mercoledì 7 gennaio 2009

Dedicato a Cristiano Gatti, al Giornale e all'"unica democrazia in Medio Oriente"



Dedicato ai difensori italioti dell'"unica democrazia in Medio Oriente". Dedicato a Cristiano Gatti, che sul Giornale di oggi cincischia di "strumentalizzazioni" e di "falsi" e che "non sappiamo" (certo Gattuccio, e chi è che non fa entrare i giornalisti? Barbablu? Il Mago Zurlì? Da come scrivi nel tuo articoletto sembra che siano i palestinesi...). Gatti, ci sono 43 cadaveri in una delle 4 scuole dell'ONU colpite dall'IDF che dovrebbero farti seppellire dalla vergogna.
Ci sono evidentemente, al momento attuale, persone di ogni genere le quali non possono pretendere di essere considerate "persone umane": per esempio, gli indocinesi da noi massacrati in Indocina, i malgasci imprigionati a Madagascar, i baltici, i sudetici, i tedeschi del Volga che fanno i turisti nei centri dei D.P., i piccoli e medi nazisti ed altri mostri rinchiusi a Dachau e a Mauthausen, i polacchi e i cechi che non amano il governo sovietico, i negri della Luisiana e della Carolina, i francesi che hanno gridato "Viva il maresciallo", gli arabi che hanno gridato: "Viva il sultano", i greci che hanno gridato: "Viva la Grecia", e gli ucraini sopravvissuti inviati in Siberia perché sono, per loro disgrazia, degli ucraini sopravvissuti... Tutto ciò non prova nulla, d'accordo; ma la lista è un po' lunga. Facendo il totale, provo un lieve imbarazzo nel constatare che, alla fine, ci sono più cadaveri, torture e deportazioni sul conto dei difensori professionali della persona che su quello dei persecutori e degli assassini. Anche questo, d'accordo, non prova nulla. Non so bene veramente come possa non provare nulla, ma crediamolo pure facendo fede agli spiriti serissimi che ce lo dicono. L'importante è di renderci conto non che la difesa della persona si rassegna a usare assassinii, torture e deportazioni, ma che raggiunge il risultato di annullare la persona. Questa fatalità tuttavia è scritta in termini chiarissimi che noi più di una volta abbiamo potuto leggere. La difesa della persona non è una nuova religione. Ci fu già proposto di adorare questo dio. Il suo avvento ha luogo sempre in mezzo ai medesimi festeggiamenti: la ghigliottina è il suo gran sacerdote e in onore del dio un gran numero di oppressori viene sgozzato. Dopo di che la cerimonia termina regolarmente con un bel regime autoritario, luccicante di elmetti, stivali, spalline e adornato di aguzzini con una, certa larghezza. Questa segreta contraddizione è stata più volte notata; e fin da prima della guerra gli osservatori più seri erano d'accordo nel constatare (ma di tale opinione non si parla più) che la parola libertà è adoperata e ripetuta volentieri soprattutto dai furfanti. La storia ci conduce così ad una prima contraddizione iscritta regolarmente nei fatti: la difesa della persona porta, in nome della libertà, all'oppressione, o a regimi ipocriti i quali salvano la libertà chiudendo gli occhi sulla degradazione delle persone. La geografia non è molto più consolante. Il rispetto della persona consiste nel riconoscere un'eguaglianza tra gli uomini, e per conseguenza diritti uguali al negro di Duala e all'arcivescovo di Parigi. Si cavilla sulla parità dei diritti: un giorno bisognerà pur riconoscerli, o la nostra insegna non avrà più senso. Da quel giorno, la libera espressione della parità dei diritti di due miliardi di esseri umani sarà così ripartita: 600 milioni di bianchi; il resto sono negri, asiatici e semiti. Per mezzo di quale ragionamento potrete fare ammettere ai negri, agli asiatici e ai semiti che i loro diritti eguali non possono esprimersi con una rappresentanza eguale, e che quando si tratta di cose serie, il parere di un bianco vale quello di dieci negri? C'è un solo argomento che rende visibile una verità così poco evidente; è la presenza della flotta di sua maestà, alla quale effettivamente si ricorre ogni volta che la discussione minaccia di smarrirsi generalizzandosi.


Maurice Bardeche, Norimberga o la terra promessa.

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