lunedì 28 aprile 2008
Avanti, c'è posto...

Dall'Arci un'altra iniziativa: domani tutti i membri del suo Consiglio nazionale si iscriveranno all'Anpi, l'associazione nazionale partigiani.
Per ricicciare le fila dei prodi partigiani, oltre ai membri dell'Arci, si effettuerà una coercizione obbligatoria di chessò, gelatai o pizzicagnoli?
Corollario logico di questa iniziativa (sei antifascista? allora sei ANPI, anche se sei un radical chic punkabbestia diciannovenne, e per te la seconda guerra mondiale è finita nel 1956 e l'ha vinta Che Guevara -vedi foto in alto-):
Ordine del Giorno
Il Congresso dell’ANPI provinciale di Milano, tenutosi a Milano i giorni 4 e 5 febbraio 2006, chiede che per quanto riguarda la modifica dello Statuto che permetterà agli "antifascisti" di essere iscritti alla nostra Associazione a tutti gli effetti statutari, ci si comporti nel modo seguente: sia aggiunto un ulteriore caso ai tre già espressi dall’articolo 23, con i punti a), b), c) che reciti, testualmente: d) coloro che si riconoscono nei valori fondanti dell’ANPI e che accettano le finalità dello statuto elencate nell’articolo 2, titolo I°, Costituzione e finalità, con la qualifica di antifascisti.
domenica 27 aprile 2008
giovedì 17 aprile 2008
Liberazione!

La Regione Liguria ha fatto un bel manifesto per il 25 aprile: su uno sfondo completamente rosso, la classica foto dei parmigiani, e la scritta "La Regione Liguria ringrazia chi ha dato all'Italia la libertà e il Presidente della Repubblica".
Aehm.
-Sfondo rosso; tanto per non lasciar dubbi del fatto che la resistenza fosse SOLO comunista; un tricolore no, eh? Tanto per dare l'idea di nazione, e non di settaria propaganda comunista more solito.
-"Presidente della Repubblica" ringraziato... ma chi, il Napolitano che scriveva come i carri russi stessero solo ripristinando l'ordine rivoluzionario e reprimendo un rigurgito imperialistico in Ungheria?
Come cantava Ciampi (non Azeglio): "Ma vaffanculo!"
martedì 25 marzo 2008
Camerata Robert Paulsen Presente!

Era mio amico. - E' morto
al servizio del Progetto Disordine.
- Ma...
- Ascoltate.
Avete capito ? - Sì, capisco.
del Progetto Disordine ha un nome.
ll suo nome è Robert Paulsen.
- ll suo nome è Robert Paulsen.
Robert Paulsen ! - Basta !
Paulsen ! - Devo trovare Tyler.
ll suo nome è Robert Paulsen !
giovedì 21 febbraio 2008
Il mio Kosovo per un'Ayda

PIÙ letti 1 Aida Yespica dice no a Berlusconi
2 La manager Usa che rischia la vitaper un caffè in Arabia
3 Intesa nella notte, dai radicali sì a Veltroni
4 Fotografato il «punto G» su parete vagina
5 Troppo stress. E la Jolie sviene in aereo
Corsera on line di oggi, le notizie più lette. Indipendenza Kosovo, 500.000 persone in piazza a Belgrado, etc. Il Corserista medio legge invece della Jolie che sviene e dei punti G.
Grande.
giovedì 14 febbraio 2008
Finiremo tutti pastafariani?

Flying Spaghetti Monster: prestiamogli culto!
Antefatto:
mercoledì 6 febbraio 2008
Perpetual War = Perpetual Peace
"Lo scopo della guerra non è di vincere, ma di mantenere intatta la struttura della società"
Gli USA si attengono scrupolosamente a tale massima; guerra perenne (fuori dai loro confini) per pace perenne (entro i loro confini).
10 febbraio Foibe
http://www.leganazionale.it/storia/CONTRO%20OPERAZIONE%20FOIBE.pdf
da: http://www.italia-rsi.org/
mercoledì 30 gennaio 2008
Realpolitik al Corriere...

Anche Sartori probabilmente non scrive, come Panebianco e della Loggia, per il Corsera, oppure gli era sfuggita la linea editoriale dei suoi padroni...
Allora, rifacciamo il giochino: chi ha scritto il pezzo seguente? Emilio Fede? Guzzanti? Belpietro? Il più antiprodiano dei redattori dei fetidi berlusconiani giornalucoli Il Giornale o Libero?
Bilancio amaro di una stagione
di GIOVANNI SARTORI
I colleghi Angelo Panebianco ed Ernesto Galli della Loggia hanno già ben analizzato la Parabola del prodismo e le Origini del fallimento. Iomi propongo invece di ricostruire il «Prodi pensiero» o meglio di tentarne la ricostruzione.
L'idea fissa è che il sistema politico debba essere bipolare in modo rigido e prestabilito, e cioè fondato su due poli chiusi e blindati. Ogni polo esprime la volontà dei suoi elettori e quindi la sua composizione non deve essere modificata da «ribaltoni», nemmeno da «volenterosi» spiccioli disposti a dare una mano. Il primo governo Prodi cadde per un voto e perché il Nostro si rifiutò di accettare i voti di soccorso che gli offriva Cossiga. Dopodiché Prodi si è ancor più trincerato. Il suo primo governo si fondava sulle «desistenze » elettorali concordate con Rifondazione comunista. Questa volta Prodi ha voluto Bertinotti e i suoi nanetti di contorno al governo. Così—immagino abbia pensato — li catturava. E per catturarli ancora meglio ha escogitato un’«officina» non tanto di cervelli ma di spartizione alla Cencelli delle istanze di tutti. Con il bel risultato di impiccare il suo governo alle concessioni che il suo programma di ben 280 pagine aveva fatto ai suoi sinistrini.
Questa è una sequela di errori da manuale. Una volta Ciriaco De Mita disse che Prodi «non capisce nulla di politica». Ma al Nostro non importa granché di capire; gli importano soprattutto i modi per puntellare e rendere insostituibile la sua leadership. Chi, se non soltanto lui, poteva gestire una baracca così mal congegnata? Chi, se non soltanto lui, poteva «fare la quadra» in tanto spappolume?
Il sospetto è avvalorato dall'altro versante della sua indefessa operosità: il polity-building, la costruzione della città politica more prodiano. In quest’ottica i vecchi partiti della sinistra devono sparire e si devono rifondare in un nuovo partito progettato da lui, e quindi davvero suo. Per attuare questo disegno Prodi si è prodigato in demagogismo democratico: tutto doveva nascere «spontaneamente » dal basso (con primarie a cascare) e il capo del governo doveva essere eletto direttamente dal popolo. Ma questo disegno gli è scoppiato tra le mani. Il nuovo partito ha incoronato Veltroni, ha perduto nella rifusione l'ala sinistra dei Ds, e si è trovato esposto al fuoco amico dei cespugli che Prodi si illudeva di addomesticare. E' bastato che Veltroni dichiarasse che non li avrebbe imbarcati, per far dichiarare a Prodi che i nanetti li proteggeva lui. Collisione perfetta, frittata fatta.
Io sono contrario a elezioni immediate senza riforma elettorale. Ma non sono contento di scoprire che da qualche giorno anche Prodi la pensa così. Perché non riesco a dimenticare che per gli ultimi 18 mesi il Nostro ha minacciato i suoi con il ritornello: «Se mi fate cadere, tutti alle urne». Tra poco Prodi lascerà Palazzo Chigi. Però non per tornare a casa ma per tornare a tempo pieno al partito a rilanciare «Prodopoli» e a fare le sue vendette. L’eredità delle sue cattive idee sarà purtroppo lunga da smaltire.
http://www.corriere.it/editoriali/08_gennaio_30/sartori_bilancio_7fcc1bcc-cefb-11dc-8e3f-0003ba99c667.shtml