del riesa­me e mi sono opposto agli emendamenti. È una vergo­gna che, sotto l’influenza stra­niera, l’età del matrimonio sia stata alzata a 16 anni per le ragazze e 18 per i ragazzi. È contro l’Islam. Quanto al 'ri­catto cibo per sesso', non ci vedo niente di strano: i mariti per il Corano hanno l’obbligo di sfamare, vestire e protegge­re le mogli. In cambio esse de­vono obbedire. Il letto non ha alcuna extraterritorialità».«Queste barbarie dovevano restare un retaggio del passa­to talebano — grida invece Brad Adams, responsabile per l’Asia di Hrw —, non far parte del nuovo Afghanistan». Per Adams la spiegazione è tutta politica: «I diritti delle donne afghane sono violati per i gio­chi di potere degli uomini. Questo di Karzai è un ignobi­le baratto, ha venduto le don­ne in cambio di voti».
Dal Corriere di oggi; meno male che siamo andati in Afghanistan per portare democrazia, diritti umani e far cessare la discriminazione delle poverelle costrette nei Burqa dai cattivoni talebani... si vede che la democrazia è un prodotto poco esportabile e facilmente deperibile, e il caldo delle piane afghane è invero per essa micidiale... però a ben vedere il Burqa e Co. sarebbe d'uopo per le nostrane ragazze "cioè, dove andiamo noi la gggente impazzisce" col trolley che vanno a Panarea a scambiare sesso (a noleggio) con un metro quadro (scarso) in una barca a vela (a noleggio) dandola a uno skipper (a noleggio) con Rolex (falso)...

lunedì 3 agosto 2009

Polemica all'Istituto italiano di cultura: Antonio Puri Purini e gli zombie nazzzisti!


LA POLEMICA Il film curato da Piero Melograni sulla visita del Führer era stato approvato dall' Istituto di cultura


Hitler e il Duce nel ' 38. Scoppia un caso Italia a Berlino
La presentazione del documentario bocciata dall' ambasciatore


Quegli otto giorni che cambiarono l' Europa, e rafforzarono definitivamente l' Asse, tornano a innescare, se non le passioni, almeno le polemiche tra Roma e Berlino. Perché una manifestazione indetta nella capitale tedesca per discutere lo storico viaggio in Italia di Adolf Hitler, nel maggio 1938, al culmine della potenza e della popolarità delle due dittature, è diventata un caso diplomatico e culturale. Ma c' è un aspetto inconsueto nella vicenda: lo scontro, benché si svolga sul suolo tedesco, è tutto italiano. L' ambasciatore Antonio Puri Purini contesta il direttore dell' Istituto italiano di cultura a Berlino, Renato Cristin, senza risparmio di argomenti polemici. «Non è la prima volta che l' attuale ambasciatore a Berlino tenta di boicottare le attività dell' Istituto», denuncia Renato Cristin. «Negli altri casi ho tollerato per senso di responsabilità istituzionale, e perché non coinvolgevano direttamente le istituzioni universitarie e la ricerca, ma questa volta devo reagire perché la manifestazione è una tavola rotonda di carattere accademico, organizzata in collaborazione con la Freie Universität di Berlino». «Siamo di fronte a un errore formale, dove LA POLEMICA Il film curato da Piero Melograni sulla visita del Führer era stato approvato dall' Istituto di cultura
Hitler e il Duce nel ' 38. Scoppia un caso Italia a Berlino
La presentazione del documentario bocciata dall' ambasciatore


Quegli otto giorni che cambiarono l' Europa, e rafforzarono definitivamente l' Asse, tornano a innescare, se non le passioni, almeno le polemiche tra Roma e Berlino. Perché una manifestazione indetta nella capitale tedesca per discutere lo storico viaggio in Italia di Adolf Hitler, nel maggio 1938, al culmine della potenza e della popolarità delle due dittature, è diventata un caso diplomatico e culturale. Ma c' è un aspetto inconsueto nella vicenda: lo scontro, benché si svolga sul suolo tedesco, è tutto italiano. L' ambasciatore Antonio Puri Purini contesta il direttore dell' Istituto italiano di cultura a Berlino, Renato Cristin, senza risparmio di argomenti polemici. «Non è la prima volta che l' attuale ambasciatore a Berlino tenta di boicottare le attività dell' Istituto», denuncia Renato Cristin. «Negli altri casi ho tollerato per senso di responsabilità istituzionale, e perché non coinvolgevano direttamente le istituzioni universitarie e la ricerca, ma questa volta devo reagire perché la manifestazione è una tavola rotonda di carattere accademico, organizzata in collaborazione con la Freie Universität di Berlino». «Siamo di fronte a un errore formale, dove però la forma diventa sostanza», replica l' ambasciatore Antonio Puri Purini, «nel senso che qui si rasenta l' apologia del fascismo e del nazismo». Pietra dello scandalo non è la manifestazione in sé, che tra l' altro prevede, oltre a quella di alcuni accademici tedeschi, anche la partecipazione dello storico Piero Melograni e dell' attuale presidente dell' Istituto Luce, il senatore diessino Stefano Passigli. Lo è invece l' invito ufficiale, che comprende la panoramica di una piazza italiana traboccante di folla e una delle tante immagini scattate in quei giorni frenetici, che ritrae Duce e Führer a fianco a fianco, sguardo deciso e passo militare. «Appaiono aitanti, simpatici e sicuri della loro forza davanti a un pubblico esultante», commenta l' ambasciatore Puri Purini, «e questa è l' immagine che viene proposta oggi per una conferenza che ha avviato l' Italia verso l' abisso. Sarebbe come se l' ambasciatore russo, oggi, autorizzasse una rievocazione trionfale del patto Molotov-Ribbentrop». «Su proposta di Piero Melograni ho proposto ai colleghi della Freie Universität questo lavoro, realizzato con l' Istituto Luce, e loro dopo aver valutato con favore il documento e la sua presentazione nell' invito ufficiale, hanno deciso di proiettarlo facendone seguire una tavola rotonda», risponde Cristin. «Tutti d' accordo, dunque, noi e loro. Adesso posso soltanto denunciare il tentativo di sabotare una libera iniziativa accademica tedesca, e chiedere che le istituzioni italiane facciano chiarezza. Si vuole limitare libertà e autonomia della ricerca». Ma la questione dell' invito? «Sfido chiunque a trovarci un' apologia della dittatura», commenta Cristin. «Se si decidesse di correggere l' invito, sostituendolo con un altro, si finirebbe col peggiorare le cose», insiste Puri Purini. Aggiunge: «Escludo che da parte dell' Istituto ci sia stata malizia, tuttavia ora chiedo un rinvio dell' evento a data da destinarsi». E invece no, non se ne parla, fa sapere Cristin: «Io non recedo, è inconcepibile che l' università tedesca si pieghi. Dunque, la manifestazione si terrà il 24 novembre, come previsto». In mezzo ai due fuochi, lo storico Piero Melograni, ideatore del filmato, non prende posizione nel merito della polemica ma rivendica le novità storiche contenute nel suo lavoro: «Tra l' altro dimostra come la polizia fascista abbia approfittato dei fondi stanziati per la visita di Hitler allo scopo di potenziare se stessa e creare i suoi famosi archivi». Come andrà a finire, adesso, è difficile prevederlo: i primi ad assistere sorpresi allo scontro frontale, per il momento, sono i tedeschi. Perché quello storico viaggio in Italia compiuto da Hitler nel maggio del ' 38, dopo l' annessione dell' Austria, ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva. Per le centinaia di tedeschi al seguito del Führer, quella fu l' occasione di una parata gigantesca, anzi di una «calata in Italia» che certificò non solo l' apogeo nazista, ma lo status privilegiato degli invitati. Per il regime fascista, fu l' occasione irripetibile di esibire la propria, apparente, forza organizzativa. Per l' Asse Roma-Berlino, una specie di sigillo finale. L' ultima, effimera estate degli spiriti prima che sul mondo calassero i venti gelidi della guerra e dello sterminio: così oggi la maggior parte dei libri di storia descrive quei giorni. Non per caso, le scene di entusiasmo collettivo della folla romana fanno da contrappunto malinconico e grottesco, in «Una giornata particolare», il celebre film di Ettore Scola, all' amore struggente e impossibile tra Marcello Mastroianni e Sofia Loren. Crepuscolare lui, splendida lei, entrambi senza speranza. * * * libro & film «Una giornata particolare», ovvero «incontrarsi e dirsi addio nella Roma del ' 38»: è il libro pubblicato dalle edizioni Lindau, e curato da Tullio Kezich, che racconta il film di Scola, affidando a scrittori come Enzo Bettiza la ricostruzione del contesto storico. Molti fotogrammi del film, pubblicati nel libro, sono tratti dai documentari sulla visita di Hitler; gli altri raccontano la storia d' amore fra Sofia Loren e Marcello Mastroianni, omosessuale e vittima del regime
Fertilio Dario
Pagina 31(6 novembre 2006) - Corriere della Sera



Notizia vecchia ma sempre emblematica del bispensiero... l'ambasciatore Puri Purini, nella sua purissima fede progressista-politicamente corretta versione GPU, avrebbe preferito gettare nel buco della memoria le foto in oggetto, e sostituirle con la foto in alto in questo post: volete mettere, invece di banali nazzzzzisti che «Appaiono aitanti, simpatici e sicuri della loro forza davanti a un pubblico esultante»! Si sa che i nazzzisti erano sempre e soltanto invece tetri, impotenti e violenti, insicuri ma arroganti, brutti e cattivi, con volti corrosi dal potere... Sennò che rappresentanti del Male Assoluto erano?

martedì 28 luglio 2009

Battaglia tra gigant-essa e nano: Stefano Lorenzetto vs Federica Pellegrini



Non capisco nulla di sport [fosse solo di sport, NdMinitrue]. Però dal punto di vista antropologico, e un po’ per competenza territoriale, m’incuriosisce questo fatto: perché tutti gli ori femminili vengono vinti da campionesse nate nella mia regione? [...]

Io ci vedo semmai la conferma di ciò che su certe donne venete scrisse un poeta della mia città, Berto Barbarani, rimasto fino all’ultimo in fitta corrispondenza con Trilussa: «Le par fate par portar Verona, svelte e tremende». Così è ancor oggi: capaci da sole di reggere il peso di un’intera città. Molto più ardimentose, molto più serie, molto più abili di noi maschi, nella vita come nello sport.Questo non mi esime dal chiedermi se sia davvero sempre e tutto oro quel che luccica. Federica Pellegrini, per esempio. Profetica la copertina di Vanity Fair che due settimane fa la raffigurava accovacciata nuda, e verniciata appunto d’oro, su una poltrona di vimini stile Sylvia Kristel in Emmanuelle. Ma sarà davvero la ragazza d’oro che dentro l’acqua fila a oltre 6 chilometri orari con la sola forza delle braccia? L’ho cercata ad aprile per annunciarle che la giuria del premio Masi Civiltà Veneta, presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e di cui faccio parte, era intenzionata ad attribuirle il riconoscimento che in 28 anni è andato a personaggi quali Susanna Tamaro, Mario Rigoni Stern, Ermanno Olmi, Marco Paolini, Giuseppe Sinopoli, Luigi Meneghello, Hugo Pratt, Andrea Zanzotto, Biagio Marin, Anna Proclemer, Uto Ughi, Gillo Dorfles, Antonia Arslan. In cambio si richiedeva la sua disponibilità per sabato 3 ottobre nella città di Alberto Castagnetti, l’allenatore che l’ha creata. Mi ha risposto con degnazione di rivolgermi al suo agente. Di commercio, suppongo.Posso dirlo? Al telefono con la campionessa, ho avvertito nelle sue parole il sinistro scricchiolio della ruggine. Non quella delle giunture, per il momento ancora ben oliate. Ma quella dello spirito sì. Senza rancore. Da veneto a veneta.




Praticamente questo ometto piccolo piccolo, la cui fama è legata a scoop quali le macchiette da strapaese da lui tratteggiate in "Tipi italiani", invece che commentare a caldo le prestazioni della Pellegrini, che in questi giorni ha stabilito un record dopo l'altro, entrando nell'Olimpo delle grandi del nuoto, si mette a frignare e a borbottare di scricchiolii e ruggine e degnazione...

Lorenzetto, nella sua presunzione di giornalaio, non si è reso conto di 1-fare una figura da sfigato incredibile 2-che è palpabile che il "mc guffin" dell'articolo è la possibilità di sfogare il suo risentimento da lesa maestà giornalaistica.


lunedì 27 luglio 2009

Afghanistan, tensioni nel governo e nel cervello di Frattini


Il ministro degli Esteri Frattini replica alle parole di Calderoli che ha proposto il ritiro dei militari italiani dall'estero: «Siamo lì per garantire la sicurezza dell'Italia e anche della Lega»

Da sbellicarsi dalle risate; il pavloviano paladino delle radici cristiano (intese come interessi USA) - giudaiche (intese come Israele) Frattini, si supera: Onorevole, mi consenta - la sicurezza dell'Italia si difende giocando a guardia e ladri e/o facendo patti con bande di irsuti talebani coltivatori di droga?

I giudici indagano sui mezzi militari e sui mutati impegni in campo
Inchieste partite dopo le ultime vittime

Da ri-sbellicarsi dalle risate; come quando si apre un fascicolo per "omicidio, tentato omicidio, terrorismo, e perchè no, oltraggio a pubblico ufficiale e disturbo della quiete" contro i responsabili degli attacchi vs i nostri soldati... perchè non siamo in guerra, in Afghanistan...

mercoledì 22 luglio 2009

Il secco e l'umido di Littell: cibo per gatti o immondizia letteraria?



Littell si era già distinto con "Le benevole", "cronaca di un viaggio nella normalità del male di un nazista etcetc", "normale nazista" nel senso che l'SS Max Aue protagonista del libro è pederasta ma con tendenze incestuose verso la sorella, masochista, insonne, preda di allucinazioni e disordini alimentari, omicida con e senza Einsatzgruppe, e chi più ne ha più ne metta... ma forse per Littell e suoi amichetti la normalità, in generale, dei comportamenti sociali è questa. Auguri.

Nelle "Benevole", era poi imbarazzante leggere i copia/incolla di interi paragrafi dei vari, soliti, Browning "Battaglione 101", Hilberg "Distruzione Ebrei...", Beevor "Berlino"...

E adesso questo "Il secco e l'umido", baldanzosa "incursione in territorio fascista"... dopo 60 anni che quel "Fascismo" è finito. Coraggioso, il ragazzo.

Cliccare qua per alcuni interessanti commenti da Vivamafarka

sabato 11 luglio 2009

Gian Antonio Stella, arripigliati!


Bilanci Il successo non cancella stizza e amarezza (nota di Minitrue: stizza e amarezza dei pennivendoli del Guardian, Espresso, Repubblica e Corsera semmai, che ancora oggi parlano di "domande non fatte al premier" dai giornalisti "autocensurati" all'Aquila... e cosa dovevano chiedere, di grazia, magari se il 72enne premier aveva deflorato una 16enne o sodomizzato una tardona battona 40enne? Erano queste le domande giornalisticamente-moralmente coraggiose?)

Il Cavaliere e l’arte di saper vincere

«Ho fatto fare un figurone a tutti gli italiani. Compreso Franceschini. E perfino Di Pietro». E’ un peccato che chiudendo i lavori del G8 Silvio Berlusconi non abbia detto sorridendo una battuta del genere. Il suo successo sarebbe stato completo.

L’uomo era in grado di farlo. Anche se un giorno ammiccò ridendo a un complimento che «il più grande battutista in circolazione è D’Alema» (che ricambiò dicendo che il Cavaliere era «umanamente proprio simpatico») i suoi stessi avversari sanno che a volte, con una battuta, sa spiazzare tutti. Di più: forse nessun altro, nella politica italiana, è in grado di sdrammatizzare anche la situazione più tesa con due parole giuste buttate lì al momento giusto. E’ la sua arte. Mica per altro chi lo ama lo chiama il Grande Comunicatore. Capace anche di spiritose auto-ironie.

Come la volta che, stufo di critiche, disse: «Faccio come zia Marina, che ha 80 anni e siccome nessuno le dice che è bella un giorno si è messa davanti allo specchio con un vestito a fiori e si diceva: Marina, cume te se bela!» Ecco: dopo i giorni dell’Aquila, lui non aveva alcuna necessità di dirsi «cume te se bel!». Commenti favorevoli, salvo eccezioni, su un po’ tutti i giornali italiani e stranieri. Immagini sorridenti in tutti i telegiornali del mondo. Massima attenzione planetaria sulle macerie dell’Abruzzo. Complimenti pressoché unanimi (e meritati) per il modo in cui, con la sponda di «San» Guido Bertolaso e dei suoi giovanotti della Protezione Civile, era riuscito in poche settimane a trasformare una grande caserma della Finanza in una struttura capace di ospitare al meglio un vertice internazionale. Per non parlare del più spettacolare dei «colpi» messi a segno: la sciolta disinvoltura con cui, nel giro di poche ore, si era trasfigurato da grande amico di George W. Bush in prezioso alleato di Barack Obama, generoso con lui di lodi oltre ogni attesa.

Insomma: meglio di così forse non poteva andare. E non c’è italiano che, per come si era messa nelle settimane scorse, non debba oggi sentirsi sollevato. Di più: fiero della prova di orgoglio e professionalità fornita, tutti insieme, all’Aquila. E questo al di là di ogni opinione: come disse anni fa Giuliano Amato denunciando i rischi di esporre il nostro Paese ai ceffoni internazionali in nome della polemica politica intestina anti-berlusconiana, «guai se cominciano a trattarci come un materasso su cui saltare, perché in quel materasso ci siamo anche noi». Tutti.

Per questo è un peccato che il Cavaliere non abbia saputo godersi fino in fondo, senza quelle piccole stizze, il momento di trionfo personale. Diranno i suoi amici: più che comprensibile, dopo tutto quello che gli era stato scaraventato addosso... Può darsi. Come è comprensibile che abbia apprezzato in conferenza stampa certe domande al miele, come quella di Franco Gizzi, per pura coincidenza fratello del capo- ufficio stampa della Regione pidiellina, così entusiasta della scelta aquilana («favolosa intuizione», «ci ha fatto sognare », «grazie per dedicare a noi in agosto le sue preziose ferie...») da essere amabilmente punzecchiato dallo stesso presidente: «E’ sicuro di essere un giornalista?».

Fatto sta che, quando un collega dell’Ansa gli ha chiesto se i risultati del vertice «che lei stesso ha definito eccellenti possano aiutare a rilanciare la politica estera del governo e se a partire da questi risultati si possano gettare le basi per riannodare il dialogo con l’opposizione in politica estera e in politica interna », Berlusconi ha deciso l’affondo. E dopo avere liquidato la sinistra («se cambiamo l’opposizione certamente sì...») e rivendicato una serie di risultati, ha chiuso: «Se questo vi sembra un governo che ha bisogno di un rilancio, è un giudizio che si distacca dalla realtà oggettiva. Vi consiglio di leggere meno giornali».

Ed è stato lì che, rifiutando quel minimo di garbo, generosità e allegria che altri vincitori avrebbero concesso nel momento dell’esultanza agli avversari (veri o presunti), il Cavaliere ha deciso di tenersi il successo aquilano tutto per sé. Peccato. Se oltre a Erasmo da Rotterdam («come diceva lui le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia») avesse riletto anche Polibio, vi avrebbe trovato una traccia di antica saggezza: «Coloro che sanno vincere sono molto più numerosi di quelli che sanno fare buon uso della loro vittoria».

Gian Antonio Stella

Nota di Minitrue: Stella, pur di non riconoscere la vittoria su tutti i fronti del Berlusca, attinge le vette dell'arrampicata sugli specchi, e, novello Garfield dalle zampette a ventosa, si attacca al fatto che "si, ha vinto, ma che parvenu, che zozzone, non sa vincere..."

A Stella, get a life.


giovedì 9 luglio 2009

Il mitico Massimo Introvigne, "massimo esperto mondiale", exposed!




Miguel Martinez

Sono ormai dieci anni che seguiamo le vicende del tuttologo e dirigente di Alleanza Cattolica, l’avvocato Massimo Introvigne (qui potete leggere una breve presentazione di questo particolarissimo personaggio ). Massimo Introvigne adotta sempre la stessa tecnica. Si lascia presentare come il massimo esperto mondiale in qualunque campo di cui si stia parlando. In quanto esperto, spiega, lui è non-judgemental (l’inglese lo pronuncia discretamente), cioè non esprime giudizi ma guarda i fatti.
Elenca quindi una serie di fatti, e lo fa bene, perché conosce il linguaggio scientifico abbastanza da apparire uno scholar, mentre conosce anche le tecniche di divulgazione, in modo da risultare sempre comprensibile. Dei fatti che elenca, nove portano inevitabilmente il lettore in una direzione e uno nell’altra, dimostrando così che lui prende in considerazione tutti i punti di vista. Il trucco sta nella scelta del campo. Introvigne si appiglia a notizie clamorose, che però riguardano qualche realtà di cui nessuno sa niente: Scientology, satanismo, testi apocalittici islamici, regolamenti ecclesiastici sul celibato, gruppi di estrema sinistra… Trattandosi di luoghi inesplorati, Introvigne può selezionare i propri fatti come vuole. In genere, non se li inventa di sana pianta, anche se qualche volta succede. Di solito, basta escludere tutto ciò che non indirizza il lettore dove vuole lui. Anche questa settimana, Massimo Introvigne ci offre un campionario di tutta la sua retorica. Facendo riferimento al caso del vescovo lefevriano
Richard Williamson, Introvigne ha scritto un lungo articolo dall’apparenza dotta, per Il Domenicale, l’inqualificabile settimanale culturale diMarcello Dell’Utri.

In
questa storica foto pubblicata sull’Europeo (giugno 1977), vediamo da sinistra a destra il futuro vescovo Richard Williamson, Massimo Introvigne -allora seminarista lefevriano - e monsignor Marcel Lefèbvre alla villa romana della famiglia Pallavicini, un episodio che il Vicario Generale di Roma,
il cardinale Ugo Poletti, definì sull’Osservatore Romano “un episodio da dimenticare”.
Il testo di Introvigne si intitola “Le origini di sinistra del negazionismo dell’Olocausto: in margine al caso Williamson “La via del negazionismo? Prima a sinistra”“.
Ora, gli scritti degli anticlericali (con qualche eccezione) offrono campionari straordinari di ignoranza e confusione cariche di emotività; immaginatevi poi un anticlericale medio che scrive di negazionismo/revisionismo. Quindi basterebbe qualche riga per rispondere loro [1]. Invece, Introvigne decide di esagerare, tanto pensa che nessuno sappia in realtà nulla di sedevacantisti, revisionisti e gruppetti politici minoritari.Leggendo l’articolo di Introvigne, il lettore, dopo aver visto una gran quantità di fatti curiosi e sconosciuti (veri, o come vedremo presunti), il lettore si convince da solo che: 1) Il negazionismo/revisionismo, come i Gulag, le tasse e la pioggia, è colpa dei comunisti. 2) Esiste un saldo fronte occidentale che unisce la destra politica, gli alleati vincitori della seconda guerra mondiale, lo stato d’Israele, i cattolici e gli ebrei. 3) Contro questo saldo fronte occidentale, si schierano vari folli islamonazicomunisti, ma in testa ci sono sempre – come abbiamo visto – i comunisti. 4) La Società San Pio X è tutta dentro il fronte occidentale, salvo qualche mela marcia caduta vittima della propaganda comunista.Mica lo dice Introvigne. Lo dicono i Fatti. Fatti che Introvigne ha selezionato accuratamente prima. Introvigne dice alcune cose vere. Ad esempio, che il padre di Monsignor Lefèbvre era nella resistenza antinazista francese ed è morto nel lager di Sonnenburg. Oppure che il revisionismo storico francese (e in parte quello italiano) è stato soprattutto un fenomeno di “sinistra”. Ma Introvigne semplicemente rimuove tutto il revisionismo anglosassone e germanico, influente quanto e forse più di quello francese. Basti pensare al più noto revisionista [2], l’inglese David Irving, incarcerato in isolamento in Austria per 400 giorni per alcune frasi dette durante una conferenza tenuta sedici anni prima. David Irving non è un “neonazista”, ma è sicuramente un tipico conservatore di destra inglese: per capirlo, è sufficiente leggere il suo
diario dal carcere. Però Introvigne ha fatto i conti senza l’oste. Serge Thion, uno studioso francese proveniente dall’estrema sinistra non stalinista, e che ha vissuto una vita avventurosa lavorando con la resistenza algerina e poi con quella vietnamita, può essere considerato un esperto di revisionismo. E’ stato infatti espulso dal Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica (dove lavorava come esperto dell’Asia Sudorientale) per il suo sostegno ai revisionisti/negazionisti francesi.Serge Thion ha scritto un articolo che potete leggere sul blog di Andrea Carancini. [Salvare i lefebvriani : Qui http://www.aaargh.codoh.com/blog/reviit/ 13 maggio 2009] Thion ha le sue posizioni, che non sono le mie. Ma il suo articolo è importante perché demolisce tutta la ricostruzione storica, apparentemente così pacata e obiettiva, di Massimo Introvigne, rivelandone la natura strumentale.
Nota:[1] Favolosa l’accusa al Papa di aver “tolto la scomunica al vescovo negazionista“, mentre Benedetto XVI ha semplicemente revocato la scomunica personale contro quattro individui, accusati di aver accettato un’ordinazione episcopale illecita nel 1988. Una vicenda che non ha nulla a che vedere con la storia della Seconda guerra mondiale, ma molto con il fatto che in Francia e in certi paesi latinoamericani, i sacerdoti “tradizionalisti” iniziano a superare di numero quelli della Chiesa “ufficiale”. Comunque, anticlericali e clericali formano ciò che a Roma chiamerebbero una bella coppia. Il vescovo di Treviso, Andrea Bruno Mazzocato - attaccando il sacerdote della San Pio X don Floriano Abrahamowicz – afferma il politicamente corretto estendendo il concetto di infallibilità pontificia anche alla storiografia. Seguite attentamente la logica di questa
sua dichiarazione:
“E’ infondata ed estranea al sentire cristiano l’affermazione di don Floriano Abrahamowicz. Ogni posizione che prende le distanze dal pensiero del Papa - ha sottolineato il vescovo – è da considerare storicamente infondata“.
[2] Citiamo il nome di Irving per la sua notorietà. In realtà, David Irving sostiene una posizione molto particolare che non si può definire “negazionista”. Scettico su Auschwitz, in un’intervista a
The Guardianha dichiarato
“A mio avviso, le vere operazioni omicide si sono svolte nei campi Reinhardt a occidente del fiume Bug. Nei tre campi che si trovavano lì [Sobibor, Belzec e Treblinka], gli uomini di Heinrich Himmler hanno ucciso forse addirittura 2,4 milioni di persone nei due anni fino all’ottobre del 1943″.
da:
Povero Marco Respinti, presidente e membro unico dell'Introvigne's Fan Club Cattoneocon!