martedì 24 agosto 2010

"Piazza Oberdan" di Boris Pahor, un pò di propaganda filoslovena non guasta: da Oberdan al Narodni Dom alle Foibe...



Oggi lenzuolata del "Corriere della sera" sull'ultima opera del Pahor, che "in piazza Oberdan perse l'innocenza", riferendosi al McGuffin dell'incendio da parte delle bieche squadracce fasciste della casa della cultura slovena... dopo essersela presa con Oberdan, definito "un poveraccio" "sfegatato nazionalista" che -psicoreato- "volle a tutti i costi italianizzarsi"(!!!)...



Il giovane idealista Oberdan, dalla figura ben diversa da quella di un patetico vecchio bavoso sciovinista sloveno (ogni riferimento a Pahor è puramente casuale, non sia mai).


...il Pahor si distingue more solito nel "giustificazionismo" dei crimini sloveni, tutti ovviamente da considerarsi come giuste e democratiche, eque e solidali risposte alle crudeltà dell'inenarrabile e abietto Regime fascista (e non in massima parte come rientranti in un lucido progetto politico di Tito, appoggiato da Togliatti e co., come dimostrato in numerosi saggi, figuriamoci).



Il macabro e tristo "gioco" sulle Foibe ideato da qualche demente sloveno (e ci può stare, di matti ce ne sono tanti), e giocato e postato sul web da centinaia di giovani e meno giovani sloveni e italiani sinistrorsi (e questo la dice invece lunga sulla "tolleranza" degli sloveni e la "superiorità culturale" dei trinaricuti nostrani)

"Tirare in ballo gli infoibati", poi, "è un modo fuorviante di trattare la storia". Notare: non è "fuorviante" lo strumentalizzare le vittime, etc. (tra parentesi, come se le "strumentalizzazioni" ci fossero solo da una parte, o come se il rischio di queste ultime autorizzasse allora a non parlare affatto di questi crimini...), ma proprio solo "tirare in ballo"... massì, meglio ignorarle come nei 50 anni successivi alla fine della guerra...

Poi il solito blabla su chi vuole dimenticare le colpe del Fascismo (e siamo facili profeti nello scrivere che l'"irregolare" Pahor si guarderà bene di scrivere UNA RIGA su qualche crimine sloveno o comunista)...

Ma "il grande vecchio tira dritto per la sua strada".

Ce ne siamo accorti; gli auguriamo ogni fortuna e speriamo con tutto il cuore che questa strada sia per lui ancora lunga e felice.

Sulla storia a metà dell'incendio della casa della cultura slovena (Narodni Dom), cfr.

http://www.ilgiornale.it/cultura/alle_radici_dellodio_che_incendio_trieste/12-07-2010/articolo-id=460244-page=0-comments=1




[...] Chi volesse conoscere in dettaglio le vicende, politiche e umane, della minoranza italiana in Dalmazia all’indomani della fine del primo conflitto mondiale e della dissoluzione dell’Impero asburgico, potrà ricorrere alla lettura delle dense, documentate ed equilibrate pagine che lo storico Luciano Monzali ha dedicato a questo argomento in numerosi lavori e, in particolare, al volume Italiani di Dalmazia 1914-1924 pubblicato qualche anno fa dalla casa editrice Le Lettere. Vi troverà ricostruita la politica estera italiana nell’Adriatico e nei Balcani, e ben illustrata la sua influenza sul futuro delle popolazioni dalmate italiane, in un primo momento illuse sulla possibilità di una unione con la madrepatria, e, poi, dopo la stipula del trattato di Rapallo del novembre 1920, costrette a operare una scelta drammatica tra una vita difficile nel Regno jugoslavo e la sopravvivenza a Zara italiana, ovvero l’emigrazione nella penisola. Vi troverà, ancora, le premesse di quegli scontri fra italiani e slavi dei quali gli incidenti di Trieste del luglio 1920 rappresentarono un picco.È bene ricordare subito - anche ai fini dell’accertamento storico delle responsabilità - che i fatti di Trieste ebbero un diretto antefatto negli incidenti di Spalato di due giorni prima. In questa città la tensione covava da tempo e le violenze anti-italiane, frutto della propaganda xenofoba del governo di Belgrado, erano tutt’altro che rare: il 27 gennaio 1920, per esempio, al termine di una manifestazione nazionalista jugoslava di protesta contro il preteso imperialismo italiano, erano state fatte oggetto di atti vandalici e teppistici molte istituzioni italiane come il Gabinetto di Lettura, le sedi della Società Operaia e del Consorzio di consumo e molti negozi.Qualche mese dopo, l’11 luglio, però, incidenti di gran lunga più gravi coinvolsero marinai e ufficiali italiani, da una parte, e dimostranti jugoslavi, dall’altra. Quel giorno, al termine di una conferenza anti-italiana, i dimostranti si diressero verso i luoghi di ritrovo degli italiani, tra i quali il Gabinetto di Lettura. Qui, due ufficiali italiani furono costretti ad asserragliarsi. Il comandante della nave Puglia, impegnata a Spalato a garanzia delle clausole armistiziali, Tommaso Gulli, decise di recarsi a recuperarli. Lo scoppio di una bomba a mano tra la folla innescò una sparatoria fra gendarmi jugoslavi e marinai italiani. Rimase ucciso il motorista Aldo Rossi e furono feriti gravemente il cannoniere Pavone e il comandante Gulli, morto il giorno successivo dopo una operazione chirurgica. Una inchiesta immediatamente predisposta dal Ministero della Marina, riassunta in un telegramma, conservato nell’Archivio Storico del Mae (Ministero affari esteri), indirizzato dall’allora Segretario Generale del Ministero degli Esteri Salvatore Contarini alla R. Legazione di Belgrado, mostrava senza possibilità di equivoco che «militari armati serbi» avevano colpito militari italiani e avevano «eccitato la folla contro di essi».Come conseguenza diretta dei disordini costati la vita a Gulli, il 13 luglio scoppiarono tumulti antislavi in diverse località: Trieste, Fiume, Zara, Pola e Pisino. A Trieste, in particolare, la notizia suscitò emozione e in molte finestre vennero esposti tricolori abbrunati. I fascisti guidati da Francesco Giunta organizzarono un comizio nel corso della quale fu accoltellato un giovane italiano. L’assassinio dette il via a disordini contro negozi gestiti da sloveni e sedi di organizzazioni slave e socialiste. I dimostranti raggiunsero il Narodni dom circondato da 400 soldati e guardie regie. Dall’edificio furono lanciate bombe a mano e sparati colpi di fucile. Fu ucciso un sottotenente del Regio Esercito e rimasero ferite diverse persone. I militari risposero al fuoco e divampò l’incendio, che distrusse l’edificio. La dinamica degli incidenti è ricostruita in un fonogramma di Crispo Moncada inviato al Presidente del Consiglio il 14 luglio, conservato negli Archivi del Mae. Vi si legge: «... Iniziatasi con comizio in Piazza Unità manifestazione svolgevasi ordinatamente. Mentre parlava avv. Giunta... rimaneva ucciso cittadino italiano da colpo di pugnale infertogli proditoriamente nella piazza stessa da slavo che riuscì a dileguarsi. Notizia comunicata al pubblico da oratore produsse vivissimo fermento ed esasperazione. Folla eccitatissima sbandossi improvvisamente in varie direzioni. Parte dimostranti si diresse correndo piazza Oberdan sostando dinanzi al fabbricato Hotel Balkan sede del Circolo slavo consueto centro di riunione e di propaganda antiitaliana emettendo grida ostili. Dalle finestre di detto fabbricato vennero esplosi vari colpi di rivoltella e lanciate bombe a mano rimanendo ferite due guardie regie e vicecommissario di pubblica sicurezza...». Il rapporto prosegue raccontando la reazione dei militari, l’incendio appiccato dai dimostranti e che non fu possibile, poi, contenere perché all’interno dell’edificio erano custoditi esplosivi come si evince dallo stesso rapporto: «... durante incendio furono sentiti alcuni scoppi attribuiti a bombe e munizioni che hanno ostacolato opera spegnimento...». Infine il rapporto elenca le altre azioni poste in essere dai dimostranti contro la tipografia che stampava un giornale jugoslavo, contro alcune abitazioni e qualche ufficio slavo, ma sottolinea anche le centinaia di «arresti di facinorosi» e le misure adottate per evitare che la situazione degenerasse e il bilancio di morti e feriti si aggravasse.
Per chi volesse approfondire il tema delle violenze anti-italiane degli sloveni tra 1800 e 1900 sino alle Foibe, cfr.

Scaricate attraverso questo link il libro PDF messo a disposizione di tutti dalla LEGA NAZIONALE (http://www.leganazionale.it/)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Per la verità storica le dico che le tristi e macabre foibe furono usate per la prima volta dai fascisti durante l'occupazione dell'allora Jugoslavia.